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Autore: Valentina Trevisan

Per il logo, che colore facciamo?

Il colore è importante, non solo dal punto di vista grafico, ma anche con riguardo alla protezione del brand e per la crescita del valore identitaria dell’azienda. Vediamo come tutelare il colore di un’impresa.

Disclaimer: Il titolo è poco giuridico e volutamente evocativo di una situazione in cui può trovarsi un grafico nella realizzazione di un progetto di comunicazione visiva per il proprio cliente. È tuttavia necessario tenere in debita considerazione la differenza tra il concetto tecnico, di logo e quello giuridico di marchio.

Come scegliere il colore di un’impresa

Quando viene ideato un logotipo, un pittogramma o comunque viene organizzata una campagna pubblicitaria, una delle prime cose che deve essere presa in considerazione e possibilmente mantenuta, affinché l’azienda possa acquisire capacità distintiva nel mercato concorrenziale, è la scelta del o dei colori da utilizzare.

Il graphic designer o l’art director a cui viene demandata l’esecuzione o la direzione di tali attività possono imbattersi in due situazioni che, in via esemplificativa, possono essere varie.

  1. Si può scegliere il viola Milka per realizzare il logo del proprio cliente che commercializza bulloneria?
    I prodotti e servizi di un cliente appartengono ad una classe merceologica diversa rispetto a quella dell’azienda rinomata. Tuttavia, l’azienda rinomata ha registrato il proprio marchio di colore.
  2. Si può optare per la combinazione di colori scelta da uno dei competitor del proprio cliente per la campagna pubblicitaria?
    I prodotti e servizi del cliente sono affini a quelli del proprio competitor. Le aziende sono notorie solo a livello locale e il competitor non ha registrato il proprio marchio di colore.

Il marchio di colore

L’art 7 del Codice di proprietà industriale prevede la registrabilità come marchio d’impresa di segni atti a distinguere prodotti e servizi di un’impresa dalle altre, indicando come tali, tra gli altri, le combinazioni o le tonalità cromatiche.

Quindi si può registrare:

  • un unico colore
  • una compilazione di tonalità
  • un pattern di colori

Quando si può registrare un colore come marchio?

Non è tuttavia così semplice registrare un marchio di colore. Infatti, deve trattarsi di tonalità molto particolari oppure di colori del tutto inusuali al prodotto a cui vengono apposti. Tale limite viene posto nell’interesse generale a non restringere indebitamente la disponibilità dei colori per gli altri operatori che offrono prodotti o servizi analoghi.

Se hai bisogno di sapere se il colore che vorresti registrare presenta i requisiti, possiamo approfondire.

Esempi di casi reali di registrazione del marchio di colore

Ad esempio, la scelta compiuta da Kraft del viola per la confezione di Milka è insolita per il cioccolato. Il marchio di colore è stato regolarmente registrato in data 27.10.1999. Nella descrizione vengono esattamente indicate le coordinate specifiche nello spazio colore che, nel caso di specie, sono: L = 53,58 ±0,8; A = 15,78±0,5; B = -31,04±0,5.

All’opposto, nel caso di Luis Vuitton (Cass. n. 7254 del 2008), la Corte ha confermato la decisione impugnata che aveva dichiarato nulle le registrazioni eseguite dal brand di lusso, premettendo come il colore suscettibile di registrazione fosse unicamente quello avente delle particolari tonalità cromatiche, situazione assente nel caso di specie dacché i colori di cui la Vuitton vantava la registrazione erano quelli più frequentemente usati per la pelletteria (nero, marrone, beige, verde, rosso e azzurro) e che per questo non avevano alcuna funzione distintiva.

L’azienda famosa può usare il marchio per tutti i prodotti

In generale quindi, l’azienda titolare del marchio di colore, rinomato, ha la facoltà di usare in modo esclusivo il proprio segno distintivo, vietando, al contempo ai terzi di usarlo nella propria attività economica.

Il divieto vige per il segno identico o simile e, trattandosi di marchio rinomato, anche per prodotti e servizi diversi (ad esempio bulloneria) laddove l’indebito uso del colore consenta all’azienda di bulloni di trarre indebito vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio oppure rechi pregiudizio al titolare del marchio notorio.

Laddove invece l’azienda titolare del marchio di colore non goda di rinomanza, la stessa potrà vietare l’utilizzo del proprio colore per prodotti o servizi identici ovvero per prodotti o servizi affini laddove a causa dell’indebito utilizzo possa determinarsi un rischio di confusione (o associazione) per il pubblico.

Come registrare un marchio di colore

I requisiti sono quelli previsti per gli altri tipi di marchi, con le sintetiche precisazioni idi cui sopra.

Se hai idea di registrare il colore della tua azienda come marchio, ma sei indeciso se farlo o se fare solo il denominativo, oppure non hai le idee per nulla chiare perchè fai fatica a distinguere i tipi di marchio, ti suggerisco di partire da una check-list.

Ho preparato un elenco sintetico di documenta che sicuramente possono esserti utile per ogni tua valutazione: puoi cliccare "La checklist per registrare il tuo marchio"

Il colore come atto di concorrenza sleale

Se invece il colore non è stato oggetto di registrazione come marchio, laddove sia utilizzata la stessa tonalità per prodotti appartenenti allo stesso settore merceologico ma realizzati da aziende differenti, in linea teorica potrebbe comunque ravvisarsi un rischio di confusione tra prodotti o associazione tra imprese. Il consumatore infatti potrebbe essere forviato al momento dell’acquisto e ritenere che si tratti di prodotti realizzati dalla stessa impresa o comunque di aziende collegate.

In tale situazione, l’utilizzo indebito dello stesso colore prescelto dal competitor potrebbe essere un atto di concorrenza sleale, così come disciplinato dall’art 2598 c.c., disposizione che, in generale vieta il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l’attività di un concorrente.

Suggerimento di base sui marchi

Il suggerimento di base che ti posso dare sui marchi, ma anche in generale sui diritti di proprietà intellettuale, tipo il design, è quello di rimanere aggiornato in quanto spesso ci sono aiuti, bandi. sovvenzioni che agevolano la registrazione di marchi, brevetti e design.

Per rimanere aggiornato puoi iscriverti alla newsletter: di solito appena vengo a conoscenza di bandi in questo argomento li comunico, a beneficio di tutti coloro che sono iscritti.

Puoi ascoltare la versione audio di questo articolo, cliccando qui sotto

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Photo by Mika Baumeister on Unsplash

Concept store. Tutela dell’arredamento di interni

Se sei un’agenzia di comunicazione, nell’ideazione della strategia di marketing può essere inserito lo studio dell’architettura di un negozio, la progettazione dell’allestimento fieristico o l’ideazione di uno spazio fisico all’aperto. Vediamo come e perchè tutelare questi elementi.

L’arredamento di interni può essere tutelato?

L’arredamento di interni e quindi anche un allestimento fieristico o uno spazio fisico esterno, possono essere tutelati a certe condizioni.

Come preannunciato su Instagram (se non mi segui, questo è il momento per farlo!) il 30 aprile è stata pubblicata una pronuncia molto attesa, relativa alla tutelabilità autorale dell’arredamento di interni.

