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Autore: Valentina Trevisan

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Contratto per fotografo di matrimonio

Se sei un fotografo di matrimoni di imprevisti e situazioni difficili ne avrai vissute tante. Come puoi tutelare il tuo lavoro e la tua professionalità? Firmando un contratto per il servizio fotografico del matrimonio.

Il contratto per fotografo di matrimoni è un accordo che ha ad oggetto la realizzazione di scatti fotografici da parte di un professionista nell’ambito dell’evento nuziale.

Si tratta di un contratto a prestazioni corrispettive: a fronte del pagamento del servizio fotografico, il fotografo si impegna a fare… cosa?

Ecco che è bene che tu abbia un documento scritto sul quale indicare in modo specifico, corretto e trasparente le attività che ti impegni a svolgere con le limitazioni di responsabilità e con la previsione di clausole a tutela preventiva di alcuni imprevisti.

Cos’è il contratto per il fotografo del matrimonio?

Il contratto è sostanzialmente un accordo qualificabile come un contratto d’opera perché il fotografo si impegna a realizzare un’attività nell’interesse dei committenti (gli sposi) con lavoro prevalentemente proprio (potrebbe farsi assistere da un secondo fotografo o da un videomaker) e senza vincolo di subordinazione (realizza gli scatti sulla base delle proprie inclinazioni professionali e come lavoratore autonomo).

In cambio del lavoro del lavoro entra in gioco il corrispettivo del pagamento da parte degli sposi. Motivo per il quale un contratto per le foto del matrimonio tutela sia il fotografo che i novelli coniugi.

Cosa inserire nel contratto di foto per matrimoni? (con esempi)

  1. Le parti da indicare nel contratto sono le persone che firmano il documento.
    Ovvio dirai: il fotografo da una parte e gli sposi dall’altra. Si, certo, ma se il servizio fotografico viene acquistato dai genitori? Si tratta semplicemente di un regalo o il fotografo vuole vincolare anche la coppia di genitori al contratto per servizio fotografico del matrimonio per avere maggiore tutela in caso di mancato pagamento?
  2. L’oggetto del contratto ossia la specifica indicazione di cosa intendi per servizio fotografico.
    È bene specificare in modo chiaro quali sono le attività che ti impegni a svolgere.
    Ad esempio servizio prematrimoniale, numero X di prove, tempistiche di arrivo e partenza, fasce orarie di disponibilità (e riposo), fissazione preventiva delle location e così via.
  3. Il prodotto ossia l’indicazione di quali, quante, in quale formato saranno le fotografie che consegni.
    Prevedi di voler indicare un numero X di fotografie? Le fotografie verranno scelte da te o dagli sposi? Verrà consegnato anche un album cartaceo o aperta una galleria online? Vuoi imporre limitazioni nell’uso degli scatti (si social ma con attribuzione)?
  4. La forma del contratto ossia come deve essere fatto il documento.
    Non è essenziale sia un documento scritto, può essere anche orale o un preventivo firmato. Questi ultimi però, non possono in alcun modo assicurarti la stessa tutela di un documento scritto, ragionato, valutato e sottoscritto di pugno dalle parti che dichiarano di averlo letto e compreso.
  5. La scelta di una galleria fotografica online in cui mettere a disposizione gli scatti deve essere ponderata sulla base di una serie di elementi a tutela delle tue opere, degli sposi, degli scatti ritraenti minori e persone invitate.
    Su questo tema bisogna approfondire i termini d’uso della galleria, la riservatezza dei dati personali, le modalità di accesso.
  6. Il contratto potrà avere un allegato che contiene le informazioni relative al trattamento dei dati personali degli sposi (nome, cognome, codice fiscale, immagine).
  7. È bene specificare l’onere degli sposi di acquisire le autorizzazioni di ville ed edifici storici, anche appartenenti al patrimonio culturale, dove saranno eseguiti gli scatti fotografici o alcune porzioni di wedding shooting.
  8. Cessione e subappalto. Il contrato potrà indicare la facoltà di avvalerti di un secondo fotografo, di esternalizzare il servizio di post-produzione delle fotografie per il matrimonio oppure di cedere l’intero contratto ad un collega che ha il tuo stesso stile fotografico.
    Anche queste sono clausole fondamentali per evitare di trovarti in situazioni sgradevoli o, ancor peggio, ad essere citato in causa per inadempienza.
  9. Le fotografie sono opere creative e come tali devono essere rispettati lo stile e l’originalità del fotografo.
    Questo significa che gli sposi dopo aver ricevuto il servizio fotografico non possono dire che non hai realizzato bene il tuo lavoro solo perché le fotografie non rispondono ad un gusto personale. Questo non può qualificarsi come inadempimento contrattuale e gli sposi non possono legittimamente sottrarsi al pagamento del prezzo.
  10. Le fotografie di matrimonio possono includere foto di figli, di minori, di testimoni, di parenti. Tutte queste fotografie sono ritratti e nel nostro ordinamento, il ritratto è tutelato ai sensi della legge sul diritto d’autore e come dato personale. È fondamentale dedicare una parte del contratto alla regolamentazione di liberatorie, licenze d’uso di immagini, utilizzabilità dei ritratti come portfolio.
Il tema della privacy per i fotografi e delle liberatorie non è assolutamente secondario. L'ho approfondito sia da un profilo teorico che da un punto di vista più pratico. A mio avviso potrebbero esserti utili entrambi gli articoli dedicati: 
1) Privacy per fotografi: cose da ricordare a livello teorico 
2) Come costruire, in pratica, liberatorie fotografiche

Imprevisti da gestire: il contratto è il tuo più grande alleato!

Il contratto per fotografo di matrimoni è uno strumento importante per l’inserimento di alcune clausole che consentono al fotografo di prevenire situazioni spiacevoli andando a regolamentare a priori (e con l’accodo dei committenti) tali eventi. Alcune questioni pratiche potrebbero essere:

  • Covid 19, disdetta, recesso e impossibilità sopravvenuta
    La pandemia mondiale ha bloccato in modo pesante anche questo settore imponendo il rinvio della celebrazione delle nozze ad una data inizialmente “da destinarsi”; successivamente, la data è stata differita subordinandola alla disponibilità di sposi, fotografo, location, invitati. Molti fotografi si sono ritrovati a dover arrivare a patti con gli sposi dopo aver subito la contrazione dei guadagni nel corso della stagione dei matrimoni 2020.
    Tale situazione (ma anche altre giuridicamente analoghe) può essere regolata all’interno del contratto. Ad esempio, alcuni dubbi da risolvere con una regolamentazione ad hoc potrebbero essere: si può prevedere la risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta se alla nuova data il fotografo non è più disponibile? Se i nubendi per qualsiasi ragione, legata anche ai timori della pandemia, volessero mantenere in sospeso il matrimonio, il fotografo ha la facoltà di recedere? Trascorso un certo termine di incertezza dovuta a lockdown, riaperture e chiusure, le parti possono avere la facoltà, liberamente, di sciogliersi dall’accordo con restituzione di quanto già pagato? Se nel frattempo gli sposi hanno cambiato idea il fotografo è legittimato solo a trattenere la caparra o a richiedere l’intero?
  • Fattore “Non ci sposiamo più”
    La decisione di annullare le nozze non può essere una ragione che consente ai nubendi di recedere dal contratto senza spese e con restituzione degli eventuali acconti versati, salvo tale diritto non sia espressamente previsto nel contratto.
    Tale fatto non è un evento di forza maggiore o un caso fortuito, ma discende comunque dalla “volontà” degli sposi. Per prevenire questa o altre situazioni che possono essere trattate in modo analogo, è bene prevedere una clausola che regolamenti termini, modalità e limiti relativi all’esercizio del diritto di recesso da parte del fotografo e degli sposi. Se gli innamorati decidono di non sposarsi più chi deve pagare il matrimonio?
  • Partecipazione e comportamento degli invitati
    Gli invitati possono essere felici di prendere parte al matrimonio ma potrebbero non voler essere protagonisti di scatti fotografici; oppure non voler vedere diffuse le fotografie che li ritraggono in social network o essere inclusi in gallerie online. Come fare quindi? È importante regolamentare a livello contrattuale ed organizzare la gestione anche a livello pratico nel corso delle nozze.
    Il comportamento degli invitati poi, potrebbe essere un fattore di disturbo nell’esecuzione a regola d’arte del servizio fotografico per matrimonio: si può valutare di inserire una clausola di esonero dalla responsabilità.

Perché se sei un fotografo di matrimoni ti serve un contratto?

  • Prevenzione degli imprevisti e tutela in caso di situazioni spiacevoli. Nel corso della tua attività potresti aver schivato cose difficili da gestire, ma sai anche quanto possano essere frequenti. Avere un documento contrattuale ti consente di operare con maggiore certezza al verificarsi di un evento spiacevole e di gestire con semplicità un fatto imprevisto.
  • Avere un documento contrattuale scritto ti conferisce maggiore professionalità e contribuisce a donare maggiore pregio al lavoro che svolgi. Se a livello operativo sei bravissimo ma poi non hai stabilito un limite temporale per recedere dal contratto, rischi di perdere il matrimonio su cui avevi investito tempo, fatiche e costi di acquisto di nuove attrezzature.
  • Un contratto ti consente di stabilire esattamente le attività che ti impegni a svolgere ed evitare richieste ulteriori: se ti sei impegnato a consegnare un numero X di fotografie in formato digitale con estensione Y significa che quelle saranno le fotografie che consegnerai e non altre.
    Ti aiuta anche ad evitare fraintendimenti: puoi dire sin da subito che l’accesso alla galleria online sarà sospeso in caso di mancato pagamento del saldo.

