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Autore: Valentina Trevisan

Reverse mentoring in azienda: la gestione dei rapporti di lavoro dipendente

Il reverse mentoring è una pratica innovativa che può essere adottata da un’impresa creativa che rovescia la logica tradizionale del mentorship: come gestirlo a livello di contratto di lavoro?

Cos’è, giuridicamente, il reverse mentoring

Il reverse mentoring non è un istituto giuridico riconosciuto e non è previsto nei contratti collettivi nazionali.

La risorsa junior, in ragione alla sensibilità, all’approccio alla tecnologia, alla conoscenza delle tendenze del mercato, su incarico dell’azienda, insegna alle risorse senior che acquisiscono competenze. Se quindi c’era il pericolo di dispersione del know how tra i lavoratori dipendenti a causa del turnover, in questo caso potrebbe esserci un rovesciamento di approccio.

Diventa quindi fondamentale inquadrare giuridicamente la vicenda per poi valutare se e come modificare il contratto di lavoro dipendente e valutare la posizione del lavoratore dipendente junior rispetto all’azienda.

Il reverse mentoring nel contratto di lavoro dipendente

Il reverse mentoring potrbebe essere integrato all’interno del contratto di lavoro dipendente e diventare quindi un appuntamento fisso per l’incremento della cultura aziendale e non solo un’iniziativa temporanea.

Questo significa formalizzare il processo di reverse mentoring, il ruolo delle persone che partecipano al programma di incremento delle competenze, definire nel concreto il programma ed eventualmente misurare i risultati e le aspettative.

Prevedere un programma di reverse mentoring, può:

  • attrarre nuovi talenti e limitare il tournover grazie alla modello di gestione innovativo;
  • contribuire in modo attivo e dall’interno alla crescita dell’azienda: questo aumenta il valore dell’azienda stessa anche in termini di distintività, professionalità e attenzione verso il cliente;

In linea concreta, questo significa:

  1. Programmazione: descrivere all’interno del contratto di lavoro il programma di mentorship, con durata e obiettivi;
  2. Incentivi: prevedere dei riconoscimenti a chi partecipa attivamente ai programmi;
  3. Formazione: agevolare i junior con programmi formativi utili per la gestione della condivisione in qualità di docente;

Reverse mentoring e società benefit

La società benefit è un modello ibrido di impresa che ha un duplice scopo: oltre a quello del profitto, c’è anche un beneficio comune che riguarda tutti, persone, dipendenti, fornitori, clienti, comunità territoriali, capitale umano. In questo caso, parliamo di dipendenti.

Il concetto di benefit è legato al tema della sostenibilità, che è un equilibrio tra sostenibilità sociale, economica e di governance. In questo caso, parliamo di governance.

Parlare quindi di società benefit e di sostenibilità di governance in questo ambito significa inserire il reverse mentoring come un obiettivo di sostenibilità di governance, visto che favorisce una gestione aziendale più inclusiva e aperta. Di fatto, integrare il contratto di lavoro con questa pratica dimostra l’impegno dell’azienda verso una governance partecipativa.

Abbiamo parlato di come diventare società benefit in un articolo dedicato, ma puoi trovare altri approfondimenti, trattandosi di un tema a cui stiamo prestando da tempo particolare attenzione.

Come inserire il reverse mentoring tra gli obiettivi di sostenibilità?

Per integrare il reverse mentoring tra gli obiettivi di sostenibilità di governance e quindi nell’ambito della valutazione d’impatto della tua società benefit, ti suggerisco di prevedere tre fasi.

1) Identificazione dell’obiettivo di sostenibilità

La prima fase richiede che l’azienda identifichi gli obiettivi di sostenibilità di governance e decida di inserire il reverse mentoring all’interno di questo profilo. In questo senso, si va ad integrare la strategia aziendale, mettendo in evidenza l’impatto sui processi decisionali, sulla cultura aziendale, sull’incremento del valore interno.

2) Creazione di un indicatore d’impatto

La seconda fase impone di sviluppare degli indicatori per poi valutare effettivamente il raggiungimento dell’obiettivo. Alcuni possono essere:

  • Ruoli dei partecipanti: chi sono i soggetti, senior e junior, coinvolti nel programma e perchè?
  • Sviluppo delle competenze: quali sono le competenze da acquisire e come svolgere gli esami?
  • Impatto sulle decisioni: come le decisioni aziendali vengono influenzate da queste pratiche innovative?

3) Riportare il risultato nel Report di Sostenibilità

Da ultimo, gli obiettivi, le azioni e i risultati vanno inseriti nel report annuale di sostenibilità che viene pubblicato all’interno del sito internet dell’azienda per rendicontare le attività e per riportare all’esterno le pratiche adottate.

Foto di Sam Balye su Unsplash

Linee guida pratica per chi fa o vuole diventare influencer

Torniamo a parlare di influencer vista la crescente importanza, sotto il profilo giuridico, nel corso di questo 2024. Ci mettiamo dalla parte di te che crei contenuti e che devi rispettare alcune regole che ti riportiamo in modo pratico e come linea guida da

Abbiamo già dedicato alcuni articoli sul tema (su come, ad esempio, impostare il contratto per influencer ambassador o content creator o individuare bene il servizio di influencer marketing) ma ti invitiamo anche ad iscriverti alla newsletter per rimanere aggiornata e aggiornato sugli interventi normativi e regolamentari più recenti. È questo infatti il canale informativo più aggiornato.

I tipi di influencer nel 2024: tu chi sei?

L’influencer è una figura reale o virtuale che crea, produce/seleziona, pubblica online tramite piattaforme per la condivisione di video e social media dei contenuti.

L’influencer ha la responsabilità editoriale dei contenuti e svolge un’attività assimilabile a quella dei fornitori di servizi di media audiovisivi (TV).

Nel 2024, la persona che pubblica contenuti per finalità promozionali può essere un influencer professionista, un soggetto meno strutturato, un agente di commercio o un professionista autonomo. Senza contare, ovviamente che l’influencer può essere una figura virtuale creata da un’agenzia di comunicazione o dall’azienda stessa.

A) Influencer professionale

Attenzione ti aiuto ad identificare la distinzione tra influencer professionale e meno strutturato, sulla base di com’è oggi, ma non è detto che venga confermata, anzi, probabilmente verrà modificata.

In ogni caso, sei un influencer professionale quando:

  • hai 1 milione di follower come somma nelle piattaforme in cui operano;
  • superi almeno su una piattaforma o social media un valore di engagement rate medio negli ultimi 6 mesi pari o superiore al 2%;

Se rientri in questa categoria hai alcune regole più stringenti da osservare, ad esempio il fatto di “garantire la presentazione veritiera dei fatti e degli avvenimenti e a verificare la correttezza e l’obiettività delle informazioni anche attraverso la menzione delle fonti utilizzate, nonché a porre in essere azioni di contrasto alla disinformazione online”

B) Micro-influencer o content creator “meno strutturato”

Questo non significa che se non raggiungi la soglia allora non hai obblighi di rispetto delle normative.

In generale, gli obblighi discendono dalle varie normative di riferimento, anche con riguardo ai destinatari della pubblicità e ai prodotti oggetto di promozione. Dovrai ad esempio osservare: principi di trasparenza e della correttezza dell’informazione, la disciplina in materia di tutela dei minori e dei diritti fondamentali della persona, le disposizioni in materia di comunicazioni commerciali e di product placement.