La questione ha interessato una nota azienda operante nel settore della produzione e commercializzazione di prodotti cosmetici e di profumeria la quale ha agito nei confronti di una competitor ritenendo, in sintesi, che quest’ultima avesse sfruttato il lay-out dei propri negozi, frutto di anni di investimento e ricerca, avesse violato i diritti esclusivi di realizzazione economica sul progetto di architettura commissionato e realizzato per i negozi e avesse compiuto quindi atti di imitazione continuativa e sistematica.

Il ruolo dell’agenzia di comunicazione nella progettazione di un layout

L’agenzia di comunicazione ha un ruolo fondamentale nell’ideazione e progettazione del layout. È quindi importante definire i rapporti tra cliente e agenzia per stabilire a chi appartengono i diritti e qual è l’estensione (spazio e tempo).

È quindi fondamentale dotarsi di un contratto di servizi di progettazione che nello specifico contenga l’ideazione, lo studio e la comunicazione del prodotto. Inoltre, l’accordo dovrà contenere:

  • la specifica indicazione degli elementi che deve presentare lo store su cui poi sviluppare il progetto; potrebbe essere un brief concordato tra le parti;
  • la descrizione delle fasi di lavoro, incluso collaudo, accettazione e richiesta di modifiche;
  • la gestione dei diritti sulle idee creative e sui progetti esclusi.

È importante che il contratto sia costruito ad hoc per la regolamentazione completa e corretta della situazione.

Quali sono i requisiti per la tutela dell’arredamento di interni?

Per verificare se il caso specifico presenta questi requisiti bisogna fare un’analisi. Ti riporto di seguito alcuni punti fondamentali ma ti ricordo che la valutazione deve essere svolta con riferimento al concreto.

1) Il progetto è un’opera dell’ingegno?

L’art 1 della Legge a protezione del diritto d’autore prevede la tutela delle opere dell’ingegno (1) aventi carattere creativo (2).

L’opera dell’ingegno è qualcosa che proviene quindi dalla mente umana e non esclusivamente da una macchina. Ne ho parlato a proposito di intelligenza artificiale e quindi di software che ci possono aiutare (o sostituire) nella realizzazione di attività.

Il successivo art 2 con specifico riguardo alla tipologia di opere dell’ingegno tutelate, prevede la protezione dei disegni e delle opere dell’architettura.

2) Il progetto di arredamento di interni di un negozio è un’opera dell’architettura?

La cassazione ha detto SI. La tutela prescinde dall’incorporazione degli elementi dell’arredo con l’immobile (come invece previsto in passato) o dal fatto che i singoli elementi di arredo siano semplici o comuni e ciò utilizzati nel settore.

È necessario che il progetto sia identificabile o riconoscibile sul piano dell’espressione formale come opera unitaria d’autore, l’effetto di precise scelte di composizione d’insieme degli elementi.

L’esclusiva riguarda il complesso, l’opera unitariamente considerata di organizzazione dello spazio, l’utilizzo congiunto degli elementi di arredo secondo lo stesso disegno organizzativo.

Ad esempio, nel caso di Kiko vs Wiko, la Cassazione ha riconosciuto la predetta unitarietà nei seguenti elementi:

  • Colore delle pareti;
  • Particolari effetti nell’illuminazione;
  • Ripetizione costante degli elementi decorativi;
  • Impiego di determinati materiali;
  • Dimensioni e proporzioni.

2) Il progetto di arredamenti di interni è dotato di carattere creativo?

Dipende. In generale, l’opera dell’ingegno è protetta dall’ordinamento purchè presenti un qualche elemento o una qualche combinazione originale, frutto della creatività ancorché minima del suo autore, così da potersi identificare, pur inserendosi in un genere assai diffuso, per essere un prodotto singolare dell’autore e da poter essere individuata tra le altre analoghe.

Ad esempio, nel caso di Kiko vs Wiko, la Cassazione ha riconosciuto l’originalità e quindi la presenza del minimo di apporto creativo per l’accesso alla tutela aurorale nei seguenti elementi:

  • Ingresso open space con ai lati due grandi grafiche retroilluminate;
  • Interno con espositori laterali consistenti in strutture continue ed inclinate lungo le pareti;
  • Isole a bordo curvilineo posizionate al centro del negozio;
  • Presenza di schermi TV incassati negli espositori inclinati;
  • Utilizzazione di combinazioni degli stessi colori, bianco, nero, rosa/viola;
  • Punti di illuminazione che diffondono luci fredde.

A tal proposito, il principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione è il seguente:

In tema di diritto d’autore, un progetto o un’opera di arredamento di interni, nel quale ricorra una progettazione unitaria, con l’adozione di uno schema in sé definitivo e visivamente apprezzabile, che riveli una chiara “chiave stilistica”, di componenti organizzate e coordinate per rendere l’ambiente funzionale ed armonico, ovvero l’impronta personale dell’autore, è proteggibile quale opera dell’architettura, ai sensi dell’art 2 n. 5 L.A.

cORTE DI CASSAZIONE, SENTENZA N. 8433 DEL 30 APRILE 2020

Come dicevo all’inizio, un progetto e quindi un concept store, ma anche il layout fieristico, non possono dirsi automaticamente tutelati o automaticamente esclusi dalla tutela. La valutazione deve essere fatta con riguardo al caso specifico.

Con quali strumenti può essere tutelato l’arredamento di interni?

La legge a protezione del diritto d’autore, non prevede una registrazione o brevettazione: la protezione sorge in automatico nella misura in cui l’arredamento di interni, il concept store, sia dotato degli anzidetti requisiti.

Questa è una grande differenza rispetto a quanto previsto per la proprietà industriale, nell’ambito del quale il disegno, per trovare tutela completa, deve essere oggetto di registrazione.

1) La posizione del cliente

Per l’effetto, laddove un competitor riproduca in modo sostanziale gli elementi caratterizzanti l’arredamento di interni del titolare del diritto, quest’ultimo potrà validamente agire in giudizio chiedendo l’inibitoria alla prosecuzione della violazione e la condanna al risarcimento dei danni patiti per plagio (riferendosi alla violazione del diritto morale) e/o contraffazione (riferendosi alle violazioni dei diritti di sfruttamento economico).

Fermo restando che sarà necessario rendere compiuta prova del fatto che il concept sia dotato degli anzidetti requisiti affinché possa dirsi che l’opera dell’ingegno abbia carattere creativo.

2) La posizione dell’agenzia di comunicazione

Se sei invece un’agenzia, che hai fornito al cliente un preventivo per la progettazione del layout di un concept store oppure una serie di proposte creative di allestimento fieristico, è fondamentale che all’interno del contratto vengano disciplinati i diritti di ciascuna delle parti. Puoi partire dalla lettura dei vari articoli dedicati al tema contrattuale e alla documentazione che ti suggerisco di utilizzare per una gestione completa e corretta dei rapporti.

Puoi ascoltare la versione audio di questo articolo, cliccando qui sotto

https://open.spotify.com/episode/4tmbZZtkl359EVmgxqilK9

Photo by The Honest Company on Unsplash

RENTAFONT: caratteri tipografici a noleggio

Il noleggio di caratteri tipografici è uno strumento diverso dall’acquisto o dall’uso dei caratteri free. Vediamo gli aspetti legali più importanti.

Cosa significa caratteri tipografici a noleggio

Rentafont.com viene presentato come un sito in cui è possibile noleggiare “multilingual desktop and web fonts for designers, publishers and illustrators“.

Il sito offre la possibilità di scegliere un carattere tipografico in base alla forma, tipologia, origine e storia, design, mood.

