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Tag: diritto per creativi

Sviluppo dell’immagine coordinata: quali responsabilità legali per l’agenzia di comunicazione?

Come creare loghi originali, distintivi e registrabili? Vediamo cosa fare per creare una corporate image da registrare come marchio. Quali sono le responsabilità legali dell’agenzia nell’ideazione della brand identity?

Il servizio di brand identity

Uno dei servizi dell’agenzia di comunicazione è l’ideazione, sviluppo, progettazione e messa a disposizione di una linea di comunicazione visiva. Nel caso di specie non voglio distinguere tra visual identity, brand identity, né identificare in modo specifico le singole fasi. Voglio invece parlarti delle connessioni legali tra il prodotto che consegni al cliente e la registrazione del marchio.

Nella fase di ideazione è fondamentale acquisire le richieste del cliente (se possibile fatte oggetto di documentazione, così da evitare eccezioni relative al non completo soddisfacimento dei gusti del cliente). Acquisite le istanze del cliente, riportate in un documento di sintesi, elaborata una o più proposte, l’agenzia provvede a sviluppare creare gli elementi visivi, ad indicare i caratteri tipografici da utilizzarsi, ad individuare una palette colori, ad identificare il tone of voice.

La messa a disposizione dei contenuti realizzati è una fase delicata in quanto deve essere concordata con i termini di pagamento per evitare di arrivare a consegnare tutto il materiale con il pericolo di (per qualsiasi causa o ragione) mancato o ritardato o incompleto pagamento.

Attenzione poi a cosa viene consegnato, alle specifiche modalità di invio ed eventualmente alla formalizzazione del ricevimento.

Supponendo invece che con riguardo a detti profili, tutto venga eseguito correttamente, la linea di comunicazione messa a disposizione può includere anche il pittogramma, il payoff, il naming e altri elementi che si prestano ad essere registrati come marchi d’impresa.

L’azienda quindi, nel momento in cui riceve i contenuti, può decidere di rivolgersi ad un professionista che provveda a valutare la presenza dei requisiti necessari per la registrazione. Puoi anche partire da una check-list.

Identità visiva: cosa si può registrare come marchio d’impresa?

In pratica, tutti gli elementi che costituiscono un’identità visiva, possono essere registrati come marchi d’impresa in presenza di determinati requisiti.

È importante che il segno che si vuol tutelare presenti capacità distintiva, sia nuovo, sia lecito, sia idoneo ad essere rappresentato.

In generale, possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa tutti i segni, in particolare le parole, compresi i nomi di persone, i disegni, le lettere, le cifre, i suoni, la forma del prodotto o della confezione di esso, le combinazioni o le tonalità cromatiche, purché siano atti a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese; e ad essere rappresentati nel registro in modo tale da consentire alle autorità competenti ed al pubblico di determinare con chiarezza e precisione l’oggetto della protezione conferita al titolare.

Nello specifico, ti faccio anche alcuni esempi.

1) Nome del progetto, dei servizi, della linea di prodotti

Il servizio branding e nello specifico il naming, può includere l’individuazione del nome con cui identificare il progetto (o l’azienda). La parola può essere registrata come marchio denominativo. Inoltre, in alcuni casi può essere registrata anche la singola lettera (LV, ad esempio).

La singola parola può essere costituita dal nome della persona che ha fondato l’azienda, ad esempio. In detti casi il marchio denominativo è patronimico.

Queste valutazioni possono essere compiute anche con riguardo al nome del servizio, del prodotto o di una nuova linea di prodotti.

2) Pittogramma e logo

Il servizio branding può includere l’elemento principale dell’identità visiva ossia la realizzazione di un pittogramma che può essere registrato come marchio d’impresa.

Se l’attività viene compiuta utilizzando il pensiero creativo dell’agenzia, lo stesso ben potrà essere tutelato anche ai sensi del diritto d’autore. Con riguardo invece al marchio d’impresa, si parla di marchio figurativo il quale potrà avere o non avere elementi verbali.

3) Slogan e payoff

Ebbene si, anche lo slogan per promuovere un prodotto può essere tutelato come marchio denominativo. In questo caso però, l’analisi è più specifica in quanto si è ritenuto che la finalità meramente pubblicitaria non può essere ammessa.

Non voglio dilungarmi troppo sull’argomento ma ti rinvio all’articolo che ho dedicato interamente al tema: i 5 metodi per proteggere gli spot pubblicitari.

4) Packaging e forma del prodotto

La forma del prodotto o l’imballaggio, originale e creativo, possono costituire un marchio d’impresa, ossia un segno con cui l’impresa viene identificata dal consumatore. Tra i miei clienti, ho delle agenzie che si occupano solo di packaging e per loro quello che ti sto dicendo è estremamente importante.

Attenzione però: in questo caso l’ordinamento prevede dei limiti al fine di evitare che questo vada a limitare la possibilità di altre aziende di stare sul mercato. In tali casi quindi la forma non deve essere imposta dalla natura stessa del prodotto (una comuna confezione rettangolare per i biscotti), non deve essere necessaria per ottenere un risultato tecnico (un sistema di apertura di una confezione), né dare un valore sostanziale al prodotto (essere essa stessa prodotto).

Di fatto quindi, la forma del prodotto, oltre a presentare i requisiti indicati sopra deve superare le limitazioni descritte.

5) Palette colori

Anche il colore individuato da un’agenzia di comunicazione come tratto distintivo del neonato brand, può essere oggetto di registrazione come marchio d’impresa. Questo vale sia per il singolo colore (tonalità cromatica) sia per una combinazione di colori.

L’aspetto fondamentale da tenere in considerazione è la capacità distintiva di un colore. E quindi ad esempio, quando il colore è inusuale per il tipo di prodotto, esso presumibilmente sarà dotato di capacità distintiva e comunque la registrazione non è volta a costituire un’ostacolo alle attività dei concorrenti di quel settore.

Quando invece la registrazione viene richiesta per colori di cui è normalmente presenta il prodotto (ad esempio, il marrone per il cioccolato oppure sempre il marrone per le borse) allora la registrazione si presta ad essere oggetto di opposizione.

Identità visiva come disegno industriale

I contenuti realizzati dall’agenzia di comunicazione oggetto dell’identità visiva possono essere tutelati anche come disegni.

Penso ad esempio, all’imballaggio, al prodotto stesso o a parti del prodotto, ai caratteri tipografici elaborati nell’ambito di un grande progetto, al design grafico e ai simboli grafici, nonché all’interfaccia grafica web o di un APP o ancora alla presentazione del prodotto.

