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Autore: Valentina Trevisan

E-commerce: furto di food photos

Come funziona quando ti rubano le foto che hai pubblicato sul tuo sito internet o profili social? Te ne parlo, partendo da un caso d’impresa reale.

Quale tutela per la società Alfa e per l’agenzia di comunicazione Gamma? La questione attiene alla tutela del diritto d’autore (con riguardo, nel caso di specie alle semplici fotografie) e al compimento di atti di concorrenza sleale (avendo, la società Beta estirpato le fotografie per promuovere la vendita dei propri diversi prodotti).

La condotta illecita della società Beta

Il comportamento assunto dalla società Beta può ritenersi giuridicamente rilevante sotto diversi profili.

La duplicazione dei files non è furto

La società Beta ha rubato le fotografie scattate dalla società Alfa.
Ebbene, chiunque si impossessa della cosa mobile altrui (nel caso di specie, una fotografia) sottraendola a chi la detiene, al fine di trarre profitto dalla cosa, compie una condotta penalmente rilevante (furto).
Vi è tuttavia da considerare che, la duplicazione di files (e quindi, nel caso di specie la copia di fotografie digitalizzate), non comporta la perdita del possesso in capo al legittimo detentore dei beni in quanto egli ne rimane nella disponibilità. Invero, il soggetto autore del presunto furto entra in possesso di una copia senza che la precedente situazione di fatto venga modificata a danno del soggetto possessore dei file (Cass. pen. n. 3449/2003). Manca pertanto l’elemento oggettivo del reato.
Per l’effetto, non è configurabile il reato di furto nell’ipotesi di duplicazione di files e quindi, con riguardo al caso di specie, nell’ipotesi in cui delle fotografie vengano copiate da un sito e inserite in un altro sito dacché le stesse rimangono invariate nel portale di provenienza.

La pubblicazione delle stesse foto è concorrenza sleale

La società Beta ha utilizzato le fotografie relative a pietanze prodotte dalla società Alfa per promuovere la vendita dei propri diversi prodotti, aventi, si presume, caratteristiche simili ma non perfettamente sovrapponibili, anche visivamente, trattandosi comunque di prodotti provenienti da diversi produttori.
Ebbene, compie atti di concorrenza sleale chiunque imita servilmente i prodotti di un concorrente o compie con qualsiasi altro mezzo, atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l’attività di un concorrente (art 2598 cc). Accertato il compimento di tali atti, la colpa si presume e l’autore sarà tenuto al risarcimento dei danni.

Presupposto per l’accertamento di un comportamento di concorrenza sleale è la presenza di una situazione di concorrenza tra i soggetti economici che perseguono l’obiettivo di conquista di una maggiore clientela (Cass. n. 1617/2000): la comunanza di clientela è l’elemento costitutivo della fattispecie e presuppone quindi il contemporaneo esercizio della medesima attività, industriale o commerciale in un ambito territoriale potenzialmente comune (Cass. n. 2081/2015).

Per l’effetto, la società Alfa potrà agire contro Beta chiedendo il risarcimento del danno (che dovrà essere debitamente quantificato) perchè quest’ultima ha, di fatto, venduto giovandosi di immagini altrui. Ha inoltre causato confusione nella clientela con riguardo all’identità delle imprese ed ha sottratto potenziali clienti alla società Alfa.

L’uso delle fotografie è violazione del copyright

La società Beta ha venduto le proprie pietanze giovandosi di scatti realizzati da altri e risparmiando sui costi delle fotografie.

Ebbene, l’art 87 LdA qualifica come semplici fotografie le immagini di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale. Se gli scatti sono eseguiti su commissione, il diritto esclusivo di riproduzione, diffusione e spaccio delle immagini spetta al committente e dura vent’anni dalla produzione della fotografia.
Per l’effetto, la società Beta non è titolare dei diritti di utilizzazione economica, spettanti invece unicamente alla società Alfa.

La società Beta ha modificato, in parte, i colori, la luce, lo sfondo, per rendere gli scatti maggiormente confacenti al proprio e-commerce. L’art 18 LdA, riconosce al titolare dei diritti di utilizzazione economica il diritto esclusivo di modificare, elaborare e trasformare l’opera, riconosciuto, nel caso di specie, unicamente alla società Alfa.

Tutela della società Alfa

La società Alfa potrà agire in via d’urgenza chiedendo la cessazione dell’attività illecita (art 156 ss LdA). Può chiedere ad esempio la rimozione immediata delle fotografie dal catalogo online. Potrà poi richiede il risarcimento dei danni patrimoniali subiti a causa dell’utilizzazione economica delle fotografie non autorizzata e degli atti di concorrenza sleale posti in essere.

Tutela dell’agenzia di comunicazione

Sebbene si tratti di semplici fotografie e non di opere fotografiche, si è indotti a ritenere che la società Beta fosse a perfetta conoscenza dell’altruità degli scatti, dacché le pietanze erano state prodotte e confezionate dalla stessa società Alfa.

Pertanto, l’agenzia di comunicazione, al pari della società Alfa, potrà agire per richiedere il risarcimento dei danni (art 168 LdA) per violazione, nel caso, dei diritti morali dell’autore rivendicando la paternità delle opere.

Disclaimer

Ho voluto proporti un caso reale perchè so che questo tipo di situazioni capitano di frequente. Tuttavia, è importante andare a verificare bene ogni volta il caso concreto in quanto potrebbero esserci delle particolarità diverse. A prescindere dalla parte in cui ti trovi.

Photo by Joseph Gonzalez on Unsplash

Spot pubblicitario, campagna adv e diritto d’autore

Posso vantare un diritto di copyright su una pubblicità? Uno spot pubblicitario può essere coperto da SIAE? Uno slogan può essere registrato come marchio d’impresa? Esistono dei diritti su un progetto creativo?

Lo spot pubblicitario è un’opera che viene creata dalla sincronizzazione di immagini, testo e musica, elementi che vengono elaborati e contestualmente riprodotti in un mezzo di comunicazione. E quindi, come usare contenuti di altri per creare una campagna promozionale? E come tutelare invece il progetto creativo realizzato?

Musica e immagini senza diritti: come utilizzarli in uno spot pubblicitario

Colui che realizza lo spot pubblicitario deve essere titolare dei diritti di utilizzo delle immagini, del testo, della musica e deve avere la possibilità di riprodurli nel media prescelto (art 12 e 13 della Legge n. 633 del 1941). Altrimenti la condotta posta in essere sarà in violazione dei diritti dell’autore del brano, del fonogramma o dello scatto.

La giurisprudenza di merito dice infatti: L’utilizzazione di un’opera musicale in uno spot pubblicitario comporta la violazione dei diritti morali dell’autore sia quando non venga messa in evidenza la paternità dell’opera nello spot medesimo, sia nel momento in cui la musica esprima un significato incompatibile con la natura del messaggio pubblicitario (Tribunale Cagliari Sent., 15/01/2008). Analogamente avviene per le immagini, trattandosi in entrambi i casi di opere protette ai sensi della legge n. 633 del 1941.