Ti ho già parlato del tema caratteri tipografici, sotto altri profili:

  • Ti ho introdotto i diritti del designer sul carattere tipografico e dei termini in cui si possono spiegare le facoltà di utilizzo in capo al creativo, utente finale che intende utilizzare il font (clicca qui);
  • Abbiamo inoltre esaminato un’altra banca dati di caratteri tipografici, dafont.com, individuando i punti fondamentali da tenere in debita considerazione nella consultazione del portale, valorizzando l’importanza di dare lettura alle singole licenze di utilizzo proposte (clicca qui).

In questo articolo ci concentriamo sulle clausole contrattuali  “user agreement” stabilite dal titolare del servizio Rentafont per individuare le attività consentite e quelle vietate.

Attenzione, io prendo come esempio Rentafont ma sono sicura che ci sono tanti altri portali che offrono servizi con la medesima impostazione con, chiaramente, delle differenze. Ti suggerisco di non dare nulla per scontato e di fare un passaggio con un professionista che ti possa dare supporto nella valutazione.

Presto delle consulenze legali orarie in cui possiamo confrontarci sul punto, così da darti velocemente l'OK o metterti allerta su alcuni profili contrattuali. 
Per approfondire la consulenza legale per la gestione dei caratteri tipografici clicca qui; per contattarmi e fissare un primo step conoscitivo, clicca qui. 

I termini di servizio di locazione di una font

Al momento della registrazione, come di norma, viene richiesto di flaggare la casella relativa alla lettura dei termini di servizio e alla privacy policy, secondo le precise disposizioni indicate ai link cliccabili.
Per quanto afferisce ai Terms of Service, l’amministrazione, ovvero Rentafont Inc.:
(a) si impegna a fornire all’utente l’accesso temporaneo a noleggio a caratteri desktop con l’aiuto dell’agente Rentafont (desktop font). Il prezzo/canone è commisurato al periodo in cui l’utente finale intende utilizzare il carattere tipografico.
(b) si obbliga a fornire uno spazio sul server per ospitare i caratteri tipografici da visualizzare su siti web conteggiandone l’utilizzo (web font). Il prezzo viene stabilito in base al numero di visualizzazioni che ottiene il sito web ove verranno utilizzati i caratteri tipografici scelti.
Esistono quindi due diversi contratti a seconda dell’utilizzo che intende farne l’utente finale.

1) User agreement “Desktop Font”: fasi e diritti

Questo tipo di contratto viene utilizzato dall’utente che intende fruire di caratteri tipografici per lo svolgimento della propria attività creativa (diversa rispetto allo sviluppo di interfacce grafiche per siti web).

La fase di acquisto di un carattere tipografico a noleggio

  1. Per utilizzare i caratteri tipografici l’utente finale dovrà scaricare ed installare l’applicazione client/server Rentafont Agent. L’applicazione fornisce all’utente l’accesso ai font e consente di utilizzarli mediante trasmissione dal server a client e loro memorizzazione presso il computer dell’utente finale durante il periodo di vigenza dell’accordo.
  2. L’utente finale potrà utilizzare l’applicazione mediante le proprie credenziali su un computer alla volta: i caratteri verranno messi a disposizione direttamente tramite l’interfaccia dell’applicazione e/o il sito web;
  3. L’utente potrà scegliere un piano tariffario che gli consenta di utilizzare i font per un tempo stabilito. Decorso tale periodo i caratteri tipografici non saranno più disponibili e potranno essere utilizzati entro i limiti indicati. Il prezzo/canone è commisurato al periodo in cui l’utente finale intende servirsi del carattere tipografico (può essere sempre allungato).

Cosa puoi fare: diritti di utilizzo di un carattere a noleggio

Il diritto di utilizzo dei caratteri tipografici viene specificatamente descritto al pt. 3 del contratto individuando le modalità e facoltà di impiego durante il periodo di noleggio e successivamente alla scadenza.

  • Durante il periodo di noleggio l’utente finale può: (a) Creare qualsiasi opera utilizzando i Font: documenti, grafici, video, presentazioni, ecc., senza trasferire tali opere a terzi, ad eccezione del loro posizionamento su banche di immagini, a condizione che l’illustrazione abbia elementi diversi dai caratteri dei font. (b) Convertire i caratteri dei Font in immagini bitmap o vettoriali per un ulteriore utilizzo.
  • Successivamente alla scadenza del periodo di noleggio l’utente finale può utilizzare i caratteri come immagini vettoriali o bitmap entro i seguenti limiti: (c) Pubblicazioni web di immagini bitmap statiche, animazioni o video per scopi personali, educativi (per l’esecuzione di compiti di classe) e per altri scopi non commerciali, a scopo di autopromozione; (d) Utilizzo come elemento di un’illustrazione bitmap o di un’illustrazione vettoriale creata a condizione che tale illustrazione abbia elementi diversi dai caratteri dei font; (e) Utilizzo in banner pubblicitari statici, copertine, sfondi, userpics, miniature per video, così come nelle animazioni gif; (f) Stampa su stampanti laser o jet in formato non superiore a A0, fino a 100 copie.

Cosa non puoi fare: limitazioni ai diritti di utilizzo di caratteri a noleggio

Il contratto che andiamo a firmare al momento dell’acquisizione della font, specifica alcuni divieti; alcuni discendono dal tipo di contratto (locazione di font, appunto) altri invece sono specificità di questo sito internet.

  • Il diritto di utilizzo dei caratteri tipografici non include il diritto di modifica e/o elaborazione. Non hai quindi il diritto di creare font utilizzando parti del font noleggiato.
  • Non è consentito pubblicare file che utilizzano font in formato modificabile (ad es. PDF) con font incorporati a noleggio.
  • La licenza non include la possibilità di utilizzare il carattere tipografico come elemento di un’immagine da diffondere in stock per usi pubblicitari. In questo caso è necessario estendere la licenza (Stocker’s Licence).
  • L’utente non può trasferire i diritti su un’opera, che utilizza i caratteri dei font noleggiati, a terzi, a pagamento o gratuitamente (ad eccezione dei casi di cui alla lettera “d” del precedente paragrafo), o copiare l’opera in qualsiasi modo (ad eccezione della lettera “f” del precedente paragrafo). Fuori dai casi consentiti è necessario estendere la licenza.

2) User agreement “Web Font”: fasi e diritti

Il sito internet che stiamo esaminando mette a disposizione contratti diversi. Questo tipo di contratto viene utilizzato dall’utente che intende fruire di caratteri tipografici per lo  sviluppo, ad esempio, di interfacce grafiche per siti web.

Fase di acquisto

  1. L’utente finale acquista i codici di accesso per l’utilizzo dei font nell’ambito della rete e l’applicazione di misurazione degli accessi necessaria per la quantificazione del canone per l’utilizzo dei caratteri tipografici.
  2. I codici di accesso consentono di mostrare i caratteri su un determinato sito web.
  3. Il prezzo di acquisto dei codici viene determinato in base al numero di pagine in cui è destinato ad essere utilizzato il carattere tipografico e al numero di accessi dei fruitori del portale.

Cosa puoi fare: diritti di utilizzo

  • Puoi utilizzare il font direttamente tramite le credenziali e non hai bisogno di eseguire il download di nulla. Puoi quindi gestirlo da qualsiasi device.
  • Puoi usare il font finché paghi. Non è previsto infatti un utilizzo decorso il periodo di noleggio, come è invece previsto nel contratto “Desktop Font”.

