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Tag: diritto per art director

La tutela dell’immagine coordinata dell’impresa: da dove iniziare

La protezione della corporate identity non è solo la registrazione del marchio d’impresa e non serve solo a tutelarti dalla copia ma può aiutarti a sviluppare il tuo business in modo professionale e attrattivo. Vediamo come

Cosa consideriamo identità visiva dell’impresa

Tu mi insegni che la brand identity è concetto complesso, che prevede, preliminarmente, l’identificazione dei valori dell’azienda per poi declinarsi, dal punto di vista operativo, all’individuazione della palette colori, all’ideazione del logo, alla scelta del naming, allo sviluppo di un sito internet…

Si tratta quindi di una molteplicità di attività che confluiscono in un contratto dell’agenzia di comunicazione che ha come servizi principali la consulenza per lo sviluppo della brand identity (1) e realizzazione di elementi grafici e prodotti (2).

Ciascuna delle attività realizzate dall’agenzia (o dal freelance) possono essere valutate sotto il profilo legale affinché l’azienda, attraverso una serie di procedure, possa essere tutelata.

Come proteggere la corporate identity?

Rimettendomi il cappello dell’avvocato e traducendo dall’inglese, stiamo parlando dell’identità visiva dell’impresa. Partiamo dall’origine per poi individuare gli elementi che ci sono utili.

Cos’è l’impresa?

Il nostro codice civile non da una definizione di impresa, ma di imprenditore, come colui che, ai sensi dell’art 2082 c.c. esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.

Gli elementi costitutivi, per i quali quindi possiamo valutare una tutela, sono quindi:

  1. Il soggetto, imprenditore (singolo o società);
  2. L’attività economica, organizzata;
  3. La produzione di beni oppure lo scambio di servizi;

Come tutelare l’impresa?

Possiamo vedere l’impresa come un contenitore di vari elementi, taluni dei quali sviluppati, a livello visivo, da un’agenzia di comunicazione e che consentono di affermarsi sul mercato, attrarre consumatori, vendere prodotti e servizi. Molti di questi elementi possono essere oggetto di protezione e diventare strumenti utili per raggiungere questi obiettivi.

la tutela legale dell’azienda

Questi elementi visivi, possono essere tutelati in varie modalità. Ad esempio:

  • Nome dell’azienda: registrazione del marchio denominativo magari anche a livello europeo o comunque valutando i mercati di riferimento;
  • Design dell’azienda, con riguardo al sito internet o anche agli arredi, agli allestimenti fieristici: tutela dell’architettura, deposito del design;
  • Tutela del progetto in tutte le fasi, dall’ideazione, allo sviluppo alla realizzazione: possibilità di concludere dei contratti di collaborazione oppure degli accordi di riservatezza;
  • Ideazione di un payoff, di uno slogan o di un claim: tutela dello spot pubblicitario;
  • Realizzazione di uno teaser o dell’intro dei video aziendali: protezione del marchio multimediale;

Come tutelare i prodotti e i servizi?

È fondamentale inoltre proteggere i prodotti e servizi venduti e forniti. Che si tratti di un prodotto fisico o digitale o di un corso da fruire online o in presenza, ci sono molti elementi che ne conferiscono distintività e che è bene valutarne la tutela.

la protezione legale dei prodotti e dei servizi dell’impresa

In questo senso quindi, sopratutto con riguardo agli elementi visivi:

  • Il packaging di un prodotto può essere protetto con riguardo al design, ma talvolta anche come marchio di forma;
  • Una linea di prodotti può essere contraddistinta da un particolare nome, da alcuni colori, da uno slogan: il marchio di colore è una forma di tutela molto interessante da valutare;
  • Se viene sviluppata una landing page per lanciare il nuovo servizio di consulenza 1to1 le caratteristiche della pagina, possono essere vagliate sotto il profilo del copyright sul sito internet;
  • Il prodotto stesso poi, se presenta determinate caratteristiche, può ottenere tutela automatica dal diritto d’autore oppure protetto con riguardo al design;

Da dove iniziare per tutelare la corporate identity

Non serve proteggere tutto e subito. Si può procedere per fasi, valutando le priorità, individuando bene cosa vale la pena tutelare (ad esempio il nome del prodotto) e cosa invece non è ancora certo (ad esempio, il logo verrà rivisto).