Peraltro, responsabili per trasmissione di uno spot pubblicitari senza il consenso e l’autorizzazione dell’autore del brano o del fotografo dello scatto, non è solo colui che ha concretamente creato lo spot pubblicitario (elaborato immagini, testo e audio), ma anche colui che l’ha veicolato nel media prescelto. Egli potrà essere chiamato a rispondere in solito con l’autore dell’illecito; agirà poi, eventualmente, in regresso contro il reale autore dell’illecito.

Invero: I diritti di utilizzazione economica delle opere dell’ingegno, avendo natura assoluta, godono di tutela nei confronti di chiunque partecipi alla loro violazione: di conseguenza, il concessionario di servizio radiotelevisivo che abbia trasmesso uno spot pubblicitario realizzato attraverso l’utilizzazione di un brano musicale in violazione del diritto d’autore, risponde del risarcimento del danno nei confronti dell’autore (o del cessionario del medesimo), in solido con chi aveva commissionato la trasmissione dello spot, essendo la rilevanza dell’eventuale diversa misura delle rispettive colpe limitata ai rapporti interni (Cass n. 8597/2003).

Altra questione da tenere in considerazione è il contenuto della campagna pubblicitaria che deve essere lecito, veritiero, corretto: mi riferisco, in questo periodo sopratutto, alla pubblicità sostenibile, alle promo sull'impatto ambientale dei prodotti e al green washing. Ti rimando all'articolo, può essere di tuo interesse se realizzi professionalmente campagne pubblicitarie o se sei un'azienda che va in questa direzione > Pubblicità e sostenibilità ambientale 2021: il green marketing. 

Diritto d’autore sulla campagna pubblicitaria

Una campagna pubblicitaria è costituita da una serie di messaggi coordinati armonicamente e veicolati su mezzi diversi aventi un’idea di base comune e direzionati al medesimo scopo promozionale.

La legge a protezione del diritto d’autore, non prevede espressamente la protezione di detta opera; tuttavia, l’art 1 della normativa individua i requisiti per qualificare un’opera come creativa, lasciando pertanto il catalogo aperto e consentendo l’ingresso a tutte le creazioni dell’ingegno dotate di soggettività.

Pertanto, la campagna pubblicitaria è un’opera creativa, rientrante nella protezione accordata dalla legislazione citata quando, secondo quanto dedotto dalla Corte di merito e confermato dalla Cassazione, l’idea portante dello slogan sia dotata di originalità e creatività, declinata nella sua forma espressiva e capace di veicolare un messaggio facilmente riconoscibile e immediatamente comprensibile da parte del pubblico e quindi a catturare l’attenzione del consumatore (Cass sent. 24062/2017). Considera che, la creatività e l’originalità sussistono anche quando l’opera sia composta da idee e nozioni semplici, comprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia propria dell’opera stessa, purchè formulate ed organizzate in modo personale ed autonomo rispetto alle precedenti.

Esistono diversi metodi per tutelare una campagna pubblicitaria. Li ho descritti in modo ordinato ma sintetico, nell'articolo che ti invito a leggere. Ho indicato in modo ordinato tutti i vari profili di tutela. Ovviamente, rimane poi a te e alla tua agenzia scegliere cosa e come proteggere lo spot: Sistemi per proteggere gli spot pubblicitari.

Un esempio concreto

Nel caso in cui il giudice è stato chiamato a giudicare, egli ha accordato tutela ad un’agenzia a cui era stata commissionata la realizzazione di una campagna pubblicitaria per l’apertura di un punto vendita. La ditta aveva realizzato uno slogan che era stato poi autonomamente utilizzato per la realizzazione di un catalogo da parte dell’azienda committente: l’agenzia chiedeva la condanna al risarcimento del danno derivatole dall’illegittimo utilizzo, da parte della committente, del risultato della propria attività creativa, consistito nella realizzazione, nei manifesti pubblicitari, di un messaggio pubblicitario caratterizzato da una parte grafica da una parte letterale: il messaggio consisteva nell’immagine del viso di un modello o di una modella, raffigurati in guisa di una moderna Minerva, dalla cui testa uscivano oggetti propri del bricolage; l’immagine in questione era accompagnata dalla frase: “Vuoi fare di testa tua? Il Fai Da Te fa per te”.

Puoi ascoltare la versione audio di questo articolo, cliccando qui sotto

https://open.spotify.com/episode/7r4Xh0EecHirYhwEiTE2GO

Photo by Denys Nevozhai on Unsplash

Traduzione di post / articoli / brani senza autorizzazione

Una persona, nel proprio blog o sito web può pubblicare un post che è una traduzione di un articolo scritto da altri? Oppure questo comportamento è illecito senza autorizzazione?

Diritto di traduzione dell’opera originaria

La legge dice che l’autore di un testo, ossia di un’opera letteraria, vanta, tra gli altri, il diritto esclusivo di tradurla in altra lingua o in dialetto (art 18 della Legge n. 633 del 1941).
Si tratta di un diritto di natura patrimoniale, alienabile dietro compenso o comunque cedibile e destinato ad estinguersi decorsi 70 anni dalla morte dell’autore del testo.

Se vuoi approfondire quelli che in generale sono i diritti che spettano all'autore, morali e patrimoniali, ti suggerisco questo articolo qui.

Traduzione senza autorizzazione

E quindi, il diritto di tradurre il testo spessa a chi ha creato l’opera originaria, non tradotta per capirci.
Una persona che, senza autorizzazione, esegue la traduzione del testo e lo posta nel proprio blog o ne scrive un articolo per un sito web, sta violando il diritto dell’autore: potrà essere condannato alla rimozione dell’articolo e al risarcimento del danno.

In merito al risarcimento del danno proprio per quanto attiene all’opera derivata dalla traduzione dell’opera originaria la Suprema Corte ha statuito quanto segue: 

Lo sfruttamento dell’opera derivata senza la preventiva autorizzazione dell’autore di quella originaria dà diritto a quest’ultimo ad ottenere il risarcimento del danno, che legittimamente può essere determinato, in via equitativa, applicando il cd. principio di reversione degli utili, cioè quantificando il pregiudizio in una quota parte dei proventi realizzati dal titolare dell’opera derivata a seguito del suo sfruttamento

Corte di cassazione, sentenza n. 11464 del 2015

Il consenso alla traduzione 

L’autore del testo può sempre concedere il diritto di tradurre in altra lingua l’opera letteraria creata. Salvo che l’abbia ad esempio già ceduto in via esclusiva ad un terzo (ad esempio una casa editrice).

La cessione del diritto di tradurre può avvenire in due diverse modalità

  • l’autore autorizza espressamente il traduttore, dietro compenso o gratuitamente ad eseguire l’attività di traduzione;
  • l’autore rinuncia a tutti o alcuni dei diritti di utilizzazione economica dell’opera consentendo a chiunque di tradurre il testo. Si parla in questi casi di copyleft o pubblico dominio.

Se invece sono decorsi 70 anni dalla morte dell’autore, non serve nemmeno una previa autorizzazione: si può fare la traduzione dell’opera in quanto il diritto patrimoniale sulla stessa si è estinto.