Altri suggerimenti per un wedding photographer professionista, alias il temibile esempio del contratto per il fotografo del matrimonio

Quanto è unica la tua arte e il tuo modo di esprimerti attraverso la macchina fotografica? Perché mai allora dovresti affidare la tuta tutela ad un documento ragionato (o a volte sragionato) per altri?
Assolutamente banditi i fac simile di contratto per fotografo di matrimoni reperiti online ma altrettanto vietati sono i contratti costruiti per un collega cercando di adattarlo cambiando i nomi. Il tuo stile fotografico, il tuo modo di lavorare, l’apporto creativo che metti negli shooting sono tuoi ed è questa la base per costruire un contratto che possa tutelare la tua attività e la tua persona.

Ti suggerisco anche di non improvvisarti consulente legale creando tu stesso un format. I termini giuridici hanno un significato molto specifico: disdetta è diverso da recesso ma anche da risoluzione e lo scioglimento del contratto è una fattispecie differente.
Io, ad esempio, nel tempo libero amo fotografare, ma non mi proporrei mai per eseguire shooting vantando conoscenze professionali di wedding photography!

Photo by Sandy Millar on Unsplash

Agenzia di comunicazione e dipendenti in smart working: il contratto

Le linee guida per lavorare da remoto

Con il Protocollo Nazionale sul lavoro in modalità agile nel settore privato (7 dicembre 2021), il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha fissato le linee guida per lo svolgimento del lavoro in modalità agile. Tale quadro costituisce un riferimento per la contrattazione collettiva nazionale, aziendale e/o territoriale nel rispetto della disciplina legale di cui alla legge 22 maggio 2017, n. 81 e degli accordi collettivi in essere.

Le agenzie di comunicazione sono quindi destinatarie del Protocollo in tutti i casi in cui intendano accordare ai propri di dipendenti lo svolgimento del lavoro in modalità agile.

Le indagini hanno infatti rilevato che il lavoro agile può favorire il bilanciamento tra sfera personale e lavorativa, l’autonomia e la responsabilità individuale verso il raggiungimento degli obiettivi, un risparmio in termini di costi ed un positivo riflesso sulla produttività.

Lo smart working nelle agenzie di comunicazione

L’agenzia di comunicazione e il lavoratore dipendente, nel rispetto della contrattazione di riferimento, delle linee guida previste dal protocollo e delle altre pertinenti normative, possono concludere un accordo che consenta al lavoratore di prestare la propria attività creativa da remoto.

L’opzione per il lavoro agile richiede quindi la sottoscrizione di un accordo tra agenzia di comunicazione e lavoratore.

L’accodo è volontario, non obbligatorio e quindi non può essere imposto.

Inoltre, l’accordo viene siglato autonomamente tra agenzia di comunicazione e lavoratore e non richiede la partecipazione delle parti sociali.

Aspetti importanti dello smart working nelle agenzie di comunicazione

Ci sono alcuni fattori che rivestono particolare rilevanza con riguardo alle specifiche attività svolte dai dipendenti delle agenzie di comunicazione e softwarehouse per i quali si stabilisce il lavoro da remoto. Ad esempio:

  • Sicurezza dei dati personali e aziendali. Il lavoratore da remoto non presta l’attività presso i locali aziendali, collegandosi al server attraverso la rete wifi aziendale. È quindi importante porre attenzione alle modalità di trattamento e protezione dei dati personali e dei dati aziendali per evitare intrusioni non autorizzate o perdite non volontarie di dati ed informazioni.
  • Proprietà del device e dei software. Il lavoratore da remoto di norma utilizzerà gli strumenti dati in dotazione da parte del datore di lavoro (computer portatile, tavoletta grafica, altro). Questo però non è un obbligo e può accadere che le parti concordino affinché il lavoratore utilizzi i propri device: si dovrà tenere conto dell’obsolescenza, della promiscuità dell’uso e della sicurezza per le informazioni aziendali trattate.

Come costruire un accordo per lo smart working tra agenzia di comunicazione e lavoratore dipendente?

L’accordo tra agenzia di comunicazione e lavoratore da remoto dovrà contenere alcune clausole.

  1. la durata dell’accordo. Le parti possono prevedere una durata a tempo indeterminato (magari al pari del contratto di lavoro) oppure con un termine stabilito a priori (con eventuale possibilità di proroga);
  2. l’alternanza tra i periodi di lavoro all’interno e all’esterno dei locali dell’agenzia.
  3. i luoghi eventualmente esclusi per lo svolgimento della prestazione lavorativa esterna ai locali aziendali. Per la prevenzione dei rischi (non necessariamente solo informatici) le parti possono prevedere l’esclusione dalla prestazione dell’attività in determinati luoghi.
  4. le modalità di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro e le condotte che possono determinare sanzioni disciplinari. Il lavoratore è all’esterno della struttura aziendale e quindi alcuni aspetti potrebbero necessariamente mutare.
  5. gli strumenti di lavoro. Come anticipato, di norma sono forniti da datore di lavoro ma nulla esclude che le parti pattuiscano che in tutto in parte vengano messi a disposizione dal lavoratore stesso.
  6. i tempi di riposo del lavoratore. È di fondamentale importanza prevedere delle misure volte ad assicurare la disconnessione del lavoratore dalla prestazione lavorativa.
  7. la formazione. Al lavoratore da remoto devono essere assicurate pari garanzie anche con riguardo alle informazioni, al knowhow e alle competenze da sviluppare.
  8. le forme e le modalità di esercizio dei diritti sindacali.

Photo by Vadim Sherbakov on Unsplash

Freelance: come farsi pagare in 3 mosse

Che tu sia un freelance con ritenuta d’acconto, un professionista creativo con partita iva o un lavoratore autonomo che collabora in modo continuativo con un’agenzia di comunicazione e che sta iniziando ad avere lavori propri, la questione di fondamentale importanza (a meno che tu non voglia lavorare gratis!) è riscuotere il pagamento.

Da avvocato che lavora con freelance purtroppo di errori ne vedo ogni giorno. Ecco quindi le 3 mosse per farti pagare come freelance:

  • le buone prassi per prevenire i mancati bonifici,
  • alcuni consigli per farsi pagare,
  • le procedure di recupero dei soldi che ti spettano.

L’importanza del preventivo per il freelance

La necessità di prendere un lavoro spesso porta molti freelance a non strutturare i preventivi in maniera accorta (o a non scriverli affatto nella peggiore delle ipotesi). Preventivi sottoscritti, e-mail di conferma, contratti formali sono la base del lavoro.

No alla conferme telefoniche, alle e-mail senza indicazione specifica delle attività, agli ordini non firmati.
È importante stabilire a priori: l’oggetto dell’attività (cosa fa il freelance?), i termini e le modalità di pagamento (entro quando il cliente pagherà e con quali modalità a rate o a saldo?), i termini di svolgimento dell’attività (entro quando il freelance consegna il lavoro?).

Nel contratto indica specificatamente il corrispettivo che richiedi per quel servizio, le modalità di pagamento e i termini che devono essere rispettati.

Tutto questo deve essere inserito in un documento e sottoscritto dal freelance e dal cliente.

Ho parlato del tema contratto scritto o accordo tramite email in un post dedicato. Se vuoi approfondire, ecco il link: Accordo per email ha validità legale?

Sospensione della prestazione in caso di inadempimento

Se il cliente non paga tu non fai, o smetti di fare. All’interno del preventivo è bene che vengano predisposte delle clausole che ti consentono di sospendere l’esecuzione della prestazione in caso di ritardo nel pagamento, mancato rispetto dei termini di pagamento o insoluto.
Per fare qualche esempio: se non paga entro il termine il servizio hosting, non sei tenuto a rinnovarlo; se non paga mensilmente il servizio di social media marketing, non sei tenuto a fornire il calendario editoriale entro il 20 del mese per quello successivo.

La sospensione della prestazione in caso di mancato pagamento, è una questione che interessa molto soprattutto chi sviluppa siti web: Fare siti web, le tre cose da inserire nel contratto

Promesse di pagamento o riconoscimenti di debito

Quali sono gli strumenti utili per recuperare lo “stipendio del freelance”?

Nel mondo del diritto, le promesse di pagamento, specie se fatte con modalità cartacea e sottoscritte, hanno notevole valore. Allo stesso modo, le e-mail spedite dallo stesso titolare del seguente tenore: “Si, so che ti devo 1K per l’attività che hai svolto nel mese di settembre di cui alla fattura 54 del 14 ottobre ma adesso non riesco, ti faccio il bonifico entro il 31 dicembre” sono utili laddove ad esempio non ci fosse un preventivo sottoscritto e il cliente non rispetti i termini.

La procedura di recupero della fattura del freelance

Eppure alle volte il cliente continua a non pagare il freelance. Ed è qui che di solito entro in gioco io!

