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Autore: Valentina Trevisan

Podcaster freelance. Linee guida legali per creare un podcast

Sempre più professionisti, aziende e creators scelgono il podcast per diffondere contenuti editoriali e fare branding. Ma ogni episodio presuppone scelte legali importanti: utilizzo della musica, gestione degli ospiti, trattamento dei dati personali, protezione del brand, gestione delle idee.

Come gestire tutti i profili legali? Iniziando a conoscerli, facendosi accompagnare nelle valutazioni nel concreto e adottando delle decisioni consapevoli. In questo articolo ti porto i 5 elementi principali da attivare se sei podcaster o se lavori con i podcast. In base poi al tuo ruolo (podcaster, producer, agenzia di comunicazione, azienda), al tuo ruolo e alle responsabilità che intendi assumerti, dovrai considerare dei profili aggiuntivi.

1) I profili contrattuali della produzione di un podcast

Pubblicare un podcast, a livello operativo presuppone lo svolgimento di varie attività. Ad esempio, almeno: l’ideazione, la scrittura, la registrazione, la produzione, il montaggio. Le attività possono essere svolte autonomamente e singolarmente (autoproduzione) oppure possono coinvolgere persone e professionalità diverse. In ques’ultimo caso, richiedono un’adeguata regolamentazione di tutti i profili giuridici.

Ecco alcuni esempi.

1) Un podcast per lo storytelling d’impresa

Un’azienda che organizza un casting per la realizzazione di un podcast aziendale; il vincitore viene incaricato dall’azienda alla realizzazione del podcast che diventa di “proprietà” dell’azienda;

2) Un casting per la realizzazione di un podcast

L’agenzia di comunicazione che è incaricata alla gestione del marketing per conto di un cliente e tra i prodotti digitali decide di realizzare un podcast;

3) Podcast Coach professionista

Il podcaster professionista che si occupa di dare supporto all’ideazione e gestione di un podcast nell’interesse di propri clienti.

Cosa fare per gestire i profili contrattuali del podcasting?

    Le diverse situazioni prevedono l’intervento di vari soggetti e la regolamentazione dei vari rapporti.

    I profili essenziali da regolamentare sono ad esempio: la responsabilità della produzione, la gestione della distribuzione, la titolarità dei contenuti, i termini e modalità di pagamento.

    È quindi importanti dotarsi di un contratto bilanciato che possa aiutarti a gestire in modo corretto il rapporto.

    Ci siamo occupati più volte di scrivere contratti per podcaster e di gestire tutto l’impianto contrattuale di un’agenzia di comunicazione, nel quale la produzione di podcast era uno degli strumenti per la comunicazione aziendale.

    2) Musica e contenuti protetti dal diritto d’autore nel podcast

    Una domanda che mi viene posta agli incontri di formazione nei percorsi per diventare content creator o podcaster: Quali sono obblighi in materia di diritti d’autore se utilizzo musica o effetti sonori da varie fonti negli episodi?

    In realtà i contenuti possono essere di vario tipo:

    • contenuti protetti dal diritto d’autore
    • contenuti di pubblico dominio
    • contenuti regolamentati con licenze d’uso

    Se non sai cosa significa pubblico dominio, ti suggeriamo di leggere l’articolo dedicato.

    Se invece hai qualche dubbio in materia di copyright, puoi leggere qui, o qui.

    Come gestire le licenze dei contenuti per podcast?

    Più di frequente invece, musiche, effetti e contenuti che vogliamo utilizzare sono gestiti da licenze di utilizzo ovvero contratti che le piattaforme ci impongono di rispettare per l’utilizzo dei contenuti.

    Ed ecco che bisogna fare attenzione ad alcuni profili: limitazioni di utilizzo delle musiche (su quali piattaforme posso veicolarle?), alla rielaborazione (con quali strumenti posso remigare?) e di durata (esiste un abbonamento?).

    Forniamo consulenza per la corretta gestione dei contenuti affinché non vi siano violazioni della normativa e dei termini d’uso della piattaforma.

    3) Il tuo diritto di copyright sul podcast

    Come sai, nel nostro ordinamento le idee non sono automaticamente protette: bisogna dare una forma espressiva ossia, ad esempio, avere un contenuto, come un podcast che può diventare oggetto di protezione.

    Il problema è che prima di arrivare alla pubblicazione di un podcast, ci sono tante attività da svolgere, partendo infatti dall’ideazione, dal brainstorming, dallo storyboard. In questa fase, diventa essenziale attivare diversi strumenti per la protezione dell’idea in fase di sviluppo: NDA con chi partecipa al progetto, registrazione del format presso SIAE, ad esempio.

    Per il resto invece, dalla pubblicazione la protezione è automatica, ai sensi della legge a tutela del diritto d’autore. Infatti, l’art 1 prevede la tutela per le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.

    Possiamo quindi predisporre una struttura di protezione per il tuo podcast, in tutte le fasi.

    4) Registrare un podcast come marchio d’impresa

    Ovviamente, il nome, il claim, il payoff di un podcast, perlomeno all’inizio, sono elementi fondamentali per acquisire distintività presso il pubblico. Anche il nome, oltre ad essere protetto dal diritto d’autore, può essere registrato come marchio d’impresa.

    La registrazione di una parola come marchio (denominativo) d’impresa, ti consente di acquisire una serie di diritti, tra cui il c.d. diritto di privativa industriale nei confronti di coloro che, per il medesimo servizio o servizi affini, intende utilizzare un marchio simile o identico.

    Se stai ideando il nome del tuo podcast, ti suggerisco comunque di chiedere supporto per fare un controllo preliminare (anche senza necessariamente registrare il marchio) così da arrivare alla pubblicazione in tranquillità e senza timore di star violando diritti altrui.

    5) Ospiti ed interviste. La gestione delle liberatorie e privacy

    L’ultimo fondamentale punto a mio avviso riguarda la gestione dei contenuti e nello specifico, degli ospiti e delle interviste: sia sotto il profilo del diritto d’autore, sia per quanto riguarda al trattamento dei dati personali.

    Mi sento però di fare un disclaimer: dipende molto da come vai a gestire i profili contrattuali e come sono inquadrati gli ospiti.

    Potrebbe infatti essere sufficiente una liberatoria, perchè la persona intervistata ci dona le proprie conoscenze per un tema di approfondimento oppure essere necessario un contratto di partnership, perchè il contenuto è volto a promuovere un brand.

    Come iniziare? Consulenza legale per podcaster

    Personalmente, adoro il podcast e so che negli ultimi anni è diventato uno degli strumenti più efficaci per comunicare, raccontare e fare branding. Con questo articolo però ho voluto raccontarti alcuni degli aspetti fondamentali che io considero nelle consulenze.

    Quello che ti suggerisco è di valutare sin dall’inizio quelli che sono i profili legali per poi impostare in modo corretto i rapporti, anche commerciali, con le varie figure. Questo ti aiuta anche a gestire contrattualmente fee e pagamenti, ma anche responsabilità e rischi.

    Foto di Anna Tarazevich

    Sviluppo dell’immagine coordinata: quali responsabilità legali per l’agenzia di comunicazione?

    Come creare loghi originali, distintivi e registrabili? Vediamo cosa fare per creare una corporate image da registrare come marchio. Quali sono le responsabilità legali dell’agenzia nell’ideazione della brand identity?

    Il servizio di brand identity

    Uno dei servizi dell’agenzia di comunicazione è l’ideazione, sviluppo, progettazione e messa a disposizione di una linea di comunicazione visiva. Nel caso di specie non voglio distinguere tra visual identity, brand identity, né identificare in modo specifico le singole fasi. Voglio invece parlarti delle connessioni legali tra il prodotto che consegni al cliente e la registrazione del marchio.

    Nella fase di ideazione è fondamentale acquisire le richieste del cliente (se possibile fatte oggetto di documentazione, così da evitare eccezioni relative al non completo soddisfacimento dei gusti del cliente). Acquisite le istanze del cliente, riportate in un documento di sintesi, elaborata una o più proposte, l’agenzia provvede a sviluppare creare gli elementi visivi, ad indicare i caratteri tipografici da utilizzarsi, ad individuare una palette colori, ad identificare il tone of voice.

