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Autore: Valentina Trevisan

Foto e video anonimi su internet. Posso usarli?

È lecito eseguire il download di foto e video da internet “di nessuno” e usarli nelle proprie attività creative o comunque utilizzarli senza limiti?

La differenza tra autore anonimo e a pseudonimo

È innanzitutto utile distinguere due situazioni, destinatarie di una diversa disciplina:

  1. L’autore non ha rivelato le proprie reali generalità ma nella creazione eseguita è presente un suo segno distintivo (pseudonimo) come un nome d’arte o qualsiasi altro simbolo idoneo ad attribuire la creazione al soggetto. In questi casi la foto, la clip video o comunque la creazione intellettuale é destinataria della disciplina ordinaria sul diritto d’autore. Ciò significa che L’autore è titolare dei diritti morali e patrimoniali e che, se nulla è indicato relativamente alla rinuncia degli stessi, la creazione scaricata dalla rete non può essere in alcun modo utilizzata dal creativo come base per la propria opera.
  2. L’autore non si è rivelato, è rimasto celato e non si è in grado di attribuire l’opera ad un soggetto specifico. Egli è quindi rimasto nell’anonimato.

La regola dell’autore anonimo

Se l’autore è anonimo non significa che automaticamente l’opera è in pubblico dominio. Non significa quindi che se la fotografia non indica chi è l’autore oppure il post su Instagram è privo di firma, allora immagine e testo possono essere usati senza limiti.

Ecco infatti la regola da tenere a mente:

I contenuti creativi anonimi sono comunque coperti dalla legge sul diritto d’autore. Infatti, l’autore dell’opera diventa “proprietario” dell’opera stessa e titolare dei conseguenti diritti sulla medesima a seguito dell’attività creativa posta in essere, senza necessità di ulteriori attività (come registrazione o la rivelazione di sé stesso quale effettivo creator).

Laddove l’opera sia anonima sono quindi necessarie le seguenti precisazioni:

  • L’autore è sempre ammesso a rivelarsi e può agire nei confronti di coloro che medio tempore si sono qualificati come titolari dell’opera (l’autore di un’opera anonima o pseudonima ha sempre il diritto di rivelarsi e di far riconoscere in giudizio la sua qualità di autore);
  • L’opera anonima è coperta dal diritto d’autore fino a 70 anni dalla prima pubblicazione. Se medio tempore l’autore rivela la sua identità il computo dei termini viene eseguito dalla morte dello stesso.
  • L’utente finale, fruitore del contenuto web, può scaricare la creazione e conservarla senza alcun limite;
  • L’utente finale può utilizzare il contenuto per finalità didattiche, scientifiche, non per fini di lucro, al pari di ogni altro contenuto coperto dal diritto d’autore (art 70 LdA). Se si tratta di immagini e brani musicali essi potranno essere utilizzati solo se degradati (art 70 co 1 bis LdA).
  • Il fruitore del contenuto non é ammesso al utilizzare la foto o la clip video per finalità commerciali nè può divulgarla: non può rielaborala senza il consenso dell’autore celato, inserirla nel proprio montaggio, stamparla e venderla come propria, utilizzarla in volantini pubblicitari per la promozione di un proprio cliente, inserirla nell’architettura della propria vetrina web.

I diritti di chi pubblica senza firma

Infatti, sebbene l’autore non si sia rivelato, egli rimane comunque tale: tutte le attività che attengono allo sfruttamento economico dell’opera ovvero alla sua rielaborazione o modificazione, sono attività che necessitano il consenso dell’autore, che quindi non può ritenersi implicito unicamente per il fatto che questi non si sia espresso all’esterno.

Se quindi il fruitore di contenuti utilizza l’opera creativa di un autore anonimo, questi rivelatosi come titolare dell’opera, potrà agire contro il fruitore non autorizzato.

Per l’effetto, l’acquisizione di foto e video o comunque in generale di contenuti creativi tramite la rete, laddove venga eseguita per lo svolgimento della propria attività professionale, necessita del consenso dell’autore dell’opera il quale, finchè rimane celato, non può verosimilmente concederlo.

Photo by Jaroslav Devia on Unsplash

La libertà di panorama: diritto d’autore e tutela del bene culturale

Cos’è la libertà di panorama? 

La libertà di panorama consiste nella possibilità di riprodurre, usare, diffondere e comunicare fotografie e clip video rappresentative di opere d’arte come monumenti o opere dell’architettura aventi carattere pubblico e costituisce un’eccezione ai diritti di cui è titolare l’autore del prodotto artistico.
Nella pratica rappresenta la facoltà del fotografo di pubblicare scatti aventi come soggetto edifici e monumenti considerati beni culturali.

La libertà di panorama in Italia

In Italia, oggi, non esiste una legge che disciplina che vieti o legittimi la libertà di panorama.
Tuttavia, nell’unico intervento del Parlamento che ho reperito in materia è stato stabilito che la libertà di panorama sarebbe riconosciuta per il noto principio secondo il quale il comportamento che non è vietato da una norma deve considerarsi lecito. 

Prima di risolvere la questione in tale senso e considerare legittima tout court tale attività, è utile andare per gradi per evitare di incorrere in qualche sanzione. Per questo motivo ho analizzato le disposizioni della legge sul diritto d’autore in combinato con quelle della legge sulla tutela dei beni culturali.

Secondo la legge sul diritto d’autore:

  1. Se sono trascorsi 70 anni dal decesso dell’autore dell’opera architettonica, il fotografo potrà eseguire lo scatto, riprodurlo, utilizzarlo e diffonderlo. Infatti, i diritti di natura patrimoniale (come il diritto di sfruttamento economico dell’opera) si estinguono a tale scadenza; rimangono tuttavia quelli di natura morale (come il diritto di paternità dell’opera) che sono invece imprescrittibili.
  2. Se non sono trascorsi 70 anni dal decesso dell’autore dell’opera architettonica, l’autore dello scatto:
    ● non dovrà ottenere il consenso laddove lo scatto abbia una finalità di critica e di discussione e non concorra con l’utilizzo economico che ne fa l’autore della creazione architettonica;
    ● dovrà, di norma, ottenere il consenso in tutti gli altri casi.