Se vuoi approfondire i temi relativi al pubblico dominio, al copyleft e all'estinzione del diritto d'autore, trovi un approfondimento chiaro qui

Diritto d’autore sull’opera derivata

Attenzione però. Una traduzione può essere la semplice corrispondenza di parole dalla lingua italiana alla lingua inglese, oppure potrà essere una nuova opera letteraria. In questo secondo caso, i due articoli hanno “pari grado” per il diritto d’autore.

Traduzione creativa

E infatti, se l’opera creata (ossia la traduzione) è dotata di carattere creativo, allora il traduttore vanta il diritto d’autore sull’opera. L’art 4 della Legge n. 633 del 1941 dispone la protezione da parte della legge, delle elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua. 

Traduzione non creativa

Quando invece parliamo di mera  trasposizione di termini ed interi periodi o frasi, essendo insussistente la caratteristica della novità soggettiva, la nuova opera non sarà destinataria della protezione accordata dalla legge (Corte d’Appello di Roma, 01 giugno 2009).

L’opera tradotta quindi nei casi indicati sarà una nuova opera creativa in cui coesisteranno il diritto dell’autore dell’opera originaria e il diritto dell’autore della traduzione.

Come posso esserti utile?

Se quindi sei dalla parte dell’autore e vorresti cedere ad altri il diritto di tradurre la tua opera, ma ed esempio, non per sempre e non solo a quella persona, oppure sei dalla parte del traduttore e vorresti regolamentare il pagamento che devi fare per avere la possibilità di tradurre l’opera, quello che ti serve è un accordo, chiaro e lineare per stabilire bene le posizioni delle parti.

Photo by Aaron Burden on Unsplash

Ri-condividere contenuti fuori dal social network: copyright, framing e hyperlink

La questione da risolvere attiene alla protezione del diritto d’autore in rete.

In Italia, la legge n. 633 del 1941 a protezione del diritto d’autore, prevede tra gli altri, in capo all’autore, il diritto esclusivo di riprodurre l’opera ovvero il diritto di moltiplicarla in copie in qualsiasi forma o modo e mediante qualsiasi procedimento. Come applicare tale concetto al mondo della rete, luogo ove la riproduzione dell’opera consiste nella ricondivisione di contenuti tra piattaforme diverse, nella presenza del tasto “share” in fondo alle pagine, nella creazione di playlist all’interno del social network, nell’incorporazione di foto, contenuti o video tra pagine web differenti?

È innanzitutto doveroso distinguere:

  1. Link come collegamento ipertestuale. In questo caso l’operazione che viene eseguita dallo sviluppatore del sito è semplicemente quella di linkare il video presente sul canale YouTube. L’utente finale uscirà dal sito web per prendere visione del video ed entrerà nella piattaforma social.
  2. Link come incorporazione di contenuti (framing). In questo caso l’operazione che viene eseguita dallo sviluppatore del sito è quella di incorporare il video YouTube sulla pagina web. L’utente finale rimane sul sito web e potrà prendere visione del video senza uscire.

La prima situazione non comporta alcuna problematica. Lo sviluppatore web non sta riproducendo contenuti altrui bensì unicamente dirottando gli utenti della propria pagina web all’esterno, facendoli entrare nella piattaforma ove è allocato il video.

Tale fattispecie non attiene quindi all’ambito di applicazione della disposizione codicistica dacché non si può dire che in questo caso vi sia una “riproduzione”.

La seconda situazione può invece rivelarsi più interessante. Come anticipato in questo caso lo sviluppatore web consente la riproduzione di contenuti altrui all’interno del suo portale. Si è detto tuttavia che il diritto alla riproduzione, in qualsivoglia modo venga eseguito, è prerogativa esclusiva del creatore di contenuti, ovvero del titolare del canale YouTube. E quindi?

Anche in questo caso è tendenzialmente consentito. Lo sviluppatore web non ha infatti eseguito il download del video e caricato ex novo lo stesso all’interno del proprio sito web ma ha semplicemente dato la possibilità di fruire del contenuto da un luogo diverso rispetto alla piattaforma social, facendo permanere il video nel luogo originario.

La questione non è però totalmente lineare, sopratutto laddove i collegamenti vengono utilizzati per aggirare delle limitazioni di accesso.

L’Italia infatti è parte dell’Unione Europea e considerando che il ravvicinamento delle legislazioni è uno degli obiettivi perseguiti dall’ordinamento comunitario, il diritto d’autore (in rete) diventa materia di studio.

La legislazione unionista da tenere in considerazione è la direttiva 2001/29/CE (a cui è stata data attuazione, nel nostro ordinamento, mediante il decreto legislativo del 9 aprile 2003, n. 68) nonché la nuova direttiva direttiva (UE) 2019/790 (a cui dovrà essere data attuazione da parte di ciascun stato membro entro il 7 giugno 2021). Specificatamente, all’art 2 della Direttiva viene disciplinato il diritto di riproduzione dell’opera e all’art 3 del medesimo testo viene normato il diritto di comunicazione di opere al pubblico da parte degli autori.

Per quanto attiene alla giurisprudenza, i “collegamenti cliccabili” sono oggetto di interessanti e recenti case study affrontati dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che distingue le diverse situazioni in cui tramite detti link vengono aggirate le misure di protezione previste dall’autore dell’opera protetta.

La problematica da affrontare attiene all’inserimento sul sito internet di Alfa di collegamenti cliccabili (ipertestuali con framing) verso articoli messi a disposizione del pubblico sul sito internet di Beta. Quest’ultima ritiene leso il diritto d’autore in quanto gli articoli sarebbero stati messi a disposizione senza autorizzazione. Alfa ritiene invece non vi sia alcuna violazione in quanto la fornitura è avvenuta tramite collegamenti ipertestuali ad opere che comunque erano liberamente accessibili al pubblico (non vi erano infatti limiti di accesso al sito della società Beta per fruire dei contenuti).

Le questioni che la Corte è stata chiamata a dirimere sono le seguenti:

  1. L’inserimento di un link cliccabile all’interno del sito internet della società Alfa che non è l’autore dell’opera costituisce comunicazione al pubblico? SI. L’attività che svolge Alfa è una “comunicazione” dacché la messa a disposizione del link ad un pubblico indeterminato di soggetti è un atto di comunicazione, ed è rivolta al “pubblico” ovvero ad un numero indeterminato e potenziale di destinatari. Tuttavia l’art 3 della Direttiva 2001/29 prevede che la comunicazione al pubblico deve essere autorizzata dal titolare del diritto d’autore. E quindi? La questione della liceità della condotta della società Alfa deve essere risolta affrontando il punto 2.
  2. Il fatto che il collegamento presente sul sito di Alfa rimandi ad un’opera presente nel sito dell’autore Beta e che è liberamente accessibile a chiunque in rete è dirimente? SI. Assodato che l’attività che compie Alfa è una “comunicazione al pubblico”, prerogativa esclusiva Beta, creatore dell’opera, la giurisprudenza risolve la questione sotto il profilo del “pubblico nuovo”. Infatti: se il pubblico iniziale a cui era rivolta l’opera era il complesso dei potenziali visitatori del sito, la comunicazione successiva non riguarda un pubblico nuovo e non necessita di autorizzazione; se invece il pubblico iniziale era assoggettato a misura restrittiva degli accessi allora la comunicazione successiva riguarda un pubblico nuovo e necessita di autorizzazione.
  3. Il fatto che il sito internet di Alfa offra un collegamento che dia l’impressione di rimanere nello stesso sito e non di transitare nel sito della società Beta è rilevante? NO.