    La messa a disposizione dei contenuti realizzati è una fase delicata in quanto deve essere concordata con i termini di pagamento per evitare di arrivare a consegnare tutto il materiale con il pericolo di (per qualsiasi causa o ragione) mancato o ritardato o incompleto pagamento.

    Attenzione poi a cosa viene consegnato, alle specifiche modalità di invio ed eventualmente alla formalizzazione del ricevimento.

    Supponendo invece che con riguardo a detti profili, tutto venga eseguito correttamente, la linea di comunicazione messa a disposizione può includere anche il pittogramma, il payoff, il naming e altri elementi che si prestano ad essere registrati come marchi d’impresa.

    L’azienda quindi, nel momento in cui riceve i contenuti, può decidere di rivolgersi ad un professionista che provveda a valutare la presenza dei requisiti necessari per la registrazione. Puoi anche partire da una check-list.

    Identità visiva: cosa si può registrare come marchio d’impresa?

    In pratica, tutti gli elementi che costituiscono un’identità visiva, possono essere registrati come marchi d’impresa in presenza di determinati requisiti.

    È importante che il segno che si vuol tutelare presenti capacità distintiva, sia nuovo, sia lecito, sia idoneo ad essere rappresentato.

    In generale, possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa tutti i segni, in particolare le parole, compresi i nomi di persone, i disegni, le lettere, le cifre, i suoni, la forma del prodotto o della confezione di esso, le combinazioni o le tonalità cromatiche, purché siano atti a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese; e ad essere rappresentati nel registro in modo tale da consentire alle autorità competenti ed al pubblico di determinare con chiarezza e precisione l’oggetto della protezione conferita al titolare.

    Nello specifico, ti faccio anche alcuni esempi.

    1) Nome del progetto, dei servizi, della linea di prodotti

    Il servizio branding e nello specifico il naming, può includere l’individuazione del nome con cui identificare il progetto (o l’azienda). La parola può essere registrata come marchio denominativo. Inoltre, in alcuni casi può essere registrata anche la singola lettera (LV, ad esempio).

    La singola parola può essere costituita dal nome della persona che ha fondato l’azienda, ad esempio. In detti casi il marchio denominativo è patronimico.

    Queste valutazioni possono essere compiute anche con riguardo al nome del servizio, del prodotto o di una nuova linea di prodotti.

    2) Pittogramma e logo

    Il servizio branding può includere l’elemento principale dell’identità visiva ossia la realizzazione di un pittogramma che può essere registrato come marchio d’impresa.

    Se l’attività viene compiuta utilizzando il pensiero creativo dell’agenzia, lo stesso ben potrà essere tutelato anche ai sensi del diritto d’autore. Con riguardo invece al marchio d’impresa, si parla di marchio figurativo il quale potrà avere o non avere elementi verbali.

    3) Slogan e payoff

    Ebbene si, anche lo slogan per promuovere un prodotto può essere tutelato come marchio denominativo. In questo caso però, l’analisi è più specifica in quanto si è ritenuto che la finalità meramente pubblicitaria non può essere ammessa.

    Non voglio dilungarmi troppo sull’argomento ma ti rinvio all’articolo che ho dedicato interamente al tema: i 5 metodi per proteggere gli spot pubblicitari.

    4) Packaging e forma del prodotto

    La forma del prodotto o l’imballaggio, originale e creativo, possono costituire un marchio d’impresa, ossia un segno con cui l’impresa viene identificata dal consumatore. Tra i miei clienti, ho delle agenzie che si occupano solo di packaging e per loro quello che ti sto dicendo è estremamente importante.

    Attenzione però: in questo caso l’ordinamento prevede dei limiti al fine di evitare che questo vada a limitare la possibilità di altre aziende di stare sul mercato. In tali casi quindi la forma non deve essere imposta dalla natura stessa del prodotto (una comuna confezione rettangolare per i biscotti), non deve essere necessaria per ottenere un risultato tecnico (un sistema di apertura di una confezione), né dare un valore sostanziale al prodotto (essere essa stessa prodotto).

    Di fatto quindi, la forma del prodotto, oltre a presentare i requisiti indicati sopra deve superare le limitazioni descritte.

    5) Palette colori

    Anche il colore individuato da un’agenzia di comunicazione come tratto distintivo del neonato brand, può essere oggetto di registrazione come marchio d’impresa. Questo vale sia per il singolo colore (tonalità cromatica) sia per una combinazione di colori.

    L’aspetto fondamentale da tenere in considerazione è la capacità distintiva di un colore. E quindi ad esempio, quando il colore è inusuale per il tipo di prodotto, esso presumibilmente sarà dotato di capacità distintiva e comunque la registrazione non è volta a costituire un’ostacolo alle attività dei concorrenti di quel settore.

    Quando invece la registrazione viene richiesta per colori di cui è normalmente presenta il prodotto (ad esempio, il marrone per il cioccolato oppure sempre il marrone per le borse) allora la registrazione si presta ad essere oggetto di opposizione.

    Identità visiva come disegno industriale

    I contenuti realizzati dall’agenzia di comunicazione oggetto dell’identità visiva possono essere tutelati anche come disegni.

    Penso ad esempio, all’imballaggio, al prodotto stesso o a parti del prodotto, ai caratteri tipografici elaborati nell’ambito di un grande progetto, al design grafico e ai simboli grafici, nonché all’interfaccia grafica web o di un APP o ancora alla presentazione del prodotto.

    In tale senso infatti, l’ordinamento prevede che l’aspetto di un prodotto o di una sua parte quale risulta in particolare dalle caratteristiche delle linee, dei contorni, dei colori, della forma, della struttura superficiale e/o dei materiali del prodotto stesso e/o del suo ornamento possa essere tutelato come designo.

    Gli obblighi dell’agenzia nella corporate o product image

    Veniamo alla questione più spinosa: ti porto due casi tratti dall’esperienza dei miei clienti.

    1. Un’azienda che mi chiede se l’agenzia che gli ha creato il logo doveva assicurare l’originalità e sopratutto la protezione come marchio d’impresa. Questo perchè si è accorta, tramite una semplice ricerca Google, che il suo marchio non è affatto nuovo e anzi, è probabilmente una copia esatta di tantissimi altri pittogrammi di aziende.
    2. Un’agenzia di comunicazione che mi chiede se è obbligata a fare una ricerca di anteriorità sul naming che va a consegnare, non tanto perchè richiesto dal cliente quanto perchè vuole rassicurarsi anche della possibilità che in futuro la creatività possa di fatto diventare un valore per l’azienda.

    Ti riconosci?

    Quale responsabilità per l’agenzia?

    L’agenzia di comunicazione non ha l’obbligo di elaborare dei contenuti che presentino le caratteristiche per essere registrati come marchi d’impresa o come prodotti di design industriale. In questo senso però, è bene informare il cliente che il servizio non include né le verifiche di anteriorità in merito al nome, né attestazione della capacità distintiva dei prodotti.

    Puoi però fornire questo servizio come accessorio o aggiuntivo: il tuo cliente può decidere di chiederti anche una preliminare verifica sui segni e tu, con grande professionalità, puoi fornirla attraverso dei consulenti specializzati (ci occupiamo di analisi di anteriorità dei segni e di registrazione dei loghi come marchi d’impresa, puoi approfondire qui).

    In questo modo:

    • per il presente, tu avrai fornito un servizio che comprende non solo l’ideazione di un brand originale ma anche un’analisi giuridica di distintività e novità;
    • per il futuro, il tuo cliente è rassicurato del fatto che potrà registrare gli elementi visivi che hai consegnato;

    La rete d’imprese: un’opportunità per il mondo della comunicazione e del marketing

    Lavorare in sinergia con altre realtà può essere uno strumento molto utile per sviluppare il proprio business. Ecco quindi uno strumento da valutare nei suoi vari aspetti, per una partnership tra aziende.

    Cos’è la rete d’impresa?

    La rete d’impresa è una forma di collaborazione tra agenzie di comunicazione e/o di marketing.

    Può essere creata con lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato.

    In questo modo, mettendo a punto un programma comune, le imprese aderenti si obbligano a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.

    Si tratta di un istituto presente nel nostro ordinamento da diversi anni, ma che è divenuto oggetto di particolare interesse da parte delle aziende soprattutto negli ultimi tempi.

    Perché è un’opportunità?