Secondo la legge sui beni culturali, modificata dal Decreto Cultura del 2014 e dal Decreto Art Bonus del 2017, rientrano nella locuzione “beni culturali”, tra gli altri, le cose mobili e immobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante sia che appartengano allo Stato, ad altri Enti o a soggetti diversi.

Se sei un fotografo o un videomaker ti interesserà sapere che:

Sarà quindi necessario stabilire caso per caso se lo scatto sia amatoriale o professionale.
Ad esempio valutando se lo scatto fosse finalizzato ad essere divulgato sulla propria pagina Instagram con migliaia di views, oppure a costituire il soggetto di magliette, a comporre album di vacanze, o ad essere ad essere inviato nel proprio gruppo whatsapp. Ma ancora se si tratti di uno scatto destinato ad essere inviato per la partecipazione ad un concorso, ad essere inserito in una mostra, o destinato alla vendita o eseguito su commissione. Si tratta di situazioni profondamente diverse tra loro che devono essere valutate caso per caso.

Se oltre a scattare fotografie di edifici progettati da Archistar e monumenti importanti storici o più recenti ti piacciono le strutture abbandonate e ti affascina catturare immagini di questi luoghi, ti suggerisco l'articolo dedicato > Luoghi abbandonati: cosa rischia il creator.

Regole sulla libertà di panorama in Italia

Per stabilire effettivamente SE e in quale modalità si possono scattare fotografie a monumenti ed edifici storici bisogna considerare anche i rapporti tra dette normative:

  • il Codice dei beni culturali (e le ultime modifiche del 2014 e 2017) è successivo rispetto alla Legge sul diritto d’autore;
  • la legge sul diritto d’autore ha come focus sulla tutela dell’autore dell’opera creativa mentre nella legge sui beni culturali l’oggetto di tutela è il bene avente carattere culturale e interesse collettivo;
  • in molti casi il Codice dei beni culturali fa espressamente salve le disposizioni a protezione del diritto d’autore (art 107) oppure prevede la non applicazione di talune disposizioni della normativa (art 10).
A proposito di diritto d'autore, considera che non tutte le fotografie sono uguali. Infatti, esistono le fotografie opere d'arte, le semplici fotografie e le mere riproduzioni. Per farti un'idea, ti rinvio all'articolo dedicato: Reportage di eventi. Quale tutela per il fotografo?

Pubblicare su Instagram una fotografia di un monumento.

Si può fare? La risposta discende dall’analisi del singolo caso concreto.

  • Laddove siano trascorsi oltre 70 anni dalla morte dell’autore del monumento o in generale dell’opera architettonica, non vi sarà alcuna lesione nei confronti dell’autore dell’opera in quanto i diritti di utilizzazione economica si sono estinti.
  • Tuttavia, se lo scatto è professionale, il fotografo dovrà ottenere l’autorizzazione da parte dell’ente che ha in consegna il bene ed eventualmente corrispondere un canone.
  • Laddove invece non siano trascorsi 70 anni dalle morte, sarà doveroso analizzare la ragione per la quale tale fotografia viene scattata e immessa in rete.
  • Se lo scopo dello scatto ha finalità di studio, di critica, di espressione creativa, di libera manifestazione del pensiero e non concorre all’utilizzo economico dello stesso allora, di norma, non vi sarà alcuna violazione al diritto d’autore nè del codice a tutela dei beni culturali.
  • Se tuttavia si tratta di una finalità lucrativa (se il profilo social è di un influencer o se il fotografo è intenzionato a vendere lo scatto) allora sarà doveroso ottenere il consenso dell’autore dell’opera e il permesso dell’ente che ha in consegna il bene avente carattere culturale e interesse collettivo eventualmente corrispondendo un canone.
Se gli scatti poi, sono realizzati su commissione, oltre a tutte le autorizzazioni del caso, è bene stabilire a priori la titolarità delle immagini. A tale fine, se vuoi approfondire il tema della proprietà degli originali fotografici, ti suggerisco la lettura dell'articolo dedicato: Gli originali sono del fotografo o del cliente.

Questa la spiegazione sintetica in formato “Legal Code” della fattispecie della libertà di panorama. Ma per una maggiore chiarezza e accessibilità della normativa, ovvero per una migliore fruibilità ti ho preparato un’infografica.
Clicca qui per visualizzarla!

Photo by Jurica Koletić on Unsplash

Copyleft e pubblico dominio. Quali differenze?

Cosa vuol dire fotografie in pubblico dominio? Quando le tue opere possono essere usate da altri e quando puoi usare fotografie altrui?

Il copyright è automatico

Il fotografo che esegue uno scatto, il regista che realizza un video, il compositore di una clip musicale, a seguito della loro attività intellettuale diventano automaticamente titolari del diritto d’autore sull’opera e acquistano, a titolo originario, diritti patrimoniali e morali sull’opera stessa.

Cos’è il diritto d’autore? Quali sono i diritti? Chi è il soggetto? Quanto durano i diritti? Se ti va di approfondire, clicca qui, ne ho parlato il 23 aprile 2019, giornata mondiale del diritto d’autore.

Ecco, in questo articolo invece parliamo dei casi in cui non c’è copyright e quindi le situazioni in cui le opere possono essere usate da altri. Questi casi non sono automatici ma richiedono l’intervento dell’autore. Vediamo come.

Il copyleft è deciso dall’autore

Il creator può rinunciare al diritto d’autore (ovvero al copyright sull’opera realizzata). Ci sono infatti delle situazioni in cui il realizzatore decide per sua volontà, di mettere a disposizione il proprio scatto, il proprio video, la propria clip audio affinchè possa essere utilizzata, rielaborata, fruita, da parte di soggetti terzi. In questi casi quindi, l’utente può utilizzare l’opera realizzata dal creator, alle condizioni ed entro i limiti fissati dal creator.

I tre casi di “libera tutti”

Il copyleft deciso dall’autore. Cosa può fare l’utente

L’autore
Il creator rinuncia al diritto d’autore, mette a disposizione la sua creazione fissandone limiti e condizioni di utilizzo e consente l’utilizzo da parte degli utenti imponendo a quest’ultimi (condizione essenziale per rientrare in questa categoria) di menzionare l’autore al momento dell’utilizzo dell’opera.
I limiti in genere vengono fissati dall’autore dell’opera di volta in volta e quindi o elaborati ad hoc dall’autore oppure scelti tra le specifiche Creative Commons. In altri casi è la banca dati in cui l’autore carica la propria opera a decidere i termini e le condizioni di utilizzo: in questo senso egli accetterà che la creazione venga utilizzata a certe predeterminate condizioni.