C) Influencer come agente di commercio

L’influencer diventa un agente di commercio quando di fatto, assume l’incarico, in modo stabile, di promuovere, dietro retribuzione, gli acquisti in una zona determinata per conto dell’azienda cliente.

Ne abbiamo parlato in modo approfondito, anche richiamando la recente pronuncia del Tribunale, in un articolo dedicato al tema, ma qui ti vogliamo riportare in sintesi i punti fondamentali da annotarti.

L’influencer può essere qualificato come agente di commercio dando rilievo a questi elementi: 

  • La “zona determinata” non è essenziale è tutto il web;
  • La modalità con cui “promuovere la conclusione di contratti” può essere qualsiasi. Infatti, il significato è che il ruolo dell’influencer è quello di influenzare i follower ossia far diventare i follower clienti e quindi promuovere la vendita.
  •  La stabilità dell’incarico ossia la durata è importante. Se c’è un compenso fisso per un certo periodo di tempo, significa stabilità;
  • Il fatto che la persona svolga attività anche per altri è rilevante. Significa che svolge attività professionalmente e quindi che non è occasionale (come ad esempio il procacciatore)
  • La presenza dell’esclusiva, non rileva;

⚠️ Attenzione, quando c’è un codice sconto che l’influencer fornisce nelle stories di Instagram, da cui percepisce una percentuale sulle vendite, ecco, quello è connesso al concetto di “promuovere la conclusione di contratti” e quindi al compenso percentuale e quindi alla figura dell’agente di commercio.

D) Influencer come lavoratore autonomo professionista freelance

In tutti gli altri casi, l’influencer rimane un lavoratore autonomo, al pari di un grafico, di uno sviluppatore web e il tutto viene gestito con un contratto per influencer che vada a regolamentare in modo adeguato il servizio di influencer marketing.

Gli elementi importanti che devono essere presenti sono quindi, a contrario:

  • Non c’è un vincolo stabile. Ad esempio, si occupa di promuovere un singolo evento o un lancio di un prodotto;
  • Non c’è l’obiettivo di promuovere le vendite. O meglio, è insito nella figura ma non l’impegno riguarda il fatto di pubblicizzare i prodotti, senza vincoli di risultato e senza percentuali in caso di vendite tramite codici sconto;
  • Non c’è un compenso fisso annuo e mensile e un ulteriore compenso percentuale. Per come lo vedo io di solito, o è un compenso unico (magari diviso in acconto-acconto-saldo) oppure è in canoni per un certo periodo di tempo, ma poi si chiude (6 mesi – 12 mesi).

Linee guida da rispettare: ti scrivo cosa devi fare

Sulla base delle linee guida e regolamenti pubblicati e condivisi, ci sono alcuni aspetti che ti invito a rispettare. Non sono tutti e sono quelli più concreti, ma come ti dicevo, dipende anche da come qualificare la tua figura.

  • non pubblicare contenuti che possono contenere istigazione o provocazione a commettere reati ovvero apologia degli stessi;
  • rispetta la dignità umana e non pubblicare contenuti o espressioni suscettibili di diffondere, incitare, propagandare oppure giustificare, minimizzare o in altro modolegittimare la violenza, l’odio o la discriminazione e offendere la dignità umana;
  • rispetta le norme in tema di tutela dei minori non pubblicando contenuti nocivi allo sviluppo fisico, psichico o morale dei minori e adottando meccanismi di segnalazione conformi alle normative; 
  • utilizza nel testo che accompagna il contenuto, o in sovrimpressione all’interno del contenuto medesimo, una scritta che evidenzi la natura pubblicitaria del contenuto in modo immediatamente riconoscibile;
  • presenta i fatti e gli avvenimenti in modo veritiero e verifica la correttezza delle informazioni anche menzionando le fonti;
  • rispetta il diritto d’autore e non violare diritti di terzi;

Attenzione alla pubblicazione: le regole da rispettare

Parti dal presupposto che la comunicazione commerciale deve sempre essere riconoscibile come tale e che la pubblicità deve essere palese veritiera e corretta.

La comunicazione commerciale diffusa attraverso internet, deve rendere manifesta la sua finalità promozionale attraverso idonei accorgimenti.

Gli hashtag nei prodotti e nei brand

Devi inserire in modo ben visibile nella parte iniziale del post o di altra comunicazione diffusa in rete una delle seguenti diciture.

  • “Pubblicità/Advertising”, o “Promosso da … brand/Promoted by … brand” o “Sponsorizzato da … brand/Sponsored by … brand”, o “in collaborazione con … brand/In partnership with … brand”; e/o nel caso di un post entro i primi tre hashtag, purché di immediata percezione, una delle seguenti diciture:
  • Pubblicità/#Advertising”, o “#Sponsorizzato da … brand/#Sponsored by … brand”, o “#ad” unitamente a “#brand”, “#adv” unitamente a “#brand”.

Se si tratta di un invio di prodotti gratuiti, di un’attività occasionale, devi comunque indicare “prodotto inviato da … brand”, o equivalente.

La regole sulle stories

Se il contenuto è una “stories” e quindi a scadenza le diciture devi comunque inserirle in modo ben visibile sugli elementi visivi di ogni contenuto promozionale.

YouTuber e influencer marketing

Se quello che produci sono video devi indicare la natura commerciale affinché sia immediatamente percepibile. Ecco quindi cosa scrivere.

  • nella descrizione del video e nelle scene iniziali (a titolo esemplificativo: “brand presenta …”, oppure “in collaborazione con … brand”).
  • se si tratta di video in streaming queste avvertenze, anche verbali, devono essere ripetute nel corso della trasmissione.
  • se si tratta di un video occasionale (fatto in occasione dell’invio di prodotti gratuitamente o per un modico valore) devi indicare in apertura un disclaimer, verbale o scritto: “questo prodotto mi è stato inviato da …”, “prodotto inviato da …”.

    Self-analisi della propria professione di influencer

    Ti suggerisco di partire da una check-list per identificare la tua figura professionale: ci sarà utile per qualificare giuridicamente la tua attività e valutare qual è la documentazione contrattuale di cui dovrai dotarti nella gestione dei rapporti con le agenzie di comunicazione o in via diretta con le aziende.

    1. Quali sono le attività che svolgi per i clienti (promozione, creazione, pubblicazione, ecc)?
    2. Promuovi la vendita diretta di prodotti che ricevi?
    3. Utilizzi dei codici sconto? Come funzionano? Ricevi una percentuale dalle vendite?
    4. Lavori per più clienti o per un unico cliente?
    5. Sei titolare di partita iva?
    6. Come avviene il pagamento? C’è un fisso mensile?
    7. Lavori a spot (singolo evento / lancio di prodotto)?
    8. Lavori in modo continuativo (contratto di 6-12 mesi)?
    9. Come imposti attualmente le stories?
    10. Invii materiale destinato ad essere pubblicato nei profili dell’azienda cliente?

    Quando hai completato, anche mentalmente, il questionario, puoi chiederci un colloquio di consulenza così da aiutarti sia a definire in modo chiaro la tua figura, sia a gestire i rapporti con i tuoi clienti.