    Te ne parliamo perchè sappiamo che attraverso questa collaborazione strutturata tra imprese è possibile fornire ai clienti un servizio più completo.

    Tra le prime reti d’imprese create nel campo di comunicazione e marketing, ci sono quelle che si sono prefisse lo scopo di fornire al mercato l’intero processo produttivo della comunicazione: dall’analisi dei dati e la customer intelligence, alla strategia reputazionale e di marketing, passando per la realizzazione di siti e immagini coordinate, creatività e campagne, le media relations e PR, sino alla diffusione attraverso i social media, i network di testate d’informazione ed i creators.

    In altri casi, invece, si è voluto garantire al cliente un unico interlocutore nel campo del marketing operativo, tramite l’aggregazione di agenzie di marketing, di società di logistica specializzate nella distribuzione, assemblaggio e magazzino di materiali promozionali di qualsiasi genere e dimensione e di agenzie di comunicazione dedite alle campagne pubblicitarie ed ai materiali promozionali.

    Non conosciamo la tua realtà aziendale ma riteniamo di poterti esser utile per valutare se nel tuo caso di specie la costruzione di una rete d’impresa sia la soluzione.

    Come costruire una rete d’imprese

    Il percorso per la costruzione di una forma di partnership così stretta, richiede di seguire un iter che può essere anche impegnativo ma che poi porta risultati chiari ed effettivi. Investire tempo, risorse ed energia nella fase iniziale evita problematiche ed incomprensioni future.

    Ecco quindi le fasi a livello operativo:

    1. Identificazione del progetto e ricerca di agenzie e società potenzi partner
    2. Identificazione dello scopo comune della rete e degli obiettivi strategici
    3. Individuazione di un piano d’azione per il raggiungimento degli obiettivi di progetto
    4. Esecuzione del progetto
    5. Controlli, verifiche, aggiustamenti;

    A livello giuridico, senza pretesa di essere esaustivi questo si traduce in:

    1. È fondamentale la protezione del progetto e degli scambi fin dalle trattative. Come fare? Con un accordo di riservatezza.
    2. È essenziale mettere nero su bianco gli obiettivi e le azioni e dunque gli impegni reciproci. Come fare? Con un contratto di rete, strutturato e adeguato.
    3. È altrettanto importante la gestione delle fasi successive all’esecuzione, come ad esempio la possibilità di sciogliersi dalla rete o di modificare il contratto. Come? Andando a regolamentare in modo corretto e chiaro ogni aspetto.

    La rete può essere creata attraverso un semplice contratto tra le aziende partecipanti (per atto pubblico o scrittura privata autenticata) iscritto al Registro delle Imprese oppure attraverso la creazione di un soggetto giuridico autonomo (con fondo patrimoniale comune, ecc.).

    In questa fase, si cureranno gli ulteriori dettagli organizzativi e pratici quali l’eventuale costituzione di un fondo patrimoniale comune, le regole per l’assunzione delle decisioni dei partecipanti, le modalità di ingresso di nuovi partecipanti, il recesso e la gestione dei rapporti di lavoro.

    Quali vantaggi nel costruire una rete?

    Guardando al lato pratico ed operativo, la rete d’imprese permette di semplificare una buona parte dell’organizzazione dell’agenzia, evitando il ricorso ai contratti di appalto e prestazione di servizi (ed i relativi rischi – li abbiamo esaminati qui, collegamento all’articolo sugli appalti).

    La rete consente, inoltre, una maggiore flessibilità nella gestione del personale che si traduce in due concetti chiave:

    • semplificazione del distacco. Il distacco di lavoratori tra aziende appartenenti alla rete è possibile senza dover dimostrare la sussistenza dell’interesse: l’interesse al distacco si presume in funzione del progetto per cui è stato stipulato il contratto di rete;
    • codatorialità. Le aziende appartenenti alla rete possono esercitare la codatorialità dei dipendenti ingaggiati nell’ambito della rete, secondo le regole individuate all’interno del contratto di rete.

    Ciò significa che le agenzie appartenenti alla rete possono beneficiare delle competenze e delle professionalità dei lavoratori dipendenti delle partecipanti (come se fossero propri dipendenti), i quali operano indifferentemente per tutte le retiste.

    Naturalmente, questa flessibilità – unica nel settore giuslavoristico – richiede l’osservanza di specifiche condizioni ed il rispetto di propri adempimenti amministrativi.

    Tutto questo, va approfondito in modo specifico.

    Foto di Antonio Janeski su Unsplash

    Come modificare o integrare un contratto di servizi di comunicazione

    Mi trovo spesso a fornire assistenza per agenzie di comunicazione che vogliono o devono modificare o integrare un contratto firmato con il proprio cliente finale. Come funziona? É possibile? Qual è la procedura corretta?

    Il presupposto è che ci sia un contratto scritto tra le parti, o comunque un preventivo approvato e firmato o ancora della documentazione contrattuale che attesti l’attività da svolgere da parte dell’agenzia di comunicazione.

    L’attività successiva riguarda la necessità (perchè percepita dall’agenzia), la richiesta (avanzata dal cliente) o l’opportunità (rilevata da entrambe le parti) di intervenire sul rapporto in essere, senza scioglierlo, risolverlo o recedere. Qui le parti non vogliono interrompere il lavoro, ma semplicemente modificare alcuni aspetti.

    Cosa significa modificare o integrare un contratto?

    A livello operativo, la modifica prevede un’alterazione delle clausole (che potrebbero quindi essere anche rimosse) esistenti mentre l’integrazione prevede l’aggiunta di alcuni elementi.

    Giuridicamente, questa attività prevede un nuovo accordo e quindi un nuovo contratto che va ad intervenire su quello esistente.

    Infatti, dice la legge, il contratto è un accordo tra due (agenzia di comunicazione e cliente) o più parti (nel caso in cui intervenga altro soggetto) per costituire, modificare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale.

    Il contratto si usa infatti sia per costruire (quando il cliente ti approva il preventivo per l’e-commerce), sia per estinguere (quando decidete di interrompere i servizi di social media marketing) oppure, per quanto qui interessa, modificare.

    Perchè è importante la modifica?

    La principale ragione è adeguare alle nuove esigenze delle parti. Se infatti non si modifica il testo dell’accordo ma si modificano o integrano i servizi, non c’è un’adeguata protezione tra le parti e questo può determinare problemi.

    Ovviamente, il presupposto è che ci sia l’accordo e che quindi entrambe le parti vogliano modificare il documento. Se invece, ad esempio, la tua agenzia di comunicazione si accorge che quel servizio è stato quotato con un importo troppo basso in ragione alle richieste del cliente, ecco, qui si può cercare l’accordo ma non è detto che il cliente sia disposto ad accettare di pagare di più, dopo aver confermato l’incarico.

    Esempi di modifiche

    Sulla base della mia esperienza, sono intervenuta in diversi casi per preparare un accordo che andasse a modificare il documento precedente.

    Sicuramente, anche tu avrai degli esempi. Tra cui:

    • Variazione dei servizi attuali o aggiunta di nuovi servizi. Potrebbe accadere ad esempio l’aggiunta nella gestione di un profilo social precedentemente non previsto;
    • Tempistiche. È fondamentale definire le fasi di lavoro, i tempi di consegna dei materiali, i tempi di consegna del servizio. Tuttavia ci potrebbero essere delle situazioni che impongono delle variazioni (anche esterne, come ad esempio l’aggiudicazione di un bando).
    • Corrispettivo: le parti anche alla luce dei servizi potrebbero concordare delle modifiche ai compensi, che andranno calmierate per le varie esigenze;

    Queste le principali. Potrebbe essere ad esempio che il cliente richieda la possibilità di utilizzare il prodotto digitale anche per altre finalità non originariamente previste e quindi sia opportuno andare ad intervenire sulla clausola relativa alla gestione dei diritti di proprietà intellettuale.

    L’iter per modificare un contratto

    Nella pratica, la procedura per modificare o integrare un contratto prevede almeno tre fasi:

    1. Fase di negoziazione: le parti devono voler modificare il contratto e devono concordare sul contenuto modificativo;
    2. Fase di scrittura: elaborare le clausole a modifica, serve la forma scritta del contratto modificativo o integrativo;
    3. Fase di approvazione: firmare il nuovo contratto;

    Ovviamente, per tutte le fasi è importante avere un supporto professionale per evitare di commettere errori che possono poi causare delle interpretazioni sbagliate. Voglio infatti riportarti i maggiori rischi relativi a questa attività.