In tale senso infatti, l’ordinamento prevede che l’aspetto di un prodotto o di una sua parte quale risulta in particolare dalle caratteristiche delle linee, dei contorni, dei colori, della forma, della struttura superficiale e/o dei materiali del prodotto stesso e/o del suo ornamento possa essere tutelato come designo.

Gli obblighi dell’agenzia nella corporate o product image

Veniamo alla questione più spinosa: ti porto due casi tratti dall’esperienza dei miei clienti.

  1. Un’azienda che mi chiede se l’agenzia che gli ha creato il logo doveva assicurare l’originalità e sopratutto la protezione come marchio d’impresa. Questo perchè si è accorta, tramite una semplice ricerca Google, che il suo marchio non è affatto nuovo e anzi, è probabilmente una copia esatta di tantissimi altri pittogrammi di aziende.
  2. Un’agenzia di comunicazione che mi chiede se è obbligata a fare una ricerca di anteriorità sul naming che va a consegnare, non tanto perchè richiesto dal cliente quanto perchè vuole rassicurarsi anche della possibilità che in futuro la creatività possa di fatto diventare un valore per l’azienda.

Ti riconosci?

Quale responsabilità per l’agenzia?

L’agenzia di comunicazione non ha l’obbligo di elaborare dei contenuti che presentino le caratteristiche per essere registrati come marchi d’impresa o come prodotti di design industriale. In questo senso però, è bene informare il cliente che il servizio non include né le verifiche di anteriorità in merito al nome, né attestazione della capacità distintiva dei prodotti.

Puoi però fornire questo servizio come accessorio o aggiuntivo: il tuo cliente può decidere di chiederti anche una preliminare verifica sui segni e tu, con grande professionalità, puoi fornirla attraverso dei consulenti specializzati (ci occupiamo di analisi di anteriorità dei segni e di registrazione dei loghi come marchi d’impresa, puoi approfondire qui).

In questo modo:

  • per il presente, tu avrai fornito un servizio che comprende non solo l’ideazione di un brand originale ma anche un’analisi giuridica di distintività e novità;
  • per il futuro, il tuo cliente è rassicurato del fatto che potrà registrare gli elementi visivi che hai consegnato;

Naming e brand identity: la tutela come marchio denominativo d’impresa

La registrazione del marchio è uno step fondamentale a completamento del servizio di naming o di ri-progettazione della brand identity. Cosa deve avere un nome, ideato dall’agenzia, per essere registrato come marchio?

Il naming come marchio denominativo

Lo sai meglio di me, il “naming” è uno dei servizi che possono essere forniti da un’agenzia di comunicazione ad un cliente finale.

Innanzitutto, è vero che “naming” è ormai rientrato nel gergo comune ma non tutte le aziende clienti sanno di cosa stai parlando. E sopratutto, se questo è descritto senza specifiche, magari all’interno di un preventivo sintetico e non di un contratto, le attività che costituiscono la “fornitura del servizio naming” possono essere le più varie.

[VUOI APPROFONDIRE?] Ho già abbondantemente parlato della documentazione contrattuale che dovrebbe avere un'agenzia di comunicazione. Ti riporto qui alcuni link diretti, qualora volessi approfondire La documentazione contrattuale, Il preventivo di un'agenzia di marketing, I profili privacy delle attività di marketing, Il contratto di un'agenzia di comunicazione. C'è poi tutto ciò che gira attorno lato operativo, come dipendenti e collaboratori. 

Ad esempio, il naming e quindi, come vedremo, marchio denominativo può riguardare:

  • Un’idea d’impresa: c’è un progetto, ci sono gli step per metterlo in azione, ma scegliere un nome che descriva l’azienda, tenga conto della mission e comunichi i valori del brand, è fondamentale;
  • Un’impresa in fase di avvio e quindi il nome del prodotto di punta o della classe di servizi;
  • Un’impresa in fase di sviluppo o di organizzazione del proprio business: dopo un primo avvio con un unico prodotto, una ricerca approfondita attraverso una pianificazione più strutturata che magari consenta di andare a ritroso ad indagare la personalità acquisita dal brand;
  • Un’impresa in fase di ristrutturazione: eliminata la vecchia veste dell’impresa, nell’ambito di una ri-progettazione del brand, la scelta di un nuovo nome di prodotti può diventare fondamentale lato comunicazione;

Se quindi il naming è un servizio dell’agenzia per individuare una parola e quindi il segno dell’impresa, la registrazione del marchio è un servizio correlato che consente all’impresa di stare sul mercato con una protezione maggiore.

E quindi, naming e marchio denominativo possono essere:

  • Il nome di un’azienda oltre ad essere tutelato come “ditta” può essere registrato come marchio denominativo (parlo della ragione sociale o della denominazione di una società di persone o di una srl, ma anche di una locuzione di fantasia per identificare un’impresa individuale);
  • Il nome di un prodotto o di una linea di prodotti possono costituire marchio denominativo;
  • Lo slogan o il playoff di un brand possono, oltre a costituire elementi pubblicitari, essere registrati come marchi d’impresa;
  • La particolare descrizione di un servizio e quindi tutto ciò che attiene al lancio;

Il marchio denominativo è infatti:

  • un segno, che per quanto attiene al “denominativo” può essere una parola (o più parole), il nome di una persona (e anche il cognome), una lettera, una cifra;
  • un segno atto a distinguere il prodotto/servizio dell’impresa rispetto ad altra impresa;
  • un segno idoneo ad essere rappresentato nel registro con chiarezza e precisione (di fatto, semplicemente indicando la parola o le parole, in questo caso);

Servizio marketing e servizio legale naming

Per esperienza posso dirti che il servizio di naming di un’agenzia di comunicazione ed il servizio di registrazione del marchio d’impresa (che è una delle attività principali che rendo, puoi vedere i vari servizi cliccando qui), sono complementari e si intersecano.

Infatti:

  1. Il servizio di naming consente di dare il nome ad un prodotto, un’azienda, un servizio; definisce l’identità dell’azienda, l’immagine e i valori che si intendono trasmettere, il tono di voce e lamina;
  2. Il servizio di registrazione di un marchio d’impresa consente all’impresa, principalmente, di tutelare il nome nei confronti di competitor che intendono usare una parola identica o simile, per prodotti identici o analoghi, quando questo può creare confusione;

Così dicendo, sembra però un’attività accessoria, successiva ed eventuale anche se relativamente interessante. A mio avviso invece è fondamentale e deve essere tenuta in considerazione sin dall’inizio ovvero dalla fase di design del naming.

La ricerca di anteriorità del naming

La registrazione di un nome (di un’azienda, un prodotto, un servizio) è uno step importante a completamento del servizio di ideazione del naming, di riprogettazione della brand Identity, di ristrutturazione e valorizzazione dell’identità aziendale.