    Foto di Dennis da Pixabay

    I profili legali dell’employee brand advocacy nel contratto di lavoro dipendente

    Nell’employee brand advocacy il lavoratore dipendente diventa un ambasciatore del marchio dell’azienda: non sempre contribuisce a migliorare l’immagine dell’impresa. Ci sono delle implicazioni legali e contrattuali che devono essere preventivamente considerate anche con riguardo al contratto di lavoro dipendente.

    I profili legali dell’employee brand advocacy

    I profili legali da considerare sono vari, a partire dai più semplici.

    • da una parte c’è la tutela dell’immagine dell’azienda;
    • dall’altra c’è la protezione della libertà di espressione del lavoratore dipendente;

    La protezione dell’immagine dell’impresa richiede che il lavoratore non pubblichi contenuti diffamatori o che possono causare un danno alla reputazione dell’azienda.

    Il lavoratore è titolare del profilo presso il social network e deve tuttavia avere la possibilità di farne un uso personale, non essere limitato quindi nella propria forma di espressione, sopratutto durante il proprio tempo libero.

    La responsabilità civile e penale del dipendente come ambassador

    Qui non si parla di contratto di lavoro e quindi di eventuale responsabile contrattuale bensì di una responsabile civile extracontrattuale: protezione dei diritti fondamentali e della personalità, come il diritto alla libera espressione del pensiero, alla riservatezza, all’immagine (di entrambi).

    A ciò si aggiunge, nei casi più estremi, una responsabilità penale per dichiarazioni rese nei social network con l’intento di offendere la reputazione dell’azienda, ai sensi dell’art 585 c.p.

    Abbiamo parlato del tema ambassador e influencer in generale, non con riguardo ai rapporti di lavoro dipendente: può leggerci qui.

    La tutela dell’immagine dell’impresa nel contratto di lavoro dipendente

    Ci sono però altri obblighi e responsabilità, di natura contrattuale, che nascono dal contratto di lavoro. mi riferisco agli obblighi di lealtà, al rispetto degli impegni alla riservatezza, ecc.

    I lavoratori dipendenti sono chiamati a creare e pubblicare contenuti per migliorare l’immagine dell’azienda e/o attirare l’attenzione verso il brand ma di solito non sono assunti per svolgere esclusivamente questa attività, non sono quindi degli ambassador dipendenti.

    Vengono invece istruiti dai social media manager specialist e pubblicano contenuti, anche previamente approvati dall’agenzia di comunicazione a supporto. Oppure, ricevono delle linee guida a cui conformarsi nella condivisione di commenti e idee, soprattutto con riguardo ai social network tipicamente utilizzati per lavoro in cui è evidente l’azienda per la quale si svolge attività e il ruolo.

    Sotto questo profilo quindi, vengono in considerazione:

    • Obbligo di lealtà e di fedeltà: si tratta di obblighi tipici inseriti all’interno del contratto di lavoro che discendono dalla legge (“Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio“)
    • Mansioni specifiche inserite nel contratto di lavoro: se l’azienda decide di investire in comunicazione, potrebbe optare per concordare una modifica alle mansioni ed integrare queste attività, bilanciando con quanto già esistente;
    • Clausole di riservatezza: è ovvio che il lavoratore, quando interagisce tramite i social network deve astenersi dal pubblicare contenuti confidenziali, segreti aziendali e dati per i quali deve essere garantito il massimo riserbo. Questo può essere oggetto di uno specifico accordo siglato con i lavoratori.

    Di recente la figura dell’influencer ha ricevuto l’attenzione degli organi che si occupano della gestione della pubblicità. Ti suggerisco di iscriverti alla nostra newsletter per rimanere aggiornata e aggiornata sul tema, che abbiamo condiviso con i nostri iscritti.

    Best practices per i dipendenti come ambassador dell’impresa

    A mio avviso, per impostare una corretta gestione dei dipendenti come ambassador dell’impresa, è utile partire dal definire delle procedure così da evitare, in via preventiva, problematiche. Visto che poi, la lesione dell’immagine dell’azienda è un fattore indubbiamente problematico per il business.

    1. Social media policy. Adottare un documento interno con cui i dipendenti vengono informati in modo completo delle modalità di utilizzo dei social network, una policy da trasmettere, diffondere e appendere nella bacheca aziendale. Abbiamo parlato di social media policy qui.
    2. Regolamento d’uso degli strumenti informatici. Fornire le istruzioni per un corretto utilizzo degli strumenti informatici, social network compresi, quando questi vengono utilizzati durante l’orario di lavoro come strumento di lavoro. Abbiamo trattato l’argomento qui.
    3. Formazione sulle implicazioni legali. Fornire un’adeguata ed aggiornata formazione, mediante un consulente legale specializzato in ambito diritto della comunicazione, che possa indicare le implicazioni legali, anche con riguardo al contratto di lavoro dipendente. Noi di Legal for Creatività svolgiamo incontri di formazione sul diritto della pubblicità, approfondendo i profili di maggiore rilevanza per il settore specifico.

    Ci occupiamo di consulenza legale per la corretta gestione dei rapporti di lavoro, sia nelle agenzie di comunicazione, sia nelle imprese, clienti delle agenzie. Puoi approfondire quello che facciamo cliccando qui e consideraci disponibili a conoscerci e valutare come possiamo lavorare insieme.

    Foto di Ian Schneider su Unsplash

    I profili legali della user experience: ecco le regole da rispettare

    Lavoriamo affiancando agenzie di comunicazione e software house e accade di confrontarsi sulla progettazione dell’interfaccia utente e fornire indicazioni sulla corretta struttura di siti internet e APP. Ecco alcune regole da tenere in mente in fase di sviluppo.

    Attenzione: come in tutti i casi di sviluppo, i profili legali della UX vanno considerati sin dalla progettazione (by design appunto) per evitare di dover intervenire e mettere mano ad un progetto già concluso in un secondo momento su richiesta del cliente.

    I profili legali della User Experience (UX)

    La progettazione dell’esperienza utente coinvolge vari profili legali. Il nostro compito è quello di analizzarli nel caso concreto e fornire le indicazioni corrette, senza tralasciare l’obiettivo fondamentale dell’azienda (vendere il prodotto o fornire il servizio).

    I profili legali più importanti sono:

    • La gestione dei dati personali dell’utente in fase di iscrizione, acquisto, registrazione;
    • L’accessibilità dell’utente lungo il precorso di navigazione all’interno della piattaforma;
    • La tutela del consumatore all’interno del sito internet, in fase di acquisto e successivamente all’inoltro dell’ordine;

    Voglio anche dirti che, il primo step è quello di realizzare un sito internet o una piattaforma conforme alla legge, il secondo è quello proteggere il lavoro creativo. Infatti, un sito internet, un’interfaccia grafica, delle singole icone, possono essere tutelate dal diritto d’autore, automaticamente, o possono essere protette come design industriale.

    User experience e protezione dei dati personali

    La progettazione di un sito internet, di un APP o di una piattaforma, deve considerare il trattamento dei dati personali fin dalla progettazione: l’acquisizione del dato tramite form, la conservazione del dato nel gestionale, la cancellazione automatica in caso di opt-out, l’archiviazione del dato non aggiornato, il trasferimento in caso di cessione di ramo d’azienda.