    I principali rischi nella modifica dei contratti

    Ci sono molti aspetti delicati da considerare ed è per questo che ne stiamo parlando. È infatti fondamentale gestire in modo corretto tutto l’iter ma anche sapere bene cosa si vuol modificare e/o integrare per bilanciare con tutto il resto.

    Inoltre, di solito questo tipo di contratto non va a sostituire quello precedente e quindi ci saranno necessariamente due documenti che devono “parlarsi”. Questo significa, riuscire a collegare i documenti senza refusi o inesattezze.

    Ancora, inserire una modifica nel concreto, non è banale, perchè va concordata con tutte le altre clausole; ad esempio, modificare il termine di consegna può incidere nel pagamento rateizzato oppure modificare un tipo di servizio può avere effetti con riguardo ai diritti acquisiti dal cliente.

    Da ultimo, fare una premessa relativa all’andamento del servizio, in approvazione di tutto quanto fatto, è buona norma.

    Da dove iniziare per modificare un contratto

    Di solito, nelle consulenze continuative, andiamo ad elaborare un vero e proprio format che l’agenzia di comunicazione può utilizzare anche in via autonoma per modificare gli accordi. Ovvio che poi noi ci siamo.

    Come intuisci è importante gestire correttamente le modifiche contrattuali per proteggere il rapporto con i propri clienti e il valore del lavoro dell’agenzia di comunicazione.

    A livello operativo, sei tu che sai come e cosa modificare, ma a livello formale, il professionista ti darà supporto adeguato.

      Foto di Sigmund su Unsplash

      Cibersicurezza e NIS2 per agenzie di comunicazione e software house

      Quali sono i nuovi obblighi in materia di sicurezza informatica? Le sanzioni per chi non si adegua in tempo? La tua agenzia di comunicazione o azienda di software è tenuta a rispettare quali regole? Parliamo di questo attualismo argomento.

      Se la tua azienda è iscritta alla newsletter, sicuramente hai già ricevuto l’informazione. Altrimenti, per ricevere le comunicazioni sulle novità normative, sulle nuove regole e procedure, puoi farlo qui.

      Cos’è NIS 2 e perchè è importante?

      Si tratta di un insieme di regole per rafforzare e uniformare la cybersicurezza all’interno dell’UE.

      NIS 2 è una direttiva europea e precisamente DIRETTIVA UE 2022/2555 del 14 dicembre 2022 relativa a misure per un livello comune elevato di cibersicurezza nell’Unione, recante modifica del regolamento (UE) n. 910/2014 e della direttiva (UE) 2018/1972 e che abroga la direttiva (UE) 2016/1148 recepita dal DECRETO LEGISLATIVO 4 settembre 2024, n. 138 vigente al 16 ottobre 2024.

      A chi si applica NIS2? Focus su agenzie di comunicazione e software house.

      La prima cosa fare è verificare se la tua agenzia di comunicazione o azienda di software rientra nell’ambito di applicazione delle direttiva NIS ossia se deve in via obbligatoria uniformarsi.

      In generale, l’ambito di applicazione è il seguente:

      1. superare i massimali per le piccole imprese (“si definisce piccola impresa un’impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di EUR”)
      2. essere soggetto pubblico (pubblica amministrazione o società partecipata /controllata pubblica) o privato (impresa);
      3. svolgere attività entro settori ad alta criticità o altri settori critici quali in via esemplificativa energia/trasporti/settore bancario (individuati dagli allegati al decreto legislativo);

      Considera però che indipendentemente dalle dimensioni (quindi anche per le piccole imprese) potresti rientrare tra i soggetti obbligati della normativa se:

      • sei un’azienda “importante” o “essenziale” del tessuto economico italiano come definita dall’Agenzia per la Cybersecurity nazionale. Ad esempio, per quanto d’interesse: i fornitori di reti pubbliche di comunicazione elettronica e i fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico; i prestatori di servizi fiduciari qualificati e i gestori di registri dei nomi di dominio di primo livello, nonche’ i prestatori di servizi di sistema dei nomi di dominio. Ma anche le imprese collegate ad un soggetto essenziale o importante, se: a) adotta decisioni o esercita una influenza dominante sulle decisioni relative alle misure di gestione del rischio per la sicurezza informatica di un soggetto importante o essenziale; b) detiene o gestisce sistemi informativi e di rete da cui dipende la fornitura dei servizi del soggetto importante o essenziale; c) effettua operazioni di sicurezza informatica del soggetto importante o essenziale; d) fornisce servizi TIC o di sicurezza, anche gestiti, al soggetto importante o
        essenziale.
      • sei un “soggetto critico” ai sensi della direttiva (UE) 2022/2557 come individuato dallo stato italiano entro il 17 luglio 2026;

      Per quanto interessa l’ambito IT è utile sapere che tra i soggetti destinatari, indipendentemente dalle dimensioni, vi sono anche: b) ai fornitori di reti pubbliche di comunicazione elettronica o di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico; c) ai prestatori di servizi fiduciari; d) ai gestori di registri dei nomi di dominio di primo livello e fornitori di servizi di sistema dei nomi di dominio; e) ai fornitori di servizi di registrazione dei nomi di dominio.

      È quindi fondamentale in primis verificare se la tua azienda rientra nella direttiva. Possiamo aiutarti a farlo.

      Quali sono gli obblighi?

      Ecco gli obblighi principali per l’azienda, relativi alla sicurezza informatica e alla gestione degli incidenti.

      Gli organi di amministrazione hanno l’obbligo di:

      • approvare le modalità di implementazione delle misure di gestione dei rischi per la sicurezza informatica adottate e sovrintendere l’implementazione degli obblighi;
      • seguire una formazione in materia di sicurezza informatica;
      • promuovere una formazione ai loro dipendenti, per favorire l’acquisizione di conoscenze e competenze sufficienti al fine di individuare i rischi e valutare le pratiche di gestione dei rischi per la sicurezza informatica e il loro impatto sulle attività del soggetto e sui servizi offerti.
      • gli organi amministrativi sono responsabili delle violazioni;

      L’azienda, deve poi adempiere agli obblighi in materia di misure di gestione dei rischi per la sicurezza informatica con approccio multi-rischio, volto a proteggere i sistemi informativi e di rete, adottando misure tecniche, operative e organizzative adeguate e proporzionate.

      Si prevede che all’interno della piattaforma venga caricato un elenco delle proprie attività e dei propri servizi, comprensivo di tutti gli elementi necessari alla loro caratterizzazione e della relativa attribuzione di una categoria di rilevanza. Si dovrà tenere conto del grado di esposizione dei soggetti ai rischi, delle dimensioni dei soggetti e della probabilità che si verifichino incidenti, nonché della loro gravità, compreso il loro impatto sociale ed economico.

      Nello specifico, le misure riguardano:

      • politiche di analisi dei rischi e di sicurezza dei sistemi informativi e di rete;
      • gestione degli incidenti, ivi incluse le procedure e gli strumenti per eseguire le notifiche;
      • continuità operativa, ivi inclusa la gestione di backup, il ripristino in caso di disastro, ove applicabile, e gestione delle crisi;
      • sicurezza della catena di approvvigionamento, ivi compresi gli aspetti relativi alla sicurezza riguardanti i rapporti tra ciascun soggetto e i suoi diretti fornitori o fornitori di servizi;
      • sicurezza dell’acquisizione, dello sviluppo e della manutenzione dei sistemi informativi e di rete, ivi comprese la gestione e la divulgazione delle vulnerabilita’;
      • politiche e procedure per valutare l’efficacia delle misure di gestione dei rischi per la sicurezza informatica;
      • pratiche di igiene di base e di formazione in materia di sicurezza informatica;
      • politiche e procedure relative all’uso della crittografia e, ove opportuno, della cifratura;
      • sicurezza e affidabilita’ del personale, politiche di controllo dell’accesso e gestione dei beni e degli assetti;
      • uso di soluzioni di autenticazione a piu’ fattori o di autenticazione continua, di comunicazioni vocali, video e testuali protette, e di sistemi di comunicazione di emergenza protetti da parte del soggetto al proprio interno, ove opportuno.