L’attività legale non è quindi accessoria ed eventuale ma diventa fondamentale con una duplice funzione:

  • aspetti positivi: maggiore professionalità dell’impresa sin dalla fase di start up, maggior valore del prodotto anche sotto il profilo commerciale, distintività del servizio nei confronti del consumatore;
  • aspetti negativi: tutela preventiva nei confronti del competitor, evitare problematiche sopravvenute dopo la scelta, la commercializzazione e l’avvio ufficiale dell’attività (leggi sotto).
Ovviamente, se tu o il tuo cliente volete approfondire i WHY della registrazione del marchio, ti rinvio a questo articolo che ho dedicato alle funzioni del marchio. 

La responsabilità dell’agenzia di marketing nel servizio di naming

Ti faccio degli esempi, di situazioni che potrebbero incidere negativamente sul tuo servizio in assenza di un’analisi preventiva sul naming.

Tratti dall’esperienza, che certamente avrai anche tu, posso segnalarti:

  • Fornisci al tuo cliente alcune proposte per il nome dell’impresa, apre un profilo IG con il nome dell’azienda, acquista il dominio .EU (perchè .IT era occupato) e trascorsi tre mesi riceve una comunicazione da un competitor che richiede la modifica del nome perchè la sua attività, precedente e simile, è in corso di registrazione come marchio d’impresa;
  • Spedisci al tuo cliente alcune proposte di un nuovo nome di un prodotto o di una linea di prodotti, nell’ambito di una complessiva attività di ri-progettazione del brand; crei grafiche, flyer e landing page; ti accorgi però che online c’è qualcosa che a tratti è simile, magari di un’azienda straniera ma non lontana e visto che il prodotto è descritto in inglese, temi problematiche future;
  • Elabori per il tuo cliente una corporate identity, correlata quindi di manuale d’uso del marchio, con nomi di servizi, slogan, colori e pittogrammi; il cliente autonomamente procede alla registrazione ma viene raggiunto da un’opposizione;

In questi casi, ci sarà qualche cliente che tenta artatamente di affermare una tua responsabilità. Chiaro che, se non l’hai assicurato, garantito o affermato, tendenzialmente non sarai responsabile. Certo che consegnare un nome non utilizzabile, è inutile per il tuo cliente, che avrà investito su qualcosa che non gli consente di fare il salto (aprire l’azienda, riorganizzare la linea di prodotti, fare un lancio..).

La ricerca legale di anteriorità del naming

E quindi, le problematiche che ti ho presentato possono essere in tutto o in parte evitate con attività preliminari di ricerca, analisi e report. Ecco perchè, a mio avviso, il servizio di naming dell’agenzia di comunicazione e il servizio legale (che puoi approfondire qui), sono strettamente correlati. Il servizio legale dovrebbe quindi essere preso in considerazione sin dalla progettazione.

Tu e la tua agenzia, c’avete mai pensato? Confrontiamoci tra “complementari”!

Foto di Glen Carrie su Unsplash

Richiesta di modifica del progetto creativo. Quanti re-work può chiedere il cliente?

Il progetto creativo che stai sviluppando è davvero originale e ti sei impegnato molto: arriva il cliente dicendoti che “non mi convince” ed inizia a chiederti revisioni e modifiche, ti consegna materiale aggiuntivo e va a stravolgere l’idea iniziale. Questo diventa un grande problema e se ti ci ritrovi, ti racconto come lo gestisco a livello legale.

Il problema delle modifiche, sotto il profilo legale

La legge chiaramente non dice cosa si debba intendere per “modifica del progetto creativo” e nemmeno ci fornisce elementi certi per stabilire quando la modifica si traduce in uno stravolgimento del progetto creativo iniziale oppure quando può essere inclusa tra le modifiche accettate per andare incontro alle richieste del cliente.

Inoltre poi, è anche l’agenzia di comunicazione a dover compiere le proprie valutazioni e tradurre le decisioni in un documento contrattuale vincolante per il cliente. È infatti l’agenzia a dover esaminare l’attività dal punto di visa organizzativo (ad esempio, per policy quell’agenzia prevedere tre re-work mentre un’altra ammette solo lievi modifiche una tantum) ma anche soggettivo (ad esempio, per quel cliente che non ha le idee chiare si tiene un compenso alto sapendo di dover accontentare richieste successive). In questo senso è possibile definire in modo standard a livello contrattuale ammettendo poi degli adattamenti specifici a livello anche di preventivo.

Cosa stabilisce la legge

Se le parti non hanno concluso un contratto di servizi di comunicazione che vada a disciplinare le modifiche, si applica quanto stabilito dalla legge.

Il servizio reso da un’agenzia di comunicazione, può essere qualificato come una prestazione resa nell’ambito di un contratto d’appalto o prestazione d’opera. La legge individua una serie di contratti tipici, lasciando poi all’autonomia patrimoniale delle parti individuare altri accordi che siano meritevoli di tutela.

Parlare di appalto ti fa venire in mente la costruzione di un immobile e quindi ti chiedi come possa adattarsi al servizio di copywriting che rendi? Si, effettivamente, pur essendo una cosa curiosa, è così. Se non hai un contratto si fa riferimento alla legge.

Ad esempio:

  • Se l’agenzia ritiene di voler compiere delle modifiche in corso d’opera (anche a livello creativo o organizzativo) allora queste devono essere autorizzate e “l’autorizzazione si deve provare per iscritto“. Peraltro, se il prezzo era fissato per l’intero, in questo caso l’agenzia non può ottenere un compenso ulteriore.
  • Se servono necessariamente delle modifiche e non ci si mette d’accordo, interviene il giudice, che chiaramente non è a conoscenza dello specifico servizio che stai rendendo a favore del tuo cliente. Peraltro, se “le variazioni sono di notevole entità, il committente può recedere dal contratto ed è tenuto a corrispondere un equo indennizzo“.

La cosa più importante però è questa. Se non è stabilito diversamente all’interno del contratto e si deve fare applicazione alla normativa legislativa dell’appalto: In ogni caso, la legge stabilisce poi che il committente può sempre richiedere delle variazioni al progetto.

  • Il cliente può sempre chiedere delle modifiche al progetto a prescindere dall’entità.
  • Se le variazioni causano una modifica del prezzo complessivo superiore ad un sesto, allora l’agenzia di comunicazione può richiedere la variazione del prezzo.
  • Se le variazioni non causano questa modifica, allora l’agenzia dovrà comunque svolgerle.