  1. Sollecito di pagamento
    Si tratta di una comunicazione che puoi spedire tu stesso e con cui inviti il tuo cliente ad eseguire il pagamento entro i termini che avevate concordato. A seconda dei rapporti con il cliente, potrai avvisarlo che se non paga ti rivolgerai ad un avvocato per recuperare la tua fattura.
  2. Diffida formale con interessi
    Se il cliente non rispetta i termini di pagamento e non risponde positivamente al sollecito, puoi rivolgerti ad un avvocato affinché chieda lui, formalmente (mediante PEC ad esempio), il pagamento dell’importo. In questo caso, il tuo avvocato potrà richiedere il pagamento degli interessi e, a seconda del tipo di accordo che era stato stipulato potrà informarlo che sospenderai il servizio. Inoltre, potrà essere comunicato che se continua a non pagare, ti rinvolgerai ad un giudice affinché gli ordini di eseguire il pagamento.
  3. Decreto ingiuntivo di pagamento
    Se quindi, nemmeno la diffida formale non sortisce alcun effetto, in presenza dei necessari presupposti, potrai richiede al giudice che emetta un c.d. decreto ingiuntivo di pagamento. Trattasi, in sostanza, di un provvedimento con cui il Tribunale ordina al tuo cliente di pagare la tua fattura, oltre agli interessi, alle spese che hai sostenuto per eseguire questa richiesta e ai compensi del tuo avvocato.
    Di estrema importanza, in questo caso, è avere un contratto scritto e sottoscritto dal cliente, una promessa di pagamento o un riconoscimento di debito: agevolerà molto il recupero della somma.
  4. Causa ordinaria al Tribunale
    Se non ci sono i requisiti per ottenere un decreto ingiuntivo (che è una procedura di per sé veloce), potrai avviare una causa ordinaria. In questo caso, a seconda del tipo di attività che hai svolto, il tuo avvocato ti suggerirà il modo che ritiene più utile per recuperare il tuo credito.
  5. Procedure alternative di risoluzione
    Accanto alle modalità c.d. tradizionali (rivolgendosi al Tribunale) esistono strumenti alternativi, alcuni dei quali sono stati introdotti dallo Stato per diminuire il carico giudiziale . Anche in questo caso, il tuo avvocato saprà consigliarti le modalità di recupero il tuo credito.

Attenzione a ciò che dici e scrivi

Un consiglio fondamentale: nel momento in cui il tuo cliente contesta il lavoro, rifiuta di pagare, diventa irreperibile, dichiara di non aver nessun debito nei tuoi confronti, ti suggerisco di contattare un professionista che ti possa consigliare le modalità di intervento preferibili.

Perchè? Molto spesso, ciò che si scrive nelle comunicazioni o ciò che si dice in questo ambito, riveste notevole rilevanza anche per il futuro. Puoi avere tutte le ragioni ma se decidi di accordare una dilazione di pagamento, uno sconto, se riconosci di aver fatto male il lavoro, se ammetti un ritardo nella consegna, saràdifficile poi, nell’ambito di un giudizio, risolvere la situazione e dire che non è così.

Photo by Pickawood on Unsplash

Pubblicità e sostenibilità ambientale 2021: il green marketing

La pubblicità verde, oltre a dover essere palese veritiera e corretta, deve comunicare trasparenza, responsabilità e consapevolezza. Quali rischi per l’agenzia di comunicazione che fa marketing ambientale? Quali sono i profili legali della promozione della sostenibilità di un’impresa?

Cosa vuol dire fare pubblicità sostenibile?

Il green marketing è una pratica commerciale che coinvolge la sostenibilità dei prodotti e dei servizi e che prevede l’ideazione di strategie di marketing e la realizzazione di campagne pubblicitarie tese ad attirare l’attenzione del consumatore sensibile alle questioni ambientali.

Il pubblicitario, il SMM, l’agenzia in generale o altro soggetto che si occupa di svolgere attività promozionale può essere incaricato di fare green advertising e quindi, ad esempio: evidenziare le caratteristiche verdi del prodotto, promuovere il brand come attento all’ambiente, ideare forme promozionali (eventi, contest, contenuti) che coinvolgono la sostenibilità ambientale.

Il ruolo dell’agenzia di comunicazione nel marketing verde

L’agenzia di comunicazione si impegna a fare marketing verde e a promuovere la sostenibilità ambientale di un’impresa attraverso un formale contratto in cui sono definiti alcuni elementi fondamentali e caratterizzanti il tipo di attività.

Se il lavoro è svolto da un social media manager questo può essere incaricato dall’agenzia di comunicazione che fa da tramite o direttamente dal cliente, in quest’ultimo caso con un contratto di servizi di social media management.

In generale, il contratto di servizi di comunicazione deve contenere:

Per quanto riguarda gli elementi fondamentali di un contratto di servizi di comunicazione, ti rinvio all'articolo principale che ho dedicato al tema: contratto per agenzia di comunicazione.

Il contratto di servizi di comunicazione ambientale deve poi includere alcune clausole che da una parte dipendono dalle modalità operative con cui l’azienda lavora, dall’altra dalle richieste del cliente e ancora dalla necessità di tutela preventiva della posizione delle parti.

E quindi, all’interno di un contratto di servizi di marketing ambientale deve essere inserita:

Ti suggerisco poi di prevedere, tra gli allegati, delle linee guida concordate tra le parti che riguardano proprio il tema del marketing verde, affinchè la comunicazione sia orientata in modo corretto e non rischi di violare regolamenti, direttive, normative, rapporti interni aziendali, contratti.

Può essere, ad esempio, una social media policy esterna che viene sottoposta direttamente dall’azienda sostenibile che ha già ben chiaro il proprio percorso, oppure un brief elaborato dall’agenzia di comunicazione durante il primo colloquio di impostazione di una strategia di comunicazione verde.

Come spesso dico ai miei clienti, il contratto non è poi l’unico elemento che deve essere adottato per la completa e serena gestione del rapporto con il cliente, sopratutto quando si tratta di un servizio specialistico: ci sono infatti altri documenti che possono costituire allegati e che sono fondamentali per la gestione trasparente del rapporto tra agenzia di comunicazione ambientale e azienda sostenibile.

    Nel frattempo vediamo alcuni spunti che ti possono orientare nelle attività di marketing sostenibile.

    Green labels, green claims e green washing

    La promozione alla vendita di prodotti svolta utilizzando elementi che coinvolgono la sostenibilità ambientale può essere perfettamente conforme alla normativa oppure violare i principi di pubblicità palese veritiera e corretta.

    Gli esempi di pubblicità verde:

    • Indicare nei prodotti che provengono da agricoltura biologica e allevamenti sostenibili: “100% naturale”, “senza antibiotici” o “biologico”;
    • Specificare che trattasi di prodotti realizzati nel rispetto degli animali con certificazioni come “Friend of the sea” o da green claims come “cruelty free”;
    • Porre l’attenzione sul ciclo di produzione e distribuzione del prodotto indicando che si tratta di prodotto ad “impatto zero” oppure specificare che la filiera produttiva usa “energia rinnovabile”;
    • Utilizzare nella campagna pubblicitaria digitale o cartacea colori che evocano l’ambiente, la natura, la sostenibilità e utilizzare gli stessi anche per il packaging;
    • Specificare che la confezione del prodotto è “100% riciclabile” e che non vengono utilizzati ulteriori imballaggi;
    • Perorare cause che coinvolgono la sostenibilità, fare donazioni ad associazioni, divenire sponsor di eventi legati a tali temi;
    • Organizzare meeting, eventi, attività che attirino l’attenzione del consumatore verde quali ad esempio proporre la raccolta della plastica;

    In questo senso, le aziende scelgono di dare maggiore attenzione all’ambiente anche con riguardo alla comunicazione pubblicitaria.

    Può accadere però che l’azienda, nell’ideazione della strategia di marketing, voglia mettere al centro il tema al solo scopo di attirare il consumatore attento all’ambiente senza che ciò sia veritiero. In questi casi si parla di green washing ossia di un complesso di attività che consistono nel proporsi come attenti all’ambiente e alla sostenibilità, ma solo di facciata.

    Può invece essere che l’azienda si rivolga ad un’agenzia di comunicazione dopo aver intrapreso un proprio percorso strutturalmente rivolto ad una maggiore sostenibilità, ambientale economica e sociale e che quindi il marketing sia il mezzo per comunicare all’esterno una scelta consapevole.

    Mi riferisco ad esempio alle aziende che decidono di diventare società benefit e che vogliono presentare in modo attrattivo per il consumatore la relazione annuale d’impatto per la sostenibilità.

    Il green marketing in Italia: le regole sulla pubblicità sostenibile

    Non esistono delle regole che disciplinano, nello specifico, la pubblicità sostenibile e la promozione dei prodotti verdi ma è fondamentale rispettare i principi della pubblicità nei confronti dei consumatori e le regole della concorrenza leale nei confronti delle altre aziende.

    Inoltre, ci sono alcune normative che devono essere tenute in considerazione:

    • Normative di settore sulle etichette per quando si costruisce il packaging di un prodotto, la confezione, l’iter di produzione;
    • Normative sulla comunicazione commerciale e quindi sull’ideazione di claim ambientali, per quando si promuove la vendita del prodotto come verde;
    • Normative che definiscono le pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori per quando, ad esempio, l’azienda si dichiara attenta all’impatto ambientale oppure con una filiera sostenibile quando invece non lo è;

    In Italia, l’articolo 12 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria pone specifica attenzione alla tutela dell’ambiente prevedendo che “la comunicazione commerciale che dichiari o evochi benefici di carattere ambientale o ecologico deve basarsi su dati veritieri, pertinenti e scientificamente verificabili” e che la stessa debba consentire “di comprendere chiaramente a quale aspetto del prodotto o dell’attività pubblicizzata i benefici vantati si riferiscono“.

    Esempi relativi a spot pubblicitari sulla sostenibilità ve ne sono molti ed altrettante pronunce afferenti alla comunicazione verde e dunque al green marketing: diventa quindi importante rispettare le regole per evitare sanzioni che possono tradursi anche in minore fiducia da parte del consumatore e quindi diminuzione della credibilità per l’azienda ed il brand.

    Vediamo quindi alcune regole a cui ispirarsi nel momento in cui si vuol promuovere la vendita di un prodotto.