Cosa puoi fare tu

Mi piace lasciarti la possibilità di iniziare a valutare, autonomamente, cosa proteggere.

Questa checklist è utilissima per tante ragioni:

  • sei un’agenzia di comunicazione e quindi stai valutando una protezione della tua impresa;
  • se sei un’agenzia di comunicazione o un professionista creativo e vuoi approfondire il tema per rendere al tuo cliente un servizio può completo;
  • se sei un’impresa che ha incaricato un professionista che ti studi la tua identità visiva;
  • se, in generale, sei un’azienda: come hai visto, la tutela può essere molto estesa e calata sull’impresa stessa, sui singoli prodotti, su una linea di servizi..;

Checklist per la tutela della corporate identity

Identifica bene la tua attività d’impresa

  • Qual è il tuo corebusiness?
  • Quali sono i prodotti che vendi? Con quali modalità?
  • Quali sono i servizi che fornisci? Con quali modalità?

Hai già registrato il marchio della tua impresa?

Se si:

  • Quale tipo di marchio (figurativo, denominativo..)
  • In quale territorio (Italia, Europa..)?
  • Per quali prodotti o servizi?
  • Perchè hai effettuato questa scelta?

Se no ti suggerisco di iniziare con un’altra checklist: La checklist per registrare il marchio della tua impresa.

Individua bene i tuoi competitor ed il tuo target

Quali sono gli elementi con cui ti distingui dai competitor?

Esistono molti prodotti simili ai tuoi sul mercato? Quali sono le caratteristiche che distinguono il tuo prodotto dagli altri? È la forma, la struttura, il colore?

Il tuo servizio è declinato in modo del tutto particolare rispetto a quello dei competitor? Se si, come?

Quali sono gli elementi con cui vuoi attirare il consumatore?

Si tratta di prodotti che vendi online, di un servizio di consulenza one to one? Si tratta di un metodo di lavoro particolare? Oppure della spedizione rapida a un customer care efficiente?

Come posso fornirti supporto io

Prima o dopo aver compilato la check-list possiamo sentirci per valutare, insieme, come procedere sulla base di priorità, investimenti, obiettivi.

Photo by Jon Tyson on Unsplash

La check list per registrare il tuo marchio

Puoi iniziare da questa utile checklist per individuare cosa, come e con quale estensione proteggere il tuo logo.

Cosa sapere prima di registrare il marchio?

La registrazione non è un’attività da svolgere in modo leggero in quanto ci sono alcuni profili che non possono essere sottovalutati.

Persona alla quale si vuole intestare il marchio

In primo luogo serve individuare il soggetto a cui si vuole intestare il marchio, persona fisica o società ad esempio. Successivamente puoi comunque cedere il marchio o concederlo in licenza (ad esempio, lo intesti a te stesso e poi lo concedi in uso alla società di cui sei legale rappresentante).

Tipo di attività presente e futura

In secondo luogo, è bene stabilire l’attività che attualmente svolgi, ma anche quella che da qui a qualche anno intendi implementare.

Puoi sempre limitare la registrazione del marchio ma non puoi estenderla: o meglio, la procedura di estensione richiede una nuova registrazione. E quindi, ad esempio, se commercializzi abbigliamento da donna ma hai idea di vendere anche accessori per bambini online, valutalo al momento della prima registrazione.

Non ti conviene però estendere la registrazione a settori che non ti riguardano. Ti presti a maggiore rischio di opposizione o comunque di decadenza del marchio per non uso. In ogni caso, registrare per prodotti che non ti riguardano, oltre ad essere inutile, può diventare oneroso. E quindi, ad esempio, se produci packaging di prodotti non ha senso che ti tuteli anche per la vendita di abbigliamento.

La checklist per registrare il logo della tua attività

Per arrivare a compiere una registrazione completa e che non si presti ad opposizioni, puoi iniziare dal considerare alcuni elementi di fatto, per poi arrivare a tradurle in valutazioni sul piano giuridico.