L’utilizzatore
L’utente nel momento in cui esegue il download dell’opera creata da altri dovrà osservare le condizioni stabilite dall’autore o comunque indicate nel sito da cui cattura gli scatti o scarica le clip video.
In tutti i casi in cui egli usa, rielabora, mette in commercio, modifica l’opera, dovrà menzionare l’autore quando. A seconda poi di cosa è previsto nella singola situazione, il soggetto passivo dovrà farne uso esclusivamente non commerciale oppure potrà usarlo per scopo di lucro, potrà rimetterlo in commercio solo alle condizioni in cui ha acquisito l’opera oppure decidere egli stesso di coprirla da copyright o ancora potrà venderla a condizione che siano state apportate delle modifiche all’originale.

Un esempio? 
Il sito web Flickr, che consente la condivisione di immagini.
Ho inserito nello strumento di ricerca la stringa “book”. L’esito è una serie di foto che attengono ai libri e che sono state inserite dagli iscritti al portale: l’utente finale saprà se e in che limiti potrà utilizzare le immagini consultandole singolarmente. Vi sono alcune foto con la dicitura “Tutti i diritti riservati”, altre con la dicitura “Alcuni diritti riservati”. Nel primo caso l’utente finale non potrà utilizzare le immagini perchè esse sono coperte da copyright. Nel secondo caso, a seconda di quali diritti sono riservati, l’utente finale potrà utilizzarle, farne un uso commerciale, crearne opere derivate, condividerle senza possibilità di modifica. In tutti i casi egli dovrà fare menzione dell’autore dello scatto.

La consegna al pubblico dominio. Non ci sono limiti

L’autore
Il creator rinuncia al diritto d’autore e mette a disposizione la propria opera senza alcun limite. In questi casi non è nemmeno richiesta la menzione dell’autore e non vengono previste condizioni di utilizzo.
In questi casi si può dire che il soggetto attivo rinuncia totalmente al diritto d’autore, anche se nel nostro ordinamento i diritti morali ovvero il diritto di rivendicare la paternità dell’opera, sono imprescrittibili ed irrinunciabili.

L’utilizzatore
L’utente finale può utilizzare, rielaborare, distribuire, produrre, modificare e usare in qualsiasi modalità l’opera messa a disposizione dal creator.

Un esempio? 
Il sito web Unsplash, che consente all’utente di fruire delle immagini senza alcun limite e condizione. Egli non è tenuto a menzionare l’autore dello scatto: ed infatti, nella home page del portale è descritto come il paradigma del sito sia  The internet’s source of freely useable images.
Eseguendo la stessa ricerca compiuta in Flickr in questo caso cliccando in una qualsivoglia immagine cercata con la stringa “book”, cliccando su download free è espressamente indicato come Crediting isn’t required, anche se comunque is appreciated and allows photographers to gain exposure.

Una situazione intermedia: il royalty free

Vi sono poi altri casi in cui l’utilizzo da parte dell’utente finale è libero ma dietro corresponsione di una royalty determinata dall’autore (laddove l’accordo venga siglato direttamente con lo stesso) oppure con il sito web (laddove la clip video, l’immagine ovvero l’audio siano ottenuti attraverso la consultazione di una banca dati).

Un esempio? 
Il sito web Artlist, consente all’utente finale di fare qualsivoglia utilizzo, modifica, rielaborazione delle clip audio scaricate dal sito, sia per finalità non commerciale che per lucro dietro corresponsione di un certo importo (canone annuo). L’utente finale ovvero il contraente acquista il diritto di usare le opere presenti nel sito: egli non potrà invece ceder ad altri l’utilizzo della singola clip in quanto il sito web ha siglato con l’utente finale l’accordo di concessione di uso delle musiche e non con il soggetto terzo.

Attenzione a non esagerare

Questi esempio sono stati realizzati in base ai termini e condizioni di utilizzo dei singoli portali web esaminati. Nel momento in cui decidi di scaricare immagini, clip video o audio gratuitamente ovvero pagando una royalty ti consiglio di informarti adeguatamente presso il singolo sito web!

Se ti serve supporto nell’analisi delle piattaforme web da cui vuoi recuperare contenuti, possiamo sentirci. È una cosa anche breve ma ti può salvare da pericoli e sopratutto aiutarti a fare la scelta corretta dei contenuti da usare.

Non ci sposiamo più! E il fotografo chi lo paga?

I matrimoni che finiscono – o meglio non iniziano – con l’altare non sono più una novità. Cosa succede però quando, dopo aver concordato con il fotografo l’esecuzione di un servizio fotografico in vista di un matrimonio, le nozze vengano annullate?

In questi casi, cosa possono fare (o non fare) i nubendi? 

La presupposizione aiuta i nubendi nella soluzione della delicata situazione

La presupposizione è un elemento del contratto che le parti non esplicitano (e quindi non lo indicano in modo espresso nell’accordo, come per esempio avviene per la condizione) ma che, in modo implicito, lo considerano il presupposto di efficacia del contratto. Essendo di natura così pressante, il venir meno di questo elemento determina la caducazione dell’accordo. I contraenti considerano quindi l’evento quale base dell’accordo: il suo annullamento determina l’inefficacia del contratto.

La presupposizione è un istituto giuridico di creazione giurisprudenziale, ovvero non previsto dalla legge. 

La presupposizione non è espressamente disciplinata dalla legge, ma riconosciuto da parte della giurisprudenza, sebbene alcuna dottrina ne sia contraria. Invero, la fonte da cui discende il riconoscimento di tale istituto è l’art 1174 c.c. disposizione che richiede che la prestazione che forma oggetto dell’obbligazione corrisponda ad un interesse del creditore: se quindi l’interesse viene a mancare (perché l’evento è stato annullato) allora il contratto perde efficacia.

Nella pratica? Se i nubendi si sono rivolti ad un fotografo professionista, chiedendo un servizio fotografico per il giorno del loro matrimonio e la cerimonia viene annullata essi potranno verosimilmente addurre il venire meno degli effetti del contratto in ragione all’evento posto alla base dell’accordo. 