    Linee guida per chi fa pubblicità

    Parlando a professionisti creativi, ad agenzie di comunicazione, a copywriter è bene focalizzarsi sui risvolti verdi della pubblicità sostenibile affinché la strategia di marketing, la redazione di contenuti, la realizzazione di packaging e dunque, in generale, i riferimenti alla sostenibilità, siano veritieri e non ingannevoli.

    Ecco quindi alcune buone prassi e regole da rispettare per il professionista creativo chiamato a fare green advertising:

    • Informarsi bene sull’impresa, studiare le caratteristiche del prodotto, la filiera, le componenti, l’imballaggio, le materie prime, l’iter di realizzazione del prodotto finito, le modalità di distribuzione e vendita;
    • Studiare in modo approfondito il mondo della sostenibilità e l’attenzione per l’ambiente così da suggerire alternative attente all’ambiente ed essere in grado di veicolare con maggiore precisione le caratteristiche da valorizzare agli occhi del consumatore verde;
    • Parlare in generale di sostenibilità ambientale non come effetto suggestivo o meramente attrattivo ma quando l’azienda e/o il prodotto abbiano effettivamente queste caratteristiche: i messaggi ecologici delle campagne pubblicitarie non devono essere formule di stile ma attività volte ad informare il consumatore di elementi rilevanti e verificabili;
    • Ideare specifici claim ambientali ed etichette verdi che siano chiari, specifici, basati su dati veritieri e scientificamente verificabili;
    • Creare imballaggi, confezioni, packaging, che non siano verdi per sé stessi ma che veicolino informazioni corrette, non ingannevoli, che diano contezza delle reali caratteristiche del prodotto;
    • Considerare le conseguenze negative (o neutre) per l’azienda che abbia alcuni elementi in contrasto ai fondamenti della sostenibilità ambientale, non per celarle al consumatore o mostrarle in modo distorto bensì per individuare eventuali profili migliorativi dei prodotti, della filiera, dell’azienda in generale;

    Sempre con riguardo alla comunicazione verde ti segnalo il “Made Green in Italy“: trattasi di uno schema nazionale volontario per la valutazione e la promozione dell’impronta ambientale dei prodotti istituito con legge n. 221/2015. Vengono indicate le modalità di uso del logo “Made Green in Italy” per l’azienda che aderisce allo schema proposto: trattasi di un modo per dimostrare l’impegno nella sostenibilità ambientale, aumentare la credibilità e attendibilità in un mercato sempre più attento all’impatto ambientale (sia da parte delle buyer personas, sia con riferimento ai competitor, sia in merito agli interventi normativi nazionali o europei sul tema).

    Un’analisi più approfondita è destinata a fornire chiarimenti con riguardo alla normativa di settore per il prodotto o servizio che si vuole promuovere, a rendere specifiche informazioni materia di imballaggio, certificazioni verdi, uso di loghi o partecipazione di eventi in questo settore.

    Photo by kiki Wang on Unsplash

    La privacy nel marketing: inbound, funnel e GDPR

    Qualsiasi attività di marketing ha come elemento fondamentale la raccolta, l’analisi, l’integrazione, la conservazione, il trattamento dei dati personali.

    Dopo aver stabilito una strategia di marketing e prima di acquisire i contatti, è di fondamentale importanza la privacy degli utenti. Se la Lead Generation e dunque l’acquisizione di dati personali di prospect viene compiuta in modo non conforme alla normativa, l’attività costituisce un trattamento illecito di dati personali, con conseguenze penali e civili nonchè sanzioni.

    I dati personali nei CRM

    I dati personali destinati a confluire nei CRM dell’azienda possono essere di vario tipo. Si parla di qualsiasi informazione relativa ad una persona fisica, identifica o identificabile: e quindi, non solo il nome e cognome, ma anche un indirizzo e-mail che contenga tali riferimenti, dati relativi all’ubicazione, identificativo online, elementi che riguardano l’identità fisica, culturale, sociale.

    I dati personali possono essere registrati nei database dell’azienda attraverso varie modalità. Ciascuna tipologia può determinare un flusso di dati differente e quindi l’utente dovrà essere adeguatamente informato. Ad esempio:

    • Registrazione al servizio di newsletter;
    • Acquisizione tramite social network (Like alla pagina Facebook, Segui nel profilo Instagram, Follow su Twitter);
    • Partecipazione a contest, concorsi, giochi organizzati attraverso i social o nel sito web o attraverso fidelity card;
    • Acquisizione telefonica del dato personale o acquisizione tramite fiere, manifestazioni o altre modalità c.d. tradizionali;
    • Comunicazione da terzi (vendita di database clienti, cessioni di ramo d’azienda);
    • Organizzazione di landing pages o utilizzo di altri tool e strumenti di lead generation;
    • Organizzazione di campagne pubblicitarie e sponsorizzazioni;
    • Acquisizione di contatti tramite offerta di contenuti di valore (ebook, podcast, presentazioni, corsi gratuiti);
    • Commenti e recensioni in social e sito web;
    • Ricevimento diretto di richieste di informazioni e di contatto tramite sito web o social;
    • Ideazione e realizzazione di esperienze utente per acquisire informazioni specifiche relative al comportamento (inbound marketing, cookies di profilazione, marketing esperienziale).

    Sebbene sempre di marketing si parli, ciascuna delle modalità sopra indicate si presta a trattare (acquisire, conservare, comunicare, diffondere, gestire) il dato personale in modo differente anche in ragione degli obiettivi: vendere immediatamente il prodotto, studiare il comportamento del lead, creare dei profili utente, costruire relazioni a lungo termine, erogare contenuti ottimizzati, ideare campagne di marketing interessanti, attirare l’attenzione, attrarre , convertire i prospect in clienti. É quindi doveroso analizzare il flusso di dati per poi implementare le misure adeguate. Vediamo come.

    La Marketing Automation e il trattamento dei dati personali

    Il marketing può essere diretto, attraverso, ad esempio, la spedizione di comunicazioni mirate all’utente, oppure indiretto, mediante, ad esempio l’uso di Facebook Insight.

    I dati per realizzare una strategia di marketing possono essere acquisiti autonomamente o anche, ad esempio, attraverso un’altra azienda: è di fondamentale importanza, che il dato sia stato acquisito nel rispetto della normativa (finalità di marketing di terzi). In questo caso, l’azienda che riceve i dati personali dovrà fornire alcune informazioni agli utenti acquisiti: si parla in tali casi di Informativa ai sensi dell’art 14 GDPR.

    L’azienda può impostare una strategia di marketing anche rivolgendosi ad un’agenzia specializzata in marketing automation, lead generation, SEO, inboud marketing, il cui core business sia quindi quello di attirare i clienti realmente interessati al prodotto o servizio offerto. In questi casi, la digital agency dovrà essere nominata responsabile del trattamento ex art 28 GDPR in quanto tratta dati personali degli utenti (prospect) per conto dell’azienda (titolare del trattamento).

    Collegato al tema privacy nel marketing c’è anche la profilazione degli utenti. Le due attività non possono essere gestite allo stesso modo con riguardo al Regolamento generale sulla protezione dei dati n. 2016/679 (GDPR). Nei casi in cui la finalità del trattamento non sia unicamente quella di svolgere attività di marketing, ma anche la profilazione degli utenti, è infatti necessario uno specifico ulteriore consenso: fare marketing è diverso da trattare i dati personali in modo automatizzato per valutare determinati aspetti relativi alla persona fisica (analizzare e prevedere aspetti riguardo la situazione professionale, economica, preferenze personali, comportamenti).

    Per fare marketing serve il consenso

    Le caratteristiche del consenso

    La regola fondamentale è che i dati personali possono essere trattati per finalità di marketing solo con il consenso dell’utente. L’interessato (utente) deve avere la facoltà di manifestare la propria volontà in modo libero, informato, inequivocabile. Il titolare (l’azienda) ha quindi l’onere di informare l’utente in modo completo circa le modalità di trattamento, le finalità, il periodo di conservazione dei dati, l’esercizio dei diritti.

    Il consenso può essere revocato

    Il consenso per l’attività di marketing non è per sempre: all’utente deve essere data la possibilità di revocare il consenso precedentemente prestato attraverso l’esercizio del diritto di revoca del consenso. L’azienda ha quindi l’onere di prevedere delle modalità che consentono di intervenire sul CRM, cancellare il record relativo all’utente, disiscrivere il soggetto dal servizio di newsletter, aggiornare le preferenze nei vari tools utilizzati per creare profili utente.

    La check-list per la privacy compliance nel digital marketing: 10 punti

    Per realizzare una strategia di marketing è quindi di fondamentale importanza porre attenzione al trattamento dei dati personali.

    Puoi partire da questo questionario per compiere una prima analisi relativa al trattamento dei dati personali nelle attività di marketing che hai scelto di adottare:

    1. Quali categorie di dati vengono utilizzati dal reparto marketing?
    2. Quali sono le principali attività di marketing che svolge l’azienda?
    3. Dove vengono conservati i dati personali acquisiti?
    4. Il CRM da quali fonti acquisisce i dati personali?
    5. Per quanto tempo vengono conservati i dati personali?
    6. L’utente può richiedere la modifica dei dati personali?
    7. È prevista la possibilità di cancellare i dati personali?
    8. Come viene contattato l’utente? Quali risposte dà l’utente?
    9. È mai accaduto che l’utente si opponesse all’attività adducendo di non essere iscritto al servizio, di non aver mai dato il consenso, di aver richiesto la cancellazione dei dati o altro di questo tipo?
    10. L’azienda si avvale di aziende o agenzie esterne per ottenere contatti?