Cosa non puoi fare con i caratteri web

Il contratto che dovrai accettare prevede poi dei divieti:

  • Non hai diritto di affittare o trasferire il codice di accesso ad altri utenti.
  • Il diritto di utilizzo dei caratteri tipografici non include il diritto di modifica e/o elaborazione. Non puoi quindi modificare il codice di accesso e i font noleggiati.

Perchè serve un avvocato per i profili legali dei caratteri tipografici a noleggio?

Perchè si tratta pur sempre di un contratto, peraltro con varie peculiarità determinate appunto dal fatto che c’è un noleggio. È quindi fondamentale conoscere bene e in modo approfondito l’uso che si vuol fare dei caratteri per sottoscrivere i termini e condizioni più adatti e per poter poi fornire al tuo cliente finale informazioni corrette anche con riguardo all’uso che lui eventualmente potrà farne.

La presente trattazione si fonda sui contratti consultati sul sito Rentafont e vigenti al momento della pubblicazione dell’articolo.

Photo by Alexander Andrews on Unsplash

Social network: cessione di diritti e ricondivisione di contenuti

Premessa: colui che scatta una fotografia o esegue una clip video è l’autore della creazione e come tale gode dei diritti c.d. morali d’autore e dei diritti patrimoniali. Tale situazione giuridica trova tutela, oltre che nel codice civile anche in una normativa ad hoc ovvero nella legge n. 633 del 1941 (i punti essenziali li trovi qui).

Tanto detto, la questione posta in apertura può essere affrontata su tre fronti.

Io, utente, cedo a Facebook i diritti di utilizzo sulla mia fotografia o sul mio video? 

O per meglio dire, se e cosa l’autore cede alla piattaforma.
L’utente nel momento in cui si iscrive alla piattaforma è invitato a dare lettura ai termini e condizioni e alla normativa sul trattamento dei dati personali, condizioni per poter interagire con il social network.
Tra i termini e condizioni si legge: “Quando l’utente condivide, pubblica o carica un contenuto coperto da diritti di proprietà intellettuale (ad es. foto o video) in relazione o in connessione con i nostri Prodotti, ci concede una licenza non esclusiva, trasferibile, conferibile in sotto licenza, non soggetta a royalty e globale per la trasmissione, l’uso, la distribuzione, la modifica, l’esecuzione, la copia, la pubblica esecuzione o la visualizzazione, la traduzione e la creazione di opere derivate dei propri contenuti (nel rispetto della privacy e delle impostazioni dell’app dell’utente). Ciò implica, ad esempio, che se l’utente condivide una foto su Facebook, ci autorizza a memorizzarla, copiarla e condividerla con altri soggetti (sempre nel rispetto delle proprie impostazioni), quali fornitori di servizi che supportano il nostro servizio o altri Prodotti Facebook in uso.”

Ciò significa che con l’upload dello scatto o della clip all’interno della piattaforma, i contenuti rimangono coperti dal diritto d’autore: l’autore rimane tale e Facebook riconosce che si tratta di un contenuto coperto da diritti di proprietà intellettuale.
Tuttavia, sotto il profilo meramente patrimoniale, l’autore di norma è titolare di una serie di diritti, come ad esempio il diritto a modificare la clip video, a distribuire la fotografia, a tradurre il testo creato in più lingue. Ebbene, mediante l’upload  egli concede a Facebook i diritti di utilizzare la creazione in modo non esclusivo: la licenza di utilizzo è molto ampia in quanto essa può riguardare la trasmissione, l’uso, la distribuzione, la modifica, l’esecuzione, la copia, la visualizzazione, la creazione di opere derivate, sia direttamente dalla piattaforma sia cedendo a terzi la medesima facoltà.

Io, utente, eseguendo l’upload della foto/del video cedo agli altri utenti i diritti di utilizzo e acconsento alla ricondivisione della creazione all’interno del social network?

La cessione a Facebook dei diritti di utilizzo dei contenuti caricati nel social network non implica la cessione a tutti gli utenti della piattaforma dei medesimi diritti.
Infatti i “Termini e condizioni” afferiscono ad un accordo che viene siglato dall’utente con la piattaforma al momento dell’iscrizione. Nessun altro patto viene siglato tra utenti: gli stessi quindi a seguito del caricamento del contenuto non possono divenire per ciò solo titolari dei diritti di utilizzazione di una fotografia o di una clip video caricata da un utente.

Ciò tuttavia non impedisce la ricondivisione del contento, caratteristica fondamentale della piattaforma. Trattasi di un’attività che svolge un utente nel momento in cui ripropone nel proprio profilo un contenuto rinvenuto nel profilo di un altro soggetto.

Io, utente, eseguendo l’upload della foto/del video acconsento alla ricondivisione della creazione all’esterno del social network?

Ebbene, la mera ricondivisione di contenuti può avvenire anche verso l’esterno. Tuttavia tale condotta non sempre può dirsi legittima. È quindi necessario distinguere due diverse situazioni.
In via generale l’attività è legittima nella misura in cui l’utente passivo esegua l’operazione mediante la tecnica dell’embedding ovvero mediante l’incorporamento del link ipertestuale senza il trasferimento del contenuto. Ad esempio lo share this content su twitter. Per maggiori informazioni in merito a quest’ultima attività ti invito a dare lettura al post dedicato (Ri-condividere contenuti fuori dal social network: copyright, framing e hyperlink).
Di contro, l’attività non è legittima qualora l’utente esegua, senza il consenso, il download del contenuto e lo ricarichi in una diversa piattaforma o in un altro sito web, senza più connessioni con il precedente.

Photo by NordWood Themes on Unsplash

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Reportage fotografico. Quali diritti per il fotografo?

La fotografia di reportage viene usata nel giornalismo per descrivere eventi attraverso immagini. Quali sono i diritti del fotografo sugli scatti?

Partiamo da alcuni presupposti che riguardano tutte le fotografie, siano esse scattate da un fotografo freelance, un professionista strutturato, un photo influencer o un semplice amatore:

  1. Non tutti gli scatti sono uguali: alcuni sono considerati opere creative, altri semplici fotografie, altri ancora mere riproduzioni;
  2. Non tutte le fotografie godono della medesima tutela: alcune per fruire della tutela accordata dalla legge necessitano dell’indicazione del nominativo dell’autore dello scatto e della data in cui è intervenuto lo scatto;
  3. I diritti (patrimoniali) relativi alle fotografie non sono per sempre: per alcune permangono 70 anni oltre la morte dell’autore, per altre la tutela è limitata a 20 anni dalla produzione dello scatto.

Quanto alle foto di reportage, le stesse possono avere ad oggetto persone (anche minori o disabili), luoghi (pubblici o privati), situazioni anche pericolose o che rientrano nella sfera personale delle persone. Possono testimoniare il verificarsi di fatti ed eventi, come manifestazioni, ma anche catturare accadimenti di rilevanza giuridica o ancora, documentare reati.

È solo il contenuto che distingue le foto di reportage dagli scatti fotografici realizzati nel corso di un matrimonio?