  1. La tua attività è solo in Italia o si estende all’estero?
  2. Se estesa all’estero, in specifici stati (ad esempio Portogallo e Brasile) oppure in un unico continente (tutta l’Europa)?
  3. Il tuo marchio è composto da una figura o solo da testo?
  4. Il tuo marchio è “definitivo” o pensi di modificare il pittogramma di qui a poco?
  5. Hai uno slogan?
  6. I colori del tuo marchio sono identificativi del tuo prodotto?
  7. Hai preso ispirazione da altri nell’ideazione del pittogramma?
  8. Qual è il tuo core business?
  9. Quali prodotti produci? Quali servizi fornisci?
  10. Da qui a 5 anni vuoi estendere la tua attività ad altri prodotti e servizi?

La check list personalizzata per registrare il marchio

La check list sopra è solo il punto di partenza per un’analisi specifica relativa alla tua attività, ai segni distintivi della tua azienda e soprattutto dei prodotti e servizi che produci e fornisci. A mio avviso è importante partire dal fatto concreto, ma è chiaramente fondamentale in questi casi tradurre in valutazioni giuridiche quanto rilevato. Per questo motivo ti sconsiglio di registrare il tuo marchio in autonomia.

Dopo una prima analisi concreta solitamente procedo ad individuare eventuali segni altrui identici o simili ai tuoi con riguardo agli stessi prodotti e servizi nonché a prodotti e servizi simili. Questa attività deve essere accompagnata anche dalla valutazione dell’eventuale rischio di associazione o confusione tra segni.

In sostanza, è importante valutare l’effettiva esistenza dei requisiti per procedere alla registrazione del marchio quali:

  • la capacità distintiva,
  • la liceità,
  • la novità.

Solo a seguito di un’analisi completa, di una relazione specifica e di un confronto effettivo, si potranno avere tutte le informazioni per valutare se e cosa registrare nonché quali sono i profili di rischio a cui ci può esporre nell’intraprendere delle scelte piuttosto che altre.

Ad esempio, registrare un segno simile ad un altro, ti espone alla possibilità di ricevere un’opposizione attraverso cui il competitor può richiedere che la tua domanda di marchio venga rigettata.

Per avere la checklist personalizzata ma sopratutto per valutare nello specifico la tua posizione, puoi contattarmi.

Altro aspetto da tenere in considerazione è questo: l’EUIPO (Ufficio europeo per la proprietà intellettuale) ha istituito un Fondo «Ideas Powered for business» per le piccole e medie imprese che consente di ottenere un rimborso sulle tasse da pagare per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale (marchi, disegni, modelli, brevetti). Nel corso di tutto il 2022 si può beneficiare di un rimborso del 75 % delle tasse relative alle domande di marchio e/o disegno o modello (e delle classi aggiuntive) sia che richiedi la tutela solo in Italia sia che vuoi l’estensione in tutta Europa.

Ne ho parlato in una delle ultime newsletter, strumento che utilizzo per comunicarti novità e cose utili da non farsi perdere. Se vuoi puoi iscriverti per rimanere aggiornato.

Photo by Markus Winkler on Unsplash

5+ metodi per proteggere gli spot pubblicitari

Esistono diversi strumenti per proteggere gli spot pubblicitari. In quest’ottica infatti le idee di comunicazione possono essere tutelate rispetto:

  • alle agenzie competitors
  • ai clienti per i progetti creativi esclusi
  • ai prospect che non confermano in lavoro
  • a collaboratori esterni

Vediamo quindi, in sintesi, quali sono i 5 metodi per proteggere gli spot pubblicitari:

Registrazione dello slogan come marchio d’impresa denominativo (1)

Le normative italiana ed europea sui marchi d’impresa individuano i requisiti che deve avere un segno affinché possa essere registrato e tutelato.