Sei un fotografo di matrimoni e vuoi sapere come tutelarti? Il contratto può essere lo strumento giusto.

Lo stesso discorso può farsi anche per situazioni analoghe come l’apertura di un negozio, un evento particolare o altre cerimonie. Analogamente infatti, laddove l’apertura di un locale venga rinviata o annullata, considerando che la manifestazione è il fondamento del contratto, potrebbe determinare la caducazione del contratto. 

Puoi ascoltare la versione audio di questo articolo, cliccando qui sotto

https://open.spotify.com/episode/1EdAwn0ze2x0wFLpmkIxU1

Liberatoria immagini: foto e video. What, Why, Who, When, Where

Se lavori con le immagini è fondamentale far firmare una liberatoria. Vediamo bene cos’è, perchè ti serve e come costruire il tuo format personalizzato.

WHAT. Cos’è la “liberatoria”?

Il termine “liberatoria” non è un termine giuridico (e infatti non è menzionato nella normativa che disciplina il diritto d’autore) e viene utilizzato per identificare il contratto di uso / utilizzo della propria immagine.
In generale, il protagonista dello scatto o della clip video “rilascia la liberatoria” ovvero a chi ha eseguito la fotografia o una videoregistrazione, la possibilità di utilizzare, nelle modalità concordate, l’immagine.

WHY. Perché “serve” una liberatoria?

La liberatoria, ovvero il consenso all’utilizzo della propria immagine è necessario in quanto, dal punto di vista generale, il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa (art 96 Legge sul Diritto d’Autore). A tale regola generale vi sono delle eccezioni che attengono, ad esempio, alla notorietà della persona ovvero a fatti che si verificano in pubblico e altro (art 97).

Per approfondire il "perchè", ossia quali sono i diritti della persona ritratta, ti rinvio all'articolo dedicato. A mio avviso è molto importante mettersi anche "dall'altra parte". Ecco quindi: Soggetto di una foto: diritto sul ritratto e consenso

WHO. A chi serve la liberatoria? 

Colui che esegue degli scatti fotografici ovvero delle clip video deve ottenere il consenso della persona ritratta se intende esporre, riprodurre o mettere in commercio la sua figura.
Chiaramente si dovrebbe distinguere: colui che esegue materialmente lo scatto potrà essere un dipendente del fotografo, o un secondo fotografo. Bisogna quindi verificare, nel caso concreto, chi ha l’obbligo di munirsi della licenza d’utilizzo dell’immagine.

Se sei un fotografo professionista o se ti stai comunque avvicinando a questa attività per renderla il tuo lavoro, ti suggerisco anche questo articolo collegato, in cui ho parlato, in generale, della privacy nell'ambito della fotografia: Privacy per fotografi: cose da ricordare

WHEN. Quando devo munirmi della liberatoria? 

In tutti i casi in cui il soggetto dell’immagine è una persona.
La necessità del consenso non è limitata alla riproduzione dell’immagine del volto, ma è necessaria in tutti i casi in cui la persona è oggettivamente riconoscibile come ad esempio lo scatto di un tatuaggio o di una cicatrice visibile solo ad alcune persone, l’immagine di spalle che in ragione alla sua notorietà è facilmente identificabile.
É inoltre da considerare che la persona può essere un minore: in questo caso la licenza di utilizzo dell’immagine dovrà essere rilasciata dai genitori.

WHERE. Dove trovo la liberatoria che mi serve?  

La norma di legge non richiede il consenso esplicito o non stabilisce se esso debba essere rilasciato in forma scritta o orale.
Vi è tuttavia da considerare che potrebbero potenzialmente sorgere contestazioni in merito all’utilizzo dell’immagine, alla riproduzione, alla modifica, alla diffusione o divulgazione. In questi casi sarà il fotografo o il videomaker a dover provare di aver ricevuto la concessione all’utilizzo dell’immagine (e a quello specifico uso che viene contestato dalla persona ritratta).

Il consenso implicito ad essere fotografato

Il consenso può essere dato implicitamente. Ad es: la modella che si mette in posa ha accettato di essere fotografata. Ma una cosa è accettare di essere ripresa, un’altra è dare il proprio consenso ad utilizzare quell’immagine in un manifesto pubblicitario.

Il consenso espresso con firma o dichiarazione

È bene quindi che il consenso venga dato espressamente. In questi casi potrà avvenire in forma orale (ad esempio eseguendo una clip video in cui il soggetto dell’immagine accetta di essere ripreso e che la propria immagine venga utilizzata in una molteplicità di canali di diffusione) ovvero in forma scritta (mediante la sottoscrizione di un accordo). Se le diciture rese dal creator sono corrette, le due modalità sono equivalenti. Vi è tuttavia da considerare che laddove sorgano contestazioni, in un potenziale giudizio civile, sarà molto più semplice produrre un contratto scritto (prova documentale) piuttosto che una clip video (riproduzione meccanica).

È preferibile quindi ottenere un consenso esplicito e rilasciato per iscritto. Dove trovare la liberatoria che ti serve? Considera che:

  • Su internet vi sono tanti modelli di liberatorie, semplici da scaricare e veloci da sottoporre alla persona, ma non tutti validi;
  • È importante esaminare la singola situazione concreta. Un esempio: il ritratto è di un minore ma solo uno dei genitori intende prestare il consenso, l’altro non è interessato oppure lo nega;
  • È importante dotarsi di alcuni “modelli” da utilizzare nelle varie situazioni che vengono in considerazione. Si fa una lista delle attività e si costruiscono alcuni format che il fotografo può utilizzare autonomamente.

Check-list per ritratti fotografici

Ecco i miei suggerimenti per iniziare a chiarirti le idee su cosa hai bisogno:

  1. La ripresa viene utilizzata in una clip video da diffondere dei media tradizionali oppure inserita nei profili social? Verrà poi inserita nel portfolio web del videomaker o del fotografo?
  2. L’immagine catturata viene scattata durante un matrimonio (e quindi su commissione della persona della sposa che può non essere la persona ritratta) ma anche conservata dal fotografo ed esposta nel suo negozio di fotografia ovvero postata nel profilo personale del fotografo?
  3. Si vuole pattuire un termine per l’utilizzo dell’immagine oppure le parti vogliono espressamente indicare la revocabilità della concessione? La revoca del consenso dovrà avvenire dietro pagamento di un’indennità?
  4. L’immagine viene inviata ad uno studio di postproduzione che si occupa di eseguirne le modifiche? La modella ha dato il consenso a subire delle variazioni alla propria immagine?
  5. Gli scatti vengono messi a disposizione anche di altre persone attraverso una galleria fotografica?