    Le risposte al questionario dovrebbero poi essere analizzate per verificare il rispetto del Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali. Attraverso questa attività sarà poi possibile implementare la strategia di marketing in modo conforme a GDPR, adottare i correttivi necessari e scegliere le modalità adeguate per continuare a svolgere attività di acquisizione di lead, senza ritrovarsi con database inutili.

    La check list non ha alcuna pretesa di esaustività ma costruisce un esempio che può rivelarsi uno strumento utile come punto di partenza per l’analisi del flusso di dati nelle attività di marketing.

    Puoi però farmi conoscere i risultati così da poterne discutere insieme

    Sbagliare strategia di marketing: dati personali inutili

    Ci sono svariate attività che potrebbero causare problematiche sia con riguardo ai dati personali sia in merito alla strategia di marketing. Ad esempio:

    • Conservare dei lead non acquisiti in modo conforme a GDPR;
    • Continuare ad alimentare un database non legittimamente utilizzabile;
    • Impostare complessive e costose strategie di marketing sulla base di dati personali ricevuti da altre aziende le quali tuttavia non hanno acquisito i dati in modo corretto;
    • Contattare o svolgere attività di direct marketing nei confronti di utenti che hanno compiuto opt out, che non hanno mia prestato il consenso o che sono iscritti nel registro delle opposizioni;
    • Conservare dati personali per svariate diverse finalità senza aver ottenuto il consenso dell’utente;
    • Gestire dati personali in modo non sicuro oppure non adottare misure di sicurezza adeguate per evitare perdite di dati personali:,
    • Non annotare e/o archiviare gli elementi che consentono di dimostrare di aver acquisito correttamente il dato personale e di aver ottenuto il consenso;
    • Non individuare correttamente i soggetti che si occupano di acquisire e trattare dati personali per finalità promozionali;
    • Non formare i dipendenti circa la corretta modalità di acquisizione dei contatti;

    Questi ed altri comportamenti possono causare l’inutilizzabilità di dati personali e quindi l’impossibilità di dare concretezza ad una strategia di marketing; inoltre, espongono l’azienda a responsabilità di vario tipo, in ragione al tipo di comportamento e alla violazione posti in essere.

    È quindi importante, analizzare i flussi di dati personali (puoi iniziare con la check list), evitare di adottare i comportamenti errati sopra indicati, implementare procedure conformi alla normativa, impostare strategie adeguate a GDPR, assumere iniziative nel rispetto del Codice Privacy e delle specifiche regole in materia privacy che riguardano l’attività di marketing.

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    Contratto per social media manager: cosa ti impegni a fare? [con esempi]

    Come fare un contratto per social media manager per la gestione della presenza online di un’azienda

    Cosa ti impegni a fare come social media manager?

    Il contratto per social media manager ha ad oggetto i servizi di social media marketing per un determinato cliente. Si tratta di attività che, seppur diverse, consistono nell’ideazione e nella realizzazione di una strategia di marketing avente uno o più obiettivi (indicati dall’azienda, riportati nel documento o da definirsi concordemente tra le parti) che riguardano la promozione dei prodotti o servizi per conto di un cliente.

    È fondamentale che, all’interno del contratto, ci siano questi elementi:

    • l’oggetto: l’attività che il SMM si impegna a fare;
    • le part: il SMM – anche nella forma di Srl – ed il cliente – che può essere un professionista, una ditta individuale o a sua volta una Srl ad esempio;
    • la funzione: la causa, lo scopo del contratto;

    Quali sono gli obblighi del cliente?

    È importante indicare in modo specifico le attività che il tuo cliente si impegna a:

    • pagare il prezzo del servizio: può essere un canone mensile, una somma iniziale e poi un pagamento dilazionato, può essere 30% subito e 70% alla fine. Servono delle valutazioni a monte;
    • pagare il prezzo entro determinati termini pena la risoluzione del contratto o la sospensione della tua prestazione. Queste cose però devi specificarle all’interno del contratto;
    • consegnare il materiale che deve metterti a disposizione: se non ti invia le foto per fare le grafiche o i testi su cui fare i copy, rimani bloccato, non puoi lavorare e non puoi incassare;
    • collaborare attivamente rispondendo alle comunicazioni, magari con nomina di un referente;
    • nominarti amministratore della pagina Facebook o comunque compiere le attività anche logistiche necessarie per permetterti di svolgere l’attività in modo sereno (consegna delle credenziali nel rispetto della sicurezza);
    • comunicarti entro un termine stabilito il ripensamento per l’anno successivo di mid che tu abbia il tempo di trovare un altro cliente.

    Altre cose importanti da valutare bene

    Altre questioni possono caratterizzare nello specifico l’attività di gestione della presenza online e che quindi dovranno essere considerate al momento della redazione di un accordo. Nel contratto per social media manager assicurati di prendere in esame:

    • Obiettivo 100 k. Il social media manager si impegna a fare cosa? Elaborare una strategia di marketing, redigere un calendario editoriale, individuare degli obiettivi, identificare le buyer personas. O anche, un risultato in termini di acquisizione di clienti, maggior ingaggio di quelli attuali?
    • Materiali da caricare sui social. I materiali saranno integralmente ricercati e/o elaborati dal social media manager oppure forniti dal cliente? Ci sono dei termini, dei limiti, dei requisiti?
    • Subappalto di servizi SMM o cessione del contratto. Il SMM si avvale di collaboratori esterni oppure vuole poter cedere ad altro collega l’intero contratto?
    • Credenziali di accesso e apertura delle pagine social. Se le pagine social le apre il SMM e poi comunica le credenziali al cliente è bene specificare alcuni impegni sul punto: sicurezza, conservazione, aggiornamento, diffusione o perdita di dati.

    Clausole a tutela del contratto di SMM

    Nel contratto per social media manager c’è poi la possibilità di inserire delle clausole a tutela e protezione dell’attività del SMM. Si tratta di tutele importanti per tutti i casi nei quali il rapporto con il cliente non funzioni bene. E quindi, ad esempio:

    • Diritto di recesso. Il SMM vuole avere la possibilità di sciogliersi da contratto prevedendo già termini e condizioni?
    • Esonero da responsabilità. Ci sono delle situazioni in cui è bene indicare specificatamente che l’attività compiuta dal SMM non può determinare una responsabilità in capo a quest’ultimo, ma che sarà invece il cliente a rispondere.
    • Obbligazioni accessorie. Distinguere tra obbligazioni c.d. accessorie e obbligazione c.d. principale è importante. Ad esempio se non viene eseguita a regola d’arte un’obbligazione accessoria il cliente comunque non potrà sciogliere il contratto adducendo un inadempimento.
    • Cliente non collaborativo. Ci sono casi in cui il cliente è meglio perderlo che trovarlo? Se c’è esperienza sul campo, potrebbe essere opportuno tradurre tali casi in legalese.

    Se invece il contratto per social media manager viene sottoposto direttamente dall’azienda cliente, sarà necessario fare attenzione ad alcune condizioni, come ad esempio: clausole vessatorie, esatta individuazione delle attività che il SMM si impegna a svolgere, identificazione corretta del materiale che viene consegnato, termini di prestazione dei servizi e così via.

    Perché chi lavora online come SMM deve avere un contratto?

    Chi lavora nel digitale spesso non vede praticamente mai il cliente. In questi casi ci si ingegna nei modi più svariati per ottenere l’approvazione dell’incarico: è tuttavia importante sapere in quali termini e a quali condizioni le parti hanno deciso di collaborare.

    Infatti è meglio avere un unico documento scritto ed evitare invece le conferme telefoniche oppure un fitto scambio di e-mail che rende obiettivamente difficoltosa l’individuazione e la ricostruzione dei termini contrattuali.

    Atre modalità sono ad esempio: (a) il preventivo firmato, (b) la sottoscrizione di contratti stampati, firmati, scansiti e rimandati, (c) l’uso di firma digitale di titolarità del cliente, (d) l’uso di tool che consentono al SMM di invitare il cliente a sottoscrivere mediante OTP virtuale.

    Pro e contro del contratto concluso tramite e-mail. Quali sono? Ti rinvio direttamente all'articolo se vuoi approfondire: "Accordo per e-mail: ha validità legale?"

    Gli altri servizi del social media manager: cos’altro fai?

    Spesso il social media manager può ritrovarsi a svolgere anche servizi ulteriori, oppure può ottenere un incarico complessivo e scegliere di esternalizzare, in tutto o in parte, le attività (se ammesso o non escluso dall’accordo). E quindi:

    • Copywriter. Ti occupi anche della scrittura di testi per il web ed in generale, di tutti i contenuti pubblicitari, informativi del Cliente?
    Proprio durante la scrittura dell'articolo dedicato al contratto per copywriter avevo in lettura "La parola immaginata" di A. Testa. Ti rimando lì per ogni spunto sul contenuto che potrebbe avere l'accordo: "Lavorare come copywriter freelance: il contratto"
    • SEO Specialist. Altra questione è ottimizzare i contenuti per i motori di ricerca. Puoi essere considerato inadempiente (ossia il cliente non ti paga) se non fai comparire l’azienda al primo posto su Google o se l’azienda per qualche ragione scivola in seconda pagina?
    Le cose davvero importanti che un Seo Specialist dovrebbe annotarsi te le riporto nell'articolo dedicato all'argomento: "Come diventare SEO specialist? Parti dal contratto!"
    • Fare siti web. Ecco, magari lo sviluppo di codice sorgente non è proprio la tua competenza principale, ma oramai un’infarinatura di base di WordPress tutti l’abbiamo. E magari il Cliente desidera proprio un sito molto semplice oppure accetta che tu ti possa avvalere di collaborazioni esterne per sviluppare il portale.
    Come integrare quindi il contratto di SMM considerando questa ulteriore attività di realizzazione del sito web? Ho inserito alcune spunti nell'articolo dedicato a cui ti rinvio, sopratutto con riguardo ad alcune situazioni evitabili. "Fare siti web: 3 cose da inserire nel contratto".
    • Videomaker e fotografo. Pur non essendo professionisti del settore, anche nell’ambito della gestione delle pagine social, può venirti richiesta l’esecuzione di alcuni scatti o la realizzazione di alcuni reels, magari aventi ad oggetto il prodotto di cui devi promuovere la vendita.
    Ecco, anche con riguardo all'esecuzione di piccoli clip video (magari anche con l'audio o con le dichiarazioni del cliente) oppure scatti fotografici dei prodotti (magari anche attraverso la partecipazione di qualcuno che faccia da soggetto per promuovere il prodotto), può essere utile integrare il contratto di SMM con alcune specifiche: "Vuoi diventare un videomaker professionista? Parti dal contratto!"