Questo è quello che stabilisce la legge nei casi in cui l’agenzia non si sia dotata di un documento contrattuale con cui si va a definire bene, in ragione del tipo di servizio, del tipo di cliente, del tipo di attività, del prezzo, andando quindi a stabilire qualcosa di diverso.

Cosa puoi prevedere in un contratto per servizi di comunicazione

Dotarsi di uno strumento contrattuale può davvero, in questo caso, fornirti la soluzione al problema della richiesta di modifiche.

Mettere nero su bianco gli obblighi e i divieti delle parti, è utile per lavorare bene sin dall’inizio e risolvere in modo lineare le questioni sopravvenute in corso d’opera.

Se non hai un contratto, ti suggerisco quindi di valutarne l’adozione: puoi partire ad alcuni suggerimenti che ho elaborato in un articolo dedicato al contratto per servizi di comunicazione. Se sei verticale su alcuni temi, ad esempio i social media, i copy, lo sviluppo di siti internet, post-produzioni fotografica, SEO, hai la possibilità di approfondire tramite le risorse informative che ti metto a disposizione.

Se il contratto ce l’hai già, puoi controllare se c’è la disciplina delle modifiche e se quindi sono presenti le clausole che ti indico sotto. Eventualmente puoi valutare un aggiornamento del documento.

Ci sono anche altri strumenti, correlati al contratto che diventano utilissimi in questi casi. Non conosco come imposti a livello organizzativo il tuo lavoro, ma avere un brief ti libera da molti pensieri.

In ogni caso all’interno dell’accordo si possono prevedere alcune clausole.

1) Definire cosa intende per progetto creativo e per modifiche.

È sempre fondamentale dare una definizione ai concetti che vengono utilizzati nel documento contrattuale. In questo modo, il cliente ne è a conoscenza sin dall’inizio e in caso di contenzioso si evitano problemi interpretativi.

2) Fornire alcuni esempi di modifiche accettate.

Se ti ritrovi molto spesso a modificare alcuni colori, allora quella potrebbe essere una modifica consentita. Se invece la richiesta di modifica della palette colori sconvolge l’impianto del lavoro, allora quella modifica non è consentita.

Sei quindi tu a poter stabilire a priori se intendi ammettere alcune richieste di modifica o se invece prevedi il divieto di alcune perchè determinano uno stravolgimento dell’impianto.

3) Stabilire i tempi per richiedere le modifiche.

Se accetti di compiere alcune modifiche, è altresì importante definire bene entro quale termine il cliente te le può richiedere. Si può anche valutare l’approvazione automatica del lavoro in difetto di richiesta di modifiche entro un termine.

4) Gestire le modifiche più importanti

Nulla esclude che tu comunque voglia ammettere anche le modifiche più importanti, che determinano lo stravolgimento del progetto iniziale. in questo caso, lo puoi stabilire, facendo le tue valutazioni in termini di flusso di lavoro, tempi, prezzi

5) Individuare un prezzo per ogni modifica

Altra cosa importante è definire se, vi è un numero di modifiche consentite ed incluse nel compenso iniziale ovvero se vi sono delle modifiche che costituiscono dei servizi aggiuntivi.

Parti da qui. La tua checklist per le modifiche

Mi piace sempre lasciarti con qualcosa che ti contente di iniziare anche in autonomia. E quindi, eccoti una checklist breve, strumento che può esserti utile a livello tecnico, per poi tradurre il tutto sotto il profilo legale.

  1. Cosa intendi, nel tuo lavoro, con il concetto di modifica al lavoro creativo?
  2. Ci sono delle modifiche “grandi” e delle modifiche “piccole“?
  3. Quali sono le modifiche che vengono più frequentemente richieste dal tuo cliente?
  4. Prevedi un numero di re-work inclusi nel preventivo oppure fai pagare ogni modifica?
  5. Ti sei mai trovato a sciogliere un contratto a causa delle modifiche al progetto creativo?

Fatto questo, hai gli appunti per calare all’interno di un documento contrattuale il tuo modo di lavorare, risolvendo a priori il problema delle modifiche.

Photo by Sayan Majhi on Unsplash

Pagamento dei servizi creativi: come gestirli

Siamo d’accordo sul fatto che un’agenzia di comunicazione non deve solo sopravvivere ma anche crescere e svilupparsi. Una delle fasi più importanti e delicate da gestire è relativa ai pagamenti. Verifichiamo insieme gli aspetti principali

La clausola contrattuale: “Termini e modalità di pagamento del corrispettivo”

Una delle clausole fondamentali che deve contenere un contatto di servizi di comunicazione attiene al pagamento del corrispettivo e dunque, ai termini e modalità di versamento delle somme. Ma non solo: ci sono anche le spese anticipate, il mancato rispetto delle scadenze, le dilazioni o la sospensione della prestazione per mancato pagamento.

Per queste ragioni, nell’ambito degli accordi che redigo per conto dei miei clienti ritengo fondamentale confrontarmi sul tema, valutare i vari elementi, proporre miglioramenti, segnalare criticità e profili di rischio.

La disposizione dell’accordo avente ad oggetto il corrispettivo, dovrebbe infatti considerare ed indicare, tra gli altri:

  1. L’obbligo del cliente di pagamento del corrispettivo
  2. Il preciso ammontare del corrispettivo.
  3. I termini di pagamento
  4. Le modalità di pagamento
  5. Altre specifiche aggiuntive ed integrative

Vediamo quindi nello specifico i vari aspetti.

1) L’obbligo di pagamento del corrispettivo

La prestazione principale del cliente è quella di pagamento del compenso all’agenzia di comunicazione. Non è detto sia l’unica: molto spesso nell’ambito dei contratti per servizi di comunicazione il cliente comunque deve essere attivo (spedire materiale, partecipare ai colloqui, preparare documenti).

Il mancato pagamento del corrispettivo ha poi delle conseguenze importanti (scorri in basso).

2) Il corrispettivo

È fondamentale la chiarezza e la corretta individuazione della somma totale.

Se si tratta del pagamento periodico dovrà essere indicata la somma da versare trimestralmente ad esempio. Se si tratta invece di una somma totale semplicemente dilazionata su richiesta del cliente, dovrà essere indicato.

Oppure potrebbe essere che il corrispettivo venga suddiviso in ragione all’ultimazione delle singole fasi, oppure correlato al tipo di attività (consegna della strategia, gestione social..).

3) I termini di pagamento del corrispettivo

Uno degli aspetti che mi ritrovo ad approfondire con il mio cliente, anche in ragione alle peculiarità nella gestione è il “quando ti pagano?”