      A cosa fare attenzione: obbligo o facoltà

      Come vedi, la direttiva riguarda obblighi anche relativi alla “sicurezza della catena di approvvigionamento” e dunque dei fornitori (anche se non obbligati).

      Quindi, chiaramente, se sei un soggetto direttamente obbligato, tutto quello che ti abbiamo detto, è un dovere: se non implementi le misure, sarai sanzionato.

      Se invece sei un soggetto che non rientra nell’ambito di applicazione della normativa, puoi usarli come linee guida per orientare la tua compliance di sicurezza informatica. Considera che sempre più aziende richiedono misure di sicurezza verificabili alla propria catena di fornitori e quindi la direttiva potrebbe diventare una procedura da implementare per rimanere nella vendor list del tuo cliente.

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      La fusione per incorporazione: il caso delle software house

      Se stai leggendo questo articolo hai già in mente l’operazione che può riguardare la tua impresa: si tratta di un’attività di riorganizzazione complessa che impone di considerare tanti profili, giuridici, fiscali, legali, di business. Ho prestato assistenza nel trasferimento di alcune realtà aziendali e ti riporto quindi alcuni punti di base da cui partire.

      Un’operazione di questo tipo impone di avere un’organizzazione aziendale ordinata, chiara e rispettosa delle normative di riferimento, GDPR compreso. Se hai dubbi o non ritieni di essere in questa situazione, si suggerisco di anticipare le trattative da un’analisi completa e dalla revisione della documentazione e delle procedure.

      La fusione per incorporazione: cosa significa?

      La fusione per incorporazione è un’operazione che consiste nell’integrazione di una società (incorporata) all’interno di un’altra (incorporante) e nell’assorbimento della prima nella seconda, con riguardo anche a tutti i rapporti giuridici, attivi e passivi. A seguito del completamento dell’operazione, la società incorporata non esiste più e la società incorporante mantiene la propria identità.

      Nel concreto, parlando di software house, possiamo pensare ad una piccola struttura formata ad esempio da 2 o 3 sviluppatori web, che lavora a stretto contatto quotidiano con una realtà di maggiori dimensioni, la quale poi decide di incorporarla nella propria entità.

      Ma ci possono essere dinamiche diverse, giustificate anche da ragioni differenti.

      Perchè scegliere la fusione di una software house?

      Come dicevo, le ragioni che possono portare a decidere di fondersi possono essere diverse. Ti fornisco alcuni esempi, tratti dalla pratica, che ti possono essere utili nelle valutazioni. Ti anticipo che ogni situazione è a sé e va valutata nel caso concreto.

      Ecco 3 ragioni per le quali può essere utile la fusione per incorporazione.

      1. L’esempio che ti facevo, di una piccola software house che lavora in sinergia e in modo continuativo con una realtà di maggiori dimensioni la quale, grande azienda, decide di incorporarla per sfruttare al meglio le competenze, l’operatività e il personale;
      2. Se si tratta di due realtà che si rivolgono a mercati differenti, può essere d’interesse della grande azienda aprirsi a mercati diversi, senza allestire da zero un ramo aziendale dedicato. Nel caso delle software house, potrebbe essere la nicchia di sviluppo di un particolare gestionale per il settore horeca;
      3. Altra ragione potrebbe essere semplicemente quella di aumentare il potere del proprio brand all’interno del mercato, eliminando quelli che potrebbero essere i competitor;

      Ovviamente non sono le uniche e dipende da molti altri fattori: posizionamento di ciascuna delle realtà, nicchia di riferimento, attività, target, ecc.

      Il punto principale e iniziale è comprendere quindi se la fusione per incorporazione è l’istituto utile al caso concreto e che non cela problematiche o profili di rischio, sopratutto per la realtà di piccole dimensioni.

      Il processo di fusione: le 5 fasi principali

      La fusione per incorporazione di una piccola software house in una realtà aziendale di più grandi dimensioni, è un’operazione che richiede lo svolgimento di alcune attività che ho sintetizzato in cinque fasi principali.

      Ovviamente non sono procedure da svolgere autonomamente, ma con il supporto anche legale.

      1. Delibera del consiglio di amministrazione o dell’amministratore unico di ciascuna delle aziende;
      2. Redazione di un progetto di fusione. Il progetto deve contenere tutte le condizioni per le quali si intende svolgere la fusione, le quote, i criteri di assegnazione (parliamo di società di capitali);
      3. Assistenza degli esperti nel progetto di fusione;
      4. Approvazione da parte delle assemblee straordinarie di ciascuna delle aziende;
      5. Deposito e iscrizione presso il registro delle imprese (pubblicità costitutiva);

      Possiamo aiutarti ad impostare in modo corretto la procedura.

      L’impatto (negativo) della fusione per incorporazione sulla piccola software house

      Nel momento in cui l’operazione si perfeziona la piccola software house non esiste più, perchè tutto quello che prima era l’azienda, è stato trasferito. Gli effetti derivanti dalla cessione dovrebbero essere positivi, ma sarà necessario accettare anche quelli in parte negativi.

      Alcuni impatti negativi della fusione per incorporazione:

      1. Difficoltà iniziale nella gestione del personale incorporato: l’organizzazione interna di una piccola realtà è nettamente difende rispetto ad una grande, aggiungendo poi che magari i soci operativi della software house incorporata, diventano dipendenti sottoposti alle direttive del datore;
      2. Trasferimento delle partite aperte con i clienti con gestione delle responsabilità: si tratta di subentro nella posizione giuridica precedente, il che tuttavia richiede una corretta impostazione di quello che è stato fatto prima e quello che verrà compiuto dopo;
      3. Perdita dei clienti della precedente entità: potrebbe essere che l’incorporazione imponga nuove dinamiche e che i clienti affezionati alla piccola realtà aziendale non intendano dare continuità con la nuova azienda.

      Ovviamente, nulla esclude che in un primo tempo tu scelga invece di svolgere un’operazione diversa, come potrebbe essere la cessione di un ramo della tua azienda.

      Nel fornire consulenza legale per le software house, ci corre l’obbligo di considerare anche questi profili per intercettarli e diminuire il più possibile il rischio che si concretizzino.

      Cosa fare per iniziare ad impostare l’operazione

      Se stai leggendo questo articolo sei già nell’ottica di svolgere l’operazione. In sintesi, posso suggerirti alcune attività preliminari all’assistenza legale da svolgersi per l’operazione di fusione.

      Puoi partire da questi tre suggerimenti per la fusione per incorporazione della tua software house.

      • Identificare l’oggetto: intendo dire impostare bene i confini, il perimetro. Chiaro, è tutta l’azienda, ma cosa contiene?
      • Stabilire le condizioni della fusione: questo riguarda sia i profili economici (pagamento) sia i profili operativi (clienti e fornitori)
      • Rispettare le regole: sia il codice civile, sia le normative di settore, sia i contratti, sia il GDPR;

      A seguire, possiamo darti supporto legale per la gestione di tutti i profili giuridici dell’operazione complessa che riguarda la tua software house.

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      Fidelizzare i dipendenti con l’equity compensation

      Alias, come evitare il turnover che riguarda le imprese in generale e nello specifico, le agenzie di comunicazione e le aziende di software. La fidelizzazione dei dipendenti è uno degli obiettivi che le imprese più attente alla gestione delle risorse umane vogliono raggiungere.

      Come fare? Parliamone.

      La fidelizzazione dei dipendenti: come e cosa fare?

      I lavoratori sono più selettivi e prediligono ambienti di lavoro green e sostenibili, aziende che sappiano valorizzare la persona mediante l’offerta di percorsi di effettiva formazione e crescita professionale, l’accesso a piani welfare, il lavoro agile (smart working o persino remote working), il riconoscimento di premi legati ad obiettivi o alla produttività aziendale, ecc.

      Attrarre e trattenere le figure più talentuose e una buona proposta economica in fase assuntiva spesso non basta. L’esigenza di rafforzare il legame di fiducia tra agenzia e singolo lavoratore è, dunque, sempre presente ed attuale.

      Quali misure per fidelizzare i dipendenti di un’agenzia di comunicazione?

      Ci siamo già occupate di alcune misure che possono migliorare la soddisfazione del personale.

      Abbiamo parlato di welfare, di patto di retention, di smart working.