    I principi da osservare sono quelli imposti dal GDPR e dal Codice Privacy che poi si traducono in regole aziendali e in indicazioni di modifica dell’interfaccia della piattaforma.

    Tra i più importanti:

    • Il principio di minimizzazione ti impone di acquisire i dati effettivamente utili per le finalità indicate nella privacy policy, andando a limitare il trattamento a quanto necessario; questo si traduce, con riguardo alla UX, nell’impostare un CRM con i dati effettivamente utili per le finalità dell’azienda;
    • Il principio di liceità ci impone un trattamento corretto e trasparente; questo si traduce, nel prevedere i vari flag in modo conforme alla legge;
    • Il principio di responsabilizzazione, impone all’azienda tua cliente di essere in grado di provare il rispetto dei principi; si traduce nell’aver analizzato in modo corretto tutta l’impostazione e averla adeguata alla normativa.

    L’accessibilità nel design di un sito internet o interfaccia grafica

    Un profilo di crescente importanza, attualmente nella PA ma sempre più anche nel privato è l’accessibilità digitale delle piattaforme: il rispetto delle linee guida e la compilazione del manifesto dell’accessibilità dei siti internet.

    Le linee guida impongono in modo specifico le procedure: uso di testi alternativi per immagini, compatibilità con screen reader, navigazione tramite tastiera, ecc.

    La tutela del consumatore nell’esperienza utente

    È fondamentale che il sito internet rispetto la normativa a protezione del consumatore sia con riguardo al negozio online sia con riguardo alla pubblicità, il decreto e-commerce e le normative di settore.

    Alcuni esempi:

    • Le informazioni presenti nel footer e le indicazioni del titolare del sito internet;
    • La possibilità di memorizzare le informazioni necessarie per l’acquisto (termini e condizioni);
    • Il bottone di inoltro dell’ordine e la comunicazione d’ordine;

    Mi occupo spesso di formazione in ambito e-commerce e fornisco informazioni precise in merito ai profili legali dei siti internet e ti posso dire che le regole da rispettare sono molte, anche con riguardo al tema del copywriting e delle schede prodotto.

    Quale responsabilità all’agenzia di comunicazione nella User Experience?

    Da una parte, è importante conoscere la normativa applicabile e i profili legali della UX; dall’altra, è fondamentale regolamentare all’interno del contratto di servizi di comunicazione e di sviluppo sito internet, quali sono i limiti e le responsabilità dell’agenzia di comunicazione.

    Sotto questo secondo profilo, chiaramente, un’azienda che si rivolge ad un’agenzia per lo sviluppo di una piattaforma, non ha le conoscenze per comprendere tutti i profili legati all’accessibilità, al trattamento dei dati, all’impostazione dei bottoni di acquisto.

    È quindi l’agenzia che, anche attraverso il proprio consulente legale (noi ci siamo!) che dovrebbe formarsi adeguatamente per fornire un servizio altamente professionale.

    Foto di Pexels da Pixabay

    Il collettivo di artisti: tutela del copyright, contratti e responsabilità

    Il collettivo di artisti è un gruppo di professionisti creativi che lavorano per un obiettivo comune mettendo a disposizione le proprie competenze, tipicamente multidisciplinari. Ma quali sono gli aspetti legali di maggiore importanza? Come proteggere le opere del collettivo? Chi è titolare dei diritti? Come gestire gli aspetti contrattuali?

    Come costruire un collettivo di artisti

    Il collettivo di artisti è una forma di collaborazione tra freelance creativi.

    Non è riconosciuta formalmente dalla legge (non esiste il contratto di collettivo d’artisti) ma per costruire un collettivo d’artisti si può fare riferimento agli istituti giuridici tipici del codice civile. Questo solo dopo aver analizzato con specificità e con un consulente legale specializzato, come gestire i profili legali delle persone e delle opere.

    Per costruire un collettivo di artisti è quindi fondamentale partire dall’organizzazione del collettivo stesso.

    La forma giuridica dell’ente

    ll collettivo può assumere la veste dell’associazione, della cooperativa, dell’impresa creativa o culturale o di altra entità legale; per decidere quale forma giuridica dare è importante interrogarsi ad esempio su: quale attività svolgerà l’ente? chi partecipa all’ente? chi sono i soci, gli amministratori, i collaboratori?

    Attenzione però: gli artisti possono decidere di non costituirsi come ente ma semplicemente collaborare in uno specifico progetto e quindi costituire una relazione temporanea.

    I contratti del collettivo di artisti

    Gli artisti, per la corretta gestione dei propri rapporti, verso l’interno (nel collettivo stesso) e verso l’esterno (clienti, fornitori, collaboratori) hanno necessità di adottare dei contratti.

    I contratti tra gli artisti del collettivo

    È importante definire bene, per ciascuna, quelli che sono gli aspetti di maggiore rilevanza, con riguardo alla proprietà delle opere, alla gestione delle idee, ai profitti, alle responsabilità, ecc.

    Ad esempio, per esperienza:

    1. Accordi preliminari: nel momento in cui si iniziano a condividere le idee è importante definire i profili di concorrenza, di uscita e di entrata, di partecipazione questo sia per la protezione del team, del lavoro, dei contenuti;
    2. Informazioni confidenziali: accanto a quanto sopra, in generale, i dati che vengono condivisi, possono essere delicati e può esserci la necessità di tenerli segreti (ad esempio, un lancio di un prodotto che se viene percepito da un competitor potrebbe mettere nel nulla l’investimento).
    3. Contratto quadro: nella fase successiva, quando si inizia a dare una forma all’idea, è importante regolamentare in generale i profili di responsabilità, di profitto, di proprietà delle opere, ecc;
    4. Contratti per singoli progetti: vi sarà poi la necessità di gestire la singola commessa, ovvero la richiesta avanzata dal cliente specifico che quindi potrebbe semplicemente specificare quanto descritto nel contratto quadro oppure anche derogare, se necessario, gli accordi presi;
    5. Procedure preventive: suggerisco anche di concordare in via preliminare i profili patologici come potrebbero essere i ripensamenti del cliente, i profili di non soddisfazione, i ritardi nelle consegne (magari imputabili ad uno degli artisti del collettivo).

    I contratti con i clienti (curatori e gallerie) e fornitori

    Il collettivo potrebbe relazionarsi con clienti, fornitori, collaboratori; e nello specifico, con curatori, altri artisti, progettisti, gallerie.

    Tutto questo richiede degli accordi specifici in ragione al tipo di attività e al tipo di richiesta. Anche qui, non esistono accordi standard ma è fondamentale costruire il modello contrattuale necessario per il collettivo da poi utilizzare in via autonoma per le varie richieste.

    Ti sconsiglio di utilizzare dei format online optando invece per investire in un proprio documento contrattuale strutturato sulla base della tua realtà creativa.

    Tutela delle opere create dagli artisti del collettivo

    Ci possono essere diverse ipotesi: l’opera è creata con il contributo indistinguibile di tutti gli artisti oppure l’opera è la somma di singole attività realizzate in via autonoma dai vari artisti; oppure ancora alcuni artisti partecipano all’aspetto strategico, altri invece sono maggiormente operativi. Altra ipotesi ancora è quella in cui l’opera realizzata dal collettivo in realtà trae origine da un’opera creata in via autonoma precedentemente da uno degli artisti.