Ci possono essere diverse situazioni che però, in ragione al tipo di attività, hanno delle conseguenze:

  • Pagamento di un acconto iniziale. Il pagamento avviene al momento della sottoscrizione del contratto o entro 5 giorni, ad esempio? Prima del pagamento l’agenzia inizia già a svolgere qualche attività, primo colloquio ad esempio?
  • Pagamento di un acconto e poi il saldo alla consegna. In che senso, la consegna? Avviene con la pubblicazione del sito internet o con la comunicazione di aver ultimato le grafiche?
  • Pagamento periodico. E quindi se il cliente esercita il recesso al secondo mese, avrai ricevuto solo le prime due mensilità ma magari il grosso del lavoro l’hai già fatto. Corretto?
  • Pagamento a completamento di ciascuna fase. I servizi quindi devono essere specificati bene (anche in punto di termini tecnici) per rendere edotto il cliente della fase di esecuzione del servizio.
  • Pagamento ancorato a scadenze di date. Le varie date devono essere ben definite ed ancorate in ragione alla mole di attività che vengono svolte dall’agenzia.

4) Le modalità di pagamento del corrispettivo

La modalità più classica è mediante bonifico bancario a seguito dell’emissione della fattura. Tuttavia, anche qui, entro quale termine deve essere pagata la fattura?

Inoltre, con riguardo alle modalità, ci sono alternative valutabili come ad esempio la RIBA che però in caso vada insoluta provoca il pagamento di alcuni costi che dovranno essere posti a carico del cliente.

5) Le spese anticipate e i servizi aggiuntivi

Lo sai meglio di me, salvo tu non faccia unicamente consulenza strategica o accompagnamento nella gestione social e che quindi non abbia esborsi da sostenere per conto del cliente, molto spesso i servizi che rendi possono prevedere l’anticipazione di somme.

Ad esempio:

  • Spese anticipate per l’acquisizione di immagini con licenza intestata al cliente;
  • Compensi per servizi aggiuntivi già pattuiti a monte e attivabili in caso di necessità (es: foto in azienda);
  • Rimborso budget media in caso in cui sia stato anticipato dall’agenzia;

Il problema del mancato pagamento

Ho già affrontato il problema che può sorgere con riguardo all’obbligo di versamento del corrispettivo, ossia la situazione in cui il cliente non paga o ritarda il pagamento.

Il mancato pagamento può diventare un problema da gestire, sotto il profilo della risoluzione del contratto ossia dello scioglimento dell’accordo per mancato pagamento.

Ti ho esposto anche gli step per farsi pagare una fattura rimasta insoluta, potendo intervenire, in prima battuta, in modo autonomo, prima di agire giudizialmente: in questi casi comunque ti suggerisco di avere comunque un supporto legale per evitare di commettere errori. Come ti ho detto più volte, anche le comunicazioni e-mail possono avere valore legale e quindi è bene informarsi sulle corrette modalità di comunicazione.

Un fatto di fondamentale importanza che mi sento comunque di richiamarti con riguardo al problema del pagamento (anche n via preventiva, per far conoscere al cliente come lavori) è prevedere all’interno del contratto una clausola correlata al mancato pagamento: se il cliente non provvede al versamento del corrispettivo non potrà utilizzare quanto messo a disposizione da parte dell’agenzia.

Come gestire bene la fase di pagamento

Tanto detto quindi, come puoi intuire, è bene inserire all’interno del contratto una clausola che vada a regolamentare bene la fase di pagamento del corrispettivo da parte del cliente.

Prima di questo, per cui ti sarà necessario un’assistenza professionale, puoi partire da una valutazione autonoma, magari potrebbe esserti utile per migliorare qualche elemento anche a livello operativo.

Checklist per valutare il tuo sistema di pagamento

  1. Hai mai avuto clienti non paganti? Come hai gestito la situazione?
  2. Hai mai subito ritardi nei pagamenti? Come hai gestito la situazione?
  3. Anticipi delle spese per conto del cliente? Se si, quali?
  4. Prevedi pagamenti anticipati o a consultivo periodico?
  5. Accetti dilazioni, pagamenti rateizzati o personalizzati, su richiesta?

Fatto questo, possiamo sentirci per vedere come migliorare, integrare o sostituire la clausola di pagamento del corrispettivo attualmente presente all’interno del documento contrattuale che hai in uso. Se non hai un documento contrattuale, questa analisi ci sarà utilissima quando andiamo a comporre la disposizione su questo argomento (di solito, se un contratto ha 12 articoli, la clausola sul pagamento la inserisco tra la n. 4 e la n. 6 😉).

Come tutelare le idee creative dell’agenzia di comunicazione nei confronti del cliente?

I progetti grafici, le idee di base, le presentazioni, le proposte dell’agenzia di comunicazione, sono indubbiamente degli atti creativi che possono essere tutelati anche nei confronti del cliente. Vediamo con quali strumenti.

Cos’è un’idea creativa?

Nel nostro ordinamento le idee non sono tutelabili. Quando invece l’idea diventa un’azione, un progetto, viene data una forma espressiva, allora possono essere tutelate in modo automatico e senza necessità di alcuna attività, dalla legge a protezione del diritto d’autore. Di fatto quindi, l’idea viene sviluppata e diventa un’opera creativa.

Ti ricordo che la creatività di un’idea non può essere esclusa perché l’opera consiste in idee e nozioni semplici, ricomprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia. Le idee possono ad esempio essere rappresentate in maniera personale ed autonoma rispetto a quanto precedentemente noto.

A tal proposito, se vuoi approfondire il concetto di creatività, ti rimando all'articolo dedicato: che cos'è la creatività?

La situazione che voglio esaminare in questo articolo attiene alla tutela delle idee creative di un’agenzia nei confronti dei clienti. Ti indico alcune ipotesi.

La protezione verso il potenziale cliente

Prima di arrivare al conferimento dell’incarico (e quindi nel corso delle trattative precontrattuali) il cliente potrebbe richiedere all’agenzia talune idee su cui fondare poi il lavoro (e quindi il tipo di servizio, il preventivo..).

Può accadere che l’agenzia rifiuti la consegna di materiale prima della conferma del contratto o che, a seconda del tipo di cliente, accetti di elaborare delle idee. Qualora non si pervenga, per qualsiasi ragione, alla conclusione dell’accordo, di fatto, il cliente avrà a disposizione un progetto che potrebbe rivelarsi utile in un tempo successivo.

L’agenzia può richiedere la sottoscrizione di un accordo che contenga il divieto, pena il risarcimento del danno, nel trattamento (uso, declinazione, copia, archiviazione) delle idee creative messe a disposizione in fase di trattativa. Resta inteso che, per arginare il problema la messa a disposizione può consistere nella visualizzazione a video delle idee.