      Oggi vogliamo soffermarci su uno strumento particolare: l’equity compensation.

      Cosa significa equity compensation?

      L’equity compensation è la partecipazione finanziaria dei lavoratori. In termini semplici, una forma di retribuzione.

      Sì, perché l’art. 2099, terzo comma del codice civile ammette la possibilità di retribuire il lavoratore anche con partecipazione agli utili dell’impresa, con provvigione o con altre prestazioni in natura.

      Si può, così, aggiungere alla retribuzione mensile, l’assegnazione di azioni emesse dalla datrice di lavoro o da società dello stesso gruppo.

      In questo modo:

      • il lavoratore partecipa ai profitti dell’azienda ossia alla stessa ricchezza che è stata creata con il lavoro ed il know how dell’intero personale. Si sente, così, più coinvolto nell’attività e sviluppa un maggior senso di appartenenza all’impresa in cui opera
      • l’agenzia ha la possibilità di collegare una parte del costo del lavoro al rendimento aziendale e di aumentare la motivazione del personale.

      E dunque, un win-win.

      Come costruire la partecipazione agli utili dei lavoratori di una media company?

      L’agenzia può valutare di ricorrere alla partecipazione finanziaria dei propri dipendenti a titolo oneroso o a titolo gratuito e con diverse modalità.

      Ecco i modi:

      1. Assegnare azioni a singoli lavoratori: si può introdurre un trattamento di miglior favore e concedere le azioni come benefit individuale
      2. Assegnare le azioni a categorie di dipendenti, come quelli in possesso di specifiche professionalità;
      3. Dare azioni alla generalità dei dipendenti.

      A ciascuna modalità corrisponde un diverso trattamento fiscale e previdenziale.

      Il nostro ordinamento, infatti, prevede dei regimi di particolare favore, con esoneri dall’imponibilità a seconda del tipo di assegnazione, della platea dei destinatari e delle condizioni di attuazione.

      Fare una policy di incentivazione dei propri dipendenti

      Dopo aver deciso che questa equity compensation la vogliamo fare, bisogna metterla in campo: dobbiamo quindi definire la parte formale, di documentazione.

      Per strutturare la propria policy di remunerazione ed incentivazione del personale, bisognerà mettere a punto:

      1. o un piano di azionariato (se si pensa di rivolgersi a tutti i dipendenti o ad una parte di essi) 
      2. o una comunicazione individuale (se si pensa di rivolgersi a singoli lavoratori)

      Si tratta di un documento nel quale spiegare ai destinatari le opportunità che hanno a disposizione e la vision dell’agenzia, indicando poi le regole operative di adesione, le condizioni da osservare e i benefici fiscali e contributivi.

      Possiamo aiutarti a costruire la tua policy di equity compensation, anche in legal design.

      Esempi di equity compensation

      Vogliamo darti alcuni spunti per iniziare a pensare a come costruire la tua procedura di equity compensation.

      Con l’equity compensation puoi:

      1. riservare il diritto di opzione per l’acquisto di azioni, stabilendo un prezzo fisso ed un termine entro cui l’opzione di acquisto può essere esercitata (c.d. stock options). Il benefit è legato all’esclusione dall’imponibile contributivo della differenza tra il valore delle azioni al momento dell’esercizio dell’opzione ed il prezzo fisso pagato dal dipendente
      2. prevedere l’assegnazione a titolo gratuito di azioni al raggiungimento di un determinato risultato aziendale prefissato, prevedendo un periodo minimo decorso il quale i dipendenti maturano il diritto di ricevere le azioni (c.d. vesting period) e la necessaria permanenza in servizio dei dipendenti alla scadenza di tale periodo oltre che un tempo minimo per la cessione delle azioni assegnate
      3. prevedere la possibilità di corrispondere in denaro il controvalore delle azioni (pur non accedendo a benefit previdenziali)

      Ci siamo, basta che clicchi sul bottone qui sotto per saperne di più. Siamo super smart, possiamo fissarci un incontro online in cui rispondiamo ai tuoi quesiti, anche tecnici, sul tema.

      Come raccontare e invogliare i dipendenti?

      Ovviamente, i dipendenti sono i diretti interessati e devono quindi comprendere bene, cos’è l’equity compensation, perchè può essere un vantaggio per loro e come possono “fidarsi” della proposta dell’azienda.

      Tutte le attività che ti abbiamo descritto non possono essere svolte in autonomia ma serve un supporto legale che possa accompagnarti nel definire la strategia, verificare la parte fiscale e contributiva e approntare la documentazione necessaria. Ma il nostro ruolo è anche di formatori, possiamo quindi aiutarti a raccontare nel modo corretto al tuo personale.

      Quest’ultimo aspetto è, in realtà, essenziale.

      Quando si parla di equity compensation, i concetti sono particolarmente tecnici (azioni, stock options, vesting period, ecc.) e difficili da comprendere per i non addetti ai lavori. La sfida diventa quella di rendere semplice, chiaro ed accessibile il piano aziendale affinché il personale comprenda, aderisca e si senta effettivamente coinvolto e fidelizzato.

      Sai dove trovarci, a noi la chiarezza piace molto.

      Foto di Austin Distel su Unsplash

      Strumenti per tutelare il tuo progetto creativo: la protezione dei format, dei workshop e dei metodi

      Mi è capitato di fornire consulenza legale ad alcune persone molto creative e con idee innovative che hanno sviluppato, in settori diversi, dei format: workshop e seminari di formazione, metodi di lavoro o manifesti, canovacci di podcast. Con quali strumenti proteggere la creatività?

      Se sei una creativa certamente ti risuona perchè avrai ideato, progettato e sviluppato qualcosa e ti sarai chiesta se puoi tutelarla e come. Premesso che l’analisi va compiuta sempre, sempre, nel caso concreto, voglio fornirti alcune linee guida per impostare, sin dall’inizio, un impianto di tutela.

      Le idee non sono tutelate dal diritto d’autore

      Le idee non sono tutelate dal diritto d’autore: è necessario dare una forma creativa e originale all’idea, così come imposto dalla legge a protezione del diritto d’autore.

      E infatti, l’articolo 1 della legge a protezione del diritto d’autore ci dice che “Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”.  

      Dai una forma al tuo progetto creativo

      È quindi fondamentale passare dall’idea alla forma. Anche se lo scambio delle informazioni per lo sviluppo del progetto, può comunque essere protetto come riservato attraverso altri strumenti.

      La forma che dai alla tua idea è collegata al concetto di opera. Possiamo infatti distinguere tre componenti (idea, forma e supporto materiale).

        Come tutelare il format

        Le opere che possono essere tutelate dal diritto d’autore in automatico, sono indicate all’art 2 della legge a protezione del diritto d’autore. Ma questo non significa che altre opere non possano essere protette ed il format è una di queste.

        Di fatto quindi, perchè un progetto (un format) sia esso un workshop, un metodo, uno strumento possa essere tutelato dal diritto d’autore bisogna verificare se nel concreto ci sono tutti i requisiti:

        • quelli richiesti dalla legge a protezione del diritto d’autore (creatività, novità, ecc)
        • quelli richiesti dalla definizione di format (struttura narrativa, sceneggiatura, ecc)

        La definizione di format come opera creativa

        Il format, nella definizione comune è considerato uno “schema di base che individua i principali tratti caratteristici di una trasmissione televisiva o più spesso di un’intera serie di trasmissioni tra loro variamente coordinate” e più nello specifico (dalla SIAE) “un’opera dell’ingegno avente struttura originale esplicativa di uno spettacolo e compiuta nell’articolazione delle sue fasi sequenziali e tematiche, idonea ad essere rappresentata in un’azione radiotelevisiva o teatrale, immediatamente o attraverso interventi di adattamento o elaborazione o di trasposizione anche in vista della creazione di multipli”..

        Tipi di format secondo me per la tua idea creativa

        Sulla base di quanto sopra quindi, il tuo progetto creativo può essere un format, ad esempio:

        • se si tratta di un podcast (riprendendo dal format televisivo tradizionale) in cui ripeti una struttura di base ben definita, una sceneggiatura
        • se si tratta di un workshop in cui anche qui ripeti uno schema di lavoro, ci sono delle scene e dei personaggi;
        • se si tratta di un metodo tradotto in un manifesto, un programma di formazione;

        Strumenti per proteggere il tuo lavoro: il copyright

        Ti anticipo che non è semplice che un progetto sia un format e che il format sia un’opera creativa. Voglio però anticiparti che, se riusciamo ad impostarlo in questo senso, la protezione può essere anche molto ampia e quindi puoi tranquillizzarti sul fatto che non te la copieranno facilmente.