Nello specifico i requisiti perchè uno slogan possa essere registrato come marchio d’impresa sono:

  • Venire percepito dal pubblico come distintivo della provenienza imprenditoriale del prodotto rispetto al messaggio;
  • Non avere solo funzione promozionale;
  • Non essere composto da parole di uso comune o avere carattere descrittivo;
  • Non essere volto unicamente a descrivere il prodotto;
  • Stimolare il ragionamento del consumatore che lo memorizza come marchio e non lo coglie unicamente come significato promozionale.

Un esempio per tutti è lo slogan Just do it, registrato presso l’EUIPO (Ufficio Europeo per la protezione della proprietà intellettuale).

Nel primo video pubblicitario in cui viene mostrato lo slogan c’è un uomo di ottant’anni, Walt Stack che corre a petto nudo sul Golden Gate di San Francisco, salutando gli automobilisti.

In sottofondo dice: «Corro per diciassette miglia al giorno, ogni mattina. La gente mi chiede come faccio a non battere i denti, d’inverno. Li lascio nell’armadietto»

Tutela dell’idea dello spot pubblicitario attraverso deposito (2)

L’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria consente di proteggere una futura campagna di comunicazione attraverso la diffusione anticipata di un singolo messaggio.

L’interessato (l’agenzia di comunicazione o l’azienda stessa) per ottenere protezione deposita gli elementi essenziali della creazione con la descrizione testuale, ma anche visiva, dell’idea. L’esposizione deve essere sommaria.

Come si articola il sistema di protezione:

  • Consente di ottenere il diritto di priorità della creatività di un messaggio di una futura campagna di comunicazione per un periodo di 12 mesi dalla data del deposito;
  • È rinnovabile una volta per un ulteriore periodo di 12 mesi;
  • La creatività da proteggere deve riguardare un solo messaggio, indicando, a scelta, il nome del prodotto, del servizio, dell’azienda, dell’agenzia o del consulente.

La procedura viene compiuta online attraverso il deposito e il pagamento di una certa somma (commisurata eventualmente ad un numero di spot pubblicitari).

Un esempio che utilizzo spesso nell’ambito degli incontri di formazione è la pubblicità realizzata per il pesto alla genovese Barilla la cui cartellonistica è stata affissa negli spazi delle linee di Cadorna e Moscova a Milano con slogan quali “Fate Pesto” o “Ci vediamo pesto” depositati preventivamente presso lo IAP.

Deposito dei progetti creativi presso IAP (3)

L’interessato (agenzia di comunicazione o azienda) che vuole proteggere un progetto creativo prima di esporlo, individualmente al prospect o al già cliente, collettivamente nell’ambito di una gara, o anche, in generale, pubblicamente, ha la possibilità di eseguire un deposito cartaceo o digitale. Le modalità di deposito sono volte ad assicurare la segretezza del contenuto (busta chiusa se cartaceo o attraverso sistema SecureFile se digitale).

La durata del deposito è tre anni. Al momento deposito viene allegato un certificato sottoscritto dal funzionario IAP che riporta la data ed il numero progressivo del deposito.

In questo caso, ovviamente, la tutela è segreta e quindi non vi è un database pubblico consultabile.

Tutela della pubblicità come opera creativa (4)

Lo slogan, se dotato di originalità e creatività, è un’opera creativa protetta dalla legge sul diritto d’autore. L’art 1 di tale normativa tutela le opere dell’ingegno a carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro, alla cinematografia, qualunque ne sia il modo e la forma di espressione.

Le creazioni pubblicitarie sono tutelabili quali opere dell’ingegno laddove, in generale, posseggano i requisiti di creatività, originalità e compiutezza espressiva.

Nello specifico, i requisiti di cui deve essere dotato uno spot pubblicitario per accedere alla tutela ai sensi del diritto d’autore sono:

  • Forma espressiva non elementare;
  • Rappresentazione, con bastevole organicità, di idee e sentimenti ;
  • Capacità di veicolare un messaggio facilmente riconoscibile;
  • Capacità di comunicare in modo immediatamente comprensibile;
  • Idoneità a catturare l’attenzione del consumatore e a rafforzare o modificare le sue opinioni;
  • Non utilizzo del nome del prodotto pubblicizzato o del suo produttore.
Per approfondire il diritto d'autore in ambito pubblicitario e vedere alcuni esempi, ti rinvio all'articolo dedicato > Spot pubblicitario, campagna adv e diritto d’autore <