Risposto bene alle domande? Ora se vuoi possiamo sentirci per approfondire il tema, con le idee già chiare.

Photo by ShareGrid on Unsplash

Puoi ascoltare la versione audio di questo articolo, cliccando qui sotto.

https://open.spotify.com/episode/3d3XZkbptQBBayyOQsncrD

Luoghi abbandonati: foto e video. Cosa rischia il creator?

Oggi parliamo di scatti fotografici e clip video eseguiti da privati in luoghi cd ‘abbandonati’ e diffusi in social come youtube, instagram o altri. In questi anni molti canali youtube sono cresciuti grazie all’interesse manifestato dai follower nell’osservare luoghi fatiscenti, abbandonati, i cui proprietari non sono presenti.Ma l’accesso, gli scatti, la conservazione delle clip, la comunicazione a terzi o la diffusione ad un numero potenzialmente indefinito di persone, sono attività lecite? Agisce nella legalità colui che si intrufola in hotel chiusi da anni, edifici fatiscenti o immobili apparentemente privi di proprietario?

È innanzitutto doveroso fare alcune precisazioni.
In primo luogo, nulla questio se colui o coloro che accedono a detti luoghi sono in possesso di autorizzazione, tenendo comunque presente che la concessione all’accesso è diversa dalla concessione alla diffusione della clip.
In secondo luogo, la parola ‘abbandonato’ utilizzata per individuare l’oggetto del video agli iscritti al canale o invitare potenziali nuovi follower, non è un termine giuridico. Invero, con detta locuzione si intende il disinteresse manifestato dal titolare per una cosa di cui egli è proprietario: tuttavia tale condotta assume valore giuridico solo con riguardo alle cose mobili che possono diventare res nullis e che quindi possono essere acquistate a titolo originario da un nuovo soggetto. Per i beni immobili (abitazioni, terreni, edifici in genere) in omaggio alla certezza dei trasferimenti, detta situazione non è prevista: il proprietario rimane tale anche se si disinteressa del bene, non lo cura, non lo abita nè lo frequenta. Al più, decorso un numero stabilito di anni, l’immobile può diventare di proprietà altrui tramite l’istituto dell’usucapione.

Vediamo quindi ora quali sono, se esistono, i rischi che assume colui che accede ad edifici senza debita autorizzazione da parte del titolare e divulga gli scatti o le clip eseguiti all’interno dell’immobile.

Violazione domicilio

Ai sensi dell’art 614 del codice penale chiunque si introduce nell’abitazione altrui o in altro luogo di privata dimora o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo commette il reato di violazione di domicilio. Si parla di dissenso presunto nei casi in cui l’accesso e il trattenimento avvenga per finalità illecite: in questo caso non sarebbe necessaria l’espressione di una volontà (espressa o implicita) ma il dissenso, ovvero la volontà contraria, dovrebbe dirsi presunta. Si precisa tuttavia che, per quanto riguarda i terreni (giardini o fondi in generale di pertinenza di un’abitazione) la presenza o assenza di recinzione può costituire una scriminante a difesa di colui che accede senza consenso: la recinzione infatti costituisce il mezzo volto ad ostacolare il libero accesso  manifestando quindi la contraria volontà a consentire ingressi non autorizzati.

Interferenze illecite nella vita privata 

L’art 615 bis del codice penale punisce chinque mediante l’utilizzo di strumenti di ripresa visiva o sonora si procura notizie ed immagini attinenti alla vita privata (riprese nei luoghi sopra indicati) ovvero rileva e diffonde con qualsiasi mezzo dette informazioni. 

Diritto all’immagine, all’onore e alla reputazione

I diritti all’immagine, all’onore e alla reputazione rientrano tra i diritti della personalità e vengono tutelati dal codice civile, la cui violazione legittima il soggetto a richiedere il risarcimento dei danni patiti ai sensi dell’art 2043 c.c. (Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno). 
Nel concreto, gli scatti e le clip video eseguiti e poi diffusi possono pregiudicare il titolare della cosa: è evidente che la condotta di colui che si intrufola in edifici altrui, mostrandone il degrado, la fatiscenza e dando dimostrazione del disinteresse del titolare (il quale peraltro potrà essere oggetto di procedura concorsuale o altro giudizio civile) va a danneggiare quest’ultimo, il quale a causa della diffusione delle immagini potrà dimostrare di aver subito un danno alla propria immagine, alla reputazione e chiederne la liquidazione.

Diritto riservatezza

Di norma colui che accede ai luoghi cd abbandonati dà anche le coordinate di dove è collocato il bene; se è una struttura alberghiera fornisce il nome dell’hotel; se è un edificio preposto all’industria ne mostra la denominazione, se è un’abitazione ne indica esattamente il luogo. Tali informazioni consentono all’interessato di identificare il titolare persona fisica: si tratta di dati personali il cui trattamento, conservazione e divulgazione dovrebbe avvenire secondo la normativa preposta. 

Tanto detto, postare fotografie su instagram, diffondere video su youtube, incrementare il numero degli iscritti coinvolgendoli nella dimostrazione di detti luoghi abbandonati, espone il creator alle descritte situazioni che possono configurare un illecito civile e/o divenire penalmente rilevanti.

Puoi ascoltare la versione audio di questo articolo, cliccando qui sotto

https://open.spotify.com/episode/70WUsp5T30i3dhkcEU23jh

Photo by Yener Ozturk on Unsplash

Gli originali sono del fotografo o del cliente?

La questione è questa: a chi appartiene uno scatto eseguito da un fotografo professionista, nell’ambito di uno shooting fotografico e destinato ad un’elaborazione successiva in post produzione? 
La risposta a questa domanda è: dipende! 

La legge

In primo luogo, è doveroso precisare come la legge, in particolare la legge sulla protezione del diritto d’autore (L. 22 aprile 1941, n. 633), non prevede una specifica disciplina per tale situazione.