        Alcuni strumenti possono essere, in base al tipo di format:

        • la registrazione del naming come marchio d’impresa;
        • il deposito alla SIAE della struttura narrativa
        • la divulgazione del contenuto in una forma espressiva tradizionale;

        Questi sono solo alcuni a titolo di esempio. Se però vuoi condividermi, in via riservata (ho l’obbligo professionale e deontologico!), la tua idea, possiamo valutare insieme quali e quanti possono essere gli strumenti di tutela che possiamo attivare.

        5 domande per iniziare a proteggere la tua creatività

        Come sempre, voglio darti degli strumenti operativi per iniziare a lavorare in autonomia e impostare sin da subito il percorso a tutela del tuo lavoro creativo. Ecco quindi come iniziare a proteggere il tuo progetto innovativo e originale.

        1. Qual è il titolo?
        2. Come lo descrivi in modo oggettivo ?
        3. Hai tratto ispirazione da qualche format già esistente?
        4. Ci sono degli elementi replicabili? C’è un canovaccio e una struttura standard?
        5. Ci sono delle parti non definite, lasciate al caso che possono essere limitate?

        La fase successiva è quella di avere un progetto molto più definito per valutare se può essere configurato un’opera ai sensi della legge a protezione del diritto d’autore e come quindi può essere tutelata sotto più profili.

        Foto di Alexandr Ivanov da Pixabay

        Cosa sapere della cessione di ramo d’azienda nelle agenzie di comunicazione e nelle software house: i profili caratteristici

        Nell’ultimo periodo mi sono trovata ad assistere a varie trasformazioni aziendali nelle agenzie di comunicazione. In questo articolo voglio condividerti i punti fondamentali per una cessione corretta che consideri gli aspetti caratteristici delle aziende creative e digitali.

        Voglio prendere in considerazione un caso concreto, ovvero la cessione del “ramo e-commerce” di un’agenzia di comunicazione, cedente, ad una software house, cessionaria, con un contratto di cessione di ramo d’azienda appunto.

        Chiaramente, quello che ti racconto, può trovare applicazione anche nel caso inverso, oppure per una cessione di un ramo di una software house ad un’impresa digitale, oppure ancora nel caso di un’azienda che lavora, solo in parte online che decida di dividere parte online e parte offline in due entità giuridiche diverse.

        Puoi raccontarci il tuo caso concreto così da valutare come possiamo darti supporto dalla negoziazione alla cessione all’incasso del pagamento.

        Cosa significa cedere un ramo d’azienda?

        Partiamo dai concetti fondamentali di azienda, di ramo d’azienda e di cessione, per vedere poi come si applicano alla cessione del ramo e-commerce da un’agenzia di comunicazione ad una software house, nel nostro esempio.

        In breve:

        • l’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa. Ce lo dice il codice civile, all’art 2555. L’azienda è composta da beni materiali (immobili come ad esempio l’ufficio o mobili come ad esempio le attrezzature e i computer), beni immateriali (come ad esempio i marchi identificativi dello specifico ramo che si intende cedere), rapporti giuridici (con dipendenti e collaboratori), contratti, crediti, debiti;
        • il ramo d’azienda è invece una parte dell’azienda chiaramente, intesa come un’articolazione funzionalmente autonoma dell’attività, che viene (e deve essere) ben identificata al momento del suo trasferimento (ce lo racconta l’art 2112 c.c.);
        • cedere un’azienda significa quindi trasferire la titolarità dell’attività da un soggetto ad un altro;

        Il trasferimento può essere chiaramente gestito anche con altre modalità (fusione per incorporazione ad esempio) o anticipato con altri accordi (ad esempio affitto di ramo d’azienda). Ancora prima, può essere anticipata dalla creazione di uno spin-off, con l’obiettivo poi di essere trasferito con queste modalità.

        Attenzione, sembra una banalità ma la cessione di un ramo d’azienda non deve essere confusa con il trasferimento di singoli beni (software, hardware, beni strumentali, ecc). In questo caso, il trasferimento può essere temporaneo, con un contratto di licenza d’uso software o di noleggio hardware, oppure definitivo, con la vendita di un prodotto. Ma è una cosa molto diversa a livello giuridico.

        La cessione del ramo e-commerce di un’agenzia di comunicazione

        Applicando i concetti fondamentali al caso concreto, possiamo quindi dire che: un’agenzia di comunicazione in fase di sviluppo del business, può ideare, progettare, sviluppare e poi cedere una porzione dedicata ai siti internet e e-commerce.

        La porzione viene progettata con dipendenti dedicati, sviluppata attraverso rapporti giuridici con fornitori (software house o freelance web developer) e con clienti (mediante contratti di sviluppo siti internet) e diventa una fetta importante del business.

        Il ramo d’azienda nasce quando la porzione diventa autonoma a livello di valore, operativo, funzionale. L’agenzia di comunicazione, a seguito di valutazioni interne decide di cedere il ramo ad altra impresa già esistente, magari una software house che acquista il ramo e lo incrementa ulteriormente.

        Questo, di conseguenza significa che il ramo d’azienda e-commerce può essere costituito da:

        • attrezzature dedicate allo sviluppo di siti internet (computer), software e abbonamenti (hosting, backup, ecc);
        • rapporti di lavoro con dipendenti assunti per la loro specializzazione in ambito sviluppo web e dedicati totalmente all’e-commerce, sia esso sviluppato con shopify in abbonamento o con software ad hoc;
        • rapporti con fornitori, appalti e subappalti compresi, con software house strutturate o freelance web developer;
        • rapporti contrattuali con clienti che richiedono lo sviluppo di un sito internet, la gestione di un-ecommerce, la gestione dell’hosting;
        • informazioni, contenuti creativi, strategie di comunicazione e di fatto tutto quello che è informazione confidenziale, segreto aziendale;
        • dati personali, data retention policy e in generale l’impianto privacy (l’agenzia di comunicazione è responsabile del trattamento ma quando gestisce in backend informazioni aziendali può diventare amministratore di sistema);

        Passiamo quindi alle fasi operative che riguardano la cessione di un’azienda, quando si tratta di un’attività creativa e/o nel digitale.

        Fase preliminare: l’organizzazione è fondamentale

        Prima ancora di pensare di cedere un ramo d’azienda, è fondamentale quantificare economicamente il valore dell’azienda. Si tratta di eseguire una perizia, una valutazione economica che tenga in considerazione tutti gli elementi che compongono il ramo d’azienda, avviamento compreso.

        Per quantificare il valore, bisogna avere ben chiaro il cosa si cede e molto spesso, c’è un pò di disorganizzazione, anche a livello legale ed è necessario un intervento come dipartimento legale esterno dell’agenzia.

        Partiamo da alcuni quesiti:

        • Come vengono gestiti i rapporti contrattuali con i clienti?
        • Il preventivo è impostato in modo ordinato? I profili di pagamento sono chiari, le modifiche sono limitate e i servizi accessori ben definiti?
        • I contratti sono chiari, ordinati, conservati, firmati e rispettati?

        Questa è la ragione per la quale suggerisco alle agenzie di dotarsi di un legal desk che accompagni l’azienda daybyday nel mantenere ordinati e aggiornati documenti, procedure e attività. Il dipartimento legale esterno può diventare molto utile, anche per il periodo di tempo limitato che coinvolge le trattative del trasferimento aziendale.

        I negoziati: trasparenza e chiarezza

        Io sono per essere trasparente e chiara sin da subito, per evitare di spendere tempo ed energie in trattative inutili. La fase di negoziazione per arrivare alla firma diventa fondamentale.

        Ecco alcuni accorgimenti per gestire in modo corretto i negoziati.

        Sei già dentro una cessione di ramo d’azienda e vuoi evitare problematiche oppure hai già compiuto l’operazione che però non sta proseguendo in modo lineare?