Altri strumenti per proteggere gli spot pubblicitari (5)

Ci sono altri strumenti che consentono una protezione frammentata degli spot pubblicitari. Ad esempio:

  • la tutela delle opere grafiche ideate, mediante deposito presso SIAE o attraverso altre forme di protezione;
  • la protezione delle tonalità e delle combinazioni cromatiche con il deposito della domanda di registrazione del marchio di colore;
Se vuoi approfondire nello specifico l'argomento del marchio di colore, ti rinvio all'articolo dedicato > Per il logo, che colore facciamo? <
  • la protezione degli hashtag # utilizzati nelle pubblicità sui social con il deposito della domanda di registrazione del marchio d’impresa denominativo;
  • tutela di etichette, confezioni e packaging dei prodotti attraverso il deposito della domanda di registrazione del prodotto come disegno ai sensi del codice di proprietà industriale;
  • tutela di cartelloni pubblicitari, avvisi, inserti ed in generale materiale destinato alla stampa per finalità promozionali e pubblicitarie attraverso il deposito della domanda di registrazione del prodotto come disegno ai sensi del codice di proprietà industriale.

La scelta in merito a quali strumenti di protezione utilizzare deve essere eseguita considerando una pluralità di elementi. In via generale, la decisione deve prendere in considerazione:

  • il tipo di prodotto o servizio e la classe merceologica di appartenenza,
  • le forme espressive che si vogliono utilizzare nell’ambito della promozione,
  • le modalità organizzative della campagna di comunicazione,
  • l’iter di ideazione, progettazione e realizzazione dello spot,
  • la presenza di elementi innovativi, nuovi, creativi, originali,
  • gli strumenti cartacei e digitali di cui si intende fruire,
  • gli obiettivi della campagna promozionale (promuovere la visibilità dell’azienda, provvedere alla vendita in quantità del prodotto, arricchire la notorietà del brand).

Photo by the blowup on Unsplash

Per il logo, che colore facciamo?

Il colore è importante, non solo dal punto di vista grafico, ma anche con riguardo alla protezione del brand e per la crescita del valore identitaria dell’azienda. Vediamo come tutelare il colore di un’impresa.

Disclaimer: Il titolo è poco giuridico e volutamente evocativo di una situazione in cui può trovarsi un grafico nella realizzazione di un progetto di comunicazione visiva per il proprio cliente. È tuttavia necessario tenere in debita considerazione la differenza tra il concetto tecnico, di logo e quello giuridico di marchio.

Come scegliere il colore di un’impresa

Quando viene ideato un logotipo, un pittogramma o comunque viene organizzata una campagna pubblicitaria, una delle prime cose che deve essere presa in considerazione e possibilmente mantenuta, affinché l’azienda possa acquisire capacità distintiva nel mercato concorrenziale, è la scelta del o dei colori da utilizzare.

Il graphic designer o l’art director a cui viene demandata l’esecuzione o la direzione di tali attività possono imbattersi in due situazioni che, in via esemplificativa, possono essere varie.

  1. Si può scegliere il viola Milka per realizzare il logo del proprio cliente che commercializza bulloneria?
    I prodotti e servizi di un cliente appartengono ad una classe merceologica diversa rispetto a quella dell’azienda rinomata. Tuttavia, l’azienda rinomata ha registrato il proprio marchio di colore.
  2. Si può optare per la combinazione di colori scelta da uno dei competitor del proprio cliente per la campagna pubblicitaria?
    I prodotti e servizi del cliente sono affini a quelli del proprio competitor. Le aziende sono notorie solo a livello locale e il competitor non ha registrato il proprio marchio di colore.

Il marchio di colore

L’art 7 del Codice di proprietà industriale prevede la registrabilità come marchio d’impresa di segni atti a distinguere prodotti e servizi di un’impresa dalle altre, indicando come tali, tra gli altri, le combinazioni o le tonalità cromatiche.

Quindi si può registrare:

  • un unico colore
  • una compilazione di tonalità
  • un pattern di colori

Quando si può registrare un colore come marchio?