Foto di reportage un caso pratico

Il ragionamento compiuto dal giudici di merito è sintetizzabile così:

  • La fotografia dei Giudici Falcone e Borsellino non si caratterizza per particolare creatività: non sembra che in capo all’autore dello scatto vi sia stata una particolare scelta di posa, di luci, di inquadramento, di sfondo. Si tratta di una testimonianza, come una cronaca, di una situazione di fatto.
    Un reportage di un evento quindi (come da titolo) che nel caso di specie era un congresso.
  • La particolarità della fotografia è invece data dall’eccezionalità del soggetto: si tratta di due magistrati eroi e martiri della Repubblica;
  • La bellezza, l’importanza e la simbolicità dello scatto sono state acquisite successivamente: non può quindi dirsi che il fotografo, al momento dello scatto, fosse intenzionato a conferire a quest’ultimo i caratteri di unicità e soggettività propri di un’opera creativa; peraltro, secondo la Corte la fotografia ha acquisito il valore simbolico proprio a seguito della tragica morte dei soggetti;

Pertanto, la famosa fotografia ritraente i magistrati non è stata ritenuta un’opera d’arte (con conseguente tutela fino a 70 anni oltre la morte dell’autore) bensì una semplice fotografia (con tutela limitata al diritto di riproduzione fino a 20 anni dalla produzione dello scatto).

Trattandosi quindi di fotografia semplice ed essendo decorso il periodo di durata ventennale utile per lo sfruttamento dei diritti, la domanda è stata rigettata in toto.

Siamo partiti da un caso concreto: definiamo ora gli aspetti teorici che possono esserti utili come strumenti per valutare se i tuoi scatti sono semplici fotografie o opere fotografiche.

Fotogiornalismo e tipi di fotografia

Presupposti della fotografia

La fotografia, per essere un’opera d’arte, deve presentare determinate caratteristiche, che sono simili a quelle richieste per le altre opere, ad esempio letterarie, pittoriche, architettoniche.

Se la fotografia non ha queste caratteristiche allora non è un’opera fotografica ma una semplice fotografia.

I presupposti per riconoscere ad una fotografia valore di opera d’arte sono i medesimi che devono essere ascritti ad un quadro. La fotografia deve essere l’espressione di un progetto artistico, di uno stile, di un momento creativo. Il fotografo deve avere in mente un obiettivo pittorico e creativo di valore artistico e innovativo che tende a realizzare in una rappresentazione che non è grafico-pittorica bensì fotografica.

TRIBUNALE DI ROMA, SENTENZA 12 LUGLIO 2019 N. 14758

Tipi di fotografia

Ebbene, nell’attuale assetto normativo possono distinguersi tre ipotesi:

  1. Opere fotografiche. Rientrano in questa categorie le fotografie considerate opere d’arte: vi è una lunga e accurata scelta da parte del fotografo del luogo, del soggetto, dei colori, dell’angolazione, dell’illuminazione che si concretizza in un unico scatto, irripetibile in cui l’autore sintetizza la sua visione del soggetto.
  2. Semplici fotografie. Rientrano in questa categoria le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, compreso le riproduzioni di opere dell’arte figurativa e fotogrammi delle pellicole cinematografiche.
  3. Mere riproduzioni. Rientrano in questa categoria le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili.

I diritti del fotografo

Le tre ipotesi indicate corrispondono a diritti diversi in capo al fotografo.

  1. Opere fotografiche. La tutela è, al pari di ogni altra opera creativa prevista dalla Legge 633/1941.
    Il diritto di utilizzazione economica (e gli altri diritti di natura patrimoniale) permangono in capo all’autore e ai suoi eredi fino a 70 anni oltre la morte.
    Ai fini della tutela, gli esemplari della fotografia non richiedono alcuna indicazione.
  2. Semplici fotografie. La tutela, solo per le semplici fotografie è prevista dall’art 87 e ss Legge 633/1941. Il diritto di riproduzione permane in capo all’autore fino a 20 anni dalla produzione della fotografia.
  3. Mere riproduzioni. La tutela non è prevista.

Fotografia giornalistica opera d’arte o semplice fotografia?

Non si può stabilire a priori, senza analizzare lo scatto, se una foto di reportage è una semplice fotografia o un’opera d’arte fotografica.

Più frequentemente la foto scattata per finalità giornalistiche è una semplice fotografia perchè testimonia una situazione, un avvenimento, un evento. Meno frequente è invece che questo tipo di fotografia possa elevarsi ad opera d’arte.

Tuttavia, se la fotografia giornalistica è una semplice fotografia, non significa che non possa essere tutelata ai sensi del diritto d’autore. In questi casi, il fotografo potrà vantare diritti per un ristretto periodo di tempo: non 70 anni dalla morte ma 20 anni dallo scatto; inoltre, la fotografia di reportage è destinataria di una tutela più limitata (non tutti i diritti dell’autore ma diritti c.d. connessi).

Se il reportage fotografico è costituito da semplici fotografie il fotografo è titolare del diritto di riproduzione dello scatto con durata di 20 anni dalla produzione dello stesso.

Se la fotografia giornalistica è una semplice fotografia, deve indicare: il nome del fotografo, o della ditta da cui il fotografo dipende o del committente; la data dell’anno di produzione della fotografia; il nome dell’autore dell’opera d’arte fotografata.

Preciso che questo articolo è dedicato a solo uno degli aspetti che riguardano la fotografia di reportage: i diritti di chi scatta. Ci sono poi i diritti delle persone ritratte, i rapporti lavorativi e di collaborazione tra fotografo e redazione, le eccezioni ai diritti altri per finalità giornalistiche e documentaristiche, i riferimenti al codice deontologico applicabile.

Photo by Annie Spratt on Unsplash

DAFONT: libero utilizzo per finalità non commerciali

Dafont.com viene presentato come “Archive of freely downloadable fonts” informando l’utente della possibilità di “Browse by alphabetical listing, by style, by author or by popularity“.

Abbiamo parlato, in generale, dei diritti in capo al designer autore del carattere tipografico e dei termini in cui in generale si possono spiegare le facoltà di utilizzo in capo al creativo, utente finale fruitore di font. Come anticipato, è doveroso dare puntuale e attenta lettura alla licenza d’uso indicizzata dalla piattaforma, al fine di evitare comportamenti contrari alla legge che possono determinare, non solo la legittima richiesta di corresponsione dell’importo a titolo di compenso per l’indebito utilizzo del carattere tipografico ma anche la condanna al risarcimento del danno perpetrato dalla condotta illecita. Il post lo trovate cliccando qui.

Focalizzandoci ora sulla piattaforma in oggetto, le cose da sapere per usare lecitamente i caratteri tipografici messi a disposizione possono essere sintetizzate in 4 punti!