La problematica da affrontare attiene alla messa a disposizione da parte del sito internet Epsilon di collegamenti ipertestuali a svariati altri siti contenenti delle fotografie realizzate da Ipsilon e destinate ad essere pubblicate in un tempo successivo. Gli intermediari non erano autorizzati alla comunicazione al pubblico delle immagini tramite link: Epsilon non conosceva la circostanza relativa alla mancata autorizzazione.

Le questioni che la Corte è stata chiamata a dirimere sono le seguenti:

  1. La condotta di Epsilon consistita nel mettere a disposizione del pubblico collegamenti ipertestuali a siti terzi non autorizzati contenenti opere di Ipsilon costituisce comunicazione al pubblico?
  2. Il fatto che l’opera non fosse stata ancora messa a disposizione del pubblico da parte del titolare del diritto d’autore Ipsilon ha rilevanza?
  3. Il sito web Epsilon che mette a disposizione dei collegamenti ipertestuali è tenuto a sapere che l’intermediario non aveva l’autorizzazione da parte di Ipsilon?

La soluzione offerta dalla Corte si basa su una distinzione:

  • I collegamenti sono forniti da privato senza scopo di lucro. La Corte, per evitare di sovraccaricare i privati di responsabilità ritiene che si possa ritenere che la persona non sia a conoscenza del fatto che l’opera era stata pubblicata in internet senza autorizzazione. Laddove chiaramente si dimostri che era a conoscenza allora la condotta sarà lesiva del diritto d’autore. In questo caso si presume la non conoscenza.
  • I collegamenti sono forniti con scopo di lucro. La Corte ritiene che in questo caso colui che voglia incorporare dei collegamenti al proprio sito sia tenuto compiere le verifiche necessarie per garantire che l’opera di cui trattasi non sia stata pubblicata illegittimamente sul sito cui rimandano detti collegamenti ipertestuali. Vi è quindi una presunzione di conoscenza: Epsilon per andare esente da responsabilità dovrà dimostrare che utilizzando la diligenza professionale non avrebbe comunque potuto conoscere della carenza di autorizzazione. In questo caso si presume la conoscenza.

La causa è attualmente pentente avanti alla Corte di Giustizia la quale è chiamata a dirimere una diversa problematica. Se nella precedente situazione l’autore Beta metteva a disposizione l’opera senza restrizioni, nel caso di specie invece Gamma ha previsto delle misure di protezione contro il framing che tuttavia vengono aggirate da Delta che le rende liberamente disponibili nel proprio sito.

Nello specifico la questione attiene nella messa a disposizione del pubblico di contenuti digitalizzati relativi ad opere d’arte le cui figure sono accessibili mediante clic su miniature. Le miniature sono memorizzate da Gamma e messe a disposizione del pubblico che ci clicca sopra, mentre i contenuti digitalizzati sono presso i server di Delta. La questione prende avvio proprio dall’utilizzo di queste miniature che sarebbero state quindi salvate da Gamma: secondo il Giudice del rinvio non esistendo un contatto fisico e diretto tra l’autore dell’opera e il pubblico raggiunto dalla comunicazione la comunicazione sarebbe rivolta ad un pubblico non presente nel luogo in cui l’opera ha origine. In questo caso quindi sarebbe violato l’art 3 della Direttiva che riconosce al solo autore dell’opera il diritto di comunicazione al pubblico.

Photo by Kon Karampelas on Unsplash

Regime forfettario per creativi e freelancer

Il forfettario è un regime fiscale agevolato per i soggetti che hanno un volume d’affari di ridotte dimensioni: adatto quindi a freelancer ossia a coloro che inizia la propria attività creativa magari dopo un periodo di ricevute per prestazioni occasionali.

I requisiti di accesso e i casi di esclusione, indicati dall’Agenzia delle Entrate per qualsiasi tipologia di attività, li trovate qui.

Come aprire la partita iva per freelance

Coloro che iniziano a svolgere l’attività creativa, entro 30 giorni dalla data dal suo inizio, dovranno compilare e depositare (in proprio o tramite un intermediario) il modello AA9/12 denominato “dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini iva”.
In generale dovranno indicarsi: i dati del freelancer, il luogo ove verrà svolta l’attività d’impresa, il codice ateco dell’attività principale e di eventuali attività secondarie. Il modulo dovrà poi essere sottoscritto personalmente dal creativo.

Codice ateco freelance: quale scegliere? 

Il codice ateco è una stringa di sei numeri che identificano l’attività che il freelancer svolge; tale codice dovrà essere indicato nel modello di apertura della partita iva e verrà utilizzato per determinare la tassazione dei redditi del creativo. Risulta quindi importante la corretta individuazione dell’attività svolta; eventualmente, al momento della compilazione del modulo di apertura della partita iva o successivamente, potranno essere indicate più attività, una principale e le altre secondarie.

Per il fotografo, i codici ateco entro cui scegliere rientrano nella macro categoria “74.20 – Attività fotografiche”.  Nello specifico potrà optarsi per “74.20.19 – Altre attività di riprese fotografiche” ovvero produzione di servizi fotografici per fini commerciali e amatoriali: ritratti fotografici quali foto formato tessera, foto scolastiche, servizi per matrimoni eccetera, foto pubblicitarie, per pubblicazioni, per servizi di moda, a scopo di promozione immobiliare o turistica, videoregistrazione di eventi: matrimoni, meeting eccetera.

Per il videomaker, i codici ateco entro cui scegliere rientrano nella macro categoria “59.1 -Attività di produzione, post-produzione e distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, registrazioni musicali e sonore”. Se ad esempio il freelancer realizza spot pubblicitari destinati alla TV, il codice da scegliere è il 59.11.00 “produzione di film, video, programmi televisivi (serie televisive, documentari eccetera) o spot pubblicitari per la TV“.

Per i grafici pubblicitari, come coloro che creano l’interfaccia grafica di un sito web, i codici ateco entro cui scegliere rientrano nella macrocategoria “74.10” e sono rispettivamente “74.10.29 – Altre attività di disegnatori grafici” e  “74.10.21 attività dei disegnatori grafici di pagine web”.

Per il social media manager, ovvero colui la cui attività attiene sia alla consulenza in materia marketing sia alla concreta attività di promozione dell’attività aziendale del cliente, i codici ateco di riferimento sono rispettivamente il 70.22.09 che contiene l’attività di “consulenza in materia di gestione del marketing: analisi e formulazione di una strategia di marketing, formulazioni di politiche in materia di servizio clienti, di prezzi, canali di pubblicità’ e distribuzione, design eccetera” e il “73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari”.

Per consultare, individuare e scegliere il codice ateco che maggiormente si confà allo svolgimento della vostra attività, Infocamere offre un servizio online a cui potete accedere cliccando qui.