Non è tuttavia così semplice registrare un marchio di colore. Infatti, deve trattarsi di tonalità molto particolari oppure di colori del tutto inusuali al prodotto a cui vengono apposti. Tale limite viene posto nell’interesse generale a non restringere indebitamente la disponibilità dei colori per gli altri operatori che offrono prodotti o servizi analoghi.

Se hai bisogno di sapere se il colore che vorresti registrare presenta i requisiti, possiamo approfondire.

Esempi di casi reali di registrazione del marchio di colore

Ad esempio, la scelta compiuta da Kraft del viola per la confezione di Milka è insolita per il cioccolato. Il marchio di colore è stato regolarmente registrato in data 27.10.1999. Nella descrizione vengono esattamente indicate le coordinate specifiche nello spazio colore che, nel caso di specie, sono: L = 53,58 ±0,8; A = 15,78±0,5; B = -31,04±0,5.

All’opposto, nel caso di Luis Vuitton (Cass. n. 7254 del 2008), la Corte ha confermato la decisione impugnata che aveva dichiarato nulle le registrazioni eseguite dal brand di lusso, premettendo come il colore suscettibile di registrazione fosse unicamente quello avente delle particolari tonalità cromatiche, situazione assente nel caso di specie dacché i colori di cui la Vuitton vantava la registrazione erano quelli più frequentemente usati per la pelletteria (nero, marrone, beige, verde, rosso e azzurro) e che per questo non avevano alcuna funzione distintiva.

L’azienda famosa può usare il marchio per tutti i prodotti

In generale quindi, l’azienda titolare del marchio di colore, rinomato, ha la facoltà di usare in modo esclusivo il proprio segno distintivo, vietando, al contempo ai terzi di usarlo nella propria attività economica.

Il divieto vige per il segno identico o simile e, trattandosi di marchio rinomato, anche per prodotti e servizi diversi (ad esempio bulloneria) laddove l’indebito uso del colore consenta all’azienda di bulloni di trarre indebito vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio oppure rechi pregiudizio al titolare del marchio notorio.

Laddove invece l’azienda titolare del marchio di colore non goda di rinomanza, la stessa potrà vietare l’utilizzo del proprio colore per prodotti o servizi identici ovvero per prodotti o servizi affini laddove a causa dell’indebito utilizzo possa determinarsi un rischio di confusione (o associazione) per il pubblico.

Come registrare un marchio di colore

I requisiti sono quelli previsti per gli altri tipi di marchi, con le sintetiche precisazioni idi cui sopra.

Se hai idea di registrare il colore della tua azienda come marchio, ma sei indeciso se farlo o se fare solo il denominativo, oppure non hai le idee per nulla chiare perchè fai fatica a distinguere i tipi di marchio, ti suggerisco di partire da una check-list.

Ho preparato un elenco sintetico di documenta che sicuramente possono esserti utile per ogni tua valutazione: puoi cliccare "La checklist per registrare il tuo marchio"

Il colore come atto di concorrenza sleale

Se invece il colore non è stato oggetto di registrazione come marchio, laddove sia utilizzata la stessa tonalità per prodotti appartenenti allo stesso settore merceologico ma realizzati da aziende differenti, in linea teorica potrebbe comunque ravvisarsi un rischio di confusione tra prodotti o associazione tra imprese. Il consumatore infatti potrebbe essere forviato al momento dell’acquisto e ritenere che si tratti di prodotti realizzati dalla stessa impresa o comunque di aziende collegate.

In tale situazione, l’utilizzo indebito dello stesso colore prescelto dal competitor potrebbe essere un atto di concorrenza sleale, così come disciplinato dall’art 2598 c.c., disposizione che, in generale vieta il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l’attività di un concorrente.

Suggerimento di base sui marchi

Il suggerimento di base che ti posso dare sui marchi, ma anche in generale sui diritti di proprietà intellettuale, tipo il design, è quello di rimanere aggiornato in quanto spesso ci sono aiuti, bandi. sovvenzioni che agevolano la registrazione di marchi, brevetti e design.