In ogni caso il comportamento descritto potrebbe essere qualificato come una condotta contraria ai principi di correttezza e buona fede, ma non essendovi un accordo con cui si attesta il divieto di utilizzare le proposte, non è così lineare dimostrare che il cliente non le poteva utilizzare.

La tutela verso il cliente dell’anno scorso

Altra situazione è invece quella in cui nel corso dell’esecuzione del contratto, l’agenzia di comunicazione consegni una pluralità di proposte delle quali, una viene scelta. Nel corso degli anni successivi, il cliente non intende proseguire il contratto di durata e decide di rivolgersi ad altra agenzia per il servizio di comunicazione. I progetti di cui dispone il cliente, di chi sono? Può consegnarli ad altri che si occupino dello sviluppo?

In questo caso, è bene inserire all’interno dell’accordo una clausola relativa ai “progetti esclusi” per proteggere le idee creative scartate. Tale articolo prevedrà il divieto, imposto al cliente, di utilizzare, in futuro, i progetti che gli sono stati messi a disposizione ma che egli non ha scelto. In questo senso quindi, la titolarità di detti progetti rimane in capo all’agenzia la quale può darsi la facoltà di declinarli a favore di altri clienti magari nel medesimo settore di riferimento.

Anche in detto caso, è utile prevedere un obbligo a carico del cliente, che permane a seguito della cessazione degli effetti del contratto, sopportato da un risarcimento del danno.

La tutela verso il cliente che non paga

L’aspetto patologico che può interessare il rapporto agenzia di comunicazione – cliente, è la situazione in cui il cliente non paga alle scadenze stabilite. In questo articolo non intendo focalizzarmi sugli aspetti relativi ai termini di pagamento (fattore fondamentale da tenere in considerazione sin dalle trattative; ti rinvio all’articolo dedicato ai servizi di comunicazione “Contratto per agenzie di comunicazione“), bensì alla situazione in cui per qualsiasi causa o ragione il cliente non provveda a versare il dovuto.

Ebbene, nel momento in cui l’agenzia ha realizzato l’attività (il logo, il copy, la gestione dei social, l’elaborazione del calendario editoriale, lo shooting, il montaggio) non può essere restituita e venduta ad altri (come invece ad esempio potrebbe essere la consegna di un prodotto). Tale considerazione quindi impedisce che la soluzione al mancato pagamento sia la restituzione di quanto consegnato.

Ormai l’agenzia di comunicazione ha realizzato il servizio, che di fatto non può essere restituito per essere rivenduto ad altri.

Fermo restando che la gestione dei termini di pagamento assume particolare importanza anche con riguardo a questo punto di vista, la tutela in questo caso è successiva.

Il contratto dovrà prevedere una clausola che vieta al cliente di utilizzare i contenuti creativi consegnati in esecuzione del contratto finché la tranche di pagamento relativa a quel servizio non è stata integralmente pagata. Anche in questo caso, pena l’obbligo di risarcimento del danno per inadempimento che può essere predeterminato all’interno del contratto.

Un accordo a protezione dei progetti dell’agenzia

Tanto detto quindi, è fondamentale dotarsi di un contratto che possa tutelare i progetti creativi elaborati dall’agenzia di comunicazione nei confronti del cliente (potenziale cliente, cliente che recede, cliente che non paga..). Ti invito quindi a verificare che il contratto in uso presenti questi elementi. Se vuoi approfondire il tema puoi contattarmi.

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Freelance: come farsi pagare in 3 mosse

Che tu sia un freelance con ritenuta d’acconto, un professionista creativo con partita iva o un lavoratore autonomo che collabora in modo continuativo con un’agenzia di comunicazione e che sta iniziando ad avere lavori propri, la questione di fondamentale importanza (a meno che tu non voglia lavorare gratis!) è riscuotere il pagamento.

Da avvocato che lavora con freelance purtroppo di errori ne vedo ogni giorno. Ecco quindi le 3 mosse per farti pagare come freelance:

  • le buone prassi per prevenire i mancati bonifici,
  • alcuni consigli per farsi pagare,
  • le procedure di recupero dei soldi che ti spettano.

L’importanza del preventivo per il freelance

La necessità di prendere un lavoro spesso porta molti freelance a non strutturare i preventivi in maniera accorta (o a non scriverli affatto nella peggiore delle ipotesi). Preventivi sottoscritti, e-mail di conferma, contratti formali sono la base del lavoro.

No alla conferme telefoniche, alle e-mail senza indicazione specifica delle attività, agli ordini non firmati.
È importante stabilire a priori: l’oggetto dell’attività (cosa fa il freelance?), i termini e le modalità di pagamento (entro quando il cliente pagherà e con quali modalità a rate o a saldo?), i termini di svolgimento dell’attività (entro quando il freelance consegna il lavoro?).

Nel contratto indica specificatamente il corrispettivo che richiedi per quel servizio, le modalità di pagamento e i termini che devono essere rispettati.

Tutto questo deve essere inserito in un documento e sottoscritto dal freelance e dal cliente.

Ho parlato del tema contratto scritto o accordo tramite email in un post dedicato. Se vuoi approfondire, ecco il link: Accordo per email ha validità legale?

Sospensione della prestazione in caso di inadempimento

Se il cliente non paga tu non fai, o smetti di fare. All’interno del preventivo è bene che vengano predisposte delle clausole che ti consentono di sospendere l’esecuzione della prestazione in caso di ritardo nel pagamento, mancato rispetto dei termini di pagamento o insoluto.
Per fare qualche esempio: se non paga entro il termine il servizio hosting, non sei tenuto a rinnovarlo; se non paga mensilmente il servizio di social media marketing, non sei tenuto a fornire il calendario editoriale entro il 20 del mese per quello successivo.

La sospensione della prestazione in caso di mancato pagamento, è una questione che interessa molto soprattutto chi sviluppa siti web: Fare siti web, le tre cose da inserire nel contratto

Promesse di pagamento o riconoscimenti di debito

Quali sono gli strumenti utili per recuperare lo “stipendio del freelance”?

Nel mondo del diritto, le promesse di pagamento, specie se fatte con modalità cartacea e sottoscritte, hanno notevole valore. Allo stesso modo, le e-mail spedite dallo stesso titolare del seguente tenore: “Si, so che ti devo 1K per l’attività che hai svolto nel mese di settembre di cui alla fattura 54 del 14 ottobre ma adesso non riesco, ti faccio il bonifico entro il 31 dicembre” sono utili laddove ad esempio non ci fosse un preventivo sottoscritto e il cliente non rispetti i termini.