  1. Il portale offre all’utente finale la possibilità di fruire dei caratteri tipografici caricati dagli utenti. Non vi è una licenza di utilizzo generale che viene siglata dall’utente finale al momento della registrazione al portale in quanto ogni singolo designer ha scelto la propria. Il creativo utente finale che intende utilizzare il carattere dovrà quindi consultare il contenuto della singola licenza predisposta così da poter sapere cosa fare e non fare, entro quali limiti e dietro corresponsione di quale importo.
  2. Cliccando sul singolo font appare la dicitura “NOTE: This demo font is for PERSONAL USE ONLY” a volte aggiunta con “But any donation are very appreciated”. Ciò significa che il font può essere scaricato gratuitamente e utilizzato liberamente dall’utente solo per utilizzo personale. Qualsiasi altro utilizzo deve quindi essere autorizzato dall’autore, il quale potrà imporre la corresponsione di un compenso, oppure l’attribuzione all’interno del sito, oppure la richiesta di un canone di noleggio in base al periodo di utilizzo.
  3. Cliccando su alcuni font non vi è alcuna dicitura. Ciò non significa che, non essendo indicato alcunchè l’utente finale possa utilizzare il carattere per finalità commerciali, possa modificarlo, rielaborarlo o rivenderlo. Quando non è disposto diversamente, si applica la normativa generale, ovvero tutti i diritti spettano all’autore e l’utente non può compiere alcun legittimo utilizzo senza il suo consenso.
  4. La pagina del singolo font, rimanda ad un collegamento esterno che riportata la licenza predisposta dal singolo autore designer. In tale licenza vengono indicati i termini di utilizzo e viene specificato il compenso qualora il creativo intenda usare il font per finalità commerciali e dunque nello svolgimento della propria attività professionale.

La presente trattazione si fonda sugli accordi consultati sul sito Dafont e vigenti al momento della scrittura dell’articolo.

Font: diritto d’autore e licenze d’uso

Se nel tuo lavoro utilizzi font per fare loghi, grafiche o altro, è fondamentale conoscere le licenze che accetti, scegliere quelle corrette per l’uso che fai ed informare il cliente dei limiti. Con questo post (ed altri correlati) voglio aiutarti a fare queste valutazioni.

Con il termine font può intendersi il file contenente l’insieme di caratteri tipografici caratterizzati da un determinato stile grafico e accumunati da principi ispiratori comuni. Materialmente, il font è il software che, di norma, viene installato sul vostro elaboratore e che si presenta con un formato .ttf o .otf. Il carattere tipografico è invece il design, lo stile grafico dei singoli simboli (glifi) quali lettere, numeri e punteggiatura.

Proprietà industriale e proprietà intellettuale

Trattandosi di opere dell’ingegno umano, i caratteri tipografici possono trovare tutela nell’ambito del codice della proprietà industriale e della normativa a protezione del diritto d’autore.

Sotto il profilo della proprietà industriale, l’art 31 del D. lgs. n. 30/2005 prevede che:

  1. Possono costituire oggetto di registrazione come disegni e modelli l’aspetto dell’intero prodotto o di una sua parte quale risulta, in particolare, dalle caratteristiche delle linee, dei contorni, dei colori, della forma, della struttura superficiale ovvero dei materiali del prodotto stesso ovvero del suo ornamento, a condizione che siano nuovi ed abbiano carattere individuale .
  2. Per prodotto si intende qualsiasi oggetto industriale o artigianale, compresi tra l’altro i componenti che devono essere assemblati per formare un prodotto complesso, gli imballaggi, le presentazioni, i simboli grafici e caratteri tipografici, esclusi i programmi per elaboratore”.

Sotto il profilo della proprietà intellettuale, l’art 1 della Legge n. 633/1941 prevede la protezione delle opere dell’ingegno aventi carattere creativo, qualunque ne sia il modo e la forma di espressione. I caratteri tipografici quindi, quando dotati di carattere creativo, possono trovare tutela ai sensi di tale normativa. Nello specifico, il codice sorgente (e quindi al font) può trovare tutela ai sensi dell’art 2 n. 8 LdA tra i programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore. Al contempo, il profilo grafico dei caratteri tipografici, può godere di protezione ai sensi dell’art 2 n. 10 LdA in quanto opera del disegno industriale necessitante tuttavia, oltre che del carattere creativo, anche del valore artistico.

Per l’effetto, i caratteri tipografici e i font rientrano tra le opere dell’ingegno umano e come tali possono essere destinatarie della protezione accordata dalle normative. L’opera può essere tutelata sia sotto il profilo della proprietà industriale (come disegno, se registrata) sia sotto il profilo della proprietà intellettuale (a prescindere dalla registrazione) e, nello specifico, sia con riguardo al codice sorgente (font), sia con riguardo al design industriale (carattere tipografico).

Il designer che crea il carattere tipografico e il programmatore che elabora il font 

Il designer che crea il carattere tipografico che poi verrà trasposto in codice attraverso l’ausilio di un programmatore è titolare dei diritti sull’opera grafica creata. Il programmatore potrà divenire titolare dei diritti sul codice sorgente. Si tratterà quindi di un’opera creata da più soggetti i quali saranno destinatari della protezione accordata dalla legge: in questa sede si prescinde dall’analisi delle singole figure dacchè si tratta di rapporti privatistici, destinatari di una disciplina di volta in volta accordata tra le parti.

Quali sono i diritti di chi crea un font?

  • ha il diritto di essere riconosciuto come l’autore dell’elaborazione;
  • è titolare del diritto di sfruttare economicamente il software: egli, ad esempio, è l’unico che ha la facoltà di modificarlo, rielaborarlo e distribuirlo; 
  • potrà decidere di cederlo a terzi dietro corrispettivo: egli, ad esempio, può aver creato il font su commissione oppure può decidere di venderlo dopo averlo creato; 
  • potrà cederlo in uso accordando una licenza di utilizzo;
  • potrà scegliere di consegnarlo al pubblico dominio: in questo caso l’autore decide di concedere a chiunque la facoltà di utilizzarlo in modo gratuito, senza limiti (commerciali e non commerciali) e accordando facoltà di modifica, di rielaborazione e distribuzione. Si parla in questo caso di Open Font License.

Il creativo che utilizza il font

Il grafico che deve creare dei volantini pubblicitari o realizzare un’insegna da consegnare al cliente, lo sviluppatore web che vuole realizzare un sito web promozionale, il fotografo che vuole inserire la propria firma sugli scatti ovvero tutti coloro che comunemente nello svolgimento della propria attività professionale utilizzano caratteri tipografici, possono avere la necessità e l’interesse di sceglierne di particolari, diversi da quelli disponibili nelle librerie standard di pc o MAC (e dei software o applicativi acquistati).

Quando utilizzi un font può accadere che

  • di norma, i siti che raccolgono fonts consentono l’utilizzo gratuito solo per finalità personali e non commerciali;
  • di norma i siti non consentono di rivendere il font ovvero di modificarlo, rielaborarlo e rimetterlo in commercio;
  • per utilizzare legittimamente il font per finalità commerciali e non personali è di norma necessario concludere un accordo di utilizzo e corrispondere un importo (prezzo o canone). Vi saranno quindi: 
    • siti che propongono l’acquisto del font da utilizzarsi per un numero X di computer con compenso commisurato, per quanto qui rileva, all’utilizzo che il creativo vuol farne (stampa/web/altro); 
    • siti che propongono il noleggio di font per un tempo stabilito mediante l’installazione di un software client/server sul pc;
    • siti che permettono l’utilizzo di font per portali web il cui compenso da corrispondersi viene commisurato agli accessi.

Come usare il font in modo lecito

Cosa si può fare e non si può fare con il carattere tipografico scelto, viene riportato nei “Termini e condizioni” o nella “Licenza di utilizzo” (EULA – User License Agreement) ovvero nel contratto che viene siglato tra l’utente e il servizio al momento dell’acquisto del font (User agreement).

La responsabilità del grafico per l’uso dei font 

È quindi molto importante dare attenta e puntuale lettura a quanto indicato in tale licenza ed attenersi a quanto dalla stessa disposto.

