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Autore: Valentina Trevisan

Usare l’intelligenza artificiale nella pubblicità: i profili legali

Recentemente, nell’ambito di un ciclo di incontri dedicati alla promozione dell’impresa online ho parlato dei profili legali nell’uso dell’intelligenza artificiale nell’ambito della comunicazione. Un argomento particolare ma fondamentale, oltre che di indubbia rilevanza.

L’intelligenza artificiale nella comunicazione dell’impresa

Riprendendo dalla definizione fornita dal Consiglio d’Europa, l’intelligenza artificiale è “un insieme di scienze, teorie e tecniche il cui scopo è quello di riprodurre, attraverso la macchina, le capacità cognitive di un essere umano. Gli sviluppi attuali mirano, ad esempio, ad affidare a una macchina compiti complessi precedentemente delegati a un essere umano”.

Si tratta quindi di:

  1. Software: che agiscono nel mondo virtuale, per esempio assistenti vocali, software per l’analisi delle immagini, motori di ricerca, sistemi di riconoscimento vocale e facciale;
  2. Hardware: Incorporare l’IA in dispositivi (per esempio in robot avanzati, auto a guida autonoma, droni o applicazioni dell’Internet delle cose).

Penso ad esempio, alle APP che ci aiutano a tradurre i testi: recentemente, quello che utilizzo abitualmente, mi chiede se, nel momento in cui decido di optare per una parola piuttosto che un’altra, voglio che “se lo ricordi”. In sostanza sto educando l’algoritmo a ricevere determinate risposte.

La logica di fondo infatti è la capacità di autoapprendimento, la capacità di autoperfezionamento e di riproduzione autoevolutiva.

Da una parte, c’è una chiara spinta verso l’evoluzione tecnologica e dall’altra c’è la necessità di regolamentare questo strumento sotto svariati profili, quali ad esempio: la proprietà intellettuale dell’inventore, ma anche il copyright sull’opera realizzata mediante intelligenza artificiale; i profili legati alla tutela (dei dati) delle persone che interagiscono con un software di intelligenza artificiale; i profili più tradizionali legati al danno da prodotto difettoso, qualora lo stesso utilizzi sistemi di AI.

E veniamo quindi a parlare dell’uso che se ne può fare dell’intelligenza artificiale nell’ambito dell’advertising, accennando ai profili legali.

La pubblicità online oggi

Grazie all’’intelligenza artificiale le aziende oggi, di fatto, possono sviluppare la propria comunicazione online orientandola ad un segmento di pubblico ben definito con un livello elevato di dettaglio demografico e psicografico.

La profilazione del consumatore non è infatti fondata esclusivamente sui dati comuni (età, collocazione geografica) ma riguarda sopratutto, tutto ciò che vene condiviso tramite i social: abitudini, pensieri, gusti, idee, stili di vita. Questi sono gli elementi davvero utili per l’agenzia e l’azienda.

La pubblicità tradizionale (la normativa impone che la stessa debba essere palese, veritiera e corretta) viene coniugata con le logiche più innovative (la normativa tradizionale deve essere adeguatamente interpretata con l’aggiunta di specifici interventi).

1) La profilazione del consumatore con l’intelligenza artificiale

La profilazione implica il trattamento dei dati del messi a disposizione del consumatore e richiede il consenso espresso da parte di quest’ultimo affinché il titolare del trattamento possa utilizzare i dati raccolti (o raccoglierne altri) per dette finalità.

A tal proposito infatti il GDPR, finisce una definizione di profilazione prevedendo che possa inquadrarsi in “Qualsiasi forma di trattamento automatizzato di dati personali consistente nell’utilizzo di tali dati personali per valutare determinati aspetti personali relativi a una persona fisica, in particolare per analizzare o prevedere aspetti riguardanti il rendimento professionale, la situazione economica, la salute, le preferenze personali, gli interessi, l’affidabilità, il comportamento, l’ubicazione o gli spostamenti di detta persona fisica“.

Chiaramente quindi non tutte le indagini sui potenziali clienti, sul target di riferimento, sulle buyer personas è quindi profilazione. È infatti indispensabile che:

  1. deve essere una forma di trattamento automatizzato;
  2. deve essere effettuata su dati personali;
  3. il suo obiettivo deve essere quello di valutare aspetti personali relativi a una persona fisica.

Esempi di profilazione del consumatore

E quindi, ad esempio la classificazione delle persone basata su caratteristiche note quali età, sesso e altezza non è automaticamente profilazione.

Non è profilazione la situazione in cui l'agenzia di comunicazione per conto dell'azienda classifica i clienti in base all’età o al sesso per finalità statistiche e per acquisire una panoramica aggregata dei clienti senza effettuare previsioni o trarre conclusioni in merito a una persona specifica.
È profilazione se l'agenzia di comunicazione  classifica i clienti in base all’età o al sesso con lo scopo di individuare dei profili e provvedere a promozioni specifiche e dirette in base alle caratteristiche individuali.

Mi riferisco quindi ad esempio al banner cookies nella navigazione tra siti internet, alle fidelity card negli shop fisici, alla wish list negli acquisti online.

2) Il neuromarketing con l’intelligenza artificiale

Altra applicazione dell’intelligenza artificiale al campo del marketing è l’uso di strumenti che discendono dalle neuroscienze per ricavare informazioni da utilizzare per scelte di marketing.

Si tratta di strumenti che arrivano a misurare il coinvolgimento emotivo del potenziale consumatore al momento in cui lo stesso viene sottoposto a diversi stimoli. si tratta di dati utilissimi per l’agenzia di comunicazione e l’azienda per dirottare le scelte di business.

È un argomento che mi affascina molto ma che riveste notevoli implicazioni, sia con riguardo alla consapevolezza delle scelte da parte del consumatore in ambito pubblicitario (la decisione di acquisto può essere inficiata? la pubblicità non rispetta la normativa di riferimento?) sia con riguardo al trattamento dei dati personali.

Esempi di neuromarketing

È infatti fondamentale vagliare, sotto il profilo legale sistemi che consentono la misurazione:

  • del movimento del volto per misurare le espressioni legate alle emozioni;
  • del movimento oculare con eye tracker per tracciare vedere dove si concentra la focalizzazione (il posizionamento dello sguardo, la fissazione degli oggetti o altro);

Mi sono ritrovata recentemente a leggere un interessante paper proprio relativo all’utilità degli eye cracker nell’ambito delle attività di marketing, con riguardo agli edifici storici. Il confronto era tra esperti del settore e non professionisti e volto ad analizzare le reazioni alla vista di un logo di un determinato colore piuttosto che altro.

Si tratta indubbiamente di valutazioni da svolgere da un’agenzia di comunicazione, che possono riguardare lo studio dell’identità visiva di un’azienda e che implicano il trattamento dati.

3) La pubblicità comportamentale

Un ulteriore applicazione dell’intelligenza artificiale in ambito advertising, riguarda la pubblicità comportamentale online.

L’OBA (Online Behavioral Advertising) consiste nella raccolta di dati sulle attività di navigazione online, nel corso del tempo e su diversi siti web, che non sono sotto il controllo diretto o indiretto di chi svolge tale attività di raccolta dati, effettuata con lo scopo di individuare segmenti di interesse per inviare a quel terminale/dispositivo pubblicità online in funzione degli interessi manifestati attraverso il web.

Oltre alle normative interne a tutela del consumatore nonchè la normativa europea a protezione dei dati personali, sul punto è possibile far riferimento anche al Regolamento sulla Pubblicità Comportamentale Online – OBA adottato dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IT) ma anche alle disposizioni dell’European Advertising Standards Alliance “Best Practice Recommendation on Online Behavioural Advertising” e al “Framework Interactive Advertising Bureau Europe”, iniziative che intendono tutelare il consumatore nell’accordare possibilità di scelta in merito agli OBA.

Formazione one to one

Ho voluto farti solo un accenno a questo argomento che è davvero molto vasto, interessante ed estremamente utile sia per l’agenzia di comunicazione incaricata ad invidiare una strategia, sia per l’azienda che deve necessariamente agire nella legalità e dotarsi degli strumenti che le consentano di arrivare al consumatore con il prodotto desiderato.