La procedura di recupero della fattura del freelance

Eppure alle volte il cliente continua a non pagare il freelance. Ed è qui che di solito entro in gioco io!

  1. Sollecito di pagamento
    Si tratta di una comunicazione che puoi spedire tu stesso e con cui inviti il tuo cliente ad eseguire il pagamento entro i termini che avevate concordato. A seconda dei rapporti con il cliente, potrai avvisarlo che se non paga ti rivolgerai ad un avvocato per recuperare la tua fattura.
  2. Diffida formale con interessi
    Se il cliente non rispetta i termini di pagamento e non risponde positivamente al sollecito, puoi rivolgerti ad un avvocato affinché chieda lui, formalmente (mediante PEC ad esempio), il pagamento dell’importo. In questo caso, il tuo avvocato potrà richiedere il pagamento degli interessi e, a seconda del tipo di accordo che era stato stipulato potrà informarlo che sospenderai il servizio. Inoltre, potrà essere comunicato che se continua a non pagare, ti rinvolgerai ad un giudice affinché gli ordini di eseguire il pagamento.
  3. Decreto ingiuntivo di pagamento
    Se quindi, nemmeno la diffida formale non sortisce alcun effetto, in presenza dei necessari presupposti, potrai richiede al giudice che emetta un c.d. decreto ingiuntivo di pagamento. Trattasi, in sostanza, di un provvedimento con cui il Tribunale ordina al tuo cliente di pagare la tua fattura, oltre agli interessi, alle spese che hai sostenuto per eseguire questa richiesta e ai compensi del tuo avvocato.
    Di estrema importanza, in questo caso, è avere un contratto scritto e sottoscritto dal cliente, una promessa di pagamento o un riconoscimento di debito: agevolerà molto il recupero della somma.
  4. Causa ordinaria al Tribunale
    Se non ci sono i requisiti per ottenere un decreto ingiuntivo (che è una procedura di per sé veloce), potrai avviare una causa ordinaria. In questo caso, a seconda del tipo di attività che hai svolto, il tuo avvocato ti suggerirà il modo che ritiene più utile per recuperare il tuo credito.
  5. Procedure alternative di risoluzione
    Accanto alle modalità c.d. tradizionali (rivolgendosi al Tribunale) esistono strumenti alternativi, alcuni dei quali sono stati introdotti dallo Stato per diminuire il carico giudiziale . Anche in questo caso, il tuo avvocato saprà consigliarti le modalità di recupero il tuo credito.

Attenzione a ciò che dici e scrivi

Un consiglio fondamentale: nel momento in cui il tuo cliente contesta il lavoro, rifiuta di pagare, diventa irreperibile, dichiara di non aver nessun debito nei tuoi confronti, ti suggerisco di contattare un professionista che ti possa consigliare le modalità di intervento preferibili.

Perchè? Molto spesso, ciò che si scrive nelle comunicazioni o ciò che si dice in questo ambito, riveste notevole rilevanza anche per il futuro. Puoi avere tutte le ragioni ma se decidi di accordare una dilazione di pagamento, uno sconto, se riconosci di aver fatto male il lavoro, se ammetti un ritardo nella consegna, saràdifficile poi, nell’ambito di un giudizio, risolvere la situazione e dire che non è così.

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Lavorare come copywriter freelance: il contratto

Per chi lavora come copywriter freelance il contratto ha un’importanza fondamentale per prevenire abusi, ritardi e mancati pagamenti.

Lavorare come copywriter significa creare contenuti per conto di un Cliente (Azienda o Agenzia) dietro corrispettivo di un compenso. Si tratta quindi di dare esecuzione ad un contratto: ma quali sono le cose importanti da sapere quando si svolge professionalmente l’attività di Copywriter? Oggi ti parlo della teoria e della pratica di come scrivere un contratto: niente tecnicismi però.

E quindi, carta e penna (o aprite note del vostro Mac) e let’s go!

Chi è il Copywriter?

Dopo aver letto, per passione personale, lo splendido libro di Annamaria Testa “La parola immaginata”, che ti consiglio, aver prestato assistenza e consulenza legale a molti copywriter ed essere in costante contatto con chi svolge professionalmente questa attività, posso permettermi di sintetizzare il mestiere dicendo che il Copy è colui che crea contenuti, esprime concetti in modo corretto e sa promuovere un brand o un’azienda attraverso la combinazione degli stili e delle immagini, ma è anche colui che spesso non sa tutelare se stesso. Ti ci ritrovi?

Cose preventive da sapere sul contratto per copywriter

Un contratto può assicurare protezione e tutela, conferisce capacità distintiva rispetto ai competitor, permette l’instaurazione di un rapporto continuativo e fiduciario con il Cliente, consente di definire a priori chi-fa-cosa e una serie di altri elementi molto importanti.

È preferibile optare un testo contrattuale scritto rispetto ad un accordo orale e di questo ne abbiamo già ampiamente parlato: ti rimando all’articolo che puoi leggere qui o ascoltare qui dove trovi tutte le motivazioni di questa mia affermazione.

Ti sconsiglio di utilizzare modelli preconfezionati presenti sulla rete. Se il tuo lavoro è “unico” rispetto alle altre agenzie o freelance potresti avere la necessità di rendere “unico” anche il contratto, definendo compiutamente le attività che ti impegnerai a svolgere e le modalità con cui verranno eseguite. Evita quindi di vincolarti in obblighi non previsti o assumerti responsabilità che non conosci.

Veniamo quindi al punto e definiamo gli elementi fondamentali e le cose importanti da ricordare per scrivere un buon accordo.

Come scrivere un contratto per copywriter?

CHI-E-COSA. Definire le parti del contratto.

Un copywriter freelance può avere come Cliente/Committente un’Agenzia (la quale ha esternalizzato una serie di attività, tra cui la creazione di titoli e testi) o direttamente un’Azienda (la quale quindi si affida al copywriter con lo scopo di promuovere il proprio brand o i propri prodotti).
Le parti del contratto saranno quindi, da una parte il copywriter e dall’altra il Committente ed è bene che siano specificate in maniera univoca.

CHI-FA-COSA. Definire l’oggetto del contratto.

Ti consiglio di fissare l’oggetto della prestazione e poi dettagliare in modo specifico le attività che verranno svolte dal copywriter.
In via esemplificativa, un copywriter può essere incaricato esclusivamente a scrivere testi per il web oppure a redigere titoli anche per la stampa; la prestazione potrebbe essere allargata a combinare immagini e testo, ad interloquire con il direttore creativo, ad interfacciarsi con fotografi e videomarker; può essere incaricato a scrivere per e-commerce o ad occuparsi del micro-copywriting. Ne sai qualcosa, vero? Stabilire i limiti entro i quali il tuo lavoro si compie significa evitare assurde recriminazioni dai committenti.