    Come avrai intuito, scrivere un contratto non è cosa da poco e sopratutto presuppone una specifica analisi dell’attività, del servizio, delle modalità di erogazione, dei termini e deve essere adattato alle tue esigenze. Ti sconsiglio quindi di utilizzare modelli online.

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    5+ metodi per proteggere gli spot pubblicitari

    Esistono diversi strumenti per proteggere gli spot pubblicitari. In quest’ottica infatti le idee di comunicazione possono essere tutelate rispetto:

    • alle agenzie competitors
    • ai clienti per i progetti creativi esclusi
    • ai prospect che non confermano in lavoro
    • a collaboratori esterni

    Vediamo quindi, in sintesi, quali sono i 5 metodi per proteggere gli spot pubblicitari:

    Registrazione dello slogan come marchio d’impresa denominativo (1)

    Le normative italiana ed europea sui marchi d’impresa individuano i requisiti che deve avere un segno affinché possa essere registrato e tutelato.

    Nello specifico i requisiti perchè uno slogan possa essere registrato come marchio d’impresa sono:

    • Venire percepito dal pubblico come distintivo della provenienza imprenditoriale del prodotto rispetto al messaggio;
    • Non avere solo funzione promozionale;
    • Non essere composto da parole di uso comune o avere carattere descrittivo;
    • Non essere volto unicamente a descrivere il prodotto;
    • Stimolare il ragionamento del consumatore che lo memorizza come marchio e non lo coglie unicamente come significato promozionale.

    Un esempio per tutti è lo slogan Just do it, registrato presso l’EUIPO (Ufficio Europeo per la protezione della proprietà intellettuale).

    Nel primo video pubblicitario in cui viene mostrato lo slogan c’è un uomo di ottant’anni, Walt Stack che corre a petto nudo sul Golden Gate di San Francisco, salutando gli automobilisti.

    In sottofondo dice: «Corro per diciassette miglia al giorno, ogni mattina. La gente mi chiede come faccio a non battere i denti, d’inverno. Li lascio nell’armadietto»

    Tutela dell’idea dello spot pubblicitario attraverso deposito (2)

    L’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria consente di proteggere una futura campagna di comunicazione attraverso la diffusione anticipata di un singolo messaggio.

    L’interessato (l’agenzia di comunicazione o l’azienda stessa) per ottenere protezione deposita gli elementi essenziali della creazione con la descrizione testuale, ma anche visiva, dell’idea. L’esposizione deve essere sommaria.

    Come si articola il sistema di protezione:

    • Consente di ottenere il diritto di priorità della creatività di un messaggio di una futura campagna di comunicazione per un periodo di 12 mesi dalla data del deposito;
    • È rinnovabile una volta per un ulteriore periodo di 12 mesi;
    • La creatività da proteggere deve riguardare un solo messaggio, indicando, a scelta, il nome del prodotto, del servizio, dell’azienda, dell’agenzia o del consulente.

    La procedura viene compiuta online attraverso il deposito e il pagamento di una certa somma (commisurata eventualmente ad un numero di spot pubblicitari).

    Un esempio che utilizzo spesso nell’ambito degli incontri di formazione è la pubblicità realizzata per il pesto alla genovese Barilla la cui cartellonistica è stata affissa negli spazi delle linee di Cadorna e Moscova a Milano con slogan quali “Fate Pesto” o “Ci vediamo pesto” depositati preventivamente presso lo IAP.

    Deposito dei progetti creativi presso IAP (3)

    L’interessato (agenzia di comunicazione o azienda) che vuole proteggere un progetto creativo prima di esporlo, individualmente al prospect o al già cliente, collettivamente nell’ambito di una gara, o anche, in generale, pubblicamente, ha la possibilità di eseguire un deposito cartaceo o digitale. Le modalità di deposito sono volte ad assicurare la segretezza del contenuto (busta chiusa se cartaceo o attraverso sistema SecureFile se digitale).

    La durata del deposito è tre anni. Al momento deposito viene allegato un certificato sottoscritto dal funzionario IAP che riporta la data ed il numero progressivo del deposito.

    In questo caso, ovviamente, la tutela è segreta e quindi non vi è un database pubblico consultabile.

    Tutela della pubblicità come opera creativa (4)

    Lo slogan, se dotato di originalità e creatività, è un’opera creativa protetta dalla legge sul diritto d’autore. L’art 1 di tale normativa tutela le opere dell’ingegno a carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro, alla cinematografia, qualunque ne sia il modo e la forma di espressione.

    Le creazioni pubblicitarie sono tutelabili quali opere dell’ingegno laddove, in generale, posseggano i requisiti di creatività, originalità e compiutezza espressiva.

    Nello specifico, i requisiti di cui deve essere dotato uno spot pubblicitario per accedere alla tutela ai sensi del diritto d’autore sono:

    • Forma espressiva non elementare;
    • Rappresentazione, con bastevole organicità, di idee e sentimenti ;
    • Capacità di veicolare un messaggio facilmente riconoscibile;
    • Capacità di comunicare in modo immediatamente comprensibile;
    • Idoneità a catturare l’attenzione del consumatore e a rafforzare o modificare le sue opinioni;
    • Non utilizzo del nome del prodotto pubblicizzato o del suo produttore.
    Per approfondire il diritto d'autore in ambito pubblicitario e vedere alcuni esempi, ti rinvio all'articolo dedicato > Spot pubblicitario, campagna adv e diritto d’autore <

    Altri strumenti per proteggere gli spot pubblicitari (5)

    Ci sono altri strumenti che consentono una protezione frammentata degli spot pubblicitari. Ad esempio:

    • la tutela delle opere grafiche ideate, mediante deposito presso SIAE o attraverso altre forme di protezione;
    • la protezione delle tonalità e delle combinazioni cromatiche con il deposito della domanda di registrazione del marchio di colore;
    Se vuoi approfondire nello specifico l'argomento del marchio di colore, ti rinvio all'articolo dedicato > Per il logo, che colore facciamo? <
    • la protezione degli hashtag # utilizzati nelle pubblicità sui social con il deposito della domanda di registrazione del marchio d’impresa denominativo;
    • tutela di etichette, confezioni e packaging dei prodotti attraverso il deposito della domanda di registrazione del prodotto come disegno ai sensi del codice di proprietà industriale;
    • tutela di cartelloni pubblicitari, avvisi, inserti ed in generale materiale destinato alla stampa per finalità promozionali e pubblicitarie attraverso il deposito della domanda di registrazione del prodotto come disegno ai sensi del codice di proprietà industriale.

    La scelta in merito a quali strumenti di protezione utilizzare deve essere eseguita considerando una pluralità di elementi. In via generale, la decisione deve prendere in considerazione:

    • il tipo di prodotto o servizio e la classe merceologica di appartenenza,
    • le forme espressive che si vogliono utilizzare nell’ambito della promozione,
    • le modalità organizzative della campagna di comunicazione,
    • l’iter di ideazione, progettazione e realizzazione dello spot,
    • la presenza di elementi innovativi, nuovi, creativi, originali,
    • gli strumenti cartacei e digitali di cui si intende fruire,
    • gli obiettivi della campagna promozionale (promuovere la visibilità dell’azienda, provvedere alla vendita in quantità del prodotto, arricchire la notorietà del brand).

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    Coworking per freelance e imprenditori: le regole base

    Quali sono le regole principali dei coworking? Parliamo della locazione di uffici condivisi e dei contratti da sottoscrivere

    Il coworking: cos’è e cosa non è

    1) Il servizio di condivisione di spazi di lavoro

    Il coworking è uno stile di lavoro fondato sulla condivisione di spazi. Prevede la locazione di una postazione (sedia e scrivania) in luogo di un intero ufficio ed è orientato alla creazione di network tra persone che ivi svolgono la loro attività.

    Chi sceglie il coworking è di norma un lavoratore autonomo (esistono coworking per creativi e freelance ad esempio) ma può essere anche un dipendente in smart working oppure un’azienda che opta per uno spazio condiviso per policy interna.

    Se sei un freelance che va nel coworking tipicamente lavorando online, ti suggerisco di leggere un articolo dedicato proprio a chi svolge dei servizi impostati in questo modo. Puoi trovarlo qui.
    Se invece vorresti tanto iniziare a frequentare un coworking, perchè lavori in smart ma non sai bene quali sono le possibilità e le richieste che puoi fare al tuo datore di lavoro, puoi iniziare da questo articolo che ho dedicato proprio all'accordo di smart working.

    2) Il coworking non è una locazione

    Il coworking, non è una fattispecie giuridica ma è una modalità di concepire l’attività lavorativa fondata sulla condivisone. Il nostro ordinamento non regolamenta espressamente il contratto di coworking, ma esiste la possibilità di creare dei contratti c.d. atipici in cui le parti scelgono come regolare i rapporti.