    Quesiti per il copyright nel collettivo d’artisti

    Massima attenzione a come gestire la titolarità: ti suggerisco di partire da alcune domande che poi si trasformano, sulla base delle risposte, in clausole contrattuali che considerano la legge a protezione del diritto d’autore.

    • L’opera è realizzata in modo collettivo? Come è gestita la partecipazione di ciascuno?
    • L’opera è sviluppata sulla base di singole attività autonome?
    • Ci sono degli artisti che si occupano solo dei profili intellettuali?

    Responsabilità legale del collettivo di artisti

    Come ti dicevo, è fondamentale regolamentare in via preventiva i profili patologici, sia nel rapporto con il cliente finale, sia con riguardo alla responsabilità effettiva dei singoli artisti del collettivo.

    Verso l’esterno, verosimilmente, se il collettivo è un ente (associazione ad esempio) l’ente stesso è responsabile. Se invece si presenta in modo unitario all’esterno, tutti saranno ugualmente responsabili verso il cliente. Probabilmente, il cliente potrà rivolgersi a uno degli artisti per l’intero.

    Nei rapporti verso l’interno poi sarà possibile agire in regresso in ragione all’effettiva responsabilità del singolo artista. I profili di responsabilità possono riguardare:

    • inadempimento: il lavoro non è stato svolto o non è stato realizzato in modo corretto;
    • ritardo: l’opera è stata consegnata in ritardo
    • vizi e difetti: l’opera non ha le caratteristiche richieste ovvero è difettosa, non funzionante (in ragione chiaramente al tipo di opera)
    • gestione della risoluzione e del ripensamento;

    5 domande per inquadrare giuridicamente il collettivo d’artisti

    Tanto detto quindi, ti suggerisco quindi di esaminare seriamente i profili qui sinteticamente esposti per individuare la veste giuridica più consona alla gestione dell’attività creativa.

    Potresti quindi partire da:

    1. Il collettivo è permanente (da qui in avanti lavorarete insieme) temporaneo (per singolo progetto)?
    2. Il collettivo è composto solo da artisti operativi o anche da altri?
    3. Come vengono gestiti i rapporti interni?
    4. Esistono dei contratti verso l’esterno?
    5. Quali sono le problematiche che si sono affrontate (es: mancato pagamento, mancata consegna, ecc)

    Foto di Hashem Al-Hebshi su Unsplash

    Creare uno spin off di un’impresa digitale: 5 regole da conoscere

    La creazione di uno spin off di un’agenzia di comunicazione o di una software house è un’opportunità di crescita e specializzazione per l’impresa. È fondamentale una valutazione approfondita dei profili legali per garantire che l’operazione sia conforme alle normative vigenti e minimizzi i rischi.

    Cos’è uno spin off

    Lo spin off consiste nella creazione da parte di un’impresa madre, di un’altra azienda derivante dalla prima. L’operazione può essere qualificata in modo diverso a seconda delle decisioni interne.

    Può essere ad esempio un conferimento di ramo d’azienda, una scissione, una vendita. Può derivare quindi da un dipartimento già parzialmente indipendente oppure qualcosa di ex novo.

    Ti abbiamo parlato dell’avvio di un’impresa creativa e ti abbiamo raccontato quelli che sono a nostro avviso i profili legali più importanti da considerare sin dalla progettazione, altri in corso d’opera o in fase di cambiamento. Alcuni concetti, puoi certamente riportarli qui.

    Esempi di spin off con i profili legali

    Diamo assistenza alle imprese che desiderano compiere questa operazione, supportandole nell’analisi dei vari profili e fornendo una consulenza legale e fiscale completa sui vari punti.

    Ci è capitato ad esempio di:

    5 regole da conoscere per creare uno spin off

    1) Tutelare la fase di progettazione

    Il primo step riguarda la tutela delle informazioni scambiate durante la progettazione dello spin off.

    Lo spin off potrebbe essere creato dai medesimi soci di un’agenzia di comunicazione oppure coinvolgendo dei dipendenti, esterni, collaboratori, stakeholder. Diventa importante la tutela delle informazioni e dati scambiati mediante: accordi di riservatezza delle comunicazioni, protezione della creatività anche con riguardo alla strategia, gestione dei dati.

    2) Costruzione dello spin off

    Dopo l’ideazione, è necessaria la concreta costruzione della nuova impresa.

    La strutturazione dello spin off richiede di scegliere la forma giuridica anche considerando gli obiettivi: società a responsabilità limitata, società per azioni, start up..

    È poi fondamentale definire la compagine gestoria (chi amministra la società?) e sociale (socio unico o più soci).

    La redazione dello statuto è fondamentale e deve essere ben fatto. No a modelli prefatti, ma massima attenzione all’oggetto sociale e alle regole per la gestione della società. Si potrebbe anche optare per far nascere l’azienda già come società benefit, se è un’inclinazione dei soci.

    3) Gestione dei contratti con clienti e fornitori

    La creazione di un’azienda che deriva da un’altra impresa, impone di dare continuità alle relazioni commerciali.

    Con riguardo a clienti e fornitori ci sarà quindi una modifica del soggetto del contratto e quindi una novazione. Sarà fondamentale impostare delle procedure corrette con riguardo alla gestione contrattuale.

    Nei rapporti con la società madre, sarà fondamentale regolamentare tutto quanto attiene alla proprietà intellettuale (asset intangibili, licenze d’uso, ecc).

    4) Definizione dei rapporti con i lavoratori dipendenti

    È un aspetto particolarmente delicato. L’art 2112 cc stabilisce che in caso di trasferimento d’azienda, il rapporto di lavoro continua con la nuova impresa ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano.

    Potrebbe essere l’occasione per introdurre delle politiche di incentivazione come stock options o bonus per motivare e fidelizzare il personale. Un’attenzione particolare va prestata al cambio di mansioni.

    5) Aspetti fiscali, amministrativi, legali

    Dipende dalla modalità in cui si costruire il processo di creazione di uno spin off ma le operazioni straordinarie hanno una tassazione.

    Serve poi svolgere le operazioni che permettono di iscrivere l’impresa alla camera di commercio e ottenere le varie autorizzazioni ai lavori.

    Con riguardo ai profili legali, bisogna definire una struttura di governance chiara (stabilire le responsabilità del consiglio di amministrazione, ad esempio), stabilire i regolamenti interni operativi, gestire il trattamento dei dati personali anche nel corso del trasferimento.

    Se sei un’agenzia di comunicazione, un’impresa digitale o una software house e vuoi creare uno spin off oppure partecipare, come socio, ad una nuova azienda, prima di avviare i lavori ti suggeriamo di approfondire i vari punti che ti abbiamo indicato sopra.

    Noi li utilizziamo per definire i vari step di assistenza, per poi approfondirli in ragione alle esigenze dell’agenzia di comunicazione che intende creare una nuova impresa.

    Un tool per misurare la consapevolezza contrattuale della tua agenzia di marketing o di software

    Vogliamo fornirti uno strumento digitale per misurare il tuo approccio alla contrattualistica per aiutarti a valutare in modo autonomo, quelli che potrebbero essere gli step per migliorare la gestione dei processi legali interni alla tua impresa.

    Adottare una corretta organizzazione dei processi contrattuali

    Il contratto non è un documento, ma uno strumento che ti consente di fissare le fasi del lavoro, definire gli step di approvazione e stabilire delle clausole in base alle tue effettive esigenze e al tipo di lavoro.