Diversamente, il font verrà utilizzato in modo illegittimo: ciò significa che laddove il volantino pubblicitario o il catalogo riportino caratteri tipografici non legittimamente acquistati oppure non utilizzabili per la stampa, o ancora, il logo venga creato mediante l’uso di font senza diritti, il designer potrà agire nei confronti dell’utente finale il quale poi, agirà in regresso nei confronti del creativo che ha compiuto il fatto illecito. Verosimilmente il risarcimento non includerà unicamente la corresponsione della fee per l’utilizzo del carattere ma anche il danno subito dal designer a cui è stata sottratta l’opera creativa.

La responsabilità del cliente per l’uso dei font

Se invece il grafico ha acquistato legittimamente il font che tuttavia è destinato ad essere messo a disposizione del cliente, il grafico deve informare bene il cliente dei limiti di utilizzo altrimenti, in situazioni diverse potrebbe essere responsabile ora il cliente ora il grafico per illecito utilizzo.

Ad esempio:

  • Licenza d’uso intestata al grafico > divieto del cliente di fare qualsiasi utilizzo
  • Licenza d’uso intestata al cliente ma materialmente acquistata dal grafico > il grafico deve informare il cliente dei limiti di utilizzo (condividi i termini e condizioni e specifica le limitazioni)
  • Licenza d’uso intestata al cliente > il grafico ha a disposizione il font solo per quel lavoro e non per altri

Esempi: siti per font gratuiti, siti per font a noleggio, font gratis sempre

Fatte queste premesse teoriche, ho dedicato alcuni articoli specifici a siti che mettono a disposizione, con diverse modalità, caratteri tipografici.

DA FONT: Libero utilizzo per finalità non commerciali. Come, quando e con quali limiti possono essere utilizzati i caratteri tipografici scaricati da questo sito? 
Noleggiare un carattere tipografico. Si può? Ne ho parlato approfondendo i termini e condizioni messi a disposizione dal sito RENT A FONT.
Io, personalmente, utilizzo font Open Licence, ossia liberamente utilizzabili per finalità commerciali e non commerciali. Utilizzo quelli messi a disposizione da Google. Ne ho parlato sull'articolo sull'OFL. 

Ovviamente di database font ce ne sono tantissimi. Se il sito che vuoi utilizzare non è tra questi prima di utilizzare il carattere tipografico, ti suggerisco di leggere bene la licenza proposta. In ogni caso, prima di scaricare un carattere tipografico è bene prendere visione della versione più aggiornata delle condizioni d’uso.

E-book gratuito sugli aspetti legali dei caratteri tipografici

Il mondo dei caratteri tipografici mi affascina ed appassiona. Ho voluto preparare un approfondimento gratuito sulle licenze di utilizzo dei font; sulle cose da ricordare quando vuoi un font bellissimo ma non sai se è gratuito per tutti usi; sulle cose da annotare quando trovi sulla tua libreria un carattere tipografico perfetto da usare ma non ricordi se e come si deve pagare una royalty..

Per scaricare il pdf ti basterà compilare il form di seguito riportato. Se sei già iscritto alla newsletter ti apparirà un link che ti consentirà di accedere direttamente al contenuto.

Nel mio lavoro spesso aiuto i freelance e le agenzie a comprendere bene il significato delle parole legali delle licenze d’uso: è importante considerare tutti gli aspetti per evitare le problematiche che ti ho evidenziato.

Photo by Amador Loureiro on Unsplash

Industrial design: prodotto seriale. Ha valore artistico?

Tutela delle opere creative: un requisito

La legge a protezione del diritto d’autore tutela le opere dell’ingegno che presentano carattere creativo. Il requisito per rientrare nell’ambito di applicazione della normativa e fruire della tutela accordata all’autore dell’opera, è la creatività.
Sebbene non specificato dalla legge, giurisprudenza e dottrina ritengono che, con tale locuzione si intenda la presenza di un gradiente di soggettività dell’autore della creazione, di un elemento di novità che deve essere il prodotto dell’attività psichica dell’uomo e che costituisce una personale rappresentazione della cosa da parte dell’autore

Tutela delle opere del disegno industriale: due requisiti

L’opera di disegno industriale, ovvero la cosa destinata alla produzione seriale, ma che comunque riflette la personale visione dell’autore, per rientrare nell’ambito di tutela non può essere solo creativa.
L’opera del disegno industriale deve presentare:

  • carattere creativo (nell’accezione di cui al paragrafo precedente, requisito richiesto per tutte le opere dell’ingegno);
  • valore artistico.

Con tale locuzione, si intende la presenza di parametri oggettivi, valutati sotto il profilo storico, culturale e ambientale. Nello specifico, secondo la giurisprudenza, l’opera deve presentare una serie di indicatori, non tutti necessariamente presenti:

  1. riconoscimento da parte degli ambienti culturali ed istituzionali sulla sussistenza delle qualità estetiche e artistiche; 
  2. esposizione in mostre e musei;
  3. pubblicazione in riviste specializzata, partecipazione a manifestazioni artistiche;
  4. attribuzione di premi;
  5. acquisto di un valore di mercato elevato tale da trascendere quello legato alla funzionalità;
  6. creazione da parte di un noto artista;

Un esempio?

Il caso “Pitagora” di Poltrona Frau: il Tribunale di Milano, sotto il profilo della proprietà industriale, ha riconosciuto e accordato la tutela all’opera di design e accolto la domanda di contraffazione; sotto il profilo della proprietà intellettuale ha invece rigettato la domanda di accertamento della violazione ritenendo insussistente il valore artistico, in ragione alla carenza dei requisiti anzidetti.

Photo by Krisztian Tabori on Unsplash

31 marzo: giornata mondiale del backup

La giornata mondiale del backup (World Backup Day) è stata introdotta nel 2011 per promuovere, negli utenti, l’utilizzo di sistemi di conservazione dei file volti a garantire la sicurezza dei dati.

Il termine backup è utilizzato nel linguaggio informatico per evocare l’esecuzione di copie di riserva dei propri file e in generale dei dati, al fine di scongiurare eventuali perdite involontarie. La procedura può essere svolta mediante duplicazione e salvataggio in una chiavetta, in un device esterno o attraverso l’utilizzo di servizi in cloud.

La procedura di archiviazione dei file e i metodi di conservazione degli stessi sono attività che possono avere implicazioni giuridiche, in considerazione di eventuali accadimenti quali la perdita di file o la violazione dell’accesso agli storage.

Sicurezza dei dati

Il reg UE 2016/679 qualifica come trattamento qualsiasi operazione o insieme di operazioni, compiute con o senza l’ausilio di processi automatizzati e applicate a dati personali o insiemi di dati personali, come (..) la conservazione (art. 4 n. 2).
Il GDPR è quindi destinato a trovare applicazione anche ai casi in cui i dati vengano salvati, archiviati e conservati (all’interno del computer o in spazi esterni) e rimangano quindi a disposizione per i successivi accessi da parte del titolare del trattamento.