Al più si potrebbe applicare in via analogica la norma che riguarda i negativi, sebbene comunque vi siano dei dubbi a riguardo. L’art 89 prevede infatti che: La cessione del negativo o di analogo mezzo di riproduzione della fotografia comprende, salvo patto contrario, la cessione dei diritti previsti all’articolo precedente (ovvero dei diritti di utilizzazione economica n.d.r.), sempreché tali diritti spettino al cedente.

Gli accordi 

È quindi necessario stabilire se esiste tra le parti un rapporto contrattuale che prevede la cessione dei predetti negativi e, ancor prima, quali sono le parti di tale eventuale accordo. Successivamente si potrà stabilire a chi appartengono gli scatti eseguiti. Vi possono essere una pluralità di diverse situazioni che possono venire in considerazione:

  1. Il fotografo sta scattando delle fotografie perchè commissionato dal cliente nell’ambito di un accordo che prevede che egli esegua delle immagini per un particolare evento e destinate poi ad essere inserire nel profilo social del committente.

    In questo caso, a patto che le parti lo stabiliscano espressamente, l’oggetto della prestazione a carico del fotografo sarà quello di consegnare il numero di fotografie pattuito ed aventi le caratteristiche richieste. Le parti possono pattuire la cessione anche dei file originali: nel caso in cui le parti non abbiano stabilito nulla in merito, allora detti file grezzi rimangono di “proprietà” del fotografo professionista il quale oltre ai c.d. diritti morali sulle fotografie (che comunque mantiene anche con riguardo a quelle cedute) vanta anche tutti i diritti di carattere patrimoniale.

  2. Il fotografo scatta delle fotografie inizialmente per sè, ma comunque destinate ad essere vendute dopo averle elaborate.

    In questo caso, egli sarà proprietario dei file originali e delle fotografie elaborate successivamente. Al momento della cessione dei diritti sulle fotografie egli potrà stabilire in quale misura i diritti di utilizzazione economica sulle fotografie “scelte” vengono ceduti.

  3. Il fotografo sta eseguendo degli scatti su incarico dell’agenzia per la quale svolge la propria attività lavorativa.

    In questo caso, egli è un lavoratore subordinato: tutte le opere c.d. di ingegno in esecuzione di una prestazione lavorativa appartengono al datore di lavoro e quindi all’agenzia (art 88 L. 22 aprile 1941, n. 633).


  4. Il fotografo è un freelance che affianca un fotografo professionista ed esegue degli scatti perchè incaricato da quest’ultimo.

    In questo caso, il fotografo non è un lavoratore subordinato ma un soggetto che svolge la propria attività in autonomia, sebbene sia su incarico non del cliente finale bensì di un altro fotografo professionista. Anche in questo caso tuttavia egli svolge un’attività commissionata da terzo: la titolarità dei file originali dipenderà quindi dagli accordi assunti tra le parti (ad esempio al fotografo potranno essere stati commissionati unicamente gli scatti oppure anche la postproduzione).

Tanto detto quindi, non è possibile stabilire a priori a chi appartengono gli scatti originali eseguiti dal fotografo professionista. È tuttavia opportuno, per evitare problematiche legate alla titolarità delle fotografie o al diritto di utilizzarle ed elaborarli, conoscere a priori quali sono i propri diritti e stabilire, eventualmente anche mediante un accordo scritto, quale sarà effettivamente l’oggetto della prestazione eseguita dal fotografo e nello specifico,  quale materiale passerà alla proprietà del cliente. 

Puoi ascoltare la versione audio di questo articolo, cliccando qui sotto.

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Photo by Jakob Owens on Unsplash

Contratto per videomaker: da dove iniziare!

Il contratto per videomaker è essenziale per chiunque decida di praticare questo mestiere con professionalità per evitare sorprese e al contempo tutelare il proprio lavoro creativo.

Soprattutto negli ultimi tempi i video stanno diventando il contenuto principale per aziende e professionisti che decidono di comunicare sul web. Ma facciamo un passo indietro…

Chi è il videomaker o filmmaker?

Con il termine videomaker (video/film + maker ovvero colui che fa video/film) si intende colui che si occupa di eseguire delle riprese video e del loro montaggio, così da consegnare al cliente un prodotto finito ovvero diffonderlo su canali web o tv o ancora, promuoverlo in festival o concorsi.

Sia che il videomaker si obblighi a riprendere un matrimonio, sia che realizzi uno spot pubblicitario, sia che si impegni a fare delle riprese nel corso di una fiera, è consigliabile avere un contratto: gli accordi assunti verbalmente tra le parti devono essere specificati in un documento scritto così da agevolare entrambi nel corso dell’esecuzione dell’accordo.

Vediamo intanto come può essere regolamentato un video eseguito su commissione.

Il contratto per videomaker nel diritto

Nel contratto tra videomaker e cliente, il contenuto può essere liberamente deciso dalle parti (o “dalla parte” laddove il videomaker abbia già predisposto il testo contrattuale nella forma di preventivo / proposta), tenendo conto dei principi generali.

Nel nostro ordinamento il contratto per videomaker fa riferimento alla disciplina del contratto d’opera. Si tratta infatti di un accordo con cui una parte (in questo caso il videomaker) si obbliga a favore dell’altra (gli sposi o il titolare del negozio o altro) ad eseguire una prestazione (ovvero riprese e/o montaggio), con lavoro prevalentemente proprio (ovvero personalmente) e senza vincolo di subordinazione (ovvero non essendo un soggetto alle dipendenze del committente).

Tutti i contratti devono necessariamente avere: un oggetto, una forma (laddove prevista dalle parti o imposta dal codice), una causa (funzione), un accordo tra le parti.

Gli elementi “di diritto” del contratto tra videomaker e cliente

La prestazione del videomaker

Il contratto deve indicare che cosa si obbliga a fare il videomaker. L’impegno comprenderà essenzialmente l’esecuzione delle riprese nel luogo concordato tra le parti nel tempo stabilito e il montaggio del video entro il termine convenuto.
Se il videomaker presta anche l’audio del video o realizza altre attività, queste dovranno essere indicate nell’accordo.