Tassazione del creativo

L’aliquota è al 15% con ricavi annui fino ad Euro 65.000,00. Per i primi 5 anni l’aliquota è al 5%.
La base imponibile su cui calcolare l’imposta non è il reddito complessivo ma viene calcolata attraverso un coefficiente di redditività individuato in base al codice ateco di appartenenza.

Per il fotografo e il grafico, ad esempio, il coefficiente di redditività è il 78%.
Ciò significa, che con un reddito di Euro 30.000,00 annui, l’imposta da versarsi l’anno successivo viene calcolata su Euro 23.400,00 (30.0000×78/100) ed è pari ad Euro 1.170,00 per i primi 5 anni (23.400,00×5/100) e diventa Euro 3510,00 per i successivi (23.400,00×15/100).

Fatturazione del creativo

Per coloro che appartengono al regime forfettario, attualmente vige un doppio binario, ovvero la facoltà di optare per la fatturazione elettronica ma la possibilità di continuare ad utilizzare il documento fiscale cartaceo.

Contratti per creativi

Dopo aver aperto la partita iva e aver quindi svolto tutte le attività prettamente da “commercialista” è bene tenere in considerazione, in via preventiva, anche tutti gli aspetti legali collegati all’avviamento dell’attività. Posso suggerirti di iniziare con un contratto.

All'interno di questo sito, trovi molti spunti sui contratti per professionisti creativi freelance: sicuramente trovi qualcosa che può esserti utile . Usa la lente d'ingrandimento usando la keyword della tua professione. Intanto, nell'articolo a cui ti rinvio ti spiego perchè preferire un contratto rispetto alla trattativa telefonica o all'accordo per email: Accordo per e-mail ha validità legale?

Puoi ascoltare la versione audio di questo articolo, cliccando qui sotto

https://open.spotify.com/episode/4CagORPoFmxB554V9rQX76

Photo by Austin Distel on Unsplash

Presepe: opera creativa tutelata dal diritto d’autore?

Stante l’approssimarsi delle festività natalizie, quale migliore case study sempre a tema diritto d’autore, se non vagliare le statuine del presepe sotto il profilo della loro protezione quali opere creative?

La questione è stata affrontata dall’ordinanza della Corte di Cassazione n. 658 del 2018 i cui fatti di causa vedono la società attrice agire in giudizio per sentire accertare che i pastori del presepe prodotti e commercializzati dalla convenuta costituivano violazione del diritto d’autore spettante all’attore, nonché oggetto di concorrenza sleale ai sensi dell’art 2598 c.c. chiedendo quindi fosse ordinata la rimozione dal commercio delle creazioni altrui con condanna al risarcimento dei danni asseritamente patiti o, in subordine, all’ingiustificato arricchimento. L’epilogo ha visto il rigetto del ricorso con conferma della sentenza della Corte d’Appello e del Tribunale che avevano rigettato le domande avanzate dall’attrice.

Al fine di vagliare la tutelabilità autorale delle statuine del presepe, esse sono state valutate sotto due profili fermo restando che requisito indispensabile per entrare nel campo di applicazione della Legge n. 633 del 1941 è la creatività dell’opera, ovvero la presenza del tratto personale dell’autore, la presenza di un’espressione personale e individuale. E quindi:

  1. Opera dell’arte figurativa
    Ai sensi dell’art 2 n. 4 Legge n. 633 del 1941 l’opera deve quindi prioritariamente essere dotata di creatività. Inoltre, per rientrare nella categoria specifica, deve trovare espressione in un solo esemplare o in un numero limitato di esemplari, posto che l’interesse dell’opera è sollecitato, nei fruitori, anche dall’unicità della creazione e dal quantitativo circoscritto delle sue repliche. Deve quindi essere destinata ad un mercato differente e più ristretto rispetto a quello dei beni oggetto di produzione industriale (produzione e commercializzazione seriale).

    Va da sè quindi, che il caso di specie non rientra in tale categoria, dacchè le statuine create dall’attore erano destinate ad una produzione industriale e ad una commercializzazione in larga scala.

  2. Opera del disegno industriale
    Ai sensi dell’art 2 n. 10 Legge n. 633 del 1941, l’opera, oltre ad avere carattere creativo, deve essere dotata di valore artistico. Con tale locuzione, la Corte di Cassazione ha ricavato la presenza di una serie di parametri, non tutti necessariamente presenti in concreto, quali la creazione da parte di un noto artista, il riconoscimento della sussistenza di qualità estetiche ed artistiche da parte di ambienti culturali ed istituzionali, l’esposizione in mostre e musei, la pubblicazione in riviste specializzate, l’attribuzione di premi ovvero il raggiungimento di un valore di mercato così elevato da trascendere quello legato alla funzionalità.

    Nel caso di specie, la Suprema Corte ha deciso di non porre al vaglio la presenza del valore artistico dacchè a priori ha ritenuto insussistente il carattere creativo dell’opera ravvisando la mancanza di forme, materiali e dettagli che consentissero la diversificazione di prodotti analoghi presenti sul mercato e quindi evidenziando l’assenza del tratto personale dell’autore.

In conclusione quindi, affinché un’opera, come quella in oggetto, rientri nell’ambito di applicazione della Legge sulla protezione del diritto d’autore e sia quindi tutelabile in tale senso, deve:

  • essere dotata di carattere creativo;
  • non essere destinata alla produzione seriale, laddove si tratti di un’opera d’arte figurativa, come ad esempio una scultura di un personaggio del presepe;
  • oppure, essere dotata di valore artistico, secondo l’accezione sopra descritta, laddove si tratti di un disegno industriale;

E i personaggi che avete collocato nel vostro presepe, li avete acquistati nella grande distribuzione o avete preferito delle sculture in legno create da un noto artista?

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Fare siti web: le 3 cose da inserire nel contratto

Ecco gli elementi fondamentali da tenere in considerazione quando vai a progettare, realizzare, pubblicare e poi gestire un sito internet commissionato da un cliente.

Fare siti web: cosa dice la legge

Premessa: per tutto ciò che non è previsto e regolamentato dalle parti, trova applicazione il testo normativo, nello specifico e soprattutto, il codice civile.

Tuttavia il contratto ha forza di legge tra le parti e la legge consente di pattuire il contenuto che meglio possa incontrare le esigenze dei contraenti. Questo significa che il web developer potrà redigere il testo da sottoporre al cliente che gli consenta di tutelare al meglio la propria attività, il lavoro realizzato e il servizio offerto.

Inoltre, il contratto per fare siti web, è un contratto atipico, ossia non esiste nel codice civile, come invece esiste il contratto di locazione o di vendita. Se non c’è un contratto scritto, si fa riferimento al contratto di prestazione d’opera o di appalto, che riguarda però in generale qualsiasi altro tipo di attività (anche ad esempio la costruzione di un immobile o la sostituzione di un rubinetto!).

Ancora, molto spesso il web developer lavora online e quindi non vede il cliente che firma il contratto: anche le modalità di accettazione di un preventivo e sottoscrizione di un contratto sono questioni fondamentali da valutare e considerare nell’ambito della professione.