La normativa europea non fissa espressamente le modalità con le quali dette procedure debbano essere espletate, ma impone che i dati vengano trattati in maniera da garantire un’adeguata sicurezza dei dati personali, compresa la protezione, mediante misure tecniche e organizzative adeguate, da trattamenti non autorizzati o illeciti e dalla perdita, dalla distruzione o dal danno accidentali (art 5 lett. f).
Il principio di integrità e riservatezza impone quindi al titolare, il quale nell’eventualità dovrà comprovarlo, di adottare delle procedure da scegliersi, sulla base dell’organizzazione aziendale, del tipo di attività che svolge, della tipologia di dati che tratta, del tempo di conservazione degli stessi, della capacità di investimento, delle dimensioni dell’azienda. Tali misure, assunte in relazione agli anzidetti parametri, devono essere idonee a garantire la sicurezza ed impedire sia accessi non autorizzati, sia perdita di dati derivante da altre situazioni patologiche.

E quindi, per quanto qui attiene, con riguardo alle procedure di duplicazione dei dati e salvataggio degli stessi in device (pennette usb, hard disk esterni, spazi in cloud), il titolare del trattamento, per essere in privacy compliance dovrà predisporre una serie di accorgimenti parametrati al tipo di attività, i quali potranno essere, ad esempio:

  • se utilizza un hard disk esterno, collocarlo in un luogo sicuro, inibendo in tale senso l’accesso a soggetti esterni alla realtà aziendale e regolamentando internamente, i dipendenti e collaboratori abilitati ad accedere;
  • se viene utilizzato uno spazio esterno come in cloud, prevedere un’autenticazione a due fattori e cambiare periodicamente password;
  • evitare, per quanto possibile, l’utilizzo di una chiavetta usb in quanto la modalità di conservazione dei dati sulla stessa non viene eseguita nello stesso modo adottato per gli hard disk, rendendo difficoltoso il recupero dei dati in caso di malfunzionamento della stessa. Il regolamento impone infatti di adottare misure volte a prevenire i danni accidentali;
  • in ogni caso, che si utilizzi un hard disk esterno, uno spazio interno al computer o una usb, può essere utile crittografare i dati presenti in tali dispositivi così da impedire o comunque per quanto possibile contrastare l’accesso esterno.

Conservazione dei file

Per le realtà aziendali aventi ad oggetto la produzione e la consegna di materiale, ad esempio multimediale (un video, un sito web, degli scatti), l’art 1177 c.c. prevede che l’obbligo di consegna di tale cosa determinata (pattuita contrattualmente) includa altresì quella di custodirla fino alla consegna.
Per l’effetto, il contraente dovrà predisporre delle procedure che assicurino la conservazione dei file che saranno consegnati. Per evitare di essere inadempienti a causa di danni accidentali al proprio computer è buona norma predisporre copie di backup di tale materiale. Per sottrarsi invece ad accessi hacker non autorizzati che potrebbero determinare malfunzionamenti al proprio computer potrebbe essere utile crittografare il proprio hard disk interno.
L’obbligo di custodire i file per un certo tempo, può essere altresì oggetto di uno specifico accordo tra le parti; in questo caso, il custode dovrà adottare tutte le misure ritenute necessarie e adeguate in base alla propria organizzazione, per scongiurare l’eventuale inadempimento all’obbligo assunto.

Best practices

Ebbene, alla luce di quanto esposto, i metodi di salvataggio e le procedure di archiviazione dei file, sono attività che possono avere importanti implicazioni giuridiche e causare il sorgere di responsabilità. Ecco quindi le best practices che ti consiglio di seguire e condividere!

Photo by Patrick Lindenberg on Unsplash

Booktuber tra libertà di espressione e diritto d’autore

Booktuber è un termine inglese per designare colui che su YouTube recensisce libri, mostra gli acquisti e parla in generale di testi. È quindi un influencer di uno specifico settore ovvero la letteratura.

Considerando che taluni sono piacevoli da ascoltare, offrono spunti davvero interessanti e peraltro consigliano libri affini ai miei gusti letterari, mi sono interrogata su quali sono, se ci sono, i limiti che questa categoria professionale può incontrare avendo fatto divenire la propria passione per i testi, un lavoro.

Libertà di espressione

L’art 21 della carta Costituzionale prevede che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“. Tale libertà spetta a chiunque, cittadini e non, i quali possono rappresentare le proprie opinioni senza limitazioni, se non quelle previsti da altre disposizioni costituzionali; la modalità di esercizio di tale diritto è molto ampia in quanto è la stessa costituzione a prevedere “ogni mezzo di diffusione” tra qui quindi, la rete internet e nello specifico, un canale YouTube. 

L’art 19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo dispone che “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere“. L’art 10 della CEDU statuisce che “Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero“.

Diritto di critica e diffamazione

Una delle modalità con cui può esprimersi il proprio pensiero, libertà costituzionalmente tutelata, è rappresentato dal diritto di critica, ovvero dalla facoltà di manifestare il proprio soggettivo punto di vista, di comunicare un’opinione diversa e potenzialmente in contrasto con quella eventualmente espressa da altri, di dissentire e di opporsi.

Il diritto di critica costituisce un’esimente, ovvero una causa di non punibilità del reato di diffamazione di cui all’art 595 c.p.. La normativa penalistica prevede la reclusione per colui che comunicando a più persone utilizzando ogni mezzo di pubblicità (come può essere YouTube) offende l’altrui reputazione.

Invero, talvolta, vi sono YouTuber che danno lettura di parti di libro manifestando il loro disappunto con riguardo alle scarse capacità di scrittura dell’autore del testo; alcune volte raccontano la trama esprimendo una critica negativa in merito alla superficialità del racconto, alla scarsa originalità o alla mancanza di un filo logico; altre volte elaborando una lista dei libri più brutti inserendo titoli e consigliando quindi agli utenti di non acquistarli.

È quindi importante stabilire il limite tra libera espressione del proprio pensiero, con facoltà di critica e condotta penalmente rilevante per l’offesa all’altrui reputazione.

Diritto dell’autore sull’opera

Sul piano della protezione dell’autorialità dell’opera letteraria, l’autore della stessa è titolare esclusivo di tutti i diritti di natura morale (come ad esempio la paternità dell’opera) e patrimoniale (come ad esempio la facoltà di pubblicazione, di utilizzazione economica, di riproduzione, di rielaborazione o modifica).

Colui che, non essendo l’autore dell’opera intende sfruttarla economicamente dovrà necessariamente essere autorizzato dall’autore e corrispondere un eventuale compenso oggetto di specifica pattuizione. Diversamente, egli starà utilizzando l’opera illecitamente.

Diritto di citazione

Ebbene, l’art 70 della Legge a protezione del diritto d’autore, al comma 1 stabilisce che: “Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera“.

Trattasi di una delle eccezioni ai diritti esclusivi in capo all’autore dell’opera, che consentono ad un soggetto di utilizzare l’opera creata entro i ristretti limiti stabiliti dalla legge. E quindi, lo YouTuber, potrà citare brani e parti di opere, solo per uso di critica e discussione ed entro tali fini, purchè egli non compia questa attività nell’ottica di sfruttare economicamente l’opera creata da altri. Se il brano è composto di poche pagine, non potrà dare una lettura completa. Se la parte di brano di cui si da lettura è l’unica interessante dell’intera opera e i potenziali acquirenti possono avere interesse solo per quella, la presentazione della stessa tramite canale YouTube potrebbe costituire concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera. Ciò non significa che sia inibito all’influencer che monetizza il video la facoltà di citare una parte del brano in quanto egli svolge l’attività professionalmente; la legge invece limita la facoltà di citazione laddove la stessa divenga un atto di concorrenza sleale nei confronti dell’autore dell’opera originale.

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