La prestazione del committente

È costituita dal prezzo che la persona o la ditta si obbligano a corrispondere.
Il contratto dovrà contenere l’importo, le modalità (bonifico, rimessa diretta) e i termini di pagamento (ad es: metà il giorno delle riprese, metà alla consegna).
È buona norma distinguere tra prezzo delle riprese e prezzo del montaggio. È inoltre possibile stabilire un importo per ogni giorno di riprese: così da poter modificare concordemente l’accordo laddove le riprese si prolunghino.

La cessione dello sfruttamento economico

Trattandosi di un video realizzato su commissione, a seguito del pagamento del prezzo, il videoclip realizzato verrà consegnato al committente.
Se l’oggetto del contratto è la realizzazione di un video per promuovere l’attività di un’azienda, con la conclusione del contratto e l’esecuzione della prestazione, il diritto di sfruttamento economico passerà in capo al committente. Il contratto può limitare l’uso che ne farà il committente: ad esempio egli avrà il diritto di sfruttarlo solo in internet oppure attraverso lo strumento televisivo.
Il videomaker rimane comunque autore dell’opera con conseguente protezione della sua attività ai sensi della Legge a protezione del diritto d’autore n. 633 del 22 aprile 1941. Ad esempio, il committente non può cancellare il nome del videomaker dal suo video, non può separare le clip e creare un proprio video ovvero aggiungere frame e manomettere il servizio realizzato. 

Utilizzabilità dell’opera da parte del videomaker

Il videomaker può avere interesse ad utilizzare il video prodotto per promuovere la propria attività, ad esempio nel suo sito web, su youtube, nel corso di una campagna pubblicitaria o ad un evento.
È quindi opportuno che l’autore delle riprese espliciti gli strumenti in cui verrà diffusa l’opera realizzata.

Trattamento dei dati e attività di marketing

È inoltre doveroso rendere edotto il committente delle modalità con cui verranno trattati i dati personali che egli conferisce al videomaker.
Se quest’ultimo poi ha interesse alla conservazione dell’anagrafica per offrire un ulteriore servizio è necessario che ottenga un esplicito consenso dal committente. In caso contrario, il videomaker in futuro non potrà inviare e-mail per proporsi nuovamente per la realizzazione di riprese e montaggio (marketing).

In generale le attività promozionali richiedono il consenso di chi riceve email marketing o comunicazioni commerciali. Ti suggerisco di leggere l'articolo sulla privacy nel marketing, sopratutto se lavori per o con un'agenzia di comunicazione > La privacy nel marketing <

Gli elementi “di fatto”: le altre clausole del contratto di videomaker

Visti gli elementi, per così dire “di diritto” ovvero quelli che dal punto di vista legale è buona norma siano presenti per meglio bilanciare le posizioni delle parti ed evitare conflitti nel corso dell’esecuzione dell’accordo, potrebbe essere opportuno (la valutazione spetta al regista) inserire altre clausole.

La richiesta di modifiche

Il videomaker può voler riconoscere al committente il diritto di richiedere delle modifiche all’opera realizzata.
È bene però stabilire dei limiti: nel numero delle modifiche, nel termine entro cui possono essere chieste, oppure nel fatto che debbano essere pagate.

La consegna del video

Di norma, nei contratti in cui un soggetto si obbliga ad un fare (opera o servizio), il diritto al pagamento sorge nel momento in cui il committente accetta l’opera.
È bene stabilire un termine entro cui egli dovrà accettare l’opera (o potrà richiedere le modifiche): decorso tale termine si riterrà accettato implicitamente.

Il materiale consegnato dal committente

Se all’interno del videoclip devono essere inserite foto di proprietà del committente o video è bene stabilire un termine entro cui tale materiale deve essere consegnato.

I masters

Il videomaker è titolare di tutte le riprese che ha eseguito e ne è l’autore. Se il contratto concluso con il committente ha ad oggetto un video (e quindi il prodotto finito), il videomaker mantiene la proprietà dei master. È quindi buona norma stabilire all’interno del documento contrattuale anche le modalità di conservazione, richiesta o consegna dei masters.

Proprio con riguardo ai masters, ti rinvio all'articolo dedicato agli originali. In quel caso ho parlato di originali in ambito fotografico, ma gli stessi ragionamenti possono essere fatti, perlomeno in parte, con riguardo ai video > Gli originali sono del fotografo o del cliente? <

Altri elementi del contratto di videomaker

Il contratto (o il preventivo da sottoporre al cliente) può essere arricchito di altri elementi a seconda dell’effettivo servizio che il produttore video offre. attenzione però a non includere clausole inutili, controproducenti o che rendono notevolmente svantaggiosa l’effettiva sottoscrizione del contratto da parte del committente.

Photo by Jon Flobrant on Unsplash

La fattura elettronica al privato

Come noto dal 1° gennaio 2019 è entrato in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi tra soggetti residenti o stabiliti in Italia. 
Ma mettendo da parte coloro che svolgono quotidianamente attività d’impresa, cos’è cambiato per il consumatore? 
È innanzitutto necessario stabilire cosa debba intendersi per “consumatore”. Ebbene, dal punto di vista civilistico, secondo quanto stabilito dall’art 3 del Codice del Consumo è consumatore la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta . E quindi, concretamente, sono consumatori tutti coloro che non sono titolari di partita Iva ovvero chi acquista merce o fruisce di servizi fuori dall’esercizio della propria attività d’impresa e quindi non fornendo i propri dati fiscali.

Fatte queste premesse, fino al 2018 la persona che riceveva una consulenza dal legale di fiducia, colui che si recava in negozio per acquistare merce ovvero il soggetto che fruiva di un servizio erogato da un idraulico o elettricista prendeva in consegna una fattura cartacea in formato originale. Quel documento era quindi valido ai fini fiscali.

Il professionista cedente

Dal 2019, il libero professionista, la società o il piccolo imprenditore che devono emettere una fattura elettronica nei confronti di un consumatore finale sono tenuti ad indicare quale codice identificativo n. 7 zeri e lasciare vuoto lo spazio in cui di norma è richiesta l’indicazione della PEC. 
Il buon esito dell’operazione e quindi la regolare emissione della fattura verrà data nel momento in cui il sistema di interscambio restituirà la dicitura “impossibilità di consegna/recapito”. Tale indicazione è giustificata dal fatto che il consumatore è privo di PEC e di Codice Identificativo: la fattura non potrà quindi essere regolarmente consegnata tramite il sistema di interscambio ma dovrà ritenersi comunque validamente emessa per il fornitore. 