Il contratto per fare siti internet

Il contratto per chi realizza siti internet è destinato a costituire parte integrante del preventivo all’interno del quale vengono specificate le attività operative che lo sviluppatore si impegna a svolgere.

Congiuntamente al mio cliente, di norma procedo sempre in questo senso:

  1. Revisione integrale del preventivo. Andiamo quindi ad aggiungere alcuni elementi importanti che spesso mancano nei documenti che vedo. Ad esempio, la corretta identificazione delle parti, la durata di validità del preventivo, la specifica descrizione delle attività.
  2. Valutazione congiunta degli aspetti critici e ricerca di soluzioni utili. L’attività fondamentale è capire insieme quelle che sono le questioni più difficili che ti sei trovato ad affrontare per ricercare una soluzione insieme. Questo può avvenire attraverso il testo contrattuale oppure rivedendo alcune procedure interne.
  3. Redazione di un contratto specifico. Non tutte le agenzie sono uguali e non tutti i professionisti lavorano allo stesso modo. È quindi importante avere un accordo che rispecchi la tua attività.
  4. Integrazione di contratto e preventivo. I due documenti devono “parlarsi” ed essere letti insieme, quindi, non contenere elementi in contrasto.
  5. Valutazione dei profili relativi alla tutela dei dati personali. Di norma sviluppando siti internet visualizzi i dati degli utenti e dei prospect (a seconda del tipo di sito) del tuo cliente. Altra questione importante da affrontare e gestire.

Le clausole fondamentali per lo sviluppatore di siti web

Le clausole generali da inserire all’interno di un contratto per lo sviluppo di siti internet rispondono tra le altre a queste principali domande:

  • Chi è il cliente?
  • Cosa si impegna a fare lo sviluppatore web?
  • Quali sono i termini e le modalità di pagamento?
  • Ci sono dei servizi accessori che lo sviluppatore web rende?
  • Lo sviluppatore scrive materialmente il codice o si avvale di un CMS?
  • Come gestire le referenze? Si vuol creare un portfolio con il marchio dell’azienda cliente?

La tutela del web developer quando le cose non vanno bene

Sappiamo che non sempre le cose vanno bene. Ecco quindi alcuni esempi di situazioni spiacevoli e come gestirle a livello contrattuale.

  1. Sito offline per mancato pagamento

    La prestazione che incombe sul Cliente ha natura pecuniaria e impone a quest’ultimo di corrispondere il prezzo all’Agenzia che ha sviluppato, creato e messo online il sito web. Laddove il Cliente non paghi egli sarà considerato inadempiente. Tale situazione consente al fornitore di pretendere la risoluzione del contratto oppure di richiedere coattivamente il pagamento. Consente altresì di sospendere l’esecuzione del contratto laddove vi siano delle situazioni che inducono a ritenere che il cliente non pagherà.

    Ebbene possiamo prevedere una clausola in base alla quale, laddove il tuo Cliente non paghi alla scadenza stabilita, avrai la facoltà di sospendere la pubblicazione del sito web fino all’eventuale incasso del pagamento in ritardo, fatti salve comunque le tutele previste dalla legge.
     
  2. Il Cliente consegna il materiale un anno dopo

    Affinchè il web developer possa dare completa esecuzione alla propria prestazione, il Cliente dovrà consegnare il materiale che dovrà essere inserito sul portale. Laddove le parti non pattuiscano dei termini, il Cliente potrà tendenzialmente consegnare il materiale quando meglio ritiene. Tale situazione all’evidenza sarà svantaggiosa per il creativo che dovrà tenere aperto e fermo un lavoro potenzialmente anche per un anno.

    Ebbene, anche in questo caso un testo contrattuale puoi consentirti di avere tutela. Puoi infatti prevedere un termine di scadenza entro cui il tuo Cliente dovrà consegnarti tutto il materiale a pena di risoluzione del contratto con risarcimento dei danni; oppure puoi prevedere che il tuo cliente si impegni a pagare una somma per il ritardo oppure che debba anticipare una percentuale del prezzo pattuito. In questo modo, il Cliente sarà indotto a rispettare i termini previsti!

  3. Diritti di utilizzo sul materiale consegnato

    Finalmente, quando il Cliente consegna tutto il materiale necessario per il sito, lo sviluppatore carica tutte le fotografie, inserisce i testi, esegue l’upload dei video e mette online tutto il portale creato. Ebbene, non è previsto che egli esegua un controllo sulla conformità a legge del materiale inserito ma tuttavia è egli stesso ad eseguire l’operazione di upload di tutti i contenuti.  Di questa particolare situazione ne ho parlato più specificamente → qui.

    È quindi buona norma, inserire una clausola attraverso cui il tuo Cliente dichiara di essere titolare del diritto di utilizzare tutto il materiale che ti consegna. In questo modo, sebbene il contratto abbia forza solo tra le parti, nel caso in cui dovessi essere chiamato a rispondere davanti al fotografo che vede il proprio scatto pubblicato in un sito senza autorizzazione, potrai agire in regresso nei confronti del tuo cliente, anche in virtù del fatto che è stato quest’ultimo a dichiarare la titolarità del diritti sugli scatti caricati sul sito.

Ti sei mai trovato almeno una volta in una di queste situazioni? Probabilmente si. Converrai con me quindi che è preferibile prevederle per andare a gestirle al meglio. Puoi contattarmi cliccando sul pulsante alla fine dell’articolo per confrontarci sull’argomento.

Perchè avere un contratto per la realizzazione di siti internet?

Avrai quindi intuito quanto è importante dotarsi di un accordo per disciplinare la progettazione, realizzazione, pubblicazione, manutenzione del sito internet.

Avere un documento contrattuale può consentirti di:

  1. Definire bene le attività, i termini, i materiali, le scadenze per partire entrambi (tu e cliente) con il piede giusto.
  2. Prevenire le situazioni spiacevoli per poterle poi gestire con maggiore serenità.
  3. Acquisire maggiore professionalità agli occhi del cliente anche per distinguerti sul mercato.

Ti sconsiglio di usare modelli preconfezionati online oppure di copiare il modulo d’ordine che utilizza il tuo collega. Un contratto va invece realizzato considerando specificatamente le peculiarità del tuo lavoro e le tue modalità operative (anche eventualmente revisionate).

Ti consiglio invece di dotarti di un contratto che ti possa tutelare. È sicuramente un utile investimento per te (freelance o agenzia di comunicazione) ma anche per il tuo cliente.

Come puoi iniziare?

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Cosa non fare con il drone?

In uno degli ultimi post, DRONE-LAW: la normativa 2020 per i droni con MTOM inferiore a 250 gr abbiamo parlato di cosa fare con il drone, ovvero di quali sono gli obblighi del produttore al momento della realizzazione dell’APR e i doveri dell’operatore durante il volo.
Oggi invece parliamo di cosa nonfare, ovvero di quali responsabilità possono sorgere in capo al pilota in caso di utilizzo illecito, contrario alla normativa speciale ovvero di condotta posta in violazione delle prescrizioni penalistiche.