    Abbiamo parlato spesso di quanto sia importante per un’agenzia di comunicazione impostare un corretta organizzazione contrattuale, sin dalla progettazione dell’agenzia di comunicazione e dei singoli servizi.

    Infatti, una corretta gestione parte dalla stesura di un preventivo esatto e dall’impostazione di sistemi di pagamento che possano tutelare, anche in via precauzionale, il lavoro che stai svolgendo per un cliente.

    Scegliere un approccio basato sulla prevenzione del rischio legale

    Si chiama risk management ed è una delle attività che svolgiamo nell’ambito del contract management ossia della gestione della contrattualistica dell’agenzia.

    Questo tipo di approccio richiede un atteggiamento proattivo dell’agenzia di comunicazione che sceglie di impegnarsi per valutare quelli che sono i punti critici e le aree di miglioramento, per intervenire con gli strumenti corretti.

    Decidere di non investire in questo senso, significa accettare il rischio che un contratto di servizi di agenzia di comunicazione venga gestito al pari di un contratto di appalto di servizi di smaltimento rifiuti. Sempre di appalto si tratta e sempre di servizi si tratta. Eppure, la logica è un pò differente.

    Ecco lo strumento per misurare la consapevolezza contrattuale

    La consapevolezza contrattuale è la situazione in cui assumi cognizione della situazione legale della tua agenzia di comunicazione e poi, sulla base del risultato, puoi scegliere, se intervenire nella riorganizzazione dei processi contrattuali o accettare il rischio.

    Chiaramente, non escludiamo che tu sia già perfettamente compliant e in quel caso, potresti avere unicamente necessità di mantenere aggiornata la documentazione contrattuale in ragione all’evoluzione dei tuoi servizi oppure avere interesse ad un supporto daybyday in ragione alle specifiche richieste dei tuoi clienti.

    Puoi compilare gratuitamente il questionario

    Abbiamo elaborato alcune domande dirette per conoscere il tuo sistema contrattuale interno e fornirti una risposta sul tuo stadio contrattuale. La compilazione è semplice e ti occuperà pochi minuti.

    Per poterti fornire una risposta avremmo necessità del tuo indirizzo e-mail. Ti risponderemo con l’esito del questionario con un approccio visivo che ti consente di comprendere meglio lo stadio dove ti trovi. Ti forniremo anche alcuni suggerimenti di base. Come sai, il nostro metodo di lavoro è umano quindi vogliamo rispondere caso per caso.

    Foto di Jess Bailey su Unsplash

    L’appalto e il sub-appalto di servizi nelle agenzie di comunicazione: attenzione ad alcuni elementi

    Forniamo assistenza contrattuale ad agenzie di comunicazione che tipicamente esternalizzano alcuni servizi. Le relazioni commerciali possono diventare complesse e vogliamo descriverti i profili a cui prestare maggiore attenzione.

    Una relazione complessa tra agenzia, cliente, fornitori, collaboratori, subappaltatori

    Accade che l’agenzia di comunicazione decida di subappaltare parte delle attività affidando a terzi l’esecuzione di alcuni aspetti (es. logistica, fornitura di materiali ed attrezzature) o chiedendo la fornitura di servizi specializzati (es. fotografi, videomaker) che non possono essere svolti dal personale dell’agenzia.

    Ogni agenzia di comunicazione, nell’ambito della propria attività, vuole di offrire al cliente un servizio completo ed integrato, in cui alle attività on-line (brand identity, brand positioning, advertising, ecc.) si accompagnano quelle off-line, come l’organizzazione di eventi o di allestimenti per le campagne di marketing.

    Ti facciamo alcuni esempi che possono dar luogo a contratti strutturati in un modo un pò diverso:

    Questi contratti di appalto possono nascondere alcune insidie che è bene conoscere per impostare, già dall’inizio, correttamente il rapporto contrattuale con il cliente e con i fornitori.

    Cerchiamo di individuarne alcune, con specifico riferimento alla gestione del personale.

    Cos’è l’appalto di servizi per un’agenzia di comunicazione?

    L’appalto è il contratto con cui un soggetto (l’agenzia) presta un servizio (che può essere l’allestimento fieristico, un concorso, un evento aziendale, una manifestazione sportiva) in favore di un altro (cliente), con l’organizzazione – anche di mezzi – necessaria e con gestione a proprio rischio, in cambio di un corrispettivo.

    Il tema del contratto di servizi dell’agenzia di comunicazione l’abbiamo approfondito in vari articoli per quanto riguarda il lato agenzia – cliente (committente). In questo caso vogliamo focalizzarci soprattutto sul rapporto complesso che include anche i vari fornitori dell’agenzia.

    Attenzione però: perchè questo rapporto possa considerarsi “genuino” è necessario che ricorrano alcuni requisiti:

    • l’appaltatore deve essere un vero imprenditore e non un semplice intermediario;
    • l’appaltatore deve impiegare una propria organizzazione di mezzi (capitali, macchinari ed attrezzature)
    • l’appaltatore deve assumersi il rischio del servizio pattuito
    • l’appaltatore deve possedere un comprovato livello di specializzazione e professionalità
    • l’appaltatore deve esercitare i poteri direttivi ed organizzativi sui lavoratori impiegati in appalto.

    La definizione degli appalti labour intensive

    Uno dei requisiti per avere un contratto di appalto genuino ossia corretto dal punto di vista normativo è l’organizzazione di mezzi. Cosa significa?

    Se l’agenzia affida in (sub)appalto il servizio di allestimento di uno stand per una fiera deve essere l’azienda appaltatrice (e non l’agenzia) a fornire le strumentazioni, i materiali, gli attrezzi necessari per svolgere il servizio pattuito, oltre al personale che si occupa di mettere a punto l’allestimento. 

    L’organizzazione di mezzi, però, può essere marginale o astratta: si pensi ai servizi digitalizzati o informatizzati o a quelli in cui i mezzi sono minimi, come nei servizi di pulizia o nei servizi fotografici o di videomaking.

    Qui l’oggetto dell’appalto coincide sostanzialmente con l’attività lavorativa di personale specializzato.

    Si parla di appalti labour intensive: si tratta di contratti in cui l’apporto di attrezzature e capitali dell’appaltatore è marginale rispetto all’apporto lavorativo.

    Questi appalti sono legittimi a condizione che l’appaltatore eserciti in via esclusiva il potere direttivo, organizzativo e disciplinare sul personale impiegato in appalto.

    Quali sono i rischi negli appalti degli eventi fieristici?

    ll rischio maggiore è la somministrazione irregolare di manodopera perchè prestare lavoratori tra aziende è vietato. Cosa significa?

    Che gli unici soggetti legittimati a fornire personale alle aziende sono le agenzie di somministrazione. Il prestito di personale tra aziende è vietato.

    Si configura una somministrazione irregolare se è il committente ad organizzare e dirigere i dipendenti dell’appaltatore e l’appaltatore si occupa solo degli aspetti amministrativi del rapporto (es. oneri retributivi e contributivi). 

    L’appaltatore, così, diventa un semplice intermediario, che fornisce personale al committente.