Il consumatore committente

Il committente potrà ricevere copia della fattura emessa: il documento potrà essere cartaceo (se consegnato a mani o a mezzo posta) ovvero elettronico (se consegnato a mezzo email) ma  servirà unicamente a rendere edotto il consumatore dell’emissione della fattura elettronica. 
Il cedente quindi, nel consegnare il predetto documento dovrà informare il consumatore che la fattura avente validità fiscale è disponibile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate.
Il consumatore quindi, potrà prendere cognizione di tale documento registrandosi sul portale dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline) e richiedendo quindi l’assegnazione di un PIN (che in parte verrà fornito nell’immediatezza e in parte verrà recapitato all’indirizzo di residenza noto all’Agenzia). 
Ad oggi tuttavia, a quattro mesi dall’entrata in vigore di detto obbligo, la consultazione delle fatture elettroniche messe a disposizione del consumatore non è ancora completa e totalmente accessibile. 

Secondo quanto dichiarato dall’Agenzia delle Entrate infatti: a partire dal secondo semestre di quest’anno, come previsto dall’ultima legge di Bilancio, l’Agenzia delle Entrate offrirà un servizio di consultazione delle fatture elettroniche anche ai consumatori finali persone fisiche; con tale servizio il consumatore finale potrà consultate le fatture che i fornitori avranno inviato all’Agenzia sin dal 1° gennaio scorso. Queste regole sono state stabilite per garantire il rispetto delle disposizioni sulla tutela dei dati personali. Pertanto, al momento per il primo semestre, il servizio online di consultazione delle fatture elettroniche per i consumatori finali persone fisiche non è attivo.

Nell’attesa quindi di rendere completamente accessibile anche per il consumatore l’applicativo offerto, egli potrà esclusivamente prendere cognizione della sussistenza di fatture ma non potrà conoscerne l’importo, scaricare il file xml ovvero il file intellegibile in formato pdf. 

I graffiti sono opere d’arte o di vandalismo?

Nella città metropolitana di Venezia, esattamente un mese fa e precisamente nella zona di San Pantalon, è comparsa una nuova opera di strada, rivendicata nei giorni successivi dal famoso autore inglese Bansky.

I graffiti sono opere d’arte?

La legge sul diritto d’autore (Legge n. 633 del 1941) tutela tutte le opere dell’ingegno, facendo rientrare, tra queste, quelle dell’intelletto e le opere creative. Per opera creativa si vuol fare riferimento sia all’originalità della creazione, ovvero ad un qualcosa che consenta di far emergere la personalità e soggettività dell’autore, sia alla novità escludendo quindi le mere ripetizioni di cose già esistenti. L’opera creativa è tale a prescindere dal gusto personale del critico ovvero dalla bravura dell’autore. 

Chi è il “proprietario” del graffito?

Dipende! Dal punto di vista generale, come per le fotografie, per i video, per le opere della letteratura o della scultura, laddove il graffito sia eseguito su commissione, l’opera, intesa come la cosa materiale, al momento della creazione diventa di titolarità del committente. Laddove invece l’opera non sia eseguita su commissione, l’autore della stessa ne è il titolare.In tutti i casi tuttavia è necessario tenere presente che la titolarità della res è diversa dalla titolarità dei diritti d’autore (morali e patrimoniali) sull’opera creata.

Chi può diventare proprietario dell’opera o del muro fatiscente? 

Nel particolare caso della street art, il graffito che viene comunemente eseguito su un condominio, su un immobile fatiscente o comunque su un bene di titolarità di terzi, richiede di prendere in considerazione le disposizioni di legge e in particolare, di dare lettura al codice civile. 

L’art 817 cc, qualifica come pertinenza una cosa, destinata in modo durevole all’ornamento di un’altra cosa. La disposizione successiva prevede che pertinenza e cosa principale possano essere oggetto di atti di disposizione separati: laddove tuttavia il proprietario della cosa principale nulla disponga, la vendita della cosa principale comprende anche la cosa accessoria.
Nel caso di specie, la pertinenza è il graffito e la cosa principale è il muro dell’edificio. Per l’effetto, l’alienazione di un immobile con un graffito raffigurato determina il trasferimento della “proprietà” anche del graffito (con i dovuti accorgimenti relativi alla tutela di colui che ha eseguito l’opera).

Nulla questio se il graffito sia stato realizzato da uno street artist sconosciuto, se abbia un valore irrisorio e se quindi abbia una scarsa considerazione rispetto all’intero bene immobile.

Laddove tuttavia l’opera realizzata abbia un valore economico notevole oppure lo street artist che l’ha realizzata sia una persona rinomata o ancora, se il bene su cui è stata realizzata sia un immobile fatiscente e quindi il disegno abbia unicamente contributo ad aumentarne il valore economico, allora in questi casi è bene fare riferimento ad un diverso istituto giuridico.

Con il termine accessione si intende un modo di acquisto della proprietà a titolo originario disciplinato dagli artt 934 e ss del codice civile, che consente al proprietario di un bene immobile (ad esempio un terreno) di divenire proprietario di ciò che viene piantato o costruito sullo stesso a prescindere dal fatto che chi ha realizzato l’opera sia un terzo. Tale istituto giuridico può coinvolgere sia le cose mobili sia le cose immobili.
In via eccezionale tuttavia è prevista anche la c.d. accessione invertita, ovvero il caso in cui è il bene “secondario” ad attrarre la titolarità del bene principale. Applicando detta disposizione al caso di specie, quindi, per il fenomeno dell’accessione invertita, laddove il graffito avente un valore notevole sia eseguito su un fabbricato fatiscente, si potrebbe arrivare a ritenere che la proprietà del muro in rovina transiti in capo allo street artist che ha eseguito l’opera. 

Cosa si rischia – penalmente – facendo murales? 

Del danneggiamento degli edifici, deturpamento e imbrattamento di cose altrui, ovvero dei profili penalistici che possono venire in considerazione ne parleremo nel prossimo post!

Photo by Hugo Coulbouee on Unsplash