  1. Risarcimento danni per fatto illecito
    Ai sensi dell’art 2043 c.c. qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno. 
    Ciò significa che, laddove il pilota non presti particolare attenzione durante il volo, ovvero in ragione alla sua inesperienza, cagioni un danno ad una persona o ad una cosa altrui (ad esempio un veicolo), sarà ritenuto responsabile per la condotta tenuta e l’evento prodotto. Egli dovrà quindi risarcire il danno che ha provocato alla persona, ovvero ristorare il nocumento patrimoniale e non patrimoniale che quest’ultima ha subito.
    La persona offesa dovrà dimostrare: il fatto illecito, il danno subito, il nesso tra il fatto illecito compiuto e il danno subito, l’entità del danno subito.

    Laddove tuttavia il drone non sia “inoffensivo”, ovvero non rientri nella categoria dei droni inferiori a 250 gr, l’attività del volo potrà essere considerata un’attività pericolosa (attività che per la stessa natura o per le caratteristiche dei mezzi adoperati comporta, in ragione alla sua potenzialità offensiva, una rilevante possibilità del verificarsi del danno).
    In questo caso la posizione del pilota si aggrava: sarà lui che, ai sensi dell’art 2050 c.c. dovrà dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno.
    Se ad esempio l’APR ha colpito una persona durante un’attività non consentita, come il sorvolo di assembramenti di persone, la sua responsabilità sarà oggettivata.

  2. Interferenze illecite nella vita privata 
    Ai sensi dell’art 615 bis chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nell’abitazione, in un luogo di privata dimora o nelle appartenenze di essi, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. 
    La fattispecie costituisce quindi un delitto, richiede la coscienza e volontà nel compiere la condotta e fa sorgere una responsabilità di tipo penale.
    Ciò significa che laddove il pilota del drone, sorvolando il giardino del vicino riprenda una persona che sta prendendo il sole a bordo piscina ovvero si elevi verticalmente in un condominio e filmi ciò che sta accadendo all’interno delle mura domestiche, sta violando la legge penale. La persona offesa potrà denunciare il fatto.

    Peraltro, la persona offesa non sarà unicamente il soggetto direttamente attinto nelle immagini ma anche chiunque, nel luogo violato, compia abitualmente atti della vita privata che necessariamente siano ricollegabili.

  3. Trattamento illecito di dati personali
    Il regolamento UE 679/2016, qualifica come trattamento qualsiasi operazione o insieme di operazioni compiute con l’ausilio di processi automatizzati e applicate a dati personali o insieme di dati personali. Affinchè detto trattamento sia lecito è necessario che l’interessato abbia espresso il proprio consenso. Ciò significa che, la persona filmata tramite un drone, laddove riconoscibile, dovrà esprimere il proprio consenso affinchè il pilota possa legittimamente salvare, archiviare, riprodurre, comunicare o diffondere il filmato che la ritrae. In carenza di detto consenso vi sarà un trattamento illecito di dati personali con conseguente responsabilità in capo all’operatore di volo.

    C’è tuttavia da precisare che, il regolamento europeo non è destinato a trovare applicazione laddove il trattamento sia eseguito nell’esercizio di attività a carattere esclusivamente personale o domestico. Non ha tuttavia detta finalità, rientrando quindi nell’ambito di applicazione del regolamento, il video eseguito con un drone destinato ad essere caricato in una piattaforma online.

  4. Divulgazione di immagini senza il consenso della persona ritratta
    Ai sensi dell’art 97 LdA prevede che il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza in consenso di questa. Ciò significa che, laddove la persona ripresa con il drone sia riconoscibile e la ripresa sia destinata ad essere riprodotta, il pilota dovrà debitamente ottenere l’autorizzazione della persona protagonista del filmato, salvo che si tratti ad esempio, di un filmato reso in un avvenimento o cerimonia svoltisi in pubblico o avente interesse pubblico (in questo caso, all’evidenza il pilota sarà già dotato di autorizzazione).

  5. Sanzioni per violazione della normativa ENAC
    Ai sensi dell’art 30 del Regolamento ENAC (per quanto qui rileva), prevede che l’inosservanza delle norme di sicurezza nel corso delle operazioni comporta l’applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 1174, 1216, 1228, 1231 del Codice della Navigazione.
    Nell’esercizio dell’attività ricreativa posta in essere con il drone è quindi doveroso seguire le prescrizioni previste dalla normativa, pena la violazione del codice della navigazione con conseguente sanzione per l’attività illecita compiuta.
    Giova peraltro evidenziare che come detto qui , dal 1 luglio 2020 in Italia troverà applicazione la nuova direttiva europea sui droni con conseguente ricostruzione dell’apparato sanzionatorio.

Freelancers vs customer: il grafico, il videomaker, il web developer

Tre diverse professionalità con tre differenti situazioni da esaminare:

  1. il grafico che riceve dal cliente alcune fotografie con l’ordine di impaginare un catalogo oppure di inserirle in un volantino pubblicitario;
  2. il videomaker che riceve dal cliente alcune clip video e immagini con la richiesta di raccoglierle in un video complessivo e aggiungerci l’audio di sottofondo;
  3. il web developer che riceve dal cliente il materiale da aggiungere al sito con la richiesta di inserirlo nelle pagine destinate alla promozione della sua azienda;

Ebbene, l’aspetto patologico di tali situazioni può venire in considerazione laddove il cliente/committente, che ha consegnato la fotografia, la clip video o comunque il materiale, non ne sia l’autore (1) o non sia titolare dei diritti per elaborare, modificare o utilizzare la creazione (2):

  1. nel primo caso, il committente consegna il materiale dichiarando di aver scattato lui la fotografia o di aver girato lui il video, quando invece la creazione è di altri;
  2. nel secondo caso, il cliente consegna il materiale riconoscendone l’altrui paternità ma non ha i diritti di utilizzarla in tale senso: chiede l’inserimento dell’immagine in un catalogo quando invece il fotografo che ha scattato la fotografia ha acconsentito unicamente al suo inserimento nel sito web.

Ebbene, in questi casi, i freelancers interverranno su materiale altrui facendo erroneo affidamento su quanto dichiarato dal proprio cliente il quale, consapevole o meno, ha causato una violazione al diritto d’autore.

Quale tutela per chi ha subito la violazione del diritto d’autore?

L’art 18 della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 prevede che l’autore dell’opera creativa sia titolare del diritto esclusivo di elaborare l’opera: con tale locuzione si intendono tutte le forme di modificazione, elaborazione o trasformazione dell’opera.
L’art 13 della medesima normativa prevede che l’autore sia titolare del diritto esclusivo di riprodurre l’opera in qualsiasi modo o forma in modo diretto o indiretto.
Tali diritti spettano quindi all’autore ovvero al fotografo o al videomaker che a monte hanno scattato la fotografia o eseguito la clip video.
E quindi:

  • se gli autori hanno concesso al cliente del freelancer tutti i diritti di utilizzo dell’opera allora nulla quaestio;
  • se invece gli autori non hanno concesso alcuna attività, il cliente non vanta i diritti di utilizzo dell’opera allora e il freelancer ha elaborato illegittimamente l’opera altrui.