        Gli aspetti contrattuali e legali della cessione di un’impresa culturale o creativa

        Ci sono alcuni aspetti fondamentali che maggiormente interessano le imprese creative che quindi non hanno beni immobili e mobili registrati di particolare rilevanza economica ma hanno un know how da identificare e proteggere.

        E quindi:

        1. I contratti con i clienti: mi riferisco ai contratti di manutenzione continuativa sito internet o di popolamento periodico e-commerce oppure i contratti relativi ad attività non ancora completate come ad esempio lo sviluppo di un e-commerce; è fondamentale identificare la fase di lavoro, per pagamenti, rischi e responsabilità;
        2. La tutela del know how e dunque le informazioni c.d. confidenziali: è fondamentale identificare ciò che viene ceduto e quello che deve esser e protetto;
        3. La proprietà intellettuale di tutto quanto realizzato, ad esempio alcuni plugin e quindi codice sorgente viene trasferito? Con quali modalità?
        4. Altre attività che potrebbero coinvolgere il ramo d’azienda come acquisito e che potrebbero diventare in concorrenza: ci sono dei divieti?
        5. Gestione dei dati personali e del ruolo dell’agenzia come responsabile del trattamento; si tratta di un’attività delicata;

        Ci sono poi chiaramente i profili generali, che riguardano qualsiasi tipo di cessione, ad esempio i dipendenti. Ci occupiamo anche dei profili giuslavoristici delle agenzie di comunicazione e delle software house, puoi approfondire il servizio di consulenza legale per i rapporti di lavoro, qui.

        Quali sono i rischi e pericoli nella cessione di un ramo di agenzia di comunicazione?

        Avere un’organizzazione chiara, seguire dei negoziati trasparenti e impostare in modo corretto il contratto di cessione di ramo d’azienda, non è sufficiente: durante la fase esecutiva bisogna fare estrema attenzione anche ad altri profili.

        Ecco i tre profili di maggior rischio che riguardano, dal punto di vista operativo, il trasferimento di un ramo d’azienda da un’agenzia di comunicazione.

        1. assicurare e mantenere la continuità nell’operatività da parte di entrambe le imprese e del ramo oggetto di cessione;
        2. gestione corretta della migrazione dei dati ed informazioni, per evitare data breach e divulgazione non autorizzata di informazioni segrete;
        3. trasferimento dei rapporti di lavoro dipendente e i contratti in essere con i clienti, affinché non si causino inadempimenti, ritardi, responsabilità in generale;

        Suggerisco in ogni caso di prevedere, già a livello di contratto di cessione di ramo d’azienda dell’agenzia di comunicazione: un periodo di assistenza nella migrazione e un’assistenza successiva quantificata economicamente, per fornire supporto necessario ad assicurare la sedimentazione del trasferimento dell’azienda.

        Se stai pensando di cedere il ramo d’azienda della tua agenzia di comunicazione o un’azienda ti ha espresso questa intenzione, ti suggeriamo di valutare bene tutti i profili legati al business e ai profili giuridici. Puoi partire da questo articolo e poi scriverci per una consulenza legale specialistica in materia.

        Foto di Albrecht Fietz da Pixabay

        Quali responsabilità per amministratori di un’agenzia di comunicazione benefit?

        Diventare società benefit e lavorare per il beneficio comune non può essere un trend o un obiettivo di marketing. Ecco i rischi reali che possono riguardare un’azienda che diventa benefit per etichetta.

        Fornisco supporto reale alle agenzie di comunicazione, aziende nel digitale e software house che desiderano diventare società benefit e le accompagno nell’attuazione degli obiettivi. Tuttavia, prima di tutto, il mio ruolo è quello formare gli amministratori ed informare l’azienda dei rischi e delle responsabilità conseguenti a questa scelta. Diventare benefit quindi non per trend, per moda, per marketing, ma per una scelta intenzionale e di lunga durata.

        In questo articolo voglio condividerti alcune informazioni di base relative alla responsabilità degli amministratori. Dopodiché, anche tu, puoi fissare un momento formativo interno per valutare di intraprendere il percorso per diventare società benefit.

        La legge: solo i punti fondamentali

        In questo articolo ti parlo esclusivamente delle responsabilità degli amministratori, dando per scontato che tu abbia già conoscenza di cos’è una società benefit, qual è il percorso per diventarlo e quali sono i profili di marketing e comunicazione da annotare.

        E quindi, la legge, in sintesi ci dice:

        • Gli amministratori devono gestire l’azienda (agenzia di comunicazione o software house nel nostro) in modo da bilanciare gli interessi dei soci con il beneficio comune;
        • Gli amministratori che non rispettano la regola sono responsabili

        Quali sono gli obblighi degli amministratori delle agenzie di comunicazione benefit?

        Il principio che deve ispirare gli amministratori è quello del benefit judgment rule, che in sintesi impone di orientare le decisioni nel bilanciamento tra scopo profit e beneficio comune. Ecco quindi i principali obblighi degli amministratori.

        1) Regola n. 1: Il bilanciamento

        Gli amministratori si devono impegnare a gestire l’agenzia di comunicazione nella logica del bilanciamento tra gli obiettivi di beneficio comune e gli interessi patrimoniali dei soci.

        Va da se che gli amministratori devono conoscere gli obiettivi e devono essere adeguatamente formati.

        2) Regola n. 2: La redazione della relazione d’impatto

        Gli amministratori devono redigere una relazione d’impatto con la relativa valutazione che dovrà essere poi messa a conoscenza all’esterno.

        Non è detto che gli amministratori siano in grado di elaborare il documento in via autonoma, anzi è bene farsi assistere da un professionista che possa fornire gli indici di valutazione.

        3) Regola n. 3: Documenti e procedure

        Gli amministratori devono presidiare alle corrette modifiche allo statuto, alla nomina di un responsabile d’impatto e all’elaborazione delle procedure per il concreto perseguimento delle finalità benefit.

        Anche qui, potrebbe essere ragionevole appoggiarsi ad uno studio legale che possa fornire adeguato supporto. Noi ci occupiamo di fornire consulenza legale per aziende che vogliono diventare società benefit.

        La responsabilità degli amministratori delle società benefit

        Se l’amministratore non persegue il beneficio comune accanto a quello di lucro, è responsabile. Ma attenzione: il socio non può agire contro l’amministratore che ha messo in atto strategie per il perseguimenti del beneficio comune invece che la massimizzazione del profitto.

        In generale, le responsabilità possono riguardare i seguenti profili.

        1) Danni alla reputazione all’azienda: il rischio più temuto

        Questo è probabilmente il profilo più importante: un’azienda che diventa benefit ma che non mette in atto le azioni per il perseguimento degli obiettivi o che agisce in modo sbagliato, perde di credibilità verso i consumatori.

        Il danno all’immagine e alla reputazione della società benefit causato dagli amministratori è probabilmente il più semplice da dimostrare tra quelli qui indicati: perdita delle occasioni di guadagno, risoluzione di partnership, recensioni dei consumatori, interventi dei media, ecc.

        2) Scontri con i soci e gli azionisti: i conflitti interni

        I conflitti interni sono difficili da gestire: i soci potrebbero eccepire agli amministratori di non star perseguendo gli obiettivi di beneficio comune oppure, al contrario, di star lavorando solo per questo ma non per massimizzare gli utili.

        In questi casi, sono gli amministratori che dovranno dimostrare una corretta gestione dell’azienda e quindi un bilanciamento tra i diversi interessi.

        3) La violazione degli obblighi dell’amministratore: un ruolo importante

        Se invece, semplicemente, l’amministratore non si impegna nello svolgere in modo corretto l’incarico, potrà essere responsabile sotto più profili, civile, ma nei casi più gravi, penale.

        L’amministratore dovrà quindi dimostrare di esserti attivato per svolgere le azioni indicate nella relazione d’impatto o giustificare in modo ragionevole le cause del mancato raggiungimento degli obiettivi.

        Come evitare rischi e responsabilità dell’azienda e degli amministratori?

        Ecco tre modi per eliminare o comunque limitare i rischi delle responsabilità degli amministratori di agenzie di comunicazione o software house benefit.

        Ciò detto, ti suggeriamo di partire dalle intenzioni che conducono l’azienda di cui sei amministratore, a diventare società benefit. E poi, noi siamo disponibili a fornirti il supporto completo nel percorso di evoluzione.

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