    Se l’appalto non è genuino, il lavoratore può chiedere la costituzione del rapporto di lavoro alle dipendenze dell’agenzia, che resta esposta anche alle sanzioni di legge.

    Per questo motivo, l’appalto labour intensive deve essere valutato con cautela ed attenzione in quanto – essendoci solo apporto di lavoro – il confine con la somministrazione irregolare è più labile ed occorre che la gestione del personale avvenga correttamente e solo da parte dell’appaltatore.

    Attenzione alla scelta del subappaltatore 

    L’agenzia di comunicazione deve scegliere con attenzione il proprio subappaltatore e compiere alcune verifiche per evitare di essere esposta a gravi sanzioni.

    La scelta di un (sub)appaltatore affidabile diventa, quindi, cruciale per l’agenzia.

    1) Il subappaltare deve essere un imprenditore

    L’azienda deve essere un vero imprenditore:

    • deve già avere in essere una propria attività d’impresa che esercita abitualmente
    • deve svolgere tale attività in maniera evidente e comprovata
    • deve operare per conto di differenti imprese nel tempo

    La normativa in materia di sicurezza sul lavoro obbliga i committenti a verificare l’idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici in relazione ai servizi da affidare loro, prima di stipulare il contratto di appalto. L’inosservanza di questo obbligo, espone l’agenzia a rilevanti sanzioni.

    2) ll subappaltatore deve essere economicamente affidabile

    E’ poi necessario che l’appaltatore sia un soggetto economicamente affidabile, che adempia regolarmente i suoi obblighi nei confronti dei propri dipendenti.

    La legge prevede la responsabilità solidale tra committente, appaltatore ed eventuali subappaltatori – entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto – per le retribuzioni dovute ai dipendenti addetti all’appalto e per il periodo di esecuzione dell’appalto, oltre che per i contributi previdenziali ed i premi assicurativi.

    Se l’appaltatore non paga le retribuzioni (o i contributi ed i premi INAIL) al proprio personale, i dipendenti (e gli Istituti previdenziali ed assicurativi) possono agire direttamente nei confronti dell’agenzia appaltante per ottenere il pagamento dei rispettivi crediti.

    3) Il subappaltatore deve adempiere agli obblighi in materia di sicurezza

    La normativa impone al committente una serie di obblighi stringenti da osservare e che comprendono anche il doversi assicurare che l’appaltatore rispetti le norme di sicurezza e non adoperi in appalto lavoratori non regolarmente assunti o non formati o informati sui rischi relativi alla sicurezza.

    Procedura per la scelta dei subappaltatori

    Considerati gli aspetti accennati, è opportuno adottare una procedura operativa da osservare per la stipula del contratto di appalto ed il successivo monitoraggio nella fase esecutiva.

    È fondamentale avere una check list di documenti da raccogliere prima di sottoscrivere il contratto e in corso d’opera, per verificare l’andamento e l’adempimento degli obblighi da parte dell’appaltatrice nei confronti dei propri dipendenti.

    È buona prassi poi elaborare una sorta di vendor list per tenere nota dei subappaltatori testati e approvati come professionali per minimizzare, quando possibile, i rischi per l’agenzia legati all’appalto.

    Ci occupiamo di fornire consulenza all’agenzia di comunicazione per gestire le procedure lato cliente e lato fornitori e collaboratori.

    Foto di Privecstasy su Unsplash

    Il legal desk. Assistenza legale day by day per la tua azienda online

    Siamo avvocati focalizzati sulle specifiche esigenze quotidiane della tua agenzia con un approccio innovativo e un intervento tempestivo. Ti raccontiamo cosa intendiamo per “legal desk” per la tua azienda online.

    Permessa: siamo verticali nella consulenza per le agenzie di marketing e le software house e siamo multidisciplinari con un team dei professionisti esperto per aree diverse, del diritto e del business (IT, privacy, lavoro, copyright, contratti). È un approccio innovativo nel panorama legale italiano, per noi fondamentale nel mondo attuale.

    Cos’è il legal desk per la tua azienda online

    Ci potrai confermare il fatto che quotidianamente ti ritrovi ad affrontare questioni che possono avere un impatto giuridico la cui soluzione richiederebbe un intervento tempestivo di un avvocato che conosce la tua realtà aziendale.

    Ti facciamo alcuni esempi.

    • Hai creato un logo ma il tuo cliente scopre che non è registrabile, tornando da te sollevando problematiche. Ci occupiamo della registrazione dei marchi e di ricerche di anteriorità. Sapere preventivamente che puoi affidare l’analisi sin dalla progettazione del logo, avrebbe potuto evitarti problematiche.
    • Hai consegnato il lavoro e il cliente non intende pagare. Ci occupiamo del recupero dei crediti. Sapere preventivamente che puoi prevedere contrattualmente la gestione dei pagamenti, avrebbe potuto farti risparmiare tempo e organizzare meglio le consegne.
    • Stai ultimando il sito internet ma ti mancano i testi. Ci occupiamo della redazione di contratti. Sapere che all’interno dell’accordo puoi prevedere dei tempi di accettazione / consegna / messa in mora, sensibilizza il cliente e ti consente di avere più forza contrattuale.

    Questo è quello che intendiamo per legal desk: assistenza day by day, che presuppone una conoscenza approfondita della tua realtà aziendale, mantenuta aggiornata.

    Come funziona il dipartimento legale esterno per la tua azienda

    Diventare il dipartimento legale esterno della tua agenzia di comunicazione o software house significa attivare un programma di consulenza legale continuativa che ti consente di avere un ufficio legale esterno a disposizione.

    Come attivare il legal desk

    • Fissare un colloquio preliminare per vedere se siamo siamo i professionisti che fanno per la tua realtà aziendale. Puoi fissare un colloquio conoscitivo qui;
    • Conoscerti in modo più approfondito per vedere se questo è uno strumento utile per la tua realtà aziendale attuale;
    • Pianificare la consulenza e iniziare i lavori: possiamo fissare call di allineamento, supporto settimanale, canali preferenziali, ecc;

    Consulenza legale per piccole, medie o grandi agenzie di comunicazione

    Non abbiamo dei target di clientela a cui prestare questo servizio. Siamo a disposizione per start up, coworking, imprese e professionisti. Semplicemente la partecipazione, viene modulata in base alle esigenze, che tu sia una piccola agenzia di comunicazione o un’azienda IT strutturata.

    Siamo online ma se ci inviti ci prendiamo volentieri un caffè

    Lavoriamo tipicamente 100% remote per assicurare maggiore flessibilità e tempestività ma siamo disponibili e molto felici di incontrare i nostri clienti in presenza. Possiamo fissare incontri di allineamento mensile presso la tua sede aziendale e con l’occasione fare della formazione ai tuoi dipendenti.

    Sei tu a fissare un budget di consulenza

    Puoi stabilire in autonomia un budget annuale da destinare alla consulenza, così da avere la libertà nell’attivazione e sfruttare il metodo di forfettizzazione.

    Vogliamo che sia un investimento per lo sviluppo del tuo business quindi siamo sempre disponibili a rivedere in aumento o diminuzione.

    Quali sono le aree di consulenza legale per la tua agenzia?