    Come sai una delle mie attività principali è la redazione di contratti e in generale generale la gestione legale dei rapporti commerciali. Se vuoi farti un'idea più specifica di cosa intendo puoi farti un'idea della documentazione contrattuale, approfondire gli aspetti contrattuali di base oppure vedere i servizi di consulenza legale per aziende ed agenzie.

    La locazione commerciale invece è un contratto avente ad oggetto un immobile o una porzione di esso per finalità commerciali ed è regolato direttamente dalla legge (con possibilità delle parti di stabilire alcuni elementi); deve essere scritto.

    Mi occupo chiaramente anche di contrattualistica tipica e mi riferisco ai contratti di appalto, di vendita o di locazione appunto. In questo sito però non troverai articoli su questi temi generali perchè preferisco darti delle informazioni specifiche sulle singole attività (usa la lente inserendo una parola del mondo del marketing).

    3) Lo spazio di coworking non è un condominio

    Il coworking offre svariate possibilità di condivisione di spazi (sala meeting, sala mensa, riunioni, uffici singoli), oltre che molti servizi accessori (reception, sede legale, segreteria, servizi amministrativi), in godimento. Non si creano però dei diritti reali.

    Il condominio invece, si ha quando accanto alla proprietà esclusiva vi sono alcune parti comuni (area di parcheggio, muri maestri, rete idrica..).

    Perchè scegliere il coworking?

    Fatevi una lista di PRO (perchè dovrei scegliere di lavorare presso un coworking e perchè dovrei optare per quella struttura piuttosto che un’altra?) e dei CONTRO (perchè non continuare a lavorare a casa o presso un ufficio in locazione, perchè investire del denaro invece di risparmiare nell’ottica di compiere un investimento più importante?).

    A mio avviso, potrebbero essere considerati i seguenti punti.

    1) Fare network nei coworking: i contratti di collaborazione

    Frequentare un luogo di lavoro abitualmente occupato da persone che hanno professionalità differenti rispetto alle nostre ci consente di avere un’opportunità in più per ampliare la nostra clientela.

    Da avvocato, ti posso dire che questi rapporti possono convertirsi ad esempio in collaborazioni, anche continuative. Va da sé che è bene regolamentare sin da subito, anche con semplici accordi di collaborazione di base o linee guida.

    2) Acquisire competenze: la formazione legale negli spazi condivisi

      Molti coworking organizzano percorsi di formazione e consentono al lavoratore di acquisire maggiori competenze attraverso corsi o incontri.

      Mi sono ritrovata svariate volte a svolgere attività di formazione in location simili e quindi se vuoi mettermi in contatto con il coworking che frequenti o se sei il titolare di un coworking, puoi farti un’idea partendo da qui.

      3) Sviluppare relazioni di valore: il beneficio comune nei coworking

      Oltre al network avente finalità meramente professionale, è inevitabile che trascorrere del tempo con persone consente di creare delle relazioni che possono offrire qualcosa di sicuramente positivo.

      Da avvocato, penso ad esempio al tema benefit e alle attività non rivolte unicamente al profitto ma gestite per una finalità di beneficio comune.

      Cosa controllare prima di firmare il contratto di servizio di spazi condivisi?

      Dipende dal tipo di coworking. Ma in generale, ti suggerisco di prestare attenzione a:

      1) Come recedere da un contratto di coworking

      I contratti di durata (come ad esempio la locazione), tipicamente consentono la possibilità di recedere dal contratto ossia di chiudere l’accordo prima della scadenza naturale o del rinnovo.

      É bene quindi controllare:

      • Qual è il termine entro cui devi dare preavviso per esercitare il recesso?
      • Il contratto si rinnova in modo automatico salvo disdetta?
      • Ci sono degli adempimenti da svolgere per comunicare il recesso?
      Ho parlato in modo abbastanza approfondito di recesso, che è un termine giuridico ma che ho spiega a livello concreto, con esempi. Puoi leggerlo qui.

      2) I servizi accessori negli spazi di lavoro condivisi

      Fondamentale sapere qual è l’oggetto della prestazione ossia cosa ricevi, oltre alla fruizione della postazione, in cambio del canone mensile (o settimanale).

      E quindi:

      • Quali servizi accessori sono previsti?
      • Se i servizi accessori vengono meno (ad esempio, la sala relax diventa inaccessibile per due mesi oppure il numero di persone incrementa in misura tale da impedirti di fatto di usare la cucina), cosa prevede il contratto?
      Se stai leggendo questo articolo come titolare di un coworking, puoi approfondire il tema dei "servizi accessori" o dei "servizi aggiuntivi" anche tramite un articolo che ho dedicato. Eccolo qui.

      3) La protezione della rete wifi nei coworking

      È opportuno informarsi se esistono delle modalità che assicurano la protezione da ingressi non autorizzati, la distinzione tra rete guest e rete ordinaria, la responsabilità e gestione di malware attraverso i canali internet..

      E quindi:

      • C’è un modulo di consegna delle credenziali di accesso?
      • Come vengono gestiti gli esterni?
      • C’è una policy o regolamento dei sistemi?

      4) Il pagamento del canone di una postazione in coworking

      È importante prestare attenzione alle modalità e ai termini di pagamento, nonchè agli effetti del mancato pagamento entro i termini indicati nell’accordo.

      E quindi:

      • Cosa è previsto in caso di ritardo nel pagamento?
      • Cosa è previsto in caso di prenotazione della sala riunioni oltre il monte ore stabilito?
      • Come vengono gestite le scoutistiche?

      5) Il trattamento dei dati personali nei coworking

      Non è immediato che a seguito dell’iscrizione al coworking o comunque della sottoscrizione dell’accordo, le persone siano automaticamente iscritte alle newsletter degli uffici, ricevano comunicazioni relative agli eventi interni e/o esterni e pubblicità di altro tipo. Attenzione quindi alle modalità con cui vengono trattati i propri dati personali.

      E quindi:

      • Hai ricevuto (o consegnato) un’informativa corretta?
      • Dove vengono salvati i dati personali dei coworker?
      • Qual è la finalità per la quale vengono conservati i dati?

      Se sei dalla parte del coworking, sicuramente hai a cuore questo tema. L’ho approfondito in modo verticale su alcuni articoli partendo dal trattamento dati dei coworker, ai ruoli privacy nel coworking e affrontando la violazione della sicurezza dati e data breach negli spazi condivisi.

      Ovviamente, se hai bisogno di consulenza legale per i rapporti di lavoro negli spazi condivisi, puoi scrivermi in via diretta.

      I coworking per agenzie di comunicazione

      Ovviamente, il coworking non è solo per lavoratori autonomi.

      Un’agenzia di comunicazione può essa stessa sviluppare un progetto di coworking, mettendo a disposizione degli uffici, organizzando gli spazi e offrendo al potenziale cliente un complesso di servizi che possono rivelarsi molto utili.

      Come evidenziato assume quindi notevole rilevanza l’organizzazione delle aree, la gestione degli accessi, l’identificazione dei fruitori della struttura e la conclusione di accordi che consentano lo sviluppo dell’attività, ma che tengano a che conto dei profili di tutela per entrambi i contraenti.

      Supporto legale per chi usa o crea un coworking

      Puoi quindi aver intuito alcune delle questioni di maggiore importanza quando si inizia a valutare gli aspetti contrattuali e legali di un sistema di questo tipo.

      E quindi:

      • se stai valutando di fruire di un servizio di coworking ma non hai ancora firmato il contratto
      • se sei in team con altre persone e vorresti, magari partecipando a qualche bando, allestire uno spazio di coworking
      • se sei un’agenzia di comunicazione e vorresti sviluppare un ramo della tua azienda orientato a queste attività

      Legal for Creativity, come sai, supporta i business in fase di avvio occupandosi della gestione contrattuale, sin dall’origine, partendo dalla pianificazione, all’organizzazione, agli aspetti contabili, amministrativi, fiscali e chiaramente legali, anche grazie al supporto dei dottori commercialisti parte del team.

      real time marketing è legale

      Il real time marketing è legale?

      È lecito usare il prodotto di un competitor per realizzare un post per Instagram, in occasione di un evento?

      Posso creare un post su Facebook riprendendo il logo dell’evento sportivo in corso?

      Posso sfruttare un avvenimento importante, per agganciarlo al mio brand?

      Creare grafiche con i nomi di personaggi famosi, titoli di canzoni, nomi di eventi sportivi o manifestazioni è consentito dalla legge?

      Gli EURO2020 sono una buona occasione per ritornare a parlare di comunicazione pubblicitaria e degli aspetti legali del marketing: nello specifico, affrontiamo l’argomento del real time marketing per capire quali possono essere gli aspetti legali da ricordare in una campagna promozionale istantanea.

      Cos’è il real time marketing

      Il real time marketing è un’attività di comunicazione pubblicitaria svolta in modo istantaneo in occasione del verificarsi di eventi importanti, avvenimenti di particolare notorietà, situazioni che coinvolgono personaggi famosi o questioni che suscitano interesse tra il pubblico.

      Il real time marketing può essere fatto da un’azienda, un’agenzia, un professionista, che si agganciano ad un fatto esterno rispetto alla propria comunicazione ordinaria, tentando quindi di coinvolgere ed attrarre un pubblico diverso. Ad esempio, un’azienda che produce dolcetti al cioccolato, può creare un contenuto in occasione della rottura di una coppia famosa, promuovendo il proprio prodotto come cura alle emozioni negative derivanti dalla fine di un amore.