Ebbene, l’art 158 LdA prevede che chi venga leso nell’esercizio di un diritto di utilizzazione economica può agire in giudizio per ottenere, oltre al risarcimento del danno che, a spese dell’autore della violazione, sia distrutto o rimosso lo stato di fatto da cui risulta la violazione. 

L’azione verrà rivolta contro l’autore della violazione che, volontariamente o con negligenza, ha utilizzato un’opera altrui protetta dal diritto d’autore e sarà volta ad ottenere il risarcimento dei danni subiti.

  • L’autore c.d. morale della violazione è il cliente che ha consegnato il materiale protetto da diritto d’autore altrui.
  • L’autore c.d. materiale è colui che ha materialmente eseguito l’attività: il grafico che concretamente ha immesso in commercio un catalogo con una fotografia scattata da un terzo, il web developer che ha utilizzato scatti il cui fotografo non aveva consentito di utilizzare per pubblicizzare l’azienda nel web.
  • Il danno liquidato potrà essere di natura patrimoniale (economico) e non patrimoniale (morale) e potrà essere quantificato direttamente da chi ha subito la violazione oppure il giudice potrà disporre in via equitativa il pagamento di una somma.

Quale tutela per il freelancer?

Alla luce del fatto che, in via astratta colui che ha subito una lesione al diritto d’autore potrà agire anche nei confronti del grafico, del videomaker o del web developer, è bene accertarsi l’effettiva titolarità, in capo al cliente, dei diritti di utilizzazione economica del materiale consegnato.

Pertanto, per rafforzare l’affidamento e la buona fede, è consigliabile inserire nel testo contrattuale una clausola che prevede che sia il cliente stesso ad affermarsi titolare del diritto d’autore sul materiale consegnato o comunque titolare del diritto di utilizzazione economica su tali prodotti.

L’art 2049 prevede la responsabilità del committente (cliente) per gli illeciti compiuti da coloro che eseguono attività nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti. Tuttavia questa disposizione si applica ai rapporti di lavoro subordinato e non a quelli di lavoro autonomo (come il rapporto che viene ad instaurarsi tra cliente e freelancer).

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Puoi ascoltare la versione audio di questo articolo, cliccando qui sotto.

https://open.spotify.com/episode/4DSSJtqxRL3FCKFMxdK2Pk

Drone-law: la normativa 2020 per i droni con mtom inferiore a 250 gr

È ufficialmente divenuto acquistabile sul marketplace globale, il nuovo Drone Dji Mavic Mini, ovvero “la flycam per tutti i giorni”: pesa solo 249 gr, è grande poco più di un iPhone e presenta altre caratteristiche specifiche. Non adotta il sistema follow me.

Ma perché un drone che pesa 249 gr? Quale normativa si applica? Si può utilizzare senza limiti?  Ci sono regole da rispettare o dei rischi da evitare?

Se vuoi sapere cosa è meglio "non fare" con il drone, ti rinvio all'articolo dedicato a questo tema, invitandoti comunque a fare attenzione sempre quando lo utilizzi, sia per finalità lavorative che di divertimento: Cosa non fare con il drone.

La legge sui droni in Italia

Attualmente in Italia, l’esercizio del volo con gli aeromobili senza pilota è disciplinato da una normativa a carattere secondario, ovvero un regolamento adottato dall’ENAC (Ente Nazionale dell’Aviazione Civile) destinato a trovare applicazione per tutti i mezzi aerei a pilotaggio remoto.
Il testo distingue a seconda della massa operativa al decollo prevedendo una disciplina generale per tutti gli APR (aeromobile a pilotaggio remoto) inferiori ai 25 kg. La normativa è parzialmente diversa unicamente per i droni considerati inoffensivi, ovvero quelli che hanno un peso inferiore ai 2 kg o ai 300 gr.

In via generale si deve tenere a mente la distinzione tra operazioni critiche e non critiche.
Ebbene, le operazioni non critiche (di norma compiute per finalità ludiche e ricreative):

  •  devono essere condotte in modalità VLOS ovvero il pilota deve mantenere il contatto visivo continuativo con il drone;
  • non devono sorvolare infrastrutture sensibili, assembramenti di persone e aree congestionate.

I droni con massa inferiore ai 300 gr, possono compiere tali attività senza necessità di autorizzazioni o altro.

Regolamento droni in Europa

Dal 1 luglio 2020 in Italia, come in tutti gli altri paesi UE, diverrà pienamente applicabile il regolamento  n. 947/2019 relativo alle norme e procedure per l’esercizio di aeromobili senza equipaggio. Il corrispondente regolamento destinato invece ai produttori, ovvero il n. 945/2019 è già in vigore.
L’impianto della novella legislativa prevede una disciplina differenziata fondata sia sulla massa operativa al decollo sia sul grado di rischio delle operazioni da svolgersi.
Segnatamente, i droni sotto i 250 gr rientrano nella classe C0 e devono presentare una serie di caratteristiche.
Sul produttore incombe l’obbligo di costruire droni che:

  • possono raggiungere un’altezza massima limitata a 120 mt;
  • devono essere progettati e costruiti in modo da ridurre al minimo il rischio di lesioni per le persone durante il funzionamento;
  • devono poter essere controllati in modo sicuro per quanto afferisce a stabilità e manovrabilità;
  • possono avere la modalità follow me e se questa è attiva devono trovarsi ad un raggio non superiore a 50 mt di distanza dal pilota remoto;
  • devono avere un manuale di istruzioni che riporta dei contenuti specificatamente individuati alla normativa europea.

Con riferimento invece all’utilizzo e alle regole che incombono su operatori e piloti, i droni con massa inferiore ai 250 gr rientrano nella categoria cd aperta (A1) a patto che svolgano operazioni a basso rischio.
I piloti e gli operatori nella guida del drone:

  • non devono sorvolare assembramenti di persone;
  • devono utilizzare il drone in modalità VOIP, ovvero svolgere operazioni in cui il pilota mantiene il contatto visivo continuativo con il drone (salva l’attivazione del sistema follow me con limite di 50 mt);
  • possono sorvolare su persone non coinvolte (a differenza dei droni aventi massa al decollo superiore);
  • non necessitano lo svolgimento di formazione online o addestramento pratico (a differenza dei droni aventi massa al decollo superiore);

Laddove comunque l’operatore intenda sorvolare assembramenti di persone ovvero agire con modalità non visibile dovrà ottenere specifica autorizzazione per lo svolgimento dell’operazione, rientrante nella categoria c.d. specifica.

La normativa transitoria

I droni immessi sul mercato prima del 1 luglio 2022 aventi caratteristiche che non rispettano gli obblighi costruttivi fissati dal regolamento europeo 945/2019  possono continuare ad essere utilizzati a condizione che l’aeromobile senza equipaggio abbia una massa massima al decollo inferiore a 250gr compreso il carico utile.

Il kit del videomaker professionista, ma anche degli appassionati di scatti e clip, nello zaino, a fianco al drone c'è anche una go pro. Ho dedicato un articolo a queste videocamere di ridotte dimensioni: Dash Cam ed Action Cam a prova di legge. 

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