Per rimanere aggiornato puoi iscriverti alla newsletter: di solito appena vengo a conoscenza di bandi in questo argomento li comunico, a beneficio di tutti coloro che sono iscritti.

Puoi ascoltare la versione audio di questo articolo, cliccando qui sotto

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Photo by Mika Baumeister on Unsplash

Concept store. Tutela dell’arredamento di interni

Se sei un’agenzia di comunicazione, nell’ideazione della strategia di marketing può essere inserito lo studio dell’architettura di un negozio, la progettazione dell’allestimento fieristico o l’ideazione di uno spazio fisico all’aperto. Vediamo come e perchè tutelare questi elementi.

L’arredamento di interni può essere tutelato?

L’arredamento di interni e quindi anche un allestimento fieristico o uno spazio fisico esterno, possono essere tutelati a certe condizioni.

Come preannunciato su Instagram (se non mi segui, questo è il momento per farlo!) il 30 aprile è stata pubblicata una pronuncia molto attesa, relativa alla tutelabilità autorale dell’arredamento di interni.

La questione ha interessato una nota azienda operante nel settore della produzione e commercializzazione di prodotti cosmetici e di profumeria la quale ha agito nei confronti di una competitor ritenendo, in sintesi, che quest’ultima avesse sfruttato il lay-out dei propri negozi, frutto di anni di investimento e ricerca, avesse violato i diritti esclusivi di realizzazione economica sul progetto di architettura commissionato e realizzato per i negozi e avesse compiuto quindi atti di imitazione continuativa e sistematica.

Il ruolo dell’agenzia di comunicazione nella progettazione di un layout

L’agenzia di comunicazione ha un ruolo fondamentale nell’ideazione e progettazione del layout. È quindi importante definire i rapporti tra cliente e agenzia per stabilire a chi appartengono i diritti e qual è l’estensione (spazio e tempo).

È quindi fondamentale dotarsi di un contratto di servizi di progettazione che nello specifico contenga l’ideazione, lo studio e la comunicazione del prodotto. Inoltre, l’accordo dovrà contenere:

  • la specifica indicazione degli elementi che deve presentare lo store su cui poi sviluppare il progetto; potrebbe essere un brief concordato tra le parti;
  • la descrizione delle fasi di lavoro, incluso collaudo, accettazione e richiesta di modifiche;
  • la gestione dei diritti sulle idee creative e sui progetti esclusi.

È importante che il contratto sia costruito ad hoc per la regolamentazione completa e corretta della situazione.

Quali sono i requisiti per la tutela dell’arredamento di interni?

Per verificare se il caso specifico presenta questi requisiti bisogna fare un’analisi. Ti riporto di seguito alcuni punti fondamentali ma ti ricordo che la valutazione deve essere svolta con riferimento al concreto.

1) Il progetto è un’opera dell’ingegno?

L’art 1 della Legge a protezione del diritto d’autore prevede la tutela delle opere dell’ingegno (1) aventi carattere creativo (2).

L’opera dell’ingegno è qualcosa che proviene quindi dalla mente umana e non esclusivamente da una macchina. Ne ho parlato a proposito di intelligenza artificiale e quindi di software che ci possono aiutare (o sostituire) nella realizzazione di attività.

Il successivo art 2 con specifico riguardo alla tipologia di opere dell’ingegno tutelate, prevede la protezione dei disegni e delle opere dell’architettura.

2) Il progetto di arredamento di interni di un negozio è un’opera dell’architettura?

La cassazione ha detto SI. La tutela prescinde dall’incorporazione degli elementi dell’arredo con l’immobile (come invece previsto in passato) o dal fatto che i singoli elementi di arredo siano semplici o comuni e ciò utilizzati nel settore.

È necessario che il progetto sia identificabile o riconoscibile sul piano dell’espressione formale come opera unitaria d’autore, l’effetto di precise scelte di composizione d’insieme degli elementi.

L’esclusiva riguarda il complesso, l’opera unitariamente considerata di organizzazione dello spazio, l’utilizzo congiunto degli elementi di arredo secondo lo stesso disegno organizzativo.