Si tratta di un tema verticale, che può essere affrontato in un incontro di formazione che coinvolga tutto il team di lavoro o anche one to one per il soggetto che si occupa della gestione online dei dati in ambito marketing.

Se vuoi approfondire le attività di formazione che puoi contattarmi e navigare nella sezione del sito destinata a questi percorsi.

Il ciclo di incontri di cui ti parlavo all’inizio dell’articolo è questo, se vuoi farti un’idea degli argomenti.

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Pagamento dei servizi creativi: come gestirli

Siamo d’accordo sul fatto che un’agenzia di comunicazione non deve solo sopravvivere ma anche crescere e svilupparsi. Una delle fasi più importanti e delicate da gestire è relativa ai pagamenti. Verifichiamo insieme gli aspetti principali

La clausola contrattuale: “Termini e modalità di pagamento del corrispettivo”

Una delle clausole fondamentali che deve contenere un contatto di servizi di comunicazione attiene al pagamento del corrispettivo e dunque, ai termini e modalità di versamento delle somme. Ma non solo: ci sono anche le spese anticipate, il mancato rispetto delle scadenze, le dilazioni o la sospensione della prestazione per mancato pagamento.

Per queste ragioni, nell’ambito degli accordi che redigo per conto dei miei clienti ritengo fondamentale confrontarmi sul tema, valutare i vari elementi, proporre miglioramenti, segnalare criticità e profili di rischio.

La disposizione dell’accordo avente ad oggetto il corrispettivo, dovrebbe infatti considerare ed indicare, tra gli altri:

  1. L’obbligo del cliente di pagamento del corrispettivo
  2. Il preciso ammontare del corrispettivo.
  3. I termini di pagamento
  4. Le modalità di pagamento
  5. Altre specifiche aggiuntive ed integrative

Vediamo quindi nello specifico i vari aspetti.

1) L’obbligo di pagamento del corrispettivo

La prestazione principale del cliente è quella di pagamento del compenso all’agenzia di comunicazione. Non è detto sia l’unica: molto spesso nell’ambito dei contratti per servizi di comunicazione il cliente comunque deve essere attivo (spedire materiale, partecipare ai colloqui, preparare documenti).

Il mancato pagamento del corrispettivo ha poi delle conseguenze importanti (scorri in basso).

2) Il corrispettivo

È fondamentale la chiarezza e la corretta individuazione della somma totale.

Se si tratta del pagamento periodico dovrà essere indicata la somma da versare trimestralmente ad esempio. Se si tratta invece di una somma totale semplicemente dilazionata su richiesta del cliente, dovrà essere indicato.

Oppure potrebbe essere che il corrispettivo venga suddiviso in ragione all’ultimazione delle singole fasi, oppure correlato al tipo di attività (consegna della strategia, gestione social..).

3) I termini di pagamento del corrispettivo

Uno degli aspetti che mi ritrovo ad approfondire con il mio cliente, anche in ragione alle peculiarità nella gestione è il “quando ti pagano?”

Ci possono essere diverse situazioni che però, in ragione al tipo di attività, hanno delle conseguenze:

  • Pagamento di un acconto iniziale. Il pagamento avviene al momento della sottoscrizione del contratto o entro 5 giorni, ad esempio? Prima del pagamento l’agenzia inizia già a svolgere qualche attività, primo colloquio ad esempio?
  • Pagamento di un acconto e poi il saldo alla consegna. In che senso, la consegna? Avviene con la pubblicazione del sito internet o con la comunicazione di aver ultimato le grafiche?
  • Pagamento periodico. E quindi se il cliente esercita il recesso al secondo mese, avrai ricevuto solo le prime due mensilità ma magari il grosso del lavoro l’hai già fatto. Corretto?
  • Pagamento a completamento di ciascuna fase. I servizi quindi devono essere specificati bene (anche in punto di termini tecnici) per rendere edotto il cliente della fase di esecuzione del servizio.
  • Pagamento ancorato a scadenze di date. Le varie date devono essere ben definite ed ancorate in ragione alla mole di attività che vengono svolte dall’agenzia.

4) Le modalità di pagamento del corrispettivo

La modalità più classica è mediante bonifico bancario a seguito dell’emissione della fattura. Tuttavia, anche qui, entro quale termine deve essere pagata la fattura?

Inoltre, con riguardo alle modalità, ci sono alternative valutabili come ad esempio la RIBA che però in caso vada insoluta provoca il pagamento di alcuni costi che dovranno essere posti a carico del cliente.

5) Le spese anticipate e i servizi aggiuntivi

Lo sai meglio di me, salvo tu non faccia unicamente consulenza strategica o accompagnamento nella gestione social e che quindi non abbia esborsi da sostenere per conto del cliente, molto spesso i servizi che rendi possono prevedere l’anticipazione di somme.

Ad esempio:

  • Spese anticipate per l’acquisizione di immagini con licenza intestata al cliente;
  • Compensi per servizi aggiuntivi già pattuiti a monte e attivabili in caso di necessità (es: foto in azienda);
  • Rimborso budget media in caso in cui sia stato anticipato dall’agenzia;

Il problema del mancato pagamento

Ho già affrontato il problema che può sorgere con riguardo all’obbligo di versamento del corrispettivo, ossia la situazione in cui il cliente non paga o ritarda il pagamento.

Il mancato pagamento può diventare un problema da gestire, sotto il profilo della risoluzione del contratto ossia dello scioglimento dell’accordo per mancato pagamento.

Ti ho esposto anche gli step per farsi pagare una fattura rimasta insoluta, potendo intervenire, in prima battuta, in modo autonomo, prima di agire giudizialmente: in questi casi comunque ti suggerisco di avere comunque un supporto legale per evitare di commettere errori. Come ti ho detto più volte, anche le comunicazioni e-mail possono avere valore legale e quindi è bene informarsi sulle corrette modalità di comunicazione.

Un fatto di fondamentale importanza che mi sento comunque di richiamarti con riguardo al problema del pagamento (anche n via preventiva, per far conoscere al cliente come lavori) è prevedere all’interno del contratto una clausola correlata al mancato pagamento: se il cliente non provvede al versamento del corrispettivo non potrà utilizzare quanto messo a disposizione da parte dell’agenzia.

Come gestire bene la fase di pagamento

Tanto detto quindi, come puoi intuire, è bene inserire all’interno del contratto una clausola che vada a regolamentare bene la fase di pagamento del corrispettivo da parte del cliente.

Prima di questo, per cui ti sarà necessario un’assistenza professionale, puoi partire da una valutazione autonoma, magari potrebbe esserti utile per migliorare qualche elemento anche a livello operativo.

Checklist per valutare il tuo sistema di pagamento

  1. Hai mai avuto clienti non paganti? Come hai gestito la situazione?
  2. Hai mai subito ritardi nei pagamenti? Come hai gestito la situazione?
  3. Anticipi delle spese per conto del cliente? Se si, quali?
  4. Prevedi pagamenti anticipati o a consultivo periodico?
  5. Accetti dilazioni, pagamenti rateizzati o personalizzati, su richiesta?

Fatto questo, possiamo sentirci per vedere come migliorare, integrare o sostituire la clausola di pagamento del corrispettivo attualmente presente all’interno del documento contrattuale che hai in uso. Se non hai un documento contrattuale, questa analisi ci sarà utilissima quando andiamo a comporre la disposizione su questo argomento (di solito, se un contratto ha 12 articoli, la clausola sul pagamento la inserisco tra la n. 4 e la n. 6 😉).

Sciogliere un contratto: come gestire il recesso del cliente

Non si può essere obbligati in un contratto per sempre, soprattutto quando i rapporti tra le parti si stanno incrinando. Vediamo quindi cosa significa recedere da un contratto e come puoi essere gestita questa situazione prima che diventi un problema

Cos’è il recesso?

Il recesso è una forma di scioglimento del contratto tra le parti: l’accordo non avrà più efficacia e le parti quindi saranno libere.

Ad esempio:

  • Il cliente che non ha più budget da investire in pubblicità, manifesta all’agenzia di comunicazione la volontà di sciogliersi dal contratto.
  • L’agenzia di comunicazione che sta gestendo un cliente poco collaborativo o con troppe pretese in termini di richiesta di modifica, vuole sciogliersi dal vincolo contrattuale.

È fondamentale gestire in via preventiva queste situazioni (o casi simili) per evitare che sorgano problematiche più gravi (mancato pagamento ad esempio) che possono invece causare la necessità di risolvere il contratto per inadempimento.

Tipi di recesso dai contratti di comunicazione e di servizi pubblicitari

Esistono diversi tipi di recesso che possono avere effetti diversi nel rapporto tra le parti, con specifico riguardo ai servizi erogati da un’agenzia di comunicazione o da un freelance creativo o comunque da un professionista che lavora online.

Infatti, la peculiarità è il fatto che, alcuni servizi sono di durata (come ad esempio la gestione dei social per un periodo di tempo d 6 o 12 mesi) altri invece sono una tantum (come ad esempio l’impostazione di una strategia), oppure sono a richiesta (come ad esempio l’accesso per fare delle clip per il sito internet).

1) Il recesso unilaterale: cosa può stabilire il contratto

Significa che le parti hanno previsto, all’interno del contratto, la possibilità di sciogliersi a certi termini e condizioni.

Diventa quindi molto utile avere un contratto con cui stabilire:

  • i casi per i quali le parti possono sciogliersi dal contratto;
  • le tempistiche di preavviso e le modalità con cui esercitare questo diritto;
  • le attività da svolgere per sciogliersi dal vincolo (es: pagamento della fase di lavorazioni)

2) Il recesso unilaterale: cosa dice la legge

In altri casi è la legge a stabilire la possibilità di sciogliersi, sempre unilateralmente (quindi non serve l’accettazione della controparte) da un contratto.

Ad esempio:

  • Se il contratto non ha ancora avuto un principio di esecuzione, ciascuna delle parti può sciogliersi dal vincolo. Ma cosa significa, in un contratto di strategia SEO questo?
  • Se si tratta ad esempio di un contratto di appalto e servono delle modifiche al progetto creativo iniziale tali da determinare che l’importo delle variazioni supera il sesto del corrispettivo pattuito, l’agenzia può recedere dal contratto; se invece le variazioni sono di notevole entità, è il cliente a poter recedere con obbligo di corrispondere un’equa indennità. Ma come si cala questa regola in un contratto di servizi d comunicazione di un’agenzia di comunicazione?
  • Sempre con riguardo il tipo di contratti che ci interessa, la legge prevede comunque che il committente abbia sempre la possibilità di sciogliersi dal contratto (quindi anche dopo l’esecuzione) purchè tenga indenne l’appaltatore delle spese sostenute, dei lavori eseguiti e del mancato guadagno. Non pensi sia importante stabilire a priori, anche all’interno dell’accordo, cosa rientra in questa indennità?

3) Il recesso da un contratto di consulenza continuativa

Se si tratta di un contratto a tempo indeterminato (quindi che non ha una fine, come può essere la consulenza continuativa resa da un’agenzia di comunicazione), è sempre possibile sciogliersi dal vincolo manifestando questa intenzione alla controparte.

Questo perchè, chiaramente, non si può essere obbligati per sempre ad un contratto. In questo senso quindi, non serve un’autorizzazione specifica ma semplicemente una delle parti non intende più proseguire.

In questo caso, il contratto concluso tra le parti ben può prevedere un pagamento di una certa somma per consentire il recesso oppure lo svolgimento di una diversa prestazione (ad esempio, riconsegna dei materiali che l’agenzia aveva messo a disposizione del cliente).

Perchè il recesso del cliente è un problema?

Le problematiche possono essere diverse, io posso fornirti alcuni spunti, tratti dalla realtà dei clienti.

Ad esempio penso a situazioni di questo genere:

  1. Il contratto che stai usando prevede che il cliente possa sempre recedere, semplicemente con un preavviso di 10 giorni. Se però hai già svolto e consegnato tutta la strategia ma non hai previsto che ci fosse un corrispettivo maggiore all’inizio, ti trovi che il lavoro che hai svolto non è coperto dai ricavi, perchè non pensavi che il cliente manifestasse l’intenzione di chiudere.
  2. Non c’è un documento contrattuale e semplicemente il cliente manifesta la volontà di non lavorare più con te perché ritiene che i risultati non siano stati raggiunti. È però in possesso dei masters o di altri elementi che possono essergli utili. Erano di sua proprietà o concessi in uso durante la vigenza dell’accordo?
  3. Il cliente dice di non avere più budget e quindi tu, non volendo lavorare gratuitamente decidi di accettare la volontà manifestata dal cliente. Tuttavia, per accettare quel cliente hai dovuto rifiutare altre proposte, confidando che il lavoro proseguisse per tutti i 12 mesi e non si chiudesse dopo i primi 2. è quindi bene quantificare il corrispettivo per il recesso e quindi il mancato guadagno.

Ti ci ritrovi? Sicuramente conoscerai qualche collega creativo che ha dovuto affrontare e gestire situazioni simili.

Si può recedere senza un contratto?

Sulla base di quanto esposto, la risposta è si, si può sciogliersi da un contratto anche senza ci sia un documento contrattuale che lo stabilisca. Tuttavia, non è infatti questo il problema. Il fatto è che, senza un atto scritto, si applica quanto stabilito dalla legge e l’agenzia non può avere una tutela specifica.

Ad esempio, se si tratta di un servizio continuativo come può essere quello di gestione dei social network, visto che il contratto è a tempo indeterminato, la parte può sempre recedere. La legge però non stabilisce né le tempistiche né eventuali attività da compiere come subordinate all’esercizio del diritto di recesso. Il contratto invece può prevedere queste clausole e consentire all’agenzia una tutela sul punto.

Inoltre, ti ricordo che la legge non va a regolamentare il contratto di servizi di comunicazione o il contratto di consulenza SEO. Se non c’è un documento contrattuale si applicano i principi generali applicabili a tutti i contratti (ad esempio, anche al contratto di locazione che nulla a che vedere con i servizi di naming) oppure le disposizioni previste all’interno della disciplina dell’appalto e del contratto d’opera che sono affini ai servizi promozionali (in cui tuttavia, anche in questo caso, valgono anche per la costruzione di un edificio, che è diverso rispetto alla realizzazione di un e-commerce).

Cosa ne pensi?

La tutela dell’immagine coordinata dell’impresa: da dove iniziare

La protezione della corporate identity non è solo la registrazione del marchio d’impresa e non serve solo a tutelarti dalla copia ma può aiutarti a sviluppare il tuo business in modo professionale e attrattivo. Vediamo come

Cosa consideriamo identità visiva dell’impresa

Tu mi insegni che la brand identity è concetto complesso, che prevede, preliminarmente, l’identificazione dei valori dell’azienda per poi declinarsi, dal punto di vista operativo, all’individuazione della palette colori, all’ideazione del logo, alla scelta del naming, allo sviluppo di un sito internet…

Si tratta quindi di una molteplicità di attività che confluiscono in un contratto dell’agenzia di comunicazione che ha come servizi principali la consulenza per lo sviluppo della brand identity (1) e realizzazione di elementi grafici e prodotti (2).

Ciascuna delle attività realizzate dall’agenzia (o dal freelance) possono essere valutate sotto il profilo legale affinché l’azienda, attraverso una serie di procedure, possa essere tutelata.

Come proteggere la corporate identity?

Rimettendomi il cappello dell’avvocato e traducendo dall’inglese, stiamo parlando dell’identità visiva dell’impresa. Partiamo dall’origine per poi individuare gli elementi che ci sono utili.

Cos’è l’impresa?

Il nostro codice civile non da una definizione di impresa, ma di imprenditore, come colui che, ai sensi dell’art 2082 c.c. esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.

Gli elementi costitutivi, per i quali quindi possiamo valutare una tutela, sono quindi:

  1. Il soggetto, imprenditore (singolo o società);
  2. L’attività economica, organizzata;
  3. La produzione di beni oppure lo scambio di servizi;

Come tutelare l’impresa?

Possiamo vedere l’impresa come un contenitore di vari elementi, taluni dei quali sviluppati, a livello visivo, da un’agenzia di comunicazione e che consentono di affermarsi sul mercato, attrarre consumatori, vendere prodotti e servizi. Molti di questi elementi possono essere oggetto di protezione e diventare strumenti utili per raggiungere questi obiettivi.

la tutela legale dell’azienda

Questi elementi visivi, possono essere tutelati in varie modalità. Ad esempio:

  • Nome dell’azienda: registrazione del marchio denominativo magari anche a livello europeo o comunque valutando i mercati di riferimento;
  • Design dell’azienda, con riguardo al sito internet o anche agli arredi, agli allestimenti fieristici: tutela dell’architettura, deposito del design;
  • Tutela del progetto in tutte le fasi, dall’ideazione, allo sviluppo alla realizzazione: possibilità di concludere dei contratti di collaborazione oppure degli accordi di riservatezza;
  • Ideazione di un payoff, di uno slogan o di un claim: tutela dello spot pubblicitario;
  • Realizzazione di uno teaser o dell’intro dei video aziendali: protezione del marchio multimediale;

Come tutelare i prodotti e i servizi?

È fondamentale inoltre proteggere i prodotti e servizi venduti e forniti. Che si tratti di un prodotto fisico o digitale o di un corso da fruire online o in presenza, ci sono molti elementi che ne conferiscono distintività e che è bene valutarne la tutela.

la protezione legale dei prodotti e dei servizi dell’impresa

In questo senso quindi, sopratutto con riguardo agli elementi visivi:

  • Il packaging di un prodotto può essere protetto con riguardo al design, ma talvolta anche come marchio di forma;
  • Una linea di prodotti può essere contraddistinta da un particolare nome, da alcuni colori, da uno slogan: il marchio di colore è una forma di tutela molto interessante da valutare;
  • Se viene sviluppata una landing page per lanciare il nuovo servizio di consulenza 1to1 le caratteristiche della pagina, possono essere vagliate sotto il profilo del copyright sul sito internet;
  • Il prodotto stesso poi, se presenta determinate caratteristiche, può ottenere tutela automatica dal diritto d’autore oppure protetto con riguardo al design;

Da dove iniziare per tutelare la corporate identity

Non serve proteggere tutto e subito. Si può procedere per fasi, valutando le priorità, individuando bene cosa vale la pena tutelare (ad esempio il nome del prodotto) e cosa invece non è ancora certo (ad esempio, il logo verrà rivisto).

Cosa puoi fare tu

Mi piace lasciarti la possibilità di iniziare a valutare, autonomamente, cosa proteggere.

Questa checklist è utilissima per tante ragioni:

  • sei un’agenzia di comunicazione e quindi stai valutando una protezione della tua impresa;
  • se sei un’agenzia di comunicazione o un professionista creativo e vuoi approfondire il tema per rendere al tuo cliente un servizio può completo;
  • se sei un’impresa che ha incaricato un professionista che ti studi la tua identità visiva;
  • se, in generale, sei un’azienda: come hai visto, la tutela può essere molto estesa e calata sull’impresa stessa, sui singoli prodotti, su una linea di servizi..;

Checklist per la tutela della corporate identity

Identifica bene la tua attività d’impresa

  • Qual è il tuo corebusiness?
  • Quali sono i prodotti che vendi? Con quali modalità?
  • Quali sono i servizi che fornisci? Con quali modalità?

Hai già registrato il marchio della tua impresa?

Se si:

  • Quale tipo di marchio (figurativo, denominativo..)
  • In quale territorio (Italia, Europa..)?
  • Per quali prodotti o servizi?
  • Perchè hai effettuato questa scelta?

Se no ti suggerisco di iniziare con un’altra checklist: La checklist per registrare il marchio della tua impresa.

Individua bene i tuoi competitor ed il tuo target

Quali sono gli elementi con cui ti distingui dai competitor?

Esistono molti prodotti simili ai tuoi sul mercato? Quali sono le caratteristiche che distinguono il tuo prodotto dagli altri? È la forma, la struttura, il colore?

Il tuo servizio è declinato in modo del tutto particolare rispetto a quello dei competitor? Se si, come?

Quali sono gli elementi con cui vuoi attirare il consumatore?

Si tratta di prodotti che vendi online, di un servizio di consulenza one to one? Si tratta di un metodo di lavoro particolare? Oppure della spedizione rapida a un customer care efficiente?

Come posso fornirti supporto io

Prima o dopo aver compilato la check-list possiamo sentirci per valutare, insieme, come procedere sulla base di priorità, investimenti, obiettivi.

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Se fai siti internet, cosa consegni?

La messa a disposizione di un sito web è la fase conclusiva di un contratto avente ad oggetto la costruzione della “casa online” del tuo cliente. Ma come prevedi di consegnare le chiavi? Oggi parliamo di questo argomento.

Cos’è giuridicamente un sito internet?

Se diciamo che il sito internet è la casa del tuo cliente (parliamo infatti di home page), stiamo quasi equiparando il sito ad uno spazio fisico o comunque ad un prodotto.

Il sito internet può avere diverse funzioni ed assumere connotati diversi: può essere un sito vetrina, può avere un canale e-commerce, oppure essere limitato ad uso interno. Può costituire unicamente uno strumento pubblicitario o divenire un’immobilizzazione (come un fabbricato) ma immateriale (come un marchio).

Tempo fa mi sono dedicata a questo tema, ho deciso di approfondirlo e di condividerti quanto ho appreso. Se può essere interessante, per te o per il tuo cliente, il sito internet in bilancio.

Appreso quindi che il sito può concretamente essere un prodotto (sebbene immateriale, digitale), ci focalizziamo ora sull’atto di consegnare il bene.

Cosa significa giuridicamente consegnare un sito web?

Se sei un’agenzia di comunicazione, può capitarti di consegnare, o di prendere in consegna, vari prodotti, o anche da fare da intermediario. Ad esempio:

  • Puoi acquistare presso un rivenditore un nuovo obiettivo per la realizzazione di uno shooting fotografico: la consegna è la fase conclusiva di un contratto di compravendita;
  • Puoi ricevere dei gadget da parte di un’azienda, dovendoli consegnare all’influencer che hai ingaggiato per la pubblicità: la consegna è il corrispettivo per l’attività dell’influencer ma anche l’oggetto dell’incarico;
  • Puoi prendere in consegna (tramite messa a disposizione) di un web font: la consegna è la l’attivazione della licenza d’uso del contenuto;
  • Puoi compiere la consegna del servizio reso come ad esempio, grafiche vettoriali, file di stampa o altro;

Con riguardo al sito internet a mio avviso ci possono essere scenari diversi, come ad esempio:

  • Consegna di un e-commerce sviluppato mediante piattaforma terza. La consegna del prodotto sito internet in questo caso si può tradurre nella concreta creazione dell’account utente del cliente, con inserimento ad esempio della carta di credito (quando si tratta di un servizio in abbonamento). La consegna può avvenire dopo che è stata versata l’ultima tranche di pagamento, ma non è detto;
  • Consegna delle credenziali di accesso nella veste di amministratore al backend del sito internet sviluppato. La consegna in questo caso può avvenire anche a causa dell’interruzione del rapporto cn l’agenzia. Il cliente vuole gestire autonomamente oppure demandare ad altri la gestione.
  • Consegna fittizia del sito internet. In questo caso, in realtà non viene consegnato nulla; l’agenzia continua a lavorare nella gestione del sito internet sviluppato per conto del cliente. L’hosting ed il backup sono presso l’agenzia di comunicazione; il dominio è di proprietà del cliente.

Proprietà o licenza d’uso di un sito internet?

Il sito internet può essere protetto dalla normativa a tutela del diritto d’autore: sia con riguardo al contenuto, sia con riguardo alla struttura, il layout, il codice sorgente. È quindi un’opera dell’ingegno.

Se ricordi ne ho parlato varie volte, sia con riguardo al copyright, sia con riguardo alla tutela del layout come design industriale: ti lascio il link.

Se il contratto prevede lo sviluppo di un sito internet per conto del cliente (oggetto del contratto) di fatto, il cliente avrà possibilità di pretendere la consegna del sito internet sviluppato. Le modalità potranno essere diverse a seconda della piattaforma in uso.

Se si tratta di un sito internet con codice sorgente scritto dallo sviluppatore, chiaramente egli rimane titolare dei diritti morali su tutto il codice. Inoltre, una cosa è il sito internet come prodotto, una cosa è lo strumento utilizzato per realizzare il prodotto. È quindi bene prevedere che il codice non sarà oggetto di consegna, in chiaro.

Il contratto può però prevedere che lo sviluppatore si occupi di mettere a disposizione per un certo periodo di tempo (durata del contratto) un sito internet sviluppato per il cliente. In questo caso, il cliente verrà un canone, come una locazione o una licenza, per fruire del sito internet. Di fatto, paga una casa in affitto.

In realtà non c’è una soluzione giusta o sbagliata. È fondamentale però definire bene contrattualmente alcuni punti:

  • L’oggetto della prestazione: cosa ti impegni a fare per conto del cliente?
  • L’oggetto della consegna: cosa prevedi di mettere a disposizione al cliente e come?
  • Il tipo di accordo: si tratta di un trasferimento di proprietà o di una locazione?
  • Il termine di durata: se viene trasferita la proprietà, il contratto avrà un inizio ed una fine ben stabilita (consegna del sito entro il 31/12) se invece si tratta di una landing page a canone, il contratto cesserà in caso di recesso o disdetta (rinnovo automatico);

Ti serve un modulo per la consegna del sito internet

Io faccio sempre domande dirette, una delle quali, quando si tratta di gestire la contrattualistica di un’agenzia di comunicazione o di uno sviluppatore di siti internet, è: come consegni il sito? E le risposte sono molto diverse tra di loro.

Ecco, sulla base di questo quindi, andando a pianificare in modo chiaro, riorganizzare e definire il flusso di lavoro, suggerisco di adottare un modulo ad hoc per la consegna di un sito internet.

A mio avviso, è uno strumento fondamentale per:

  • Stabilire cosa viene consegnato e a quali condizioni;
  • Far decorrere il termine per far valere vizi, difetti e doglianze;
  • Consegnare le chiavi di accesso alla casa online del cliente;
  • Regolamentare i diritti sui contenuti interni del sito;
  • Cristallizzare le attività: la manutenzione successiva non è inclusa e nemmeno l’aggiornamento se non è pattuito specificatamente;

Avevi mai pensato di utilizzare questo strumento per fissare in modo definitivo la consegna del prodotto “sito web”?

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Consegnare file aperti: obbligo o facoltà?

Una domanda che mi viene rivolta spesso e che riguarda la gestione del rapporto con il cliente che tavolta, si aspetta di ricevere anche i file aperti, oppure che li pretende dopo la fine del rapporto. E quindi il dubbio è, l’agenzia di comunicazione o il freelance sono obbligati a consegnare i file aperti, se richiesti?

Cosa significa giuridicamente consegnare file aperti?

La fase di consegna di un prodotto può assumere qualificazioni giuridiche differenti in base alla situazione. Se ti occupi di corporate identity, sviluppi elementi grafici dell’azienda e ti occupi dell’elaborazione di contenuti destinati ad essere pubblicati nei social, la consegna potrebbe riguardare vari elementi:

  1. Consegna del preventivo con una bozza di proposta grafica
  2. Consegna di un brief destinato ad essere la struttura portante del lavoro
  3. Consegna delle bozze grafiche
  4. Consegna delle grafiche definitive
  5. Consegna degli esecutivi di stampa e della declinazione di altre grafiche
  6. Consegna dei file aperti

Queste situazioni possono essere trattate giuridicamente in modo diverso. Nel concreto può esserci, ad esempio:

  • Trasferimento di proprietà al momento della consegna
  • Messa a disposizione per presa visione con divieto di utilizzo
  • Licenza di utilizzo dei contenuti consegnato entro determinati limiti di spazio e tempo

Puoi già intuire quindi che, la fase di consegna dei file aperti può assumere diverse connotazioni sia dal punto di vista concreto, che giuridicamente parlando. Questo dipende in prima dagli accordi assunti tra le parti:

  • L’accordo aveva ad oggetto l’elaborazione di file destinati ad essere declinati direttamente dall’azienda internamente: in questo caso, la consegna di file aperti è insita all’interno dell’accordo;
  • L’accordo prevedeva specificamente la messa a disposizione di un numero X di grafiche destinate alla piattaforma Y con specifica indicazione del fatto che i file aperti sarebbero rimasti presso il grafico;
  • L’accordo non prevedeva alcunché di specifico, anzi c’era il preventivo che è stato approvato ma non identifica bene l’attività.

Ecco, nell’ultimo caso (estremo, ma non di scuola), il cliente può arrivare a pretedendere la consegna dei file aperti, sopratutto laddove il rapporto è in fase di chiusura e intende proseguire con la linea di comunicazione da te proposta ma con un’altra agenzia di comunicazione.

I file aperti sono tutelati dal diritto d’autore?

L’art 1 della Legge a protezione del diritto d’autore prevede che “Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione“. Ciò significa quindi che se c’è un contenuto, creativo (originale, nuovo) che è stato realizzato tramite l’intelletto umano e che appartiene, ad esempio alle arti, a prescindere da come è stato sviluppato, allora è protetto dal diritto d’autore.

L’art 2 della stessa legge specifica poi, con riguardo all’oggetto della protezione (opere d’arte grafica nel nostro caso, o comunque file sorgenti realizzati attraverso software professionali) che rientrino in questa categoria: “4) le opere della scultura, della pittura, dell’arte del disegno, della incisione e delle arti figurative similari, compresa la scenografia;” “5) i disegni e le opere dell’architettura;“.

Bene: chiaramente non è specificato che l’opera grafica (in formato .jpg) o il file di stampa, sono tutelati dal diritto d’autore né che il file sorgente a livelli (.ai o .psd) è destinatario della medesima tutela.

Tuttavia, si può ritenere che i file sorgente che costituiscono il layout, la struttura grafica e che poi vengono esportati in .jpg per essere dei caroselli instagram, ad esempio, ben possono rientrare in queste categorie: non sempre c’è un notevole apporto di creatività (sopratutto quando ci sono delle stringenti linee guida imposte) ma comunque è pur sempre ravvisabile un apporto artistico.

La normativa sulla consegna dei file aperti

In questo quadro, bisogna quindi chiedersi se c’è una normativa che prevede che il trasferimento di proprietà delle grafiche e degli esecutivi di stampa, include direttamente anche i file aperti, sorgenti, a livelli.

L’agenzia di comunicazione, su richiesta o direttamente, è obbligata a consegnare i files a livelli al cliente per il quale ha realizzato le grafiche per i social o consegnato gli esecutivi di stampa?

Rispondo a questa domanda invocando una disposizione: l’art.4 della legge 22.5.2017 n. 81 (“Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” c.d. Jobs Act del lavoro autonomo”) che nell’ambito degli “Apporti originali e invenzioni del lavoratore” dispone: “Salvo il caso in cui l’attività inventiva sia prevista come oggetto del contratto di lavoro e a tale scopo compensata, i diritti di utilizzazione economica relativi ad apporti originali e a invenzioni realizzati nell’esecuzione del contratto stesso spettano al lavoratore autonomo, secondo le disposizioni di cui alla legge 22 aprile 1941, n. 633, e al codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30“.

Quanto detto sia con riguardo al diritto d’autore sia con riguardo al lavoro autonomo ci consentono di rispondere alle domanda in apertura

Perchè devi consegnare i file aperti?

Perchè è stato previsto nel contratto

Se il servizio che ti sei impegnato a svolgere a proprio ad oggetto lo sviluppo di file aperti, a livelli e modificabili, allora non c’è dubbio che tu debba consegnarli. Altrimenti sarai inadempiente, ovvero non avrai eseguito la prestazione.

Nulla esclude che il contratto possa essere modificato, aggiornato, oppure adattato in ragione alle specifiche richieste del cliente o alle tue esigenze. Di norma infatti, ad esempio, prevedo sempre una sorta di monitoraggio della documentazione contrattuale elaborata, decorso un termine di 3-6-9 mesi dalla consegna, proprio per consentirti, nel concreto di utilizzare il documento e renderti conto se vi sono delle cose da modificare.

Ti suggerisco sul punto di leggere l'articolo che ho dedicato proprio all'aggiornamento della documentazione contrattuale: potrebbe esserti utile per andare a migliorare (con l'aiuto di un professionista) il testo contrattuale che stai utilizzando: "Aggiornare la documentazione legale di un’agenzia di comunicazione"

Perchè il contratto non c’è

È una provocazione, ma se il preventivo è scritto in modo tale da indurre a ritenere che vi fosse la consegna, oppure negli usi con il cliente avevi consegnato i files aperti, oppure ancora, nello scambio di comunicazioni era stato detto che avresti consegnato le sorgenti, ecco allora che probabilmente, sei tenuto a consegnare i predetti file.

Tempo fa avevo dedicato proprio un articolo sulla validità legale degli accordi conclusi tramite scambio di comunicazioni elettroniche. Se ti può essere utile: "Accordo per e-mail: ha validità legale?" 

Tuttavia, proprio per evitare queste situazioni di dubbio, ti suggerisco di valutare l’elaborazione di un contratto da utilizzare con i tuoi clienti che stabilisca in modo chiaro l’oggetto della prestazione (cosa ti impegni a svolgere, cosa consegni, cosa è escluso).

Perchè hai monetizzato il trasferimento di proprietà dei file modificabili

Potrebbe accadere che, a seguito della chiusura del rapporto, il cliente ti chieda la consegna di file sorgente. In questo caso, chiaramente non sei obbligato a farlo ma puoi decidere di monetizzare il tuo lavoro e metterlo a disposizione dell’azienda dietro pagamento di una somma di denaro.

La consegna dei file sorgente in esecuzione di un nuovo accordo tra le parti, è un'attività a cui deve essere data importanza in quanto implica la cessione del tuo know how. Sai già come prevedere la modulistica per la consegna di questo materiale? Possiamo parlarne affinché questa attività possa tutelare la tua creatività ma anche consentirti di monetizzare un prodotto che non utilizzeresti più.

Perchè puoi non consegnare i file sorgente?

Fuori dai casi sopra riportati non sei obbligato a consegnare i file aperti, modificabili.

In questo caso quindi, i file aperti, magari anche dotati di non particolare creatività, non sono oggetto del contratto bensì uno strumento, un tool, per fornire il servizio richiesto dal cliente, ossia la consegna di grafiche per la pubblicazione nei social o di esecutivi di stampa.

Se la creazione del files sorgente è solo un passaggio operativo per adempiere alla prestazione contrattuale di consegna dei file esecutivi, allora i file sorgenti non devono essere consegnati.

CORTE DI CASSAZIONE, ordinanza n. 19335 del 15 giugno 2022

Come gestisci la consegna dei file sorgente?

Sulla base di quanto sopra puoi farti un’idea di come impostare l’eventuale messa a disposizione di files aperti.

Come avrai intuito non è un’attività scevra di effetti giuridici ma anzi, i singoli fatti presuppongono valutazioni di carattere economico, strategico anche a tutela della tua creatività.

Lo trovo un approdo davvero interessante, che può esserci utile come punto di partenza per riprendere, insieme, le valutazioni che ti ho esposto sopra.

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La consegna delle credenziali: a cosa fare attenzione

Consegnare le credenziali è un’attività delicata che deve essere gestita anche dal punto di vista legale. Vediamo quindi quali sono i profili a cui prestare maggiore attenzione.

Cosa significa, giuridicamente, consegnare le credenziali?

Il codice civile non ci si dice cosa significa, giuridicamente, l’attività di consegna delle credenziali: potrebbe essere un trasferimento di proprietà (ti consegno le chiavi di accesso di casa tua, ossia del tuo sito internet ), oppure potrebbe essere la consegna di qualcosa che era già tuo sin da prima (ti consegno le password per accedere al profilo instagram di cui sei titolare), oppure ancora, potrebbe essere una sorta di licenza di utilizzo o locazione (finché sei mio cliente ti consegno le credenziali per accedere alla partizione del mio sito internet in cui possiamo scambiarci files).

Questi sono solo alcuni esempi per darti l’idea di quella che può essere la qualificazione giuridica di un fatto: qualificare giuridicamente una situazione significa, in concreto, dare un nome (legale) a ciò che stiamo facendo, ossia consegnare delle password.

La qualificazione giuridica è un’attività di fondamentale importanza perchè ci permette di comprendere quali sono gli aspetti legali da tenere in considerazione. Questa attività può essere compiuta attraverso un contratto, all’interno del quale viene specificato in modo chiaro qual è la fattispecie giuridica sottesa alla consegna delle credenziali.

Ossia, ti sto consegnando le password perchè il nostro rapporto si è interrotto e hai deciso di rivolgerti ad un'altra agenzia oppure semplicemente perchè vuoi inserire autonomamente dei contenuti all'interno del sito internet che ti ho concesso in licenza d'uso finché sei mio cliente? 

Ecco quindi che, come starai intuendo, l’invio delle password non è solo un’e-mail ma ha un impatto importante a livello giuridico.

Esempi concreti: quando consegni le credenziali?

Ci possono essere diverse situazioni in cui, su eventuale richiesta del cliente (o della nuova agenzia) ti ritrovi a consegnare delle password.

Ecco le situazioni più tipiche in cui può intervenire la consegna delle password:

  • Consegnare le credenziali di accesso al profilo instagram che hai creato per il tuo cliente;
  • Assegnare al cliente del ruolo di amministratore e configurarne il profilo di fatturazione su Google Ads;
  • Collegare il profilo Linkedin professionale alla pagina aziendale e mettere il cliente come amministratore e l’agenzia come editor;
  • Gestire l’account promozionale su Linkedin;
  • Mettere a disposizione le credenziali di accesso al back end di APP sviluppate per conto del cliente;

Chiaramente, in tutti questi casi, non c’è una materiale consegna delle password. Anzi, nella maggior parte dei casi si tratta solo di assegnare un nuovo ruolo ad un indirizzo di posta elettronica oppure far pervenire a questo indirizzo una chiave di accesso creata dalla piattaforma.

Di fatto però, giuridicamente, il fatto può essere comunque ricondotto ad alcune fattispecie giuridiche:

  • Trasferimento di proprietà di un sito internet;
  • Scioglimento di un accordo;
  • Esecuzione di un servizio di cui al contratto concluso tra le parti;
  • Modifica di un accordo precedente con aggiunta di un nuovo soggetto (rapporto trilatero o subappalto);

Ci sono altre situazioni in cui ti trovi a spedire delle chiavi di accesso? Se si potrebbero essere contesti diversi che non rientrano negli esempi che ti ho riportato sopra: potrebbero richiedere una gestione della consegna peculiare.

Password di accesso: fai attenzione a questi punti

  1. Attenzione a cosa consegni: individua bene se si tratta di consegna materiale in esecuzione di un contratto o di assegnazione di ruolo a seguito di scioglimento di un rapporto.
  2. Attenzione a chi riceve: è bene prevedere un esonero da responsabilità in capo a chi consegna. è difficile verificare se il referente che prende in consegna sia effettivamente la persona deputata a farlo.
  3. Attenzione a come consegni le password: ci sono diversi tool che ne garantiscono la riservatezza. In ogni caso è bene informare il cliente delle modalità di gestione delle credenziali (modifica immediata e successivamente trimestrale, utilizzo di password di una certa lunghezza..).

Ti suggerisco anche di fare attenzione alla fase successiva della consegna: è bene informare il cliente che, con la consegna delle password si estingue l’eventuale precedente obbligazione di custodia e che tu non puoi essere quindi responsabile per fatti successivi (smarrimento, accessi non autorizzati).

Inoltre, se hai degli accordi pendenti con riguardo alla piattaforma di cui hai consegnato le credenziali, prevedi una gestione contrattuale ad hoc. Potrebbe essere necessario intervenire a modifica del contratto in essere tra le parti.

Come gestisci tu, la consegna delle chiavi di accesso?

Quello che ti ho esposto ti avrà sicuramente dato l’occasione di riflettere su come gestisci, o prevedi di gestire, la fase di consegna delle credenziali di accesso. Non è detto che la modalità che hai improntata sia errata perchè diversa da quanto ti ho esposto. È però fondamentale, come avrai letto, fare attenzione a vari profili delicati, che ti possono evitare problematiche e fraintendimenti.

Ad esempio, la consegna delle credenziali di accesso ad un sito internet, può significare il trasferimento di proprietà del sito internet da te al tuo cliente; ma non è detto. Il trasferimento di proprietà potrebbe essere avvenuto anche in un momento precedente senza la previa consegna delle credenziali. otresti invece aver improntato l’incarico prevedendo che la

Come ti suggerisco io di gestire la consegna delle credenziali: 3 fasi

Di norma, con il cliente, prevedo di suddividere l’attività di consegna in tre fasi e nell’ambito di ciascuna delle stesse, per ogni elemento che viene consegnato, andiamo a gestire, sia a livello concreto sia con riguardo ai profili legali, l’intera attività.

Le fasi a mio avviso sono:

  1. Fase di richiesta delle credenziali. Chi le richiede? Per quale piattaforma? Perchè?
  2. Fase di accordo. Qual è la modulistica da far sottoscrivere? Quali sono i contenuti peculiari da prevedere?
  3. Fase di consegna. Come avviene materialmente la messa a disposizione delle password? Come viene gestita l’attività successiva?

Posso aiutarti a gestire la consegna di quanto metti a disposizione del tuo cliente, andando ad individuare le diverse situazioni.

Piccolo fatto sul tuo avvocato. Ho studiato giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Padova che è notoriamente considerata una facoltà impegnativa nell'ambito di un complesso storico ed importante. L'impostazione che ho ricevuto, nonostante il tema sia innovativo e smart, mi ha imposto di sussumere il caso concreto a fattispecie giuridica (così si diceva) risalendo al diritto romano. Nel diritto romano, l'atto della consegna della cosa si chiama traditio. Questa attività non sempre è materiale, può essere anche fittizia, e si parla quindi di tradito ficta, distinguendola poi in traditio brevi manu e costituto possessorio. È davvero curioso tutto questo no?!

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La risoluzione di un contratto di servizi di comunicazione

Parliamo di mancato pagamento come uno dei motivi che determina lo scioglimento di un contratto di servizi di comunicazione. Per evitare di dover gestire profili patologici è bene regolamentare contrattualmente la situazione. Vediamo come.

L’identificazione del servizio

Prima di valutare come gestire i profili patologici è bene identificare correttamente il servizio in quanto, sulla base delle peculiarità dello stesso può imporre decisioni diverse.

Invero, i servizi resi dall’agenzia di comunicazione sono di norma ideati, sviluppati e realizzati in ragione alle specifiche esigenze del cliente e non possono quindi essere riutilizzati con altri. Questa è la differenza principale rispetto invece ad esempio ad un prodotto venduto, il cui mancato pagamento può consentire al venditore di riottenere il bene e venderlo ad altri.

Altra questione, sempre con riguardo al tipo di servizio, è valutare se questo è frazionabile o meno. Ad esempio, con riguardo allo sviluppo di una linea di comunicazione visiva il servizio inizia con l’ideazione, procede con lo sviluppo e si conclude con la consegna di contenuti ed elementi. Diverso invece è il servizio di social media management che viene suddiviso mensilmente.

La prima valutazione da compiere è quindi quella di identificare a livello operativo il servizio per poi valutare quelli che sono i profili legali da tenere in considerazione in caso di mancato pagamento.

La durata del contratto tra le parti

Il contratto può avere una durata diversa a seconda degli accordi tra le parti e del tipo di servizio:

  • Il tipo di servizio può essere durata, come ad esempio la gestione dei social, l’attività di digital advertising, l’aggiornamento e manutenzione continuativa di un sito web con canale e-commerce.
  • In alternativa, il servizio può essere istantaneo con un inizio (brief iniziale) e una fine (consegna del prodotto) prestabiliti. MI riferisco ad esempio alla realizzazione di elementi grafici, alla consegna di un impaginato, allo studio di un naming.

Compiuta questa prima scelta, sono poi le parti a poter decidere:

  • Se si tratta di un contratto di durata, le stesse possono prevedere l’automatico rinnovo mensile (nel caso di servizio di social media management) oppure trimestrale o annuale. Inoltre, è possibile disporre un rinnovo automatico in difetto di disdetta oppure la necessità che le parti concludano un nuovo accordo.
  • Se invece si tratta di un servizio reso singolarmente, non sarà previsto un rinnovo automatico in quanto l’attività è destinata a terminare con la consegna degli elementi grafici o della nuova linea di comunicazione.

Il caso di mancato pagamento

Può accadere che, per qualsiasi causa o ragione il cliente non rispetti le scadenze di pagamento, sia costantemente in ritardo, salti alcune rate qualora sia previsto un pagamento dilazionato o semplicemente non paghi alle scadenze.

Cosa stabilisce la legge

Il mancato adempimento da parte del cliente alla propria obbligazione pecuniaria costituisce un inadempimento ai sensi dell’art 1453 c.c. La disposizione consente alla parte diligente di scegliere tra:

  • Agire per ottenere l’adempimento. In questo caso, l’agenzia di comunicazione richiederà un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo per il pagamento dell’importo a proprio credito, oltre ad interessi dal dì del dovuto al saldo, oltre alle spese legali. Questa attività verrà svolta a seguito del mancato pagamento sollecitato con un diffida di pagamento.
  • Risolvere il contratto ed richiedere il risarcimento del danno. In questo caso, l’agenzia di comunicazione richiederà il pagamento stabilendo un termine non inferiore a 15 giorni, trascorsi i quali il contratto si intenderà risolto e privo di ogni effetto.

Chiaramente, la normativa di riferimento è generale, volta quindi a trovare applicazione nei confronti di tutti i contratti. Come però anticipato il tipo di servizio può imporre valutazioni differenti anche con riguardo a quale strada intraprendere per ottenere il pagamento o liberarsi dall’accordo.

Per questo è quindi fondamentale dotarsi di un contratto che consenta all’agenzia di stabilire a priori quale percorso intraprendere a seguito di un eventuale mancato pagamento.

Cosa prevedere nel contratto

Clausola risolutiva espressa

In primo luogo, è bene prevedere una clausola risolutiva espressa che consenta all’agenzia di risolvere il contratto immediatamente (senza attenere i 15 giorni e l’eventuale contenzioso) in caso di mancato pagamento e di eventuali altre situazioni che in ragione al tipo di accordo possono costituire inadempimento.

Sospensione dell’esecuzione della prestazione

È inoltre utile specificare che, in caso di mancato e/o ritardato pagamento, l’agenzia di comunicazione sospende l’esecuzione dei servizi in essere con rischi ed oneri a carico del cliente. In questo modo l’agenzia evita di esporsi nell’esecuzione di attività di cui non rientrerà nei compensi.

Divieto di utilizzare contenuti creativi non pagati

Altra cosa importante è il fatto che, molto spesso, il cliente è già in possesso di contenuti realizzati da parte dell’agenzia. È bene porre un divieto in capo al cliente di utilizzare i contenuti sino al pagamento integrale del corrispettivo e comunque un divieto in caso di mancato e/o ritardato pagamento, con risarcimento del danno.

Il risarcimento del danno

Come anticipato, il mancato pagamento costituisce inadempimento contrattuale. Ai sensi dell’art 1218 c.c. detta situazione consente di ottenere il risarcimento del danno. La situazione in detti casi può essere gestita in due modi. Nel caso in cui il contratto non disponga nulla in merito, sarà necessaria un’ordinaria causa civile per dimostrare e quantificare il danno subito dall’agenzia di comunicazione a seguito della risoluzione del contratto. Nel caso in cui invece le parti abbiano pattuito una quantificazione, il cliente non pagante sarà tenuto al risarcimento del danno nella somma predeterminata tra le parti in sede di sottoscrizione dell’accordo. Chiaramente, la soluzione più semplice ed immediata è quest’ultima.

Altre cause di risoluzione per inadempimento

La risoluzione del contratto può essere determinata anche da altre ragioni che costituiscono inadempimento contrattuale in quanto le parti non hanno dato corretto e completo adempimento alle obbligazioni a cui si sono impegnate.

Da parte dell’agenzia, l’obbligazione principale è quella di rendere il servizio ai termini e nelle modalità convenute tra le parti. Sarà quindi improntate che l’accordo disponga in modo lineare quali sono le specificità così da evitare che le condotte dell’agenzia si prestino ad essere oggetto di eccezione da parte del cliente.

Sempre da parte del cliente invece, vi potrebbe essere anche la mancata consegna del materiale, la mancata partecipazione ai colloqui, la reiterata e non giustificata disapprovazione dei contenuti consegnati, e via dicendo in ragione del tipo di servizio.

Ebbene, in questo articolo ho inteso focalizzarsi esclusivamente su una delle clausole che devono essere inserite all’interno di un contratto di servizi di comunicazione. Tuttavia, gli aspetti sopra invocati devono essere presi in considerazione con riguardo alla specifica declinazione dei servizi che contraddistingue l’agenzia.

In ogni caso, qualora volessi approfondire il tema contrattualistica, trovi un articolo generale dedicato proprio al contratto di servizi di comunicazione: "Contratto per agenzia di comunicazione"

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Perchè registrare un marchio d’impresa?

Parliamo delle funzioni del segno distintivo e del perchè un’impresa, un’agenzia o un imprenditore digitale dovrebbero scegliere di registrare il proprio marchio

Le funzioni del marchio d’impresa

Le funzioni di un segno identificativo di un brand o di un prodotto sono diverse anche con riguardo al tipo di attività, al settore di mercato, al target di riferimento. Tuttavia, si possono individuare le seguenti funzioni del marchio:

  1. Funzione DISTINTIVA DEL BRAND
    Si tratta di una funzione fondamentale che consente all’imprenditore di identificarsi all’interno del mercato e fa si che il consumatore sia in grado di scegliere il suo prodotto.
  2. Funzione PUBBLICITARIA e di INVESTIMENTO
    Il marchio ha la capacità di attrarre il consumatore anche dal punto di vista promozionale e accresce il valore dell’azienda.
  3. Funzione di GARANZIA DI QUALITÀ
    Il marchio consente di associare al prodotto determinate qualità che siano all’altezza delle aspettative del consumatore

La tutela del proprio brand e dei propri prodotti

Prima di depositare un segno è fondamentale identificare cosa depositare. E quindi compiere un’analisi che riguarda, in sintesi: cosa depositare (logo, nome del prodotto, forma), per quali classi merceologiche tutelare il segno, come depositare (in quale ambito territoriale).

Puoi partire da una checklist che ho messo a disposizione all'interno di un articolo dedicato al tema. Può sicuramente esserti utile come punto di partenza: La checklist per registrare il tuo marchio

Inoltre, è bene conoscere l’eventuale esistenza di bandi e sovvenzioni attraverso le quali risparmiare sulle spese di deposito del segno. Nel corso del 2022 ad esempio, l’EUIPO consente la registrazione dei segni con un risparmio sino al 75% delle tasse base. Ne ho parlato nell’ambito di una newsletter dedicata al tema: puoi iscriverti per rimanere aggiornato.

La registrazione del marchio ti consente di acquisire un diritto di privativa industriale e quindi essere tutelati nei confronti di coloro che intendono utilizzare il nostro marchio o registrare un marchio simile / identico per prodotti o servizi identici o analoghi. In generale, è possibile proporre opposizione nei confronti di coloro che hanno depositato la domanda di registrazione di un marchio oppure instaurare un processo volto ad ottenere l’annullamento del marchio.

Più nello specifico:

  • il titolare del marchio ha il diritto di farne un uso esclusivo;
  • il titolare del marchio ha diritto di vietare a terzi, salvo il proprio consenso, di usare nell’attività economica:
    a) un segno identico al marchio per prodotti o servizi identici a quelli per cui esso è stato registrato;
    b) un segno identico o simile al marchio registrato, per prodotti o servizi identici o affini, se a causa dell’identità’ o somiglianza fra i segni e dell’identità o affinità fra i prodotti o servizi, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico, che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni;
    c) un segno identico o simile al marchio registrato per prodotti o servizi anche non affini, se il marchio registrato goda nello stato di rinomanza e se l’uso del segno senza giusto motivo consente di trarre indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio o reca pregiudizio agli stessi.

Perchè registrare un marchio d’impresa?

In realtà, il perchè registrare un segno come marchio d’impresa te l’ho già esposto parlandoti delle funzioni e dei diritti di privativa acquisiti nei confronti dei terzi.

Nel corso del 2021 l’EUIPO, nell’ambito delle proprie attività di ricerca ha pubblicato, una relazione volta a confrontare le imprese titolari di diritti di proprietà industriale con quella delle imprese che non lo sono. I risultati hanno dimostrato come le industrie ampiamente basate sulle privative industriale danno un concreto contributo alla performance economica e all’occupazionale presso l’Unione Europea.

Nello specifico, voglio segnalarti questo:

  • Le imprese titolari di DPI conseguono un fatturato per dipendente del 20% superiore rispetto alle imprese che non ne detengono. Correggendo i fattori pertinenti quali il settore, le dimensioni dell’impresa e il paese, l’incremento di fatturato sale al 55 % e anche oltre per le PMI.
  • Le imprese titolari di DPI corrispondono retribuzioni che sono in media del 19 % più elevate rispetto a quelle versate dalle imprese che ne detengono.
  • Circa il 60 % delle grandi imprese è titolare di DPI.
  • Sebbene meno del 9 % delle piccole imprese possieda DPI, le imprese che sono titolari di tali diritti ottengono il 68 % in più di entrate per dipendente rispetto alle altre.

Ecco quindi, alcune delle principali ragioni che dovrebbero condurre un’azienda ad investire in proprietà intellettuale (ivi inclusi chiaramente non solo i marchi ma anche i brevetti, i disegni ed i modelli).

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Il marchio multimediale. Cos’è con esempio

L’intro di un progetto, la sigla di una presentazione, il teaser di un prodotto, possono costituire segno distintivo per l’impresa ed essere registrati come marchi? Oggi si, con il marchio multimediale.

Dal 2017 per la registrazione in Unione Europea di un marchio, non è più necessaria la rappresentazione grafica. Rimane invece indispensabile che la rappresentazione (anche non grafica) sia chiara, precisa, autonoma, facilmente accessibile, intellegibile, durevole e obiettiva. Questa modifica normativa ha consentito l’accesso alla tutela ad altre forme di segni distintivi dell’impresa, tra cui il marchio multimediale.

Il marchio multimediale

Un marchio multimediale è un segno composto da o esteso a una combinazione di immagine e suoni. Di fatto quindi possono essere inclusi elementi grafici e figurativi, parole e in tutto o in parte suoni.

Il marchio multimediale deve essere rappresentato mediante un file audiovisivo (contenente immagine e suono) depositato in modo digitale contestualmente al deposito della domanda di registrazione del marchio.

I requisiti di base del marchio

Rimangono i requisiti di base per la registrazione di qualsiasi altro segno come marchio d’impresa. E quindi, la clip deve essere dotata di capacità distintiva, deve presentare il requisito di novità e liceità secondo quanto disposto dal Codice di proprietà industriale e dai regolamenti europei.

I requisiti del marchio multimediale

Con specifico riguardo al marchio multimediale, in merito alla rappresentazione, affinché questo sia chiaro ed accessibile, il formato accettato è in MP4 ed il peso non può essere maggiore ai 20 MB. Non può superare gli 8000 Kbps.

Il caso Netflix

Un esempio ci aiuta a chiarire di cosa stiamo parlando. Si tratta di un media utilizzato da Netflix come intro dei propri prodotti composto da suoni ed immagini.

In data 21/10/2019 Netflix INC attraverso i propri consulenti ha depositato presso l’EUIPO (Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale) una domanda di registrazione contenente un file audiovisivo per la tutela come marchio multimediale per le classi n. 9, 38 e 41. A seguito dell’esame da parte dell’EUIPO, la pubblicazione e la mancanza di opposizioni, il segno è stato registrato come marchio d’impresa.

Se come agenzia di comunicazione hai elaborato un intro per il progetto o i prodotti del tuo cliente, potete valutare la tutela anche come marchio multimediale.

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