COME-FARE-COSA. Definire le modalità di esecuzione della prestazione.

Dopo aver stabilito cosa il copywriter si impegna a fare, al fine di evitare libere interpretazioni e fraintendimenti nel corso dell’esecuzione dell’accordo, è consigliabile che le parti stabiliscano anche a priori le modalità di esecuzione della prestazione. In alternativa è possibile demandare ad un altro successivo accordo la fissazione delle modalità, eventualmente stabilendo a priori alcune linee guida (utili anche per definire il compenso).
Le parti potranno quindi specificare gli obiettivi da raggiungere e le modalità per raggiungerli, il target di riferimento, le tempistiche di uscita dei messaggi pubblicitari, il tono da assumere nelle campagne pubblicitarie, i colori da preferire, i canali da utilizzare, i messaggi da veicolare..

Non si può tuttavia escludere che, perlomeno nelle realtà medio-piccole, colui che è chiamato a redigere i testi per il web, si occupi anche della SEO o sia demandato all’esecuzione di qualche scatto. Per l’effetto, in questi casi, il contratto, redatto ad hoc, dovrà contenere anche i riferimenti alle prestazioni di tali attività che dovranno essere compiutamente definite. A tal proposito ti consiglio di leggere l’articolo sul contratto per SEO Specialist, magari ti può dare qualche spunto interessante.

Regime forfettario per creativi e freelancer

Il forfettario è un regime fiscale agevolato per i soggetti che hanno un volume d’affari di ridotte dimensioni: adatto quindi a freelancer ossia a coloro che inizia la propria attività creativa magari dopo un periodo di ricevute per prestazioni occasionali.

I requisiti di accesso e i casi di esclusione, indicati dall’Agenzia delle Entrate per qualsiasi tipologia di attività, li trovate qui.

Come aprire la partita iva per freelance

Coloro che iniziano a svolgere l’attività creativa, entro 30 giorni dalla data dal suo inizio, dovranno compilare e depositare (in proprio o tramite un intermediario) il modello AA9/12 denominato “dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini iva”.
In generale dovranno indicarsi: i dati del freelancer, il luogo ove verrà svolta l’attività d’impresa, il codice ateco dell’attività principale e di eventuali attività secondarie. Il modulo dovrà poi essere sottoscritto personalmente dal creativo.

Codice ateco freelance: quale scegliere? 

Il codice ateco è una stringa di sei numeri che identificano l’attività che il freelancer svolge; tale codice dovrà essere indicato nel modello di apertura della partita iva e verrà utilizzato per determinare la tassazione dei redditi del creativo. Risulta quindi importante la corretta individuazione dell’attività svolta; eventualmente, al momento della compilazione del modulo di apertura della partita iva o successivamente, potranno essere indicate più attività, una principale e le altre secondarie.

Per il fotografo, i codici ateco entro cui scegliere rientrano nella macro categoria “74.20 – Attività fotografiche”.  Nello specifico potrà optarsi per “74.20.19 – Altre attività di riprese fotografiche” ovvero produzione di servizi fotografici per fini commerciali e amatoriali: ritratti fotografici quali foto formato tessera, foto scolastiche, servizi per matrimoni eccetera, foto pubblicitarie, per pubblicazioni, per servizi di moda, a scopo di promozione immobiliare o turistica, videoregistrazione di eventi: matrimoni, meeting eccetera.

Per il videomaker, i codici ateco entro cui scegliere rientrano nella macro categoria “59.1 -Attività di produzione, post-produzione e distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, registrazioni musicali e sonore”. Se ad esempio il freelancer realizza spot pubblicitari destinati alla TV, il codice da scegliere è il 59.11.00 “produzione di film, video, programmi televisivi (serie televisive, documentari eccetera) o spot pubblicitari per la TV“.

Per i grafici pubblicitari, come coloro che creano l’interfaccia grafica di un sito web, i codici ateco entro cui scegliere rientrano nella macrocategoria “74.10” e sono rispettivamente “74.10.29 – Altre attività di disegnatori grafici” e  “74.10.21 attività dei disegnatori grafici di pagine web”.

Per il social media manager, ovvero colui la cui attività attiene sia alla consulenza in materia marketing sia alla concreta attività di promozione dell’attività aziendale del cliente, i codici ateco di riferimento sono rispettivamente il 70.22.09 che contiene l’attività di “consulenza in materia di gestione del marketing: analisi e formulazione di una strategia di marketing, formulazioni di politiche in materia di servizio clienti, di prezzi, canali di pubblicità’ e distribuzione, design eccetera” e il “73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari”.

Per consultare, individuare e scegliere il codice ateco che maggiormente si confà allo svolgimento della vostra attività, Infocamere offre un servizio online a cui potete accedere cliccando qui.

Tassazione del creativo

L’aliquota è al 15% con ricavi annui fino ad Euro 65.000,00. Per i primi 5 anni l’aliquota è al 5%.
La base imponibile su cui calcolare l’imposta non è il reddito complessivo ma viene calcolata attraverso un coefficiente di redditività individuato in base al codice ateco di appartenenza.

Per il fotografo e il grafico, ad esempio, il coefficiente di redditività è il 78%.
Ciò significa, che con un reddito di Euro 30.000,00 annui, l’imposta da versarsi l’anno successivo viene calcolata su Euro 23.400,00 (30.0000×78/100) ed è pari ad Euro 1.170,00 per i primi 5 anni (23.400,00×5/100) e diventa Euro 3510,00 per i successivi (23.400,00×15/100).

Fatturazione del creativo

Per coloro che appartengono al regime forfettario, attualmente vige un doppio binario, ovvero la facoltà di optare per la fatturazione elettronica ma la possibilità di continuare ad utilizzare il documento fiscale cartaceo.

Contratti per creativi

Dopo aver aperto la partita iva e aver quindi svolto tutte le attività prettamente da “commercialista” è bene tenere in considerazione, in via preventiva, anche tutti gli aspetti legali collegati all’avviamento dell’attività. Posso suggerirti di iniziare con un contratto.

All'interno di questo sito, trovi molti spunti sui contratti per professionisti creativi freelance: sicuramente trovi qualcosa che può esserti utile . Usa la lente d'ingrandimento usando la keyword della tua professione. Intanto, nell'articolo a cui ti rinvio ti spiego perchè preferire un contratto rispetto alla trattativa telefonica o all'accordo per email: Accordo per e-mail ha validità legale?

Puoi ascoltare la versione audio di questo articolo, cliccando qui sotto

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