Ad esempio, nel caso di Kiko vs Wiko, la Cassazione ha riconosciuto la predetta unitarietà nei seguenti elementi:

  • Colore delle pareti;
  • Particolari effetti nell’illuminazione;
  • Ripetizione costante degli elementi decorativi;
  • Impiego di determinati materiali;
  • Dimensioni e proporzioni.

2) Il progetto di arredamenti di interni è dotato di carattere creativo?

Dipende. In generale, l’opera dell’ingegno è protetta dall’ordinamento purchè presenti un qualche elemento o una qualche combinazione originale, frutto della creatività ancorché minima del suo autore, così da potersi identificare, pur inserendosi in un genere assai diffuso, per essere un prodotto singolare dell’autore e da poter essere individuata tra le altre analoghe.

Ad esempio, nel caso di Kiko vs Wiko, la Cassazione ha riconosciuto l’originalità e quindi la presenza del minimo di apporto creativo per l’accesso alla tutela aurorale nei seguenti elementi:

  • Ingresso open space con ai lati due grandi grafiche retroilluminate;
  • Interno con espositori laterali consistenti in strutture continue ed inclinate lungo le pareti;
  • Isole a bordo curvilineo posizionate al centro del negozio;
  • Presenza di schermi TV incassati negli espositori inclinati;
  • Utilizzazione di combinazioni degli stessi colori, bianco, nero, rosa/viola;
  • Punti di illuminazione che diffondono luci fredde.

A tal proposito, il principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione è il seguente:

In tema di diritto d’autore, un progetto o un’opera di arredamento di interni, nel quale ricorra una progettazione unitaria, con l’adozione di uno schema in sé definitivo e visivamente apprezzabile, che riveli una chiara “chiave stilistica”, di componenti organizzate e coordinate per rendere l’ambiente funzionale ed armonico, ovvero l’impronta personale dell’autore, è proteggibile quale opera dell’architettura, ai sensi dell’art 2 n. 5 L.A.

cORTE DI CASSAZIONE, SENTENZA N. 8433 DEL 30 APRILE 2020

Come dicevo all’inizio, un progetto e quindi un concept store, ma anche il layout fieristico, non possono dirsi automaticamente tutelati o automaticamente esclusi dalla tutela. La valutazione deve essere fatta con riguardo al caso specifico.

Con quali strumenti può essere tutelato l’arredamento di interni?

La legge a protezione del diritto d’autore, non prevede una registrazione o brevettazione: la protezione sorge in automatico nella misura in cui l’arredamento di interni, il concept store, sia dotato degli anzidetti requisiti.

Questa è una grande differenza rispetto a quanto previsto per la proprietà industriale, nell’ambito del quale il disegno, per trovare tutela completa, deve essere oggetto di registrazione.

1) La posizione del cliente

Per l’effetto, laddove un competitor riproduca in modo sostanziale gli elementi caratterizzanti l’arredamento di interni del titolare del diritto, quest’ultimo potrà validamente agire in giudizio chiedendo l’inibitoria alla prosecuzione della violazione e la condanna al risarcimento dei danni patiti per plagio (riferendosi alla violazione del diritto morale) e/o contraffazione (riferendosi alle violazioni dei diritti di sfruttamento economico).

Fermo restando che sarà necessario rendere compiuta prova del fatto che il concept sia dotato degli anzidetti requisiti affinché possa dirsi che l’opera dell’ingegno abbia carattere creativo.

2) La posizione dell’agenzia di comunicazione

Se sei invece un’agenzia, che hai fornito al cliente un preventivo per la progettazione del layout di un concept store oppure una serie di proposte creative di allestimento fieristico, è fondamentale che all’interno del contratto vengano disciplinati i diritti di ciascuna delle parti. Puoi partire dalla lettura dei vari articoli dedicati al tema contrattuale e alla documentazione che ti suggerisco di utilizzare per una gestione completa e corretta dei rapporti.

Puoi ascoltare la versione audio di questo articolo, cliccando qui sotto

https://open.spotify.com/episode/4tmbZZtkl359EVmgxqilK9

Photo by The Honest Company on Unsplash