      L’obiettivo del real time marketing è quello di promuovere il proprio prodotto, aumentare la propria visibilità di brand sfruttando l’interesse del consumatore per quell’evento.

      Può avere vari oggetti: notizie interessanti, manifestazioni, festività note (quali San Valentino) o meno note (con lo scopo quindi di attrarre l’attenzione del pubblico in modo duplice), eventi in televisione (come festival musicali) o in altri media (l’uscita di una nuova serie o di un nuovo film), anniversari; può essere eseguita una comparazione tra brand o richiamato un influncer (comportamenti, punti di vista, opinioni espresse).

      Gli aspetti legali del real time marketing

      Ogni attività promozionale che un’agenzia o azienda decidono di compiere impone di considerare gli aspetti legali e le implicazioni giuridiche che discendono dalla scelta di un’immagine, dalla creazione di un testo, dalla pubblicazione di un post, dalla comparazione tra brand concorrenti, dallo sfruttamento di un evento non organizzato dalla stessa, dalla presenza di sponsor ufficiali della manifestazione.

      • Ricorda che la pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta;
      • Attenzione ad usare marchi (denominativi, figurativi, di colore) di altre aziende nella creazione del contenuto in RTM. L’azienda concorrente è titolare del diritto esclusivo di usare il proprio logo registrato come marchio d’impresa, salvo eccezioni. Questo vale anche per un evento, come gli europei di calcio o le olimpiadi.
      • Nel nostro ordinamento è tutelato il diritto al nome, alla riservatezza, all’immagine, per quando fai riferimento ad un personaggio famoso.
      • Se vuoi fare riferimento ad un evento di notevole rilevanza mediatica, ad una manifestazione o altro, considera la presenza di sponsor ufficiali che hanno sostenuto investimenti per comparire.

      Esempi di real time marketing

      Sicuramente hai in mente molti esempi di real time marketing (Ceres, Coca Cola, Lancia, Tempo..). Rimanendo però in tema europei di calcio e volendo dare concretezza a quanto detto, vorrei mostrarti: il real time marketing di Poste Italiane, il real time marketing di Taffo, il real time marketing di Amazon.

      Se crei per professione contenuti di marketing, anche in real time, ti segnalo di aver dedicato qualche post alla tua professione. Li trovi cliccando di seguito.

      keyword advertising usare marchio come parola chiave google adv

      Keyword advertising. Il SEM è sempre legale?

      Usare una parola che corrisponde al marchio dell’Azienda del competitor è lecito? Cosa rischio se uso come parola chiave il nome di una società importante?

      Un utente usa la stringa di ricerca di Google per cercare la borsa di un certo marchio di lusso, notorio e registrato: riceve come risultati, tra i link sponsorizzati, collegamenti verso siti che offrono in vendita imitazioni di tali prodotti di prestigio o portali di aziende concorrenti che vendono beni simili. Oggi vediamo se e quali possono essere i profili di responsabilità dell’azienda che (autonomamente o attraverso la propria agenzia di comunicazione) ha scelto la keyword corrispondente al marchio di un competitor.

      I profili legali di SEA, SEM, SEO, SERP

      La keyword è la parola inserita dall’utente nella stringa di ricerca di Google. A seguito della ricerca Google offre due tipi di risultati:

      • Posizionamento organico. Risultati naturali della ricerca che meglio corrispondono alla richiesta dell’utente e che non presuppongono alcun tipo di pagamento da parte dell’azienda.
      • Posizionamento a pagamento. Il link appare in cima con la dicitura sponsorizzato a seguito dell’acquisto di parole chiave da parte dell’azienda. Il pagamento interviene in ragione al numero di click che riceve il sito. Più inserzionisti possono acquistare la stessa parola chiave.

      La parola chiave acquistata può quindi corrispondere ad un marchio di un’impresa, che può essere registrato e/o notorio. Possono venire in considerazione una pluralità di situazioni:

      • L’Azienda può essere un concorrente: acquistando la parola chiave intende proporre ai propri clienti prodotti simili e/o analoghi a quelli dell’azienda titolare del marchio registrato;
      • L’Azienda può essere un imitatore: acquistando la parola chiave intende dirottare la potenziale clientela;
      • Potrebbe trattarsi di un marchio notorio che quindi ha un’estensione ultramerceologica: in questo caso l’Azienda intende giovarsi della posizione nel mercato ottenendo un canale preferenziale per la vendita dei propri prodotti.

      Le funzioni del marchio d’impresa su internet

      Le ragioni per le quali un’impresa intende eseguire la registrazione di un marchio possono essere molteplici. Infatti, tra le funzione del marchio vi è sicuramente quella essenziale che indica l’origine del prodotto ma ve ne sono svariate, quali garanzia di qualità, capacità distintiva, comunicazione, investimento, pubblicità.

      Su internet, il marchio d’impresa assume rilevanza con specifico riguardo alla funzione pubblicitaria. Nell’ambito infatti del keyword advertising l’utilizzo del marchio denominativo dell’impresa altrui può creare problematiche legali.

      Usare un marchio altrui per il posizionamento nei motori di ricerca è illegale?

      É innanzitutto doveroso distinguere. La scelta della keyword corrispondente al marchio altrui può essere compiuta da un’azienda in concorrenza (che produce prodotti simili) o da un’azienda imitatrice (che quindi finge di essere il titolare del marchio). Preme focalizzarci sulla normale attività in concorrenza, escludendo sin d’ora le condotte illecite, rilevanti anche sotto gli ordinari profili civilistici e penalistici.

      Secondo l’azienda titolare del marchio (nel caso esemplificato in apertura), la mera possibilità che il servizio di posizionamento consenta di utilizzare keyword corrispondenti a marchi altrui, costituisce violazione. Il titolare del marchio avrebbe quindi il diritto di inibire l’uso delle parole chiave.

      Invero, la registrazione di un marchio d’impresa, prevede:

      In primo luogo, l’azienda inserzionista sicuramente fa un uso nel commercio del marchio altrui: acquista la parola per posizionarsi in cima alla ricerca quando l’Utente inserisce le keyword nella stringa Google.

      Tuttavia, la violazione del marchio dell’impresa non è automatica, ma dipende da una serie di fattori che devono essere verificati nel caso concreto.

      Il titolare di un marchio ha il diritto di vietare che un inserzionista faccia – a partire da una parola chiave identica o simile a tale marchio, da lui scelta, senza il consenso del detto titolare, nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet – pubblicità per prodotti o servizi identici a quelli per i quali il marchio in questione è registrato, qualora tale pubblicità non consenta o consenta soltanto difficilmente all’utente medio di Internet di sapere se i prodotti o i servizi cui si riferisce l’annuncio provengano dal titolare del marchio o da un’impresa economicamente collegata a quest’ultimo ovvero, al contrario, da un terzo.

      Sentenza della corte di giustizia 8 luglio 2010 – C-558/08 – portakabin c. primakabin

      Quale tutela per il titolare del marchio contro l’inserzionista?

      È necessario considerare i vari interessi in gioco e procedere ad un bilanciamento dei diritti: è quello che fa il Giudice chiamato a dirimere queste situazioni, a cui è chiamato poi a decidere con riguardo allo specifico caso concreto. È infatti necessario tenere in considerazione:

      • L’interesse del titolare del marchio: che ha provveduto alla registrazione e vuole salvaguardare il valore del proprio marchio d’impresa, la capacità distintiva e la forza attrattiva;
      • L’interesse dell’inserzionista: che nel normale gioco della concorrenza deve avere la possibilità di usare gli strumenti di marketing, ovviamente nella liceità delle condotte;
      • L’interesse dei consumatori: che hanno diritto ad ottenere informazioni non ingannevoli, a non essere forviati e ad avere la possibilità di scegliere i prodotti nel libero mercato.

      In relazione alla funzione di pubblicità, il solo fatto che l’uso, da parte di un terzo, di un segno identico ad un marchio per prodotti o servizi identici a quelli per i quali il marchio in questione è stato registrato costringa il titolare di tale marchio ad intensificare i propri sforzi pubblicitari per mantenere o aumentare la propria visibilità presso i consumatori non è sufficiente, in tutti i casi, a far concludere che sussista una violazione della funzione di pubblicità di detto marchio. In proposito, pur se il marchio costituisce un elemento essenziale del sistema di concorrenza non falsato che il diritto dell’Unione intende istituire, esso non ha tuttavia lo scopo di proteggere il suo titolare dalle pratiche che sono intrinseche al gioco della concorrenza. Orbene, la pubblicità su Internet a partire da parole chiave corrispondenti a marchi costituisce una pratica siffatta, in quanto, in generale, essa ha meramente lo scopo di proporre agli utenti di Internet alternative rispetto ai prodotti o ai servizi dei titolari di detti marchi.

      sentenza della corte di giustizia – Causa C‑323/09 – Interflora contro Marks & Spencer plc

      Per l’effetto, il titolare di un marchio è legittimato a vietare all’inserzionista l’uso delle keyword quando tale annuncio non consenta, o consenta soltanto difficilmente, all’utente medio di Internet di sapere se i prodotti o i servizi indicati nell’annuncio provengano dal titolare del marchio o da un’impresa economicamente connessa a quest’ultimo o invece da un terzo.

      Parlando di SEO, se stai leggendo l’articolo quale professionista del settore, ti suggerisco di dare un’occhiata all’articolo dedicato alla tua attività, in chiave legal. Ho inserito qualche idea che potrebbe esserti utile. Puoi leggerlo cliccando qui.

      E queste cose potrebbero esserti utile anche se lavori come copywriter. Quindi ti lascio quindi qualche riflessione utile sugli aspetti più giuridici della tua attività. Puoi cliccare qui.