    Conoscendo profondamente i servizi dell’agenzia di marketing, questi sono i raggruppamenti di consulenza legale di cui potresti avere bisogno e che possiamo fornirti:

    • assistenza legale e aziendale in ambito contrattuale;
    • gestione privacy e GDPR
    • assistenza in materia di compliance aziendale (modello 231)
    • tutela della proprietà intellettuale;
    • assistenza continuativa nella corrispondenza;
    • recupero crediti;
    • supporto legale nei settori del marketing, comunicazione e pubblicità;
    • gestione dei rapporti di lavoro;
    • assistenza legale nei profili IT;
    • assistenza approfondita nei profili legali della creatività;

    Una legal unit per la tua agenzia di marketing

    Voler essere all’interno dell’organigramma di un’agenzia di comunicazione significa poter fornire una consulenza tempestiva, flessibile, altamente specializzata oltre che orientata alla soluzione.

    Puntiamo su tre aspetti, principalmente.

    1) Fornire una consulenza legale orientata al cliente

    Siamo uno studio legale online ma sintonizzati sulla customer experience. Questo per noi significa avere dei processi di consulenza ben definiti ma lavorare al singolo progetto sulla base delle specifiche esigenze del cliente.

    Ogni agenzia di marketing è a sè e noi, come prima cosa, per non dar nulla per scontato, sottoponiamo dei questionari per conoscere la realtà aziendale (ne puoi trovare vari già tra le risorse di questo sito navigando nella sezione news).

    2) Passione per ciò che facciamo quotidianamente

    Siamo appassionati di creatività e profondamente interessati all’innovazione. Questo ci ha portato a specializzarci sulla consulenza per aziende che si occupano di progetti che ci interessano realmente.

    3) Organizzazione, pianificazione e trasparenza

    Senza un metodo di lavoro efficace e un coordinamento interno, anche il miglior studio legale non è in grado di fornire una consulenza adeguata.

    Parliamo la stessa lingua del cliente e utilizziamo strumenti diversi che avvantaggiano la pianificazione del lavoro, la consegna per step, le verifiche congiunte e tengono costantemente aggiornato il cliente.

    Puoi contattarci per un colloquio conoscitivo online o per offrirci un caffè in ufficio.

    Foto di Maicon Fonseca Zanco da Pixabay

    Il contratto di affitto o noleggio di strumenti informatici hardware: cosa scrivere

    Parliamo a te, agenzia di comunicazione che prendi a noleggio strumenti informatici hardware da dare in uso ai tuoi dipendenti ma anche a te, azienda IT che tra i tuoi servizi offri anche l’affitto di device. Ci ritroviamo spesso infatti a valutare una corretta gestione degli strumenti, sotto il profilo legale.

    Infatti anche se solitamente vediamo al centro dell’attenzione nell’ambito dei contratti informatici il software, anche gli strumenti fisici (laptop, computer portati, tablet, device in genere) hardware sono oggetto di rapporti contrattuali. Parliamo quindi del contratto di noleggio di uno strumento hardware.

    Sicuramente, nel linguaggio corrente, avrai sentito più parlare di noleggio o di affitto. In realtà, la terminologia corretta è contratto di locazione di un bene mobile (precisamente hardware) e trova regolamentazione all’interno del codice civile e precisamente agli arti 1571 e ss cc.

    Cos’è il contratto di locazione di hardware?

    Il contratto di locazione di hardware è una tipologia di contratto in cui una delle parti (il locatore) concede all’altra parte (il conduttore) il diritto di utilizzare determinati hardware (come computer, stampanti, server, etc.) per un certo periodo di tempo, di solito in cambio di un pagamento periodico (il canone di locazione).

    È regolamentato dal codice civile ma attraverso lo strumento contrattuale possiamo inserire alcune clausole fondamentali per la gestione della responsabilità e i profili di rischio.

    Perché è fondamentale stipulare un contratto di locazione di hardware?

    Il codice civile ci impone un documento scritto in caso di locazione di beni immobili (ufficio, abitazione) ma non ci obbliga nel caso in cui l’oggetto del contratto di noleggio sia un tablet (bene mobile). Tuttavia, è chiaramente fondamentale stabilire contrattualmente, termini, condizioni, responsabilità con riguardo allo strumento consegnato.

    Il contratto è versatile: siamo noi a stabilire le clausole a seconda del caso specifico.

    Ad esempio:

    • Puoi inserire l’opzione d’acquisto o il patto di riscatto, che consente all’agenzia di diventare il vero e proprio proprietario della cosa che prima gli era solo data in affitto;
    • Puoi prevedere il pagamento di un compenso annuo invece che un canone mensile, con la gestione in caso di mancato pagamento;
    • Puoi includere l’assistenza e gli aggiornamenti da remoto, periodici e previamente concordati.

    Un contratto di affitto di device per prevenire i rischi

    Abbiamo un approccio basato sulla prevenzione del rischio, questo significa che lo strumento contrattuale ci serve per regolamentare a monte le varie situazioni che creano invece problematiche se non attenzionate prima.

    Ecco alcuni rischi che puoi prevenire con un documento contrattuale per la locazione di sistemi hardware, adeguato:

    1. Il problema della personalizzazione. Se viene messo a disposizione uno strumento che consente l’installazione di software, è fondamentale informare di eventuali limitazioni all’installazione.
    2. Il problema degli interventi. Se il locatore (il soggetto che fornisce l’hardware) non fornisce un adeguato supporto tecnico o assistenza nella gestione dell’hardware, l’azienda potrebbe trovarsi ad affrontare problemi che andrebbero ad influire sulle operazioni quotidiane facendo perdere parte del fatturato;
    3. Il problema della sicurezza. Tutte le aziende salvano all’interno dei propri device informazioni riservate, dati anche di natura particolari, segreti aziendali. È fondamentale che il locatore preveda queste situazioni con l’implementazione di misure di sicurezza e protezione dei dati;

    Ti possiamo dare supporto per l’elaborazione di un contratto per servizio di noleggio hardware adeguato alla tua realtà aziendale iniziando da un primo assessment che includa l’individuazione delle problematiche.

    Gli obblighi dell’azienda IT che dà a noleggio l’hardware

    Il locatore deve garantire un servizio ottimale e sarà responsabile circa tutta una serie di adempimenti che riguardano l’hardware in questione come la manutenzione regolare e l’assistenza tecnica.

    Ad esempio: mancata manutenzione ordinaria, ritardata attivazione dell’assistenza da remoto, difetto di coordinamento per la manutenzione straordinaria.

    Oltre a ciò si possono avere altri obblighi come il garantire l’ottimale funzionamento dell’hardware fino al termine del contratto oppure sostituire lo stesso hardware qualora diventasse obsoleto durante il periodo di locazione o ancora gestire il rischio di furto dell’hardware, etc.

    La responsabilità dell’agenzia che riceve in affitto un device

    Il conduttore è principalmente obbligato a pagare tempestivamente il canone di locazione secondo le scadenze previste dal contratto.

    Seguono poi una serie di obblighi relativi alla gestione dell’hardware stesso tra cui:

    1. L’hardware deve essere utilizzato nelle modalità stabilite dal contratto (da evitare dunque usi impropri);
    2. Il conduttore (di solito) è responsabile della manutenzione ordinaria (un esempio è la pulizia regolare);
    3. Al termine del periodo di locazione il conduttore deve restituire l’hardware in buone condizioni (è bene fissare cosa si intenda).

      Foto di Marc PEZIN su Unsplash