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L’etichetta AI delle piattaforme social e gli obblighi di marcatura dei contenuti AI delle agenzie di comunicazione

Se il contenuto è destinato ad essere pubblicato all’interno di una piattaforma social è sufficiente spuntare il flag “Aggiungi Etichetta IA“?

La legge sull’AI segue un approccio basato sul rischio: i sistemi di AI possono infatti essere rischiosi. Nelle quattro categorie di rischio individuate dall’AI ACT, i sistemi di AI che presentano rischi in materia di trasparenza, sono uno dei quattro. È quindi fondamentale un’adeguata regolamentazione, anche interna per evitare la violazione dei diritti fondamentali delle persone.

Per una corretta regolamentazione, in questo articolo ti parliamo del ruolo delle piattaforme social, del tuo ruolo di agenzia di comunicazione, degli obblighi verso il cliente finale. Tre categorie di soggetti, con posizioni diverse, obblighi normativi ed obblighi giuridici da comprendere nella teoria e ma sopratutto calare nella pratica. Vediamo come.

Il ruolo dell’etichetta AI delle piattaforme social

Mi riferisco al flag che siamo invitati a scegliere se spuntare al momento della pubblicazione all’interno delle piattaforme social di un contenuto. La questione è: questo tipo aggiunta è sufficiente per informare l’utente di contenuto generato o manipolato? L’agenzia che pubblica con questa spunta ha adempiuto l’obbligo normativo?

Questo è l’esempio di etichetta a cui mi riferisco, attualmente

Bisogna innanzitutto comprendere il ruolo della piattaforma rispetto all’AI ACT.

Se il ruolo della piattaforma è semplicemente quello di diffondere e trasmettere contenuti i quali possono essere anche generati o manipolati dall’AI e creati da terzi, non sono considerati operatori ai sensi dell’AI ACT, non sono quindi nè fornitori di sistemi AI nè deployer e quindi utilizzatori di sistemi che generano contenuti o modificano. Per quel contenuto che intendiamo pubblicare, si intende.

In questi casi quindi gli obblighi di cui all’articolo 50 in materia di marcatura dei contenuti generati o manipolati tramite sistemi di intelligenza artificiale, che abbiamo approfondito in un articolo a cui ti rinviamo, non si applicano quindi alle piattaforme.

Certamente: le piattaforme svolgono un ruolo importante nella catena di trasparenza, fiducia, integrità dell’informazione. Però non hanno gli obblighi in materia di etichettatura, perché non hanno il controllo dei contenuti, non avendoli generati o manipolati. Ed ecco quindi che sono incoraggiati a mantenere la marcatura ed etichettatura e ad adottare delle misure per consentire alle persone di individuare i contenuti generati o manipolati, ma in questo senso, il loro obbligo si ferma.

Quello che vediamo quindi nei social “contenuto generato tramite AI” è una misura per agevolare la persona fisica. Quindi, l’agenzia di comunicazione che pubblica un contenuto, è invitata a riportare il flag che attualmente è uno strumento messo a disposizione, ma non esclude, ad oggi, l’obbligo di marcare il singolo contenuto come “AI generated“.

Considera però una cosa: se queste piattaforme consentono anche la generazione o modifica di contenuti ovvero sono essi stessi dei fornitori di sistemi di AI, allora rivestono un doppio ruolo e per queste attività rientrano nell’ambito di applicazione dell’AI ACT. In questo caso l’obbligo potrebbe essere cumulativo.

La marcatura nelle immagini pubblicate dall’agenzia di comunicazione

E quindi, rimangono gli obblighi di marcatura imposti dai soggetti che utilizzano sistemi di intelligenza artificiale per generare o manipolare contenuti, quando questi presentano i requisiti di cui all’articolo 50 comma 4, di cui abbiamo parlato qui.

In questi casi quindi, l’agenzia di comunicazione deve prestare attenzione del fatto che la persona fisica che interagisce con il contenuto (ne prende visione se si tratta di un’immagine o lo ascolta se si tratta di un audio ad esempio) deve ricevere un’informazione chiara, distinguibile, al più tardi al momento della prima interazione o esposizione ed in modo conforme ai requisiti di accessibilità.

A costo di diventare noiosa (sono pur sempre un avvocato) mi preme dirti che ciascuna parola ha un significato e quindi:

1) Le informazioni devono essere fornite in modo chiaro e distinguibile. Le informazioni sono chiare se sono comprensibili e accessibili; sono distinguibili se facilmente identificabili come separate dalle altre informazioni. Non sono distinguibili se sono ad esempio inserite nelle note legali del sito che di solito non vengono lette.

2) Le informazioni devono essere rese alla prima interazione. Si intende la prima ma anche le successive prime interazioni.

3) Le informazioni devono essere conformi ai requisiti di accessibilità. Non ci sono requisiti di accessibilità aggiuntivi rispetto a quelli che dovrebbero essere già noti alle agenzia di comunicazione ai sensi della Direttiva 882 del 2019.

Il cliente che usa autonomamente contenuti generati tramite AI

C’è poi una terza ipotesi. Ossia la situazione in cui l’agenzia di comunicazione genera o modifica un contenuto tramite AI, che mette a disposizione del cliente, il quale cliente si occupa in modo autonomo della pubblicazione, all’interno dei propri profili social, nel catalogo cartaceo piuttosto che sito internet.

In questo caso e in generale per tutti i contenuti che vengono consegnati e che rientrano nella categoria, suggeriamo di formalizzare la consegna ed informare il cliente delle modalità di utilizzo dei contenuti e delle informazioni da fornire alle persone fisiche. Oltre che prevedere una limitazione di responsabilità dell’agenzia di comunicazione per le azioni che il cliente potrebbe porre in essere in violazione degli obblighi giuridici previsti dalla normativa.

Questo è un punto fondamentale che ti invito a tenere in considerazione il prima possibile, perchè di contenuti immagino ne avrai già consegnati ai vari clienti dal giorno dello scatto dell’obbligo del 02 agosto 2026.

Photo by DS stories

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Sono una giornalista e communication manager e l’avv. Valentina Trevisan mi segue ormai da diverso tempo, soprattutto per gli aspetti contrattuali e professionali della mia attività. Quello che apprezzo di più di lei è la capacità di rendere chiaro anche ciò che, per chi non è del mestiere, può sembrare complesso: spiega, mette a fuoco i rischi, propone soluzioni e soprattutto aiuta a capire quale sia davvero la strada più utile da seguire. In più occasioni non si è limitata all’aspetto strettamente legale, ma mi ha aiutata a leggere le situazioni anche in chiave strategica, evitando inutili dispersioni di tempo, energie e risorse. E questa, per me, è una qualità professionale enorme. A tutto questo si aggiungono una grande correttezza e trasparenza, anche nella gestione del rapporto professionale, che ho sempre trovato improntato alla massima chiarezza e onestà. Mi sono sentita seguita, tutelata e accompagnata nelle decisioni, mai semplicemente “assistita” su una pratica. Da professionista che lavora a sua volta con i clienti, spesso penso che vorrei riuscire a farli sentire esattamente come Valentina ha fatto sentire me. La consiglio senza esitazioni.
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Valentina è un avvocato di talento, con una mente brillante e tanto entusiasmo da trasmettere! Mi sta supportando lato contrattualistica e sono felice del suo contributo al mio studio creativo.
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Il valore che più riconosco a Valentina è il rispetto del proprio tempo. Grazie a un approccio costruito attraverso la tecnologia, mi sono sentita sempre supportata in ogni step di deposito SIAE, senza investire troppo tempo in lunghe call. La consiglio a chiunque cerchi un avvocato che sappia spiegare in modo semplice e coinvolgere all'interno di uno spazio sicuro. In altre parole, Valentina è umana, efficace ed efficiente.
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Sono molto soddisfatto della consulenza e del supporto legale che ho ricevuto dall'avv. Trevisan. Mi ha assistito nella compravendita di un servizio digitale da me sviluppato e nel quale era necessario inquadrare la forma giuridica migliore e redigere di conseguenza il contratto. Nonostante il lavoro sia stato svolto interamente a distanza, la qualità del risultato è stata impeccabile.
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Sono molto soddisfatto della consulenza legale fornita da Valentina Trevisan in materia di copyright. La sua professionalità e competenza sono state davvero di grande aiuto. Durante la nostra consultazione e collaborazione è sempre stata disponibile, rispondendo prontamente alle mie domande, e trovando sempre una soluzione ai miei dubbi. Ho trovato in lei una persona gentile e appassionata che mi trasmesso molta energia e positività. Consiglio vivamente Valentina Trevisan a tutti i creativi che hanno bisogno di tutelarsi legalmente nel loro lavoro. Con lei siete certamente in ottime mani!
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Se potessi dare più di 5 stelle lo farei sia per la professionalità, sia per la capacità di ascolto. Valentina è molto preparata per tutto ciò che riguarda l’ambito creativo e sulle “nuove tecnologie” a tutela di noi creativi. È molto disponibile e sa aiutare e consigliare in maniera ottima! Consiglio di seguire anche il suo blog per rimanere sempre informati!
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Professionalità, competenza e precisione. È un vero piacere lavorare con l'Avvocato Trevisan.
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L' Avv. Trevisan ci ha assistiti con capacità di ascolto e con notevole professionalità.
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Mi sono rivolta a Valentina per la redazione di un contratto che mi tuteli nella mia professione, non così diffusa, di Sporstwear Designer. È stata capace di entrare nelle mie problematiche, farmi le domande giuste, che neanche io mi ero mai posta, e di stendere un contratto ad hoc per la mia situazione. Oltre che per le sue competenze professionali specifiche, consiglio la collaborazione con lei anche per le sue preziose soft skills che hanno trasformato la necessità "gravosa" di consultare un avvocato, in un'occasione di riflessione per la mia professione. Quindi sì, Valentina è una legale per creativi